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CIVILTANO' - LA 7 NEWS
dal mondo
Intelligente come un polipo!

Che fine ha fatto Tartaglia?

L'uomo che nel 2009 colpì l'allora premier con una miniatura del Duomo è stato fotografato al centro commerciale di Peschiera Borromeo. Le immagini sul settimanale Oggi Nel 2009 ferì l’allora premier Silvio Berlusconi lanciandogli una miniatura del Duomo. Poi venne assolto perché riconosciuto incapace di intendere e di volere al momento del fatto. E a cinque anni di distanza Massimo Tartaglia è stato fotografato mentre partecipava a un casting per lavorare come Babbo Natale in un grosso centro commerciale a pochi chilometri da Milano, la Galleria Borromea di Peschiera Borromeo. Le foto sono state pubblicate dal settimanale Oggi, in edicola mercoledì 10 dicembre. Nessuno degli spettatori che ha assistito al casting lo ha riconosciuto. Alla domanda con chi avrebbe voluto pranzare nei panni di Babbo Natale, Tartaglia ha risposto a Oggi: “Se fossi Babbo Natale, credo che dovrei pranzare con la Befana, sbaglio?”. Ma non vorrebbe cenare con un’attrice o magari con un politico?: “Beh, i politici forse è meglio che li lasci perdere

MOSTRO IN ISLANDA

Il mostro del lago esiste davvero: "E' lungo 30 metri" Nessie, abitante del lago di Loch Ness, è ancora relegata a leggenda. Lagarfljótsormur, mostro del lago di Lagarfljót, è invece realtà. A confermarlo, il governo islandese
ISLANDA - Fino a poche ore fa era solo una leggenda. Niente di più e niente di meno che una sorta di "amico a distanza" di Nessie. Ma da oggi il lago "Lagarfljót" potrebbe superare la fama di quello di Loch Ness. "Lagarfljótsormur", un mostro di novanta metri, esiste davvero. A confermare l'esistenza del lungo serpente è stata una commissione governativa islandese che, con sette voti a favore e sei contrari, ha sancito l'autenticità di un filmato girato nel 2012 e che potete vedere qui sotto. Fino ad oggi il "mostro" era stato bollato come una semplice rete da pesca allungata, ma dopo la votazione della Commissione la versione ufficiale è che "Lagarfljótsormur" esiste. O forse - sottolineamo, forse - si tratta solo di una trovata pubblicitaria del governo per rilanciare il turismo. Forse.

MOSTRO MARINO IN VIETNAM

la notizia del ritrovamento di un gigante mostro marino in Vietnam, riportata dal sito giapponese Karapaia. Nel video la grossa e lunga creatura di colore grigio è circondata da una folla di persone, alcune delle quali impegnata ad ispezionare l'enorme bocca dell'imponente creatura, appoggiata su un rimorchio. Ma cosa potrebbe essere. un verme gigante, un mostro marino, un alieno o addirittura un esperimento animale finito male?

Attenti alle Sirene !!!!!




SCERZO NEL BAGNO DELLE RAGAZZE
LA FOTO DEL FANTASMA

ADAM Cantano con il vibratore


Tutti matti

Alieni in gabbia


spider cat Un gatto si è arrampicato sulla finestra di una porta esterna di una veranda, in perfetto stile Uomo Ragno, aprendo poi la porta per entrare in casa. Il filmato, inviato allo show televisivo America’s Funniest Home Videos, è diventato una hit su YouTube. un fotogramma dell'arrampicata Nella descrizione del filmato viene detto che il gatto si arrampica sul vetro: una prestazione assolutamente notevole, quella del felino, se fosse confermata. Più probabilmente, il gatto si arrampica su una zanzariera, ma questo non toglie nulla al “gesto atletico” del felino.

DONNA BARBUTA E SI PIACE COSI'

Harnaam Kaur soffre della sindrome dell'ovaio policistico, una patologia che fa crescere una folta peluria su braccia, petto e viso. La ragazza ha visto spuntare i primi peli a soli 11 anni e da lì si è trovata ad affrontare un vero dramma psicologico.
Per anni sono stati numerosi gli insulti e le offese che ha dovuto sopportare, persino minacce di morte da parte dei bulli. Oggi però sta bene e ride di tutto questo, grazie all'avvicinamento allo Sikhismo, una religione che vieta di tagliare i peli del proprio corpo.
Harnaam ha deciso di non tagliare più la barba in segno di rispetto verso sé stessa. "Dio mi ha creata così e devo essere contenta, ho imparato ad amarmi per ciò che sono, nulla può più turbarmi".

IO ERO UN ELFO

NASCITA DELLA DITTATURA MEDICA Dal Rapporto Flexner alla vaccinocrazia
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lunedì 16 ottobre 2017
Nel 1847 nasce a Philadelphia presso l’Accademia di Scienze Naturali, l’AMA, l’Associazione dei medici americani, cioè la casta dei camici bianchi.
L’anno seguente, nel 1848, l’AMA inizia subito a criticare e attaccare tutto quello che l’associazione non riconosce come “scientifico”, stabilendo dei criteri per analizzare i ciarlatani e i rimedi miracolosi, spiegandone i pericoli pubblici. Nel 1906 l’AMA pubblica il «Medical Education Directory» di tutte le scuole mediche degli USA stabilendo i requisiti di ammissione. Passaggio questo epocale visto che da sempre tutti potevano professare e praticare l’arte terapeutica. Il periodo storico è molto interessante perché l’industria chimico-farmaceutica, chiamata Big Pharma, è nata come conseguenza della «Teoria dei germi» del chimico Louis Pasteur, e della «vaccinologia».
Secondo la teoria dei germi, tutte le malattie erano causate da agenti (microbi) esterni che entravano nel corpo, mentre per la teoria vaccinale le persone possono essere immunizzate contro le malattie se esposte ad agenti patogeni iniettati sotto forma di vaccini.
Entrambi questi concetti, quello di Pasteur e quello dei vaccini, sono imperniati sull’antagonismo della teoria dei germi nei confronti dei microbi patogeni e/o infettivi.
Microbi che rappresentano una minaccia e per questo vanno distrutti con ogni mezzo fisico o chimico.
Va ricordato che a Pasteur l’idea della teoria dei germi era venuta per rispondere alle sempre più frequenti lamentele dei birrai i quali erano demoralizzati perché le loro birre scadevano prematuramente a causa dei batteri che si cibavano dei residui del processo di fermentazione.
Da qui la scoperta (che cambiò la visione e la concezione della medicina) di Pasteur che i batteri brulicano dentro e sopra ogni cosa esposta all’aria aperta.
Nessuno però sottolinea le scoperte di un grandissimo medico (e non chimico) contemporaneo di Pasteur, il batteriologo Antoine Bechamp.
Bechamp si era reso conto che quello che permette ai germi di proliferare non sono i germi stessi ma l’ambiente in cui vivono, e che i batteri non comparivano spontaneamente come credeva erroneamente Pasteur.
I batteri sono pleomorfi, cioè sono in grado di cambiare forma e dimensione a seconda delle condizioni ambientali del terreno (pH, umidità, ecc.), mentre per Pasteur esisteva solo il monomorfismo secondo cui i batteri rimangono sempre uguali a se stessi.
Due visioni agli antipodi.
Un altro personaggio dell’epoca che giocò un ruolo importante fu Claude Bernard.
Mentre Bechamp aveva scoperto molte più cose sulla vera natura dei batteri più di quanto non fosse stato capito fino ad allora, Bernard colmò le lacune relative al perché i germi agiscono e funzionano in quel modo in diversi ambienti. Fu grazie al lavoro di questo ultimo che dobbiamo la nostra attuale comprensione dell’equilibrio del pH e degli effetti di un ambiente acido o alcalino sui microrganismi.
Bernard si era reso conto che i germi sono nocivi solo quando si trovano in un ambiente che permette loro di arrecare danno, per cui se l’ambiente viene mantenuto in una condizione ottimale le persone non dovrebbero preoccuparsi di entrare in contatto con i microbi.
Eresia allo stato puro: tesi e sperimentazioni cliniche da rigettare e bruciare sul rogo. Per quale motivo? Per il semplice fatto che all’Industria chimica che stava sorgendo proprio in quell’epoca, solo la teoria di Pasteur andava bene allo scopo di vendere farmaci.
Se la causa della malattia è un agente esterno la medicina può usare solo la chimica per distruggere il patogeno. Se invece la causa della malattia non è il microbo ma il terreno interno all’essere umano, come sostenuto e dimostrato da Bechamp e Bernard, ovviamente la chimica non serve…



RAPPORTO FLEXNER
Il Rapporto Flexner è un lavoro pubblicato nel 1910 che avrebbe cambiato in modo radicale il corso della medicina americana e quindi anche quella mondiale.
Alcune potentissime organizzazioni industriali e bancarie come la Fondazione Rockefeller, la Fondazione Carnegie e JP Morgan, assieme all’AMA stessa finanziarono il Rapporto.
L’incarico di condurre una valutazione di 155 facoltà di medicina situate in tutta l'America del nord fu dato ad un certo Abraham Flexner.
Flexner aveva valutato i vari metodi di insegnamento utilizzati in ciascuna scuola allo scopo di impostare e preordinare il sistema standardizzato della medicina che i suoi committenti intendevano realizzare.
Prima della pubblicazione del Rapporto, quella che molti ancora oggi definiscono medicina alternativa, era semplicemente la medicina antica, la medicina della tradizione.
Va detto che nel XIX secolo la formazione in campo medico veniva attuata principalmente secondo tre modalità: - programmi di tirocinio in cui i medici del luogo fornivano agli studenti un'istruzione pratica; - istituzioni private in cui i medici tenevano lezioni a gruppi di studenti nelle scuole di medicina di loro proprietà; - programmi di tirocini universitari in cui gli studenti ricevevano una combinazione di formazione didattica e clinica all'interno di accademie ospedaliere collegate all'università.
Molti non sanno che all’epoca vi erano un gran numero di scuole di pensiero e ogni sorta di approccio alla medicina, ognuna con i suoi risultati e benefici. Le scuole di medicina erano oltre 650 soltanto in America.
L’idea malvagia dei gruppi Rockefeller e Carnegie era di unificare la medicina in un unico sistema, sottoposto ovviamente al loro controllo!
Dovevano escogitare però un modo per convincere la popolazione che la formazione medica necessitava di una riforma e lo fecero diffondendo l’idea che le facoltà di medicina non insegnavano correttamente e soprattutto derubavano gli iscritti per un loro profitto privato. In questo lavoro di condizionamento mentale e di cambiamento della percezione della realtà si fecero aiutare da Edward Bernays (che vedremo dopo) il padre della propaganda.
Molte scuole di medicina operavano come dipartimenti didattici a scopo di lucro, nei college così come nelle università si accettavano praticamente tutti quelli disposti a imparare e in grado di pagare la retta.
Prima del Rapporto Flexner non esisteva ancora una vera e propria Industria Farmaceutica.
Le cose però cambiarono in fretta dopo che l’industria petrolifera intravide il potenziale profitto: grazie alla chimica organica potevano alterare le molecole, basate sul petrolio che loro estraevano, trasformandole in ogni sorta di sostanze. Un business da mille e una notte.
Nacquero così i primi brevetti, i primi farmaci chimici, le prime molecole attive. Flexner e la sua squadra d’élite denominata Hopkins Circle crearono il terreno per far sì che l’AMA assumesse il controllo totale del sistema didattico, creando di fatto un monopolio medico, eliminando tutta la concorrenza alla formazione medica basata sul modello petrolchimico.
Il passaggio cruciale di questo piano diabolico consisteva nell’utilizzo dei soldi e della soglia minima di finanziamento, garantendo così che le donazioni in milioni di dollari delle lobbies andassero solo alla formazione delle scuole di medicina «certificate» da loro.
Questo provocò la scomparsa di moltissime scuole esistenti, perché gli studi universitari trovandosi nell’impossibilità di mandare avanti una facoltà, sospesero le loro attività.
Carnegie e Rockefeller avevano cominciato a far piovere centinaia di milioni di dollari nelle scuole mediche in cui si insegnava una medicina basata sull’uso massiccio di farmaci.
Il cambio dei finanziamenti alle scuole veniva richiesto di continuare ad insegnare materie esclusivamente orientate all’impiego di farmaci senza attribuire alcun importanza alla medicina naturale.
Qualsiasi scuola medica che insegnasse qualcosa di diverso dal loro programma finì per chiudere a causa delle pochissime iscrizioni e della mancanza di soldi.
Scuole di omeopatia, chiropratica, fitoterapia furono costrette a chiudere i battenti. Entro il 1925 più di 12.000 erboristi avevano smesso di esercitare la loro attività, e in pochi anni più di 1.500 chiropratici sarebbero stati perseguitati a norma di legge per «ciarlataneria».
Le 22 scuole di medicina omeopatica dagli inizi del secolo si sarebbero ridotte a 2 nel 1923. Nel 1950 tutte le scuole in cui si insegnava l'omeopatia erano state chiuse.
In totale il numero delle facoltà di medicina passarono da 650 a 50 e in qualche decennio la salute mondiale cadde nelle mani dell’élite (Carnegie, Rockefeller, JP Morgan, ecc.) che finanziò il Rapporto!
Tale Rapporto ha definitivamente privato la medicina di tutta la sua vita, trasformandolo in un vuoto meccanismo per la generazione di profitto.
Oggi questa situazione è sotto gli occhi di tutti quelli che vogliono vedere: la medicina è stata fagocitata da un monopolio o sarebbe meglio dire un oligopolio chimico-industriale.
PROPAGANDA DI REGIME
Un ruolo chiave in tutto questo lo ebbe il cosiddetto capostipite degli spin doctor, Edward Bernays, nipote di Sigmund Freud e non a caso considerato il padre della propaganda.
Secondo Bernays non solo è facilissimo spostare l’opinione delle persone, ma facendo leva sulle emozioni si riesce a vendere qualsiasi cosa.
Le sue tecniche furono così efficaci nel manipolare le masse che il capo della propaganda nazista Joseph Goebbels ne avrebbe adottate alcune nel corso della Seconda Guerra Mondiale come strumento per raccogliere il consenso per il partito. A Bernays si deve lo sconvolgente passaggio della tipica colazione americana da pane tostato e succo di frutta a uova e bacon, con conseguenze tragiche per la salute pubblica, ma con enormi profitti per un grosso produttore di carne suina che lo aveva assunto.
Dal punto di vista medico, inizia un vero e proprio lavaggio del cervello delle masse che creò ben presto una società fatta da persone imbottite di farmaci, per ordine del nuovo esercito di medici indottrinati a fare solo questo. Tutti i medici che si rifiutavano di accettare tali direttive venivano prontamente definiti ciarlatani grazie al dipartimento interno di propaganda dell’AMA, istituito nel 1913.
L’ultimo passaggio cruciale, cioè la pietra tombale alla libertà, venne deposta dal presidente Roosevelt nel 1938 con la firma del Food and Drug and Cosmetic Act, la legge che diede origine alla tristemente nota FDA, l’ente sovranazionale che stabiliva e stabilisce vita, morte e miracoli su farmaci, droghe e alimenti.
FDA passa per esser un ente governativo, ma in realtà si tratta di una creatura della propaganda del Sistema industriale. Big Pharma infatti era appena stata creata proprio in contemporanea con la FDA e ciascuna delle due entità avrebbe fornito il proprio aiuto per mantenere in vita l’altra.
Le industrie farmaceutiche iniziarono così a sfornare medicinali con il benestare e la benedizione delle scuole di medicina, dei mass media che pubblicizzavano i loro prodotti, e della FDA che ne garantiva l’autorizzazione, contribuendo a creare credibilità scientifica.
Oggi sappiamo molto bene che la credibilità scientifica della FDA è stata creata ad arte per dare l’illusione alle persone di un ente che controlla e supervisiona la salute pubblica.
Tale ente controllore, che riceve finanziamenti miliardari dai controllati, serve solo ad autorizzare i veleni dell’industria…
DITTATURA SANITARIA
Sono passati poco più di cento anni da quando il Rapporto Flexner fece piazza pulita della medicina tradizionale, della concorrenza, instaurando un vero e proprio cartello o monopolio della salute.
L’attuale situazione della medicina è drammaticamente ancora più inquietante di allora. Se prima i tentacoli sempre più lunghi delle lobbies della farmaceutica avvolgevano le scuole, le università, oggi si sono insinuati perfino all’interno delle istituzioni e dei governi.
Mentre una volta i medici che praticavano la medicina naturale invece della mortifera chimica imposta dalle lobbies venivano tacciati dai colleghi ortodossi di «ciarlataneria», oggi invece se un medico mette solo in discussione la pratica vaccinale, viene radiato a prescindere.
Mai come oggi la medicina ufficiale è schiava e serva di quelle forze che l’hanno creata.
Finalmente la dittatura sanitaria ha gettato la maschera mostrando il suo vero orripilante volto…
di Marcello Pamio
font.disinformazione.it


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Spagna/Catalogna: quando il nazionalismo uccide la democrazia
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lunedì 16 ottobre 2017
Come spesso accade in questo tempo, ogni evento significativo suscita reazioni e prese di posizione dettate dalla superficialità o dalla tifoseria. Tutti si sentono in dovere di commentare, magari soltanto per sfogare la propria rabbia repressa. L’indignazione, più o meno giustificabile, prende il posto di qualsiasi analisi ragionata, mentre dilaga la partigianeria. Prendersi qualche minuto per riflettere è un lusso che sta diventando davvero raro nella nostra epoca. In questo senso il caso della Catalogna è da manuale. Ciascuno si è scoperto improvvisamente esperto in affari iberici (con un onnipresente generalissimo Franco), in federalismo e autonomismo, in diritto costituzionale, spagnolo ed europeo, spargendo a man bassa suggerimenti e costernazione.



Sarebbe necessario invece conoscere bene la storia della Spagna – soprattutto quella degli ultimi anni – e delle sue comunità autonome. Informarsi meglio sulla situazione presente, sulla posta in gioco, sulla fierezza identitaria catalana, sulle rigidità di Madrid, sul delicatissimo rapporto tra i sostenitori della monarchia e della repubblica. E invece, assistiamo al trionfo del pressapochismo. Forse nei nostri commenti vogliamo inseguire l’esempio dell’assoluta incapacità politica dei due contendenti a risolvere una questione che appare quanto meno surreale. Ma, almeno in Spagna, non lo è affatto. Anzi rischia di far rivivere angosciosi fantasmi.
La semplificazione è un altro elemento tipico di chi pretende di capire ogni cosa al primo sguardo. Così non si va mai oltre le immagini che rimbalzano sui circuiti mediatici internazionali. Da questo punto di vista il rovescio gestionale di Rajoy rimarrà – questo sì – nella storia. Se il referendum era illegale, sarebbe stato opportuno “lasciar fare” senza esasperare ulteriormente la situazione. Così commenta Lucio Caracciolo: “Ora però tocca a Rajoy. Il referendum pro indipendenza, battezzato “farsa” ma trattato da insurrezione, non può essere né ignorato né demonizzato se si vuole davvero salvare pace e democrazia in tutta la Spagna. Il capo del governo di Madrid ha prima colpevolmente trascurato la crisi, poi ha contribuito a surriscaldarla scagliando la sua polizia contro cittadini inermi in fila per partecipare alla “farsa”. A peggiorare la situazione, l’incredibile discorso del re, da leader politico più che da capo di Stato. Dimostrazione di insensibilità istituzionale che non ha certamente rafforzato la già modesta opinione che molti spagnoli, non solo i catalanisti, hanno della monarchia. La speranza è che Filippo VI non si avventuri in altre esternazioni e lasci lavorare i sottili mediatori votati a riannodare i fili spezzati fra le opposte fazioni”.
Di converso l’atteggiamento di Puigdemont e soci è dilettantistico e pericoloso. Non si sa quanto improvvisato. Una rivoluzione da operetta che però potrebbe avere esiti nefasti. La favoletta del “popolo catalano massacrato”, paragonato addirittura alla situazione del Tibet o del Kurdistan, è frutto esclusivo della propaganda. Come il “diritto all’autodeterminazione”, vissuto come possibilità di travalicare qualsiasi limite giuridico e costituzionale in nome della libertà, quando questo diritto – sicuramente fondamentale – non è assoluto e vige in determinati casi. Paragonare la Catalogna di oggi, all’Alto Adige durante il fascismo, ai popoli indigeni che tuttora vengono ancora sterminati per davvero, significa offendere la sofferenza delle persone che subiscono una reale violenza e repressione.
L’Europa poteva avere un ruolo maggiore, dal punto di vista politico, non giuridico. Attenzione però: il sostegno esplicito all’indipendentismo catalano sarebbe molto pericoloso per la sicurezza e la pace dell’intero continente. Perché la minoranza russa dell’Estonia non potrebbe allora inscenare un referendum per passare alla Russia? E la Corsica, la Scozia, le Fiandre, la minoranza ungherese in Transilvania, le regioni separatiste dell’Ucraina… non hanno diritto all’autodeterminazione? Questa però non è democrazia, non è espressione della propria libertà. Ma involuzione etnica, istanza nazionalistica: perché tale visione necessita la presenza di un inesistente “popolo” omogeneo e granitico, la cui volontà “fatale” è ovviamente rappresentata da chi guida la protesta, dalle elite consapevoli o da un dittatore. Serve poi un nemico, dipinto come oppressivo e quasi “antropologicamente” diverso. Questa impostazione genera una spirale catastrofica. La guerra dei Balcani non ha insegnato nulla. Siamo invece al tempo delle fiction.
La furia identitaria dei catalani (che non sono tutti gli abitanti della Catalogna) è l’esempio classico di una rivoluzione basata più sull’ideologia, sul sogno del sorgere di un nuovo “sole dell’avvenire”, sull’utopia per cui l’indipendenza sarebbe la panacea di tutti i mali, che su progetti realistici. Non c’è uno straccio di visione del futuro: esiste un eterno presente in cui si vive da sonnambuli. Nessuno degli indipendentisti si chiede: e dopo?
Tutto si basa su pulsioni irrazionali. Atteggiamenti prepolitici, psicopolitici. Sembra insita nel cuore umano – e quindi nella dimensione collettiva – la speranza che possa esistere l’evento, la circostanza, la conquista, appunto il sogno di un cambiamento completo della propria esistenza e quindi del destino della comunità. L’indipendenza della Catalogna diventa l’emblema della necessità di trovare “idee forti”, orizzonti chiari, univoci, senza ombre. Una generazione senza grandi riferimenti culturali e valoriali può essere attratta da scorciatoie ben peggiori di quando sta avvenendo oggi. Può essere convinta facilmente, strumentalizzata da avanguardie che promettono miraggi. Gli “uomini forti”, inquietanti seduttori, sono dietro l’angolo, propagandando sogni che quasi sempre si trasformano in incubi.
di Piergiorgio Cattani font. “Trentino” /unimondo .org


Piergiorgio Cattani
Nato a Trento il 24 maggio 1976, dove risiede tuttora. Laureato in Lettere Moderne (1999) e poi in Filosofia e linguaggi della modernità (2005) presso l’Università degli studi di Trento, lavora come giornalista e libero professionista. Scrive su quotidiani e riviste locali e nazionali. Fa parte della Fondazione Fontana Onlus dal 2010. Dal 2013 è direttore del portale Unimondo. È attivo nel mondo del volontariato e della cultura come presidente dell’ “Associazione Oscar Romero”. Ha scritto numerosi saggi su tematiche filosofiche, religiose, etiche e politiche ed è autore di libri inerenti ai suoi campi di interesse.

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Cina: stop alla crescita economica a spese dell’ambiente
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lunedì 02 ottobre 2017



Il 20 settembre il Consiglio degli affari di Stato, il governo cinese, ha annunciato l’istituzione di «un dispositivo di allarme per sorvegliare lo stato dell’ambiente regionale e di quello delle risorse e per sanzionare i danni causati all’ambiente».
Secondo il documento pubblicato dalla Direzione generale del Comitato centrale di Partito comunista cinese e dalla Direzione generale del Consiglio degli affari di Stato, il nuovo dispositivo riguarderà tre livelli: sovraccarico sull’ambiente e le sue risorse, rischio di sovraccarico e assenza di sovraccarico. «Inoltre – spiega l’agenzia stampa ufficiale Xinhua – a seconda delle perdite di risorse e dei danni ambientali, le regioni in sovraccarico riceveranno un allarme rosso o arancione, mentre le regioni a rischio di sovraccarico ricevono un allarme giallo o blu. Le regioni in cui l’ambiente non presenta né inquinamento né eccessive perdite saranno etichettate come zone verdi con assenza di allarme. Per le regioni di allarme rosso, le autorità governative non approveranno più progetti riguardanti questo settore e le imprese responsabili di gravi danni all’ambiente e alle risorse saranno soggette a sanzioni che vanno dalle ammende alla chiusura, passando per una limitazione della produzione».
Il governo comunista cinese assicura che «lavorerà anche per dare delle ricompense alle aree verdi per i loro sforzi dispiegati in materia di protezione ecologica e nello sviluppo dei diritti ecologici e aumenterà anche il suo sostegno in termini di finanziamenti verdi. La Cina ha detto “stop” alla crescita economica a spese dell’ambiente, mettendo la protezione dell’ambiente in cima all’agenda per assicurare uno sviluppo più verde e sostenibile».
E il Partito comunista cinese sembra fare sul serio: il 21 settembre il Consiglio degli affari di Stato ha pubblicato il piano per il secondo censimento nazionale delle fonti inquinanti. Xinhua spiega: «Sette anni dopo che sono stati pubblicati i risultati del primo censimento nazionale, il governo ha lanciato un secondo censimento per indagare sulla portata, la struttura e la distribuzione delle fonti di inquinamento. Il censimento riguarderà l’inquinamento industriale, agricolo e residenziale. La Cina prevede di completare il censimento nel 2018 e rendere pubblici i risultati nel 2019».
I risultati del primo censimento nazionale sull’’inquinamento erano stati pubblicati nel 2010, e riguardavano circa 6 milioni di elementi di fonti di inquinamento industriale, agricolo, residenziale e da apparecchiature di controllo centralizzate, un censimento che ha raccolto 1,1 miliardi di dati sulle fonti inquinanti. Il Consiglio degli affari di Stato evidenzia che «Il censimento ha rilevato che l’inquinamento agricolo ha influenzato in modo significativo l’approvvigionamento idrico della Cina, spingendo il governo a intraprendere sforzi per ridurre l’inquinamento nelle zone rurali».
Xinhua ribadisce quello che è evidentemente la nuova direttiva del Partito comunista riguardo all’economi e all’ambiente: «Dopo decenni di rapida espansione che ha portato smog e contaminazione del suolo e dell’acqua, la Cina si è posta l’obiettivo di passare dall’ossessione del Pil ad una filosofia di sviluppo equilibrato che si concentri di più sull’ambiente. Sono state adottate misure per controllare l’inquinamento, come una legge rivista sulla protezione dell’ambiente e l’introduzione del sistema dei “capi dei fiumi”. in alcune aree il governo ha definito delle linee rosse per rafforzare la protezione. Entro il 2030, la Cina intende ridurre le emissioni di carbonio per unità del Pil dal 60 al 65% rispetto ai livelli del 2005 e aumentare di circa il 20%. la quota di energia non fossile nel consumo totale».
font. Greenreport.it/unimondo.org


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