Che aria tirerà in questo 2019?
Scritto da Administrator   
giovedì 03 gennaio 2019




Una politica climatica ed energetica mirata al miglioramento della qualità dell’aria globale compensa il suo costo economico riducendo i giorni di lavoro persi a causa di malattie, mortalità precoce e perdite dovute alla scarsa produzione agricoltura. È quanto sostiene lo studio “Air quality co-benefits for human health and agriculture counterbalance costs to meet Paris Agreement pledges” pubblicato lo scorso 22 novembre su Nature Communications da un team di ricercatori del Joint Research Centre (JRC) della Commissione europea e secondo i quali “i miglioramenti della qualità dell’aria derivanti dalle politiche energetiche e climatiche attualmente in atto, entro il 2030 possono prevenire più di 71 mila decessi prematuri ogni anno e aumentare significativamente i raccolti agricoli”. Lo studio si basa sui dettagliati rapporti del Global Energy and Climate Outlook (GECO) 2017 del Jrc che combinano diversi modelli in uso: il world energy system model POLES-JRC utilizzato per le proiezioni relative alle emissioni di gas serra e del settore energetico, il modello di chimica atmosferica TM5-FASST che mappa le emissioni degli inquinanti atmosferici e le concentrazioni globali di PM2,5 e ozono troposferico e il modello Computable General Equilibrium JRC-GEM-E3 che viene utilizzato per valutare sia i costi che i co-benefici di mercato dei percorsi di mitigazione dei cambiamenti climatici.
Così, mentre in dicembre la politica a Katowice per la Cop24 dell’Unfccc, puntava soprattutto a limitare il riscaldamento globale, gli scienziati del Jrc mettendo insieme clima, energia, chimica dell’atmosfera e modelli economici hanno scoperto che dalle politiche di mitigazione della CO2 si ottengono notevoli benefici anche per la qualità dell’aria e la salute. Per JRC, infatti, “L’inquinamento atmosferico ha un grave impatto sulla salute. Circa il 90% degli abitanti delle città in Europa e oltre il 90% della popolazione mondiale sono esposti a livelli di particolato superiori alle linee guida sulla qualità dell’aria dell’Organizzazione mondiale della sanità. Questa esposizione può portare a morte prematura, difetti alla nascita, asma, cancro ai polmoni e malattie cardiovascolari e respiratorie. Allo stesso tempo, l’inquinamento atmosferico sotto forma di ozono a livello del suolo ha un impatto negativo sulla crescita delle piante e sulla produttività agricola”. Le politiche per la mitigazione dei cambiamenti climatici proposte nei diversi Nationally Determined Contributions (Ndc) per il rispetto dell’Accordo di Parigi e mirate principalmente a limitare i combustibili fossili sostituendoli con carburanti più puliti, hanno ricadute quantificabili non solo nel campo della tutela ambientale visto che “entro il 2030, possono prevenire ogni anno tra i 71.000 e 99.000 decessi prematuri causati dell’inquinamento atmosferico”.
Lo studio aggiunge che solo attuando concretamente le politiche energetiche e climatiche che sono già state approvate si potrebbero “aumentare le rese delle colture dello 0,2% per il riso, dello 0,5% per il frumento e il mais e dell’1% per la soia”. Se poi si riuscisse a mantenere anche l’aumento del riscaldamento globale al di sotto di 2° C, “il numero di decessi prematuri evitati annualmente sarebbero tra 178.000 e 346.000 nel 2030” e addirittura “1,5 milioni nel 2050”. Possibile? Per il JRC sono tutti risultati “alla nostra portata” chiaro è che serve una prospettiva politica integrata per massimizzare i benefici per il clima, l’energia e la salute, perché solo “Sfruttando le sinergie tra queste politiche possiamo sbloccare il potenziale per raggiungere più obiettivi di sviluppo sostenibile”. Di fatto i benefici della politica climatica ed energetica per la qualità dell’aria globale già compensano il costo economico della politica climatica in molte regioni del mondo a cominciare da quelle fortemente inquinate come l’India e la Cina. Questi co-benefici per la qualità dell’aria locale possono stimolare i progressi sui molti Obiettivi di sviluppo sostenibile come il secondo sulla fame zero, il terzo sulla buona salute e il settimo sull’energia pulita.
Senza questi impegni climatici anche la salute dell’umanità non potrà che peggiorare in ambiti che forse neanche immaginiamo, almeno secondo un nuovo studio pubblicato sul numero di dicembre del Journal of Intellectual Disability Research e finanziato da Public Health England secondo il quale “I bambini britannici con disabilità intellettive sono più propensi dei loro coetanei a vivere in aree con alto inquinamento atmosferico esterno”. I risultati sono partiti dai dati raccolti su un campione di oltre 18.000 bambini britannici nati tra il 2000 e il 2002 rappresentativo a livello nazionale e che sembrano dimostrare come “I bambini con disabilità intellettive hanno il 33% di probabilità in più di vivere in aree con elevati livelli di particolato da diesel, il 30% di probabilità in più di vivere in aree con alti livelli di biossido di azoto, il 30% di probabilità in più di vivere in aree con alti livelli di monossido di carbonio e il 17% di probabilità in più di vivere in aree con alti livelli di anidride solforosa”.
Per il principale autore dello studio, l’australiano Eric Emerson dell’Università di Sydney l’esposizione all’inquinamento dell’aria può quindi impedire lo sviluppo cognitivo, aumentando così il rischio di disabilità intellettiva, una condizione che ha molte conseguenze una tra tutte “la consapevolezza che le persone con disabilità intellettive nel Regno Unito hanno una salute peggiore e muoiono prima di quanto dovrebbero”. Una ricerca che aggiunge un altro tassello al delicato rapporto uomo-ambiente e ci suggerisce cosa è necessario fare nel campo della sostenibilità se vogliamo veramente migliorare la qualità dell’aria che tirerà in questo 2019.
di Alessandro Graziadei
font.unimondo.org


Alessandro Graziadei
Sono Alessandro, dal 1975 "sto" e "vado" come molti, ma attualmente "sto". Pubblicista, iscritto all'Ordine dei giornalisti dal 2009 e caporedattore per il portale Unimondo.org dal 2010, per anni andavo da Trento a Bologna, pendolare universitario, fino ad una laurea in storia contemporanea e da Trento a Rovereto, sempre a/r, dove imparavo la teoria della cooperazione allo sviluppo e della comunicazione con i corsi dell'Università della Pace e dei Popoli. Recidivo replicavo con un diploma in comunicazione e sviluppo del VIS tra Trento e Roma. In mezzo qualche esperienza di cooperazione internazionale e numerosi voli in America Latina. Ora a malincuore stanziale faccio viaggiare la mente aspettando le ferie per far muovere il resto di me. Sempre in lotta con la mia impronta ecologica, se posso vado a piedi (preferibilmente di corsa), vesto Patagonia, ”non mangio niente che abbia dei genitori", leggo e scrivo come molti soprattutto di ambiente, animali, diritti, doveri e “presunte sostenibilità”. Una mattina di maggio del 2015 mi hanno consegnato il premio giornalistico nazionale della Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue “Isabella Sturvi” finalizzato alla promozione del giornalismo sociale.


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