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888 PERSONAL SHOPPER
COME NASCE L'IDEA



Un gruppo di ragazzi e qualche birra fresca, dopo una giornata a visitare alcuni dei negozi più cool d’Europa. Creiamo un vero e proprio calendario degli sconti in giro per il mondo! “Best brands@best boutiques”. Organizzare veri e propri viaggi nei periodi migliori per fare acquisti dei brand che preferiamo e contemporaneamente visitare e rivisitare città. Il lato più positivo è che questa idea ci permette anche di aiutare boutique, profumerie, parrucchieri, ristoratori, albergatori e tutti gli altri operatori commerciali, a fare sistema creando una rete che si aiuta e si sostiene vicendevolmente Provate a pensare: nel periodo di sconto della boutique, anche hotel, ristoranti, parrucchieri, profumerie e tutti quelli potenzialmente coinvolti attivano promozioni dedicate a visitatori specifici, quelli che hanno visitato la boutique. Visitare una città completamente in saldo in un dato periodo sarebbe un’occasione che attirerebbe persone da tutto il mondo, senza ombra di dubbio. “Noi vogliamo dare il nostro contributo affinchè tutto questo si possa realizzare



Chi è il personal shopper?

Il personal shopper è una moderna figura professionale una sorta di consulente personale di shopping. E' anche un consulente d'immagine che da indicazioni concrete sia per un cambio di look totale quanto per migliorare il proprio stile o apparenza
Accompagna i propri clienti nello shopping fornendo consigli su cosa comprare e dove, per realizzare lo stile che meglio rispecchia i desideri e le necessità del cliente.
cerca di raccogliere il maggior numero di informazioni possibile, per delineare lo stile di vita del cliente, i suoi obbiettivi personali e professionali e quindi l’immagine che vuole dare di se.
L'abito non fa il monaco ma nel mondo di oggi, spesso, le persone si fermano alla prima impressione, che è quella che conta. seguici su www.888ps.it





Nasce l'inno dei medici contro il virus

Un video musicale per raccomandare ai cittadini di restare a casa. È quello realizzato dalla Federazione Italiana delle Società Medico Scientifiche (Fism) suonato e cantato da medici specialisti e rilanciato sui social della Fism e del Ministero della Salute. Pur impegnati in un momento così difficile, un gruppo di medici da tutta Italia ha voluto trovare il tempo, tra un turno e l'altro, per prendere gli strumenti in mano e rilanciare l'invito ai cittadini a restare a casa. Il testo è stato scritto appositamente per loro dal maestro Giulio Rapetti Mogol che ha rivisto le parole originarie de “Il mio canto libero”, il classico della canzone italiana scritto con Lucio Battisti. È così nata l'idea di interpretare la canzone, ovviamente a distanza, mettendo a valore le capacità musicali di tanti professionisti delle corsie di tutta Italia per sottolineare come il difficile lavoro negli ospedali debba essere sostenuto dall'impegno di tutti. Ne è nato un vero e proprio inno che, pur nella fatica, non abbandona la speranza. Come recita il testo “adesso resta a casa, esci solo a far la spesa… domani un nuovo giorno sarà”.



Un gruppo di 30 sanitari albanesi è arrivato in Italia. Le parole del premier albanese: "Noi non siamo ricchi ma neanche privi di memoria, non abbandoniamo mai gli amici in difficoltà. Questa è una guerra che non si vince da soli.
i



Domenico Bini

il momento

sta andando tutto male

O SIGNORE






La strana creatura è stata filmata in un villaggio di Miao nel Kunming, nella Cina Meridionale. Si tratta di una mutazione genetica oppure di tanta suggestione?
I social ai tempi del coronavirus: intervista all’esperto di Facebook Italia
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mercoledì 06 maggio 2020




intervista a Angelo Mazzetti, public policy manager di Facebook Italia.
• Angelo Mazzetti quali strumenti o iniziative Facebook ha attivato durante l’emergenza Coronavirus?
Durante l’emergenza COVID-19, l’impegno di Facebook nei confronti dei cittadini si è concentrato su iniziative volte ad assicurarsi che tutti abbiano informazioni accurate e a fermare la disinformazione e i contenuti dannosi.
Il 18 marzo abbiamo reso disponibile in Italia il Centro Informazioni sul Coronavirus, che compare nel News Feed degli utenti e fornisce alle persone un punto di riferimento unico in cui trovare le ultime informazioni. Inoltre, gli utenti che cercano informazioni relative al Coronavirus su Facebook e Instagram, posso vedere un pop-up che li indirizza all’Organizzazione Mondiale della Sanità o, in Italia, al Ministero della Salute.
Attraverso questi strumenti abbiamo indirizzato oltre 2 miliardi di persone alle fonti autorevoli delle autorità sanitarie e più di 350 milioni di persone hanno cliccato per saperne di più.
• Facebook è tra i principali veicoli di informazione, e disinformazione, sul Coronavirus. In che modo la vostra azienda si sta adoperando a favore di una corretta informazione?
In riferimento alla lotta alla disinformazione, ad oggi siamo stati in grado di eliminare centinaia di migliaia di notizie false che potrebbero provocare imminenti danni fisici alle persone, come ad esempio la teoria secondo cui bere candeggina potesse curare il Coronavirus.
Dai prossimi giorni, inoltre, mostreremo nuovi messaggi sul News Feed di Facebook (Sezione Notizie) delle persone che hanno interagito con contenuti di disinformazione dannosi relativi al COVID-19, che sono stati poi rimossi. Questi messaggi li indirizzeranno a consultare la pagine dedicata ai miti su COVID-19 sfatati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Per quanto riguarda invece le affermazioni che non provocano direttamente danni fisici, come ad esempio le teorie cospirazioniste sull’origine del virus, continuiamo a lavorare con più di 60 organizzazioni di fact-checking che verificano i contenuti in più di 50 lingue in tutto il mondo. Durante il mese di marzo, nel mondo, abbiamo mostrato avvisi di notizia falsa su circa 40 milioni di post su Facebook, basati su circa 4.000 articoli di analisi ad opera dei nostri partner indipendenti per il fact-checking. In circa il 95% dei casi, quando le persone hanno visualizzato quegli avvisi, non sono andate a vedere il contenuto originale.
Stiamo inoltre impedendo alle persone di pubblicare inserzioni che cercano di sfruttare la situazione, per esempio, sostenendo che i loro prodotti possano curare il virus. Abbiamo vietato anche le inserzioni pubblicitarie di mascherine, prodotti disinfettanti e kit di test COVID-19 per prevenire abusi e sovrapprezzi.
Infine, in Italia abbiamo lanciato un progetto pilota per il fact-checking su WhatsApp con Facta (il nuovo progetto di Pagella Politica), nell’ambito dell’iniziativa di co-regolamentazione definita da Agcom. L’obiettivo del progetto è di contribuire attivamente a contrastare la disinformazione nel nostro Paese e aiutare le persone in Italia a restare informate e sicure. Questo servizio permette agli utenti di WhatsApp di inviare a Facta – attraverso il numero +39 345 6022504 – messaggi ricevuti sulla piattaforma riguardanti il COVID-19, in modo che il fact-checker possa verificarne l’accuratezza. Facta manda una notifica all’utente che ha inviato la richiesta e, se si tratta di una nuova notizia falsa, la esamina pubblicando l’analisi sul suo sito web: www.facta.news.
L’iniziativa è stata proposta da Facebook nell’ambito della “Task Force sulle Piattaforme Online e i Big Data” lanciata da Agcom in risposta alla crisi COVID, a seguito di quanto previsto dal decreto “Cura Italia” (decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18), di cui Facebook fa parte.
• Nell’ambito del progetto ‘Data for Good’ state fornendo al Governo italiano dati aggregati e anonimizzati allo scopo di rintracciare tutti i contatti di una persona contagiata. Può darci dettagli su questo progetto?
Mentre gli operatori sanitari sono in prima linea a salvare vite umane, le autorità sanitarie hanno bisogno di dati relativi alla popolazione per comprendere come si sta diffondendo l’epidemia e come possono indirizzare al meglio i loro sforzi.
Il programma Data for Good condivide alcuni strumenti pubblici e ne mette altri a disposizione unicamente di ricercatori sanitari e organizzazioni no-profit che hanno firmato un accordo di licenza per i dati per aiutarli a studiare meglio l’emergenza del coronavirus. Il set di dati pubblici comprende mappe ad alta risoluzione della densità della popolazione, realizzate con dati di censimento e immagini satellitari. Si tratta di dati aggregati e anonimizzati a tutela della privacy delle persone. In Italia, stiamo collaborando con l’Università di Pavia, l’Università di Venezia e il Politecnico di Milano.
Abbiamo recentemente introdotto 3 nuove tipologie di mappe a sostegno delle attività di previsione delle malattie e delle misure di protezione, mettendole a disposizione dei ricercatori che includono quelle di co-localizzazione, che rivelano la probabilità con cui le persone in una zona vengano a contatto con le persone in un’altra, aiutando a capire dove potranno comparire casi di COVID-19 in futuro. Ad esse si affiancano i trend di mobilità che mostrano a livello regionale se le persone stanno vicino a casa o visitano molte parti della città; in questo modo si possono ottenere indicazioni per capire se le misure preventive procedono nella giusta direzione. L’indice delle connessioni sociali mostra, invece, le amicizie tra persone collocate in diverse aree geografiche. Possono aiutare gli epidemiologi a prevedere la probabilità di diffusione della malattia, ma anche capire dove le aree più duramente colpite dal COVID-19 potrebbero cercare sostegno.
• Quale ruolo stanno giocando i social network durante questa emergenza? Può fornirci qualche dato?
Da quando l’emergenza COVID-19 ha colpito il nostro Paese modificando le abitudini delle persone, i social sono diventati il luogo dove si stanno concentrando le conversazioni degli italiani, abilitandoli a tenere vive le connessioni a distanza. Facebook ha rilevato che il tempo speso nelle proprie app in Italia è aumentato fino al 70%. Nello specifico le chiamate vocali e i video su Messenger e WhatsApp sono più che raddoppiati, mentre la messaggistica è aumentata di oltre il 50% e il tempo nelle chiamate di gruppo (chiamate con tre o più partecipanti) di oltre il 1.000% nell’ultimo mese. Anche le visualizzazioni dei Live su Instagram e Facebook sono aumentate, raddoppiando in una settimana.
Ma i cambiamenti non riguardano solo il tempo di utilizzo: come spesso accade in tempi di crisi, abbiamo notato che le persone utilizzano Facebook in modi davvero sorprendenti, in particolare per supportarsi e aiutarsi a vicenda. L’Italia è un grande esempio in questo senso: stiamo vedendo ad esempio che la gente usa Facebook per offrirsi di andare a prendere la spesa o a portare a spasso i cani per i vicini più anziani, inviare newsletter giornaliere con attività per intrattenere i bambini mentre le scuole sono chiuse e persino assistere a spettacoli teatrali in streaming. Più di 3 milioni di italiani fanno, infatti, parte di gruppi di supporto istituiti per fronteggiare l’emergenza COVID-19.
Anche i contenuti pubblicati a supporto degli italiani durante l’isolamento sono stati numerosi: oltre 4 milioni di persone hanno scritto post e commenti che includevano gli hashtag #andratuttobene o #iorestoacasa.
• La potenza di un social network come Facebook è servita in modo molto concreto per raccogliere fondi in occasione di diverse emergenze. Come funziona questo strumento?
Ogni giorno persone in tutto il mondo utilizzano gli “strumenti di beneficenza” per raccogliere attraverso Facebook fondi a sostegno di ONG, comunità e persone che si trovano in difficoltà per molteplici cause. Dal 2015, anno in cui sono stati introdotti gli strumenti per la raccolta fondi, ad oggi sono stati raccolti sulla piattaforma 2 miliardi di dollari per cause personali e a sostegno di organizzazioni non-profit in tutto il mondo. Grazie a due funzionalità in particolare, “Raccolte fondi” e “Fai una Donazione”, oltre 45 milioni di persone hanno fatto una donazione o lanciato una raccolta fondi. Non solo le organizzazioni non-profit, quindi, ma tutti i cittadini possono avviare una raccolta fondi a favore di una causa a cui tengono attraverso pochi semplici passaggi su Facebook.
• E’ stata attivata una raccolta fondi ufficiale su Facebook in Italia per permettere ai cittadini di dare un contributo per l’emergenza Coronavirus. In caso contrario chi potrebbe farlo e a cosa servirebbe? Facebook Italia ha supportato, tra la fine di marzo e l’inizio di aprile, la campagna di fundraising lanciata da Croce Rossa Italiana “Il Tempo della Gentilezza” per potenziare il trasporto speciale con ambulanze di alto-biocontenimento, l’acquisto di dispositivi di protezione individuale e ampliare i servizi assistenziali alle persone con maggiori fragilità sociali e sanitarie come la consegna di farmaci e spesa.
A livello globale, inoltre, abbiamo lanciato due importanti raccolte fondi: una per il COVID-19 Solidarity Response Fund dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e una per la lotta al Coronavirus della Fondazione CDC, per ciascuna delle quali doneremo fino a 10 milioni di dollari.
• In questi giorni difficili la tecnologia e la rete stanno giocando un ruolo chiave per permettere alle persone di comunicare, eppure in tanti non hanno ancora accesso a un computer, alla rete o non sanno come usufruirne. Dal punto di vista dell’educazione digitale Facebook ha prodotto strumenti utili ad avvicinare all’utilizzo del PC o della rete anziani o persone a bassa alfabetizzazione digitale?
Da tempo Facebook è impegnata nello sviluppo delle competenze digitali. Questo impegno si è concretizzato ulteriormente in Italia nel 2018, quando abbiamo aperto a Roma – presso l’Hub di LVenture Group e LUISS EnLabs alla Stazione Termini di Roma – Binario F, uno spazio fisico aperto alla comunità e dedicato alla formazione e allo sviluppo delle competenze digitali di persone, imprese, associazioni ed istituzioni. Grazie a Binario F siamo stati in grado di formare, negli ultimi due anni, oltre 100.000 persone in Italia.
Tutte le attività di formazione di Binario F – realizzate attraverso programmi di Facebook, ma anche di vari partner esterni o organizzati dalla Community stessa – sono totalmente gratuite e aperte a tutti coloro che hanno l’esigenza di sviluppare le proprie competenze digitali. I vari programmi che si svolgono a Binario F includono iniziative che promuovono l’uso inclusivo delle nuove tecnologie anche per le categorie a bassa alfabetizzazione digitale, tra cui i migranti e gli over 65.
• Esistono degli strumenti che possano aiutare i genitori a monitorare o a permettere un accesso più sicuro alla rete per i loro figli?
E’ molto importante che gli adolescenti possano usare Facebook con una piena consapevolezza delle nozioni e degli strumenti che servono loro per proteggere le informazioni che li riguardano. Per questo, da tempo abbiamo reso disponibile il Portale per gli Adolescenti, uno spazio dove i ragazzi potranno trovare suggerimenti sulla sicurezza, su come segnalare contenuti e su come decidere chi può vedere ciò che condividono, ma anche delle brevi guide su come ottenere il massimo dai prodotti Facebook come Pagine, Gruppi, Eventi e Profilo, informazioni su che tipo di dati Facebook raccoglie e sul modo in cui vengono utilizzati, e delle dritte su cosa fare se si ha bisogno di una pausa dai social network. Sappiamo però che spesso anche i genitori hanno domande o dubbi su Facebook. Che si tratti del proprio account o di quello dei propri figli, abbiamo messo loro a disposizione il Portale per i genitori, con informazioni e suggerimenti utili per gestire al meglio la loro esperienza su Facebook e aiutare i figli a destreggiarsi con la loro.
font.blogdellestelle


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Pepe Mujica: Il coronavirus ci ricorda che non siamo proprietari del mondo
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lunedì 04 maggio 2020

foto Cinematographe.it

"Il coronavirus ci ricorda che non siamo proprietari del mondo". Così ha dichiarato Pepe Mujica, ex Presidente dell’Uruguay parlando col giornalista Jordi Évole, all’interno di una video-intervista rilasciata dalla sua casa a proposito dell’emergenza sanitaria mondiale.
‘Il coronavirus metterà fine alla globalizzazione capitalista?’. Ha domandato Jordi Évole, a l’ex presidente dell’Uruguay Josè ‘Pepe’ Mujica, che ha colto l’occasione per affrontare un discorso più generale sulla condizione della nostra società ai tempi del Covid-19.
“No, non sarà il virus a decretare la fine del capitalismo. – rispondendo alla domanda – Questo dovrà venire dalla volontà organizzata degli uomini, che sono stati quelli che lo hanno creato”, precisando meglio “è l’uomo che deve distruggerlo. Il dio mercato è la religione fanatica del nostro tempo, governa tutto”, ha affermato Mujica – ma non credo che sarà il coranavirus a fermarlo.
“Non so se sia una situazione reversibile, ma dobbiamo lottare affinché lo diventi. Questo virus ci spaventa e prendiamo un certo grado di misure quasi eroiche. Sul piano del mercato e della globalizzazione bisognerebbe rispettare e non oltrepassare determinati limiti e certi parametri”. ha aggiunto l’ex Presidente. “I governi mondiali hanno sottovalutato la questione, hanno creduto che fosse un problema solo cinese, e ora invece lo è diventato per tutti”.
‘Pensa che da questa pandemia possa uscire qualcosa di buono?’ chiede ancora il conduttore Évole nell’intervista. “Grazie a questo spavento mondiale potrebbe emergere un po’ più di generosità e meno egoismo. Ma mi domando perché dei vecchietti continuino ad accumulare denaro senza senso. Parlo dei miliardari, di gente che concentra la ricchezza”, prosegue Mujica.
E’ molto critico Mujica nei confronti del capitalismo, soprattutto nei confronti di coloro che Jordi Évole nella videointervista definisce i multimiliardari. “ Non capisco che cosa diavolo vogliano ancora, una manciata di vecchietti che bramano sempre più soldi. Perché non smettono di fare casini in giro? Se tanto poi alla fine, ad esempio ora, con il coronavirus, vanno a morire come una qualsiasi altra persona”, dice Mujica riferendosi ai grandi uomini d’affari e ai grandi investitori. “Non siamo in guerra, questa è una sfida che la biologia e la Terra ci pongono per ricordarci che non siamo i proprietari assoluti del mondo, anche se così ci sembra. Questa crisi talmente grave può servire per ricordarci che i problemi globali sono anche i nostri problemi”.
Mujica all’interno dell’intervista nel programma “Lo de Évole”, coglie anche l’occasione per lanciare un appello: “Dobbiamo combattere l’egoismo che ci portiamo dentro al fine di superare il coronavirus, dobbiamo diventare socialmente uniti gli uni agli altri”. L’ex presidente dell’Uruguay scuote il capo, è amareggiato e deluso nei confronti dei leader mondiali, che “poco o niente hanno fatto per mettere fine alla distruzione ambientale e degli ecosistemi.” L’ex presidente poi manda un messaggio e si rivolge con un incitamento a tutte le persone che stanno vivendo la quarantena e l’isolamento dovuti al coronavirus: “La peggiore solitudine è quella che abbiamo dentro; è tempo di meditare. Parla con te stesso e cerca di immaginare una finestra sul cielo. A ognuno di voi che vi sentite tristi e sconfortati da questi momenti, dico: Finché avrete una ragione per vivere e combattere, non avrete tempo per la tristezza”.
font.unimondo.org
Fondazione Fontana


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ritardi dei test in Lombardia
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lunedì 04 maggio 2020

La Lombardia è la regione più colpita dalla pandemia causata dal virus Covid-19. In Italia un decesso su due causato dal virus, 14mila su 28mila totali circa, è avvenuto in Lombardia. Significa che qui la ripartenza non potrà essere come nel resto d’Italia.
Significa che per tutelare la nostra salute e la ripresa dell’attività delle imprese, qui dovremo essere attenti il doppio.
Come gruppo consiliare del MoVimento 5 Stelle abbiamo sempre sostenuto che l’utilizzo dei test sierologici, attraverso i quali mappare la diffusione del virus, fosse uno degli strumenti più importanti, insieme al distanziamento sociale, in mano alle istituzioni al fine di consentire ai lombardi di tornare a lavorare e uscire di casa in sicurezza.
Nonostante vi fossero test disponibili già inizio marzo, nonostante alcune regioni d’Italia (meno colpite dal virus) abbiano avviato i test sulla popolazione già da inizio aprile, nonostante vi fossero dei sindaci lombardi disposti ad avviare subito la mappatura, Regione Lombardia ha deciso di attendere solamente l’ultima settimana di aprile prima di avviare la diffusione dei test.
Come mai? La storia che sto per raccontarvi ha dell’incredibile. E temo siamo solo all’inizio. Peccato che questo test non abbia ancora né l’autorizzazione CE, né quella FAD.
Nell’attesa bisogna bloccare tutto, senza nemmeno prendere in considerazione analoghi test sierologici già disponibili sul mercato. Mentre le altre regioni avviano sperimentazioni e protocolli. La Lombardia, che ricordiamo essere la regione più colpita d’Italia, aspetta. Con buona parte dei cittadini e delle aziende che vogliono ripartire.
Il 16 aprile si viene a scoprire, grazie ad un’inchiesta giornalistica, che il coordinatore del gruppo di lavoro incaricato di stabilire quale sia il test migliore a disposizione, sia a capo dell’equipe dell’Ospedale San Matteo che lavora al progetto concordato con Diasorin, per il quale l’Ospedale riceverà 50mila euro e l’1% per ogni prodotto venduto. Tale coordinatore ha sconsigliato ogni altro test all’infuori di quello a cui sta lavorando lui. Opinione legittima, non fosse in palese conflitto d’interesse. Il coordinatore si dimette. Regione Lombardia intanto invia una comunicazione agli ospedali lombardi una comunicazione attraverso la quale chiede agli istituti di adeguare i propri software ai dispositivi Diasorin-San Matteo. La gara si chiuderà il 24 aprile e risulta tutt’ora in valutazione.
Il 23 aprile, a gara ancora aperta, cominciano i test a tappeto sulla popolazione con il test realizzato dall’ospedale pubblico accordatosi con l’azienda. Risultato? Un ricorso al Tar che verosimilmente potrebbe bloccare tutto di nuovo.
Il Tribunale amministrativo della Lombardia, il 23 aprile si esprime in questi termini: “l’accordo quadro stipulato tra la Fondazione e Diasorin non sembra esaurirsi in un puro accordo di collaborazione scientifica, ma presentare contenuti sinallagmatici con precisi vantaggi economici e conseguente valore di mercato sottratto al confronto concorrenziale” e quindi conferma la violazione delle norme sulla concorrenza; “l’accordo medesimo non sembra finalizzato alla valutazione clinica di un dispositivo diagnostico già pronto, ma all’elaborazione di nuovi test molecolari e sierologici per la diagnosi di infezione da Sars–Cov-2, sulla base di un prototipo Diasorin di imprecisata consistenza, da sottoporre a sviluppo e che dovrà essere implementato in esecuzione dell’accordo; le doglianze formulate a sostegno del ricorso e della domanda cautelare sembrano presentare profili sostanziali, meritevoli di approfondimento in sede collegiale …” ed a tale fine fissa la Camera di Consiglio per il 13 maggio prossimo venturo.
Tutto normale? Direi proprio di no. Anche volendo sforzarsi di concedere il beneficio del dubbio, anche pensando che tutto questo sia stato fatto per avere il test migliore, difficilmente tutti gli errori, tutti i pasticci commessi dai capaci e competenti amministratori della Lega non causeranno ulteriori ritardi, nella diffusione e somministrazione dei test ai cittadini.
Ora io sono un cittadino lombardo, spero che la mia famiglia possa, prima o poi essere sottoposta al test, così non fosse, se il test Diasorin-San Matteo non si rivelasse la miglior scelta possibile, se il ricorso al Tar bloccasse tutto confermando tutte le gravi mancanze e violazioni della normativa a tutela della concorrenza e dell’evidenza pubblica, se ancora una volta l’incapacità della giunta leghista costringesse noi cittadini ad aspettare e a continuare ad attendere di ammalarci, le imprese a non poter lavorare e i negozi a non poter riaprire in sicurezza, la Giunta dovrà prendere atto della incapacità del suo presidente Fontana e del suo assessore Gallera a gestire questa fase delicatissima di emergenza.
Dovrete assumervi le vostre responsabilità, e provare a farvi aiutare dalle altre forze politiche che hanno a cuore esclusivamente il bene dei nostri concittadini. Lunedì chiederò direttamente agli interessati, durante la seduta del Consiglio Regionale, se sono consapevoli delle loro responsabilità e degli errori fatti. Restate collegati, non mancherò di aggiornarvi.
font.blogdellestelle


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Cosa succederebbe se le boutique di abbigliamento, accessori e fragranze unissero i loro sforzi inserendosi in un network e nel periodo dei loro sconti, accordandosi con hotel, b&b, ristoranti, musei, parrucchieri estetisti teatri cinema etc della loro zona, offrissero ai clienti da fuori regione e non solo, dei coupon di sconti legati agli acquisti fatti in boutique?
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Il futuro del retail


In questi tempi il mondo fa i conti con una tragedia socioeconomica dalle proporzioni immani. Il problema sanitario lentamente rientrerà, ma inevitabilmente ci si interroga per capire come affrontare al meglio il dramma economico. Da questo punto di vista non è solamente necessario studiare provvedimenti per tamponare le perdite, ma anche progettare la ripresa. Una ripresa che però avverrà in un contesto profondamente diverso, di cui è necessario comprendere fin da ora le dinamiche per ideare strategie efficaci.

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