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888 PERSONAL SHOPPER
COME NASCE L'IDEA



Un gruppo di ragazzi e qualche birra fresca, dopo una giornata a visitare alcuni dei negozi più cool d’Europa. Creiamo un vero e proprio calendario degli sconti in giro per il mondo! “Best brands@best boutiques”. Organizzare veri e propri viaggi nei periodi migliori per fare acquisti dei brand che preferiamo e contemporaneamente visitare e rivisitare città. Il lato più positivo è che questa idea ci permette anche di aiutare boutique, profumerie, parrucchieri, ristoratori, albergatori e tutti gli altri operatori commerciali, a fare sistema creando una rete che si aiuta e si sostiene vicendevolmente Provate a pensare: nel periodo di sconto della boutique, anche hotel, ristoranti, parrucchieri, profumerie e tutti quelli potenzialmente coinvolti attivano promozioni dedicate a visitatori specifici, quelli che hanno visitato la boutique. Visitare una città completamente in saldo in un dato periodo sarebbe un’occasione che attirerebbe persone da tutto il mondo, senza ombra di dubbio. “Noi vogliamo dare il nostro contributo affinchè tutto questo si possa realizzare



Chi è il personal shopper?

Il personal shopper è una moderna figura professionale una sorta di consulente personale di shopping. E' anche un consulente d'immagine che da indicazioni concrete sia per un cambio di look totale quanto per migliorare il proprio stile o apparenza
Accompagna i propri clienti nello shopping fornendo consigli su cosa comprare e dove, per realizzare lo stile che meglio rispecchia i desideri e le necessità del cliente.
cerca di raccogliere il maggior numero di informazioni possibile, per delineare lo stile di vita del cliente, i suoi obbiettivi personali e professionali e quindi l’immagine che vuole dare di se.
L'abito non fa il monaco ma nel mondo di oggi, spesso, le persone si fermano alla prima impressione, che è quella che conta. seguici su www.888ps.it





Nasce l'inno dei medici contro il virus

Un video musicale per raccomandare ai cittadini di restare a casa. È quello realizzato dalla Federazione Italiana delle Società Medico Scientifiche (Fism) suonato e cantato da medici specialisti e rilanciato sui social della Fism e del Ministero della Salute. Pur impegnati in un momento così difficile, un gruppo di medici da tutta Italia ha voluto trovare il tempo, tra un turno e l'altro, per prendere gli strumenti in mano e rilanciare l'invito ai cittadini a restare a casa. Il testo è stato scritto appositamente per loro dal maestro Giulio Rapetti Mogol che ha rivisto le parole originarie de “Il mio canto libero”, il classico della canzone italiana scritto con Lucio Battisti. È così nata l'idea di interpretare la canzone, ovviamente a distanza, mettendo a valore le capacità musicali di tanti professionisti delle corsie di tutta Italia per sottolineare come il difficile lavoro negli ospedali debba essere sostenuto dall'impegno di tutti. Ne è nato un vero e proprio inno che, pur nella fatica, non abbandona la speranza. Come recita il testo “adesso resta a casa, esci solo a far la spesa… domani un nuovo giorno sarà”.



Un gruppo di 30 sanitari albanesi è arrivato in Italia. Le parole del premier albanese: "Noi non siamo ricchi ma neanche privi di memoria, non abbandoniamo mai gli amici in difficoltà. Questa è una guerra che non si vince da soli.
i



Domenico Bini

il momento

sta andando tutto male

O SIGNORE






La strana creatura è stata filmata in un villaggio di Miao nel Kunming, nella Cina Meridionale. Si tratta di una mutazione genetica oppure di tanta suggestione?
l decreto antimafia funziona, anche il boss Zagaria tornerà in cella
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giovedì 14 maggio 2020






dopo aver raccontato il ritorno in carcere del boss Antonino Sacco, grazie all’approvazione, lo scorso 10 maggio, del dl Antimafia voluto dal Ministro Alfonso Bonafede, di seguito l’articolo pubblicato su la Repubblica riguardante il boss Pasquale “Bin Laden” Zagaria
ROMA –
Anche Pasquale “Bin Laden” Zagaria, il boss più famoso messo ai domiciliari per il suo stato di salute, potrebbe tornare in cella. Perché il Dipartimento delle carceri ha trovato posto per le sue cure mediche nell’ospedale Belcolle di Viterbo, struttura attrezzata per la gestione dei detenuti che si trovano al 41bis, e lo ha comunicato ai giudici di Sassari. Il tribunale di sorveglianza, che gli aveva concesso i domiciliari il 24 aprile, ha subito fissato una nuova udienza per il 22 maggio. Avvisando ovviamente anche il collegio di difesa di Zagaria della nuova situazione che si è venuta a creare dopo il decreto approvato sabato 16 maggio che ordina appunto di rivedere la situazione di tutti i mafiosi messi ai domiciliari.
Dopo il sì al decreto, il Dap, nelle ore immediatamente successive, con il vice capo ed ex pm Roberto Tartaglia, ha preparato un elenco dei soggetti di maggiore pericolosità, messi ai domiciliari, per i quali era urgente trovare invece una collocazione ospedaliera all’interno delle strutture carcerarie. Nell’elenco, figura al primo posto proprio Zagaria, che per la sua situazione sanitaria compromessa, e in assenza di una risposta tempestiva dello stesso Dap, aveva ottenuto i domiciliari.
Che adesso, dopo il decreto del Guardasigilli Alfonso Bonafede, può ottenere le stesse cure in un ospedale carcerario. Su questo dovrà esprimersi il tribunale, che però dovrà decidere senza poter prescindere dal decreto che chiede di rivedere la decisione dei domiciliari dopo 15 giorni, e successivamente una volta al mese. Zagaria aveva ottenuto la misura fino a settembre ed era stato accompagnato a Brescia dove vive la sua famiglia. Nella decisione, firmata dal giudice Riccardo De Vito, veniva registrato il ritardo del Dap nel fornire una collocazione ospedaliera all’interno delle carceri.
Movimento 5 stelle
font.blogdellestelle

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Guanti e mascherine non gettarli per strada!
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domenica 10 maggio 2020



I dispositivi di protezione individuale se non smaltiti adeguatamente possono causare enormi danni ambientali e problemi sanitari.
Abbandonati per strada, gettati via dopo il loro utilizzo senza alcuna cura per il benessere del pianeta e per la sicurezza altrui. Purtroppo non si può fare a meno di notare in questi giorni quante persone non si facciano assolutamente nessuno scrupolo a disperdere impunemente nell’ambiente guanti e mascherine.
Cosa fare?
Usa mascherine riutilizzabili, ma solo se certificate e secondo le modalità d’uso stabilite dal produttore. Se utilizzi guanti e mascherine usa e getta, chiudili in un sacchetto e conferiscili nell’indifferenziato o nei punti di raccolta allestiti. È un gesto civico, di buon senso e corretto per la salute di tutti noi e dell’ambiente. Passa parola.

di Legambiente
font.beppegrillo.it

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I Green Worker nel mercato del lavoro – Intervista a Marco Gisotti
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Scritto da Administrator   
venerdì 08 maggio 2020




Nel 2009 i green workers, ovvero i lavoratori che hanno mansioni specifiche nell’ambito dell’ecologia e della sostenibilità, erano circa 950 mila. Dopo circa 10 anni, nel 2018, questi erano saliti a 3 milioni e centomila unità, corrispondenti al 13,4 % dell’occupazione nazionale complessiva. Numeri importanti che dimostrano quanto queste figure oggi siano ricercate dalle imprese e quindi importanti per il mercato del lavoro. Questi dati e altre input interessanti sono riportati nel testo 100 Green Jobs per Trovare Lavoro – Guida alle professioni sicure, circolari e sostenibili.
Ne abbiamo parlato con uno degli autori, Marco Gisotti, giornalista, divulgatore scientifico ed esperto di green economy.
I green worker, come avete dimostrato nel testo scritto con Tessa Gelisio, sono addirittura triplicati dal 2009 al 2018. Facciamo uno sforzo e cerchiamo di guardare al futuro. Finita questa emergenza sanitaria può esserci un nuovo punto di partenza per quanto riguarda queste professioni? La Storia non si ferma davvero davanti a un portone, se posso citare De Gregori. A meno che questa crisi non duri un decennio e l’intero pianeta regredisca al medioevo, la corsa dei green jobs, così come verso la green economy, è l’unico futuro possibile.
Il fatto che ormai per quasi l’80 per cento di tutte le professioni richieste in Italia siano richieste competenze verdi la dice lunga sul processo di trasformazione che il nostro Paese ha attraversato, e questo vale in generale per tutta l’Europa e per la grande maggioranza dei paesi industrializzati. Efficienza energetica e riduzione degli sprechi sono la parola d’ordine della nuova impresa e sono necessità che anche le attività delle pubbliche amministrazioni devono assecondare. Essere “green” conviene per molte ragioni: se non per quelle etiche, per lo meno per quelle economiche.
La crisi sanitaria, certo, è un brutto shock e si perderanno centinaia di migliaia di posti di lavoro, ma non c’è dubbio che la nuova occupazione andrà nella direzione della sostenibilità.
C’è la sensazione che basta essere ambientalisti per essere dei green worker quando dietro c’è sicuramente una ricerca e confronto continuo, soprattutto con gli altri paesi. Quanto il mondo della formazione si sta adeguando al mondo del lavoro? La formazione, in generale, è molto indietro rispetto alle necessità del mercato del lavoro. I percorsi di studio professionali spesso non sono aggiornati e le università non tutte riescono a tenere il passo dell’innovazione. Si tratta di una realtà a macchia di leopardo sulla quale gravano anche i molti anni di incertezza nella direzione che il nostro Paese avrebbe dovuto prendere in questo senso.
Ma molte risposte e soluzioni sono a portata di mano. Per esempio, in Italia abbiamo sviluppato uno degli strumenti più all’avanguardia per il monitoraggio del mercato del lavoro, il Sistema informativo Excelsior, gestito da Unioncamere e Anpal, capace di fornire dati molti definiti su base provinciale. Uno strumento il cui utilizzo dovrebbe essere introdotto nelle scuole, nelle università e in tutti quegli enti locali preposti alla formazione professionale.
So che nel DEF, il documento di economia e finanza del Governo, c’è una propensione verso la formazione green come volano per la costruzione di una nuova economia più resiliente e sostenibile. Mi sembra una buona notizia.
Nel testo spiegate quali possono essere i percorsi per sviluppare e acquisire capacità “green” utili per il mondo del lavoro. Quanto le aziende italiane stanno facendo propri i principi dell’economia circolare?
La risposta è “tanto ma non abbastanza”. Almeno un’impresa su quattro è green, e non è poco. Confido molto che il cosiddetto “new green deal” possa dare quella spinta definitiva a conquistare anche le altre. Gli strumenti che il governo intende mettere in campo e la linea della Commissione europea, nonostante la pandemia e, anzi, proprio per reagire alla pandemia, rappresentano una novità storica. Una coincidenza di interessi nello sviluppo di un’economia circolare e verde così forte fra il nostro Paese e l’Unione europea non c’era mai stata.
Saranno tutte rose e fiori? Per il momento sì, ma fra due, tre anni? Anche in questo senso direi che la Storia non si ferma davvero. C’è un’evoluzione naturale dell’impresa e dell’economia che ha trovato nella circolarità delle risorse le sue risposte. Ma anche in questo senso non significa che non si debba restare vigili. Una vera economia verde deve essere anche inclusiva e solidale. I diritti dell’ambiente sono diritti dell’uomo, così come un lavoro verde deve essere rispettoso dell’ambiente ma anche dignitoso per il lavoratore.
Sempre a proposito di economia circolare, da divulgatore scientifico, quanto è forte ora nel nostro paese questo concetto e quanto possiamo fare per svilupparlo?
Il concetto è forte e mi sento di dire che si fa sempre più radicato. L’evidenza che sprecare una materia prima è evidente a tutti, soprattutto alle imprese. Ma si sta sviluppando un concetto di circolarità anche ad altri livelli, di economia solidale. La rinascita di ciclofficine, di piccoli riparatori di quartiere, dei negozi del riuso, di altre forme anche più organizzate di sharing economy dimostrano che sta accadendo un salto culturale. Non solo dall’alto, non solo per merito dell’impresa o delle istituzioni, ma anche per una presa di coscienza. In questo caso, se mi passi ancora una volta la citazione, la Storia siamo davvero noi.
Domanda da un milione di dollari: se non fossi stato un green worker cosa avresti fatto nella vita? Da bambino avevo i quaderni di un personaggio dei cartoni animati che si chiamava Draghetto. Era un piccolo drago che concludeva le sue storie sempre con la stessa dichiarazione (che faceva disperare il padre, un signor Drago di tutto rispetto): “da grande…farò il pompiere!”. Temo che l’imprinting sia avvenuto troppo presto per avere una seconda chance!
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Sarà l’occasione di acquistare i capi da sempre sognati spendendo cifre non da capogiro🙂🙂🙂

Sarà l’occasione di vedere nuove città e conoscere nuova gente visitando i musei, i monumenti e i migliori ristoranti😋😋😋

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Cambio di paradigma




Cosa succederebbe se le boutique di abbigliamento, accessori e fragranze unissero i loro sforzi inserendosi in un network e nel periodo dei loro sconti, accordandosi con hotel, b&b, ristoranti, musei, parrucchieri estetisti teatri cinema etc della loro zona, offrissero ai clienti da fuori regione e non solo, dei coupon di sconti legati agli acquisti fatti in boutique?
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Il futuro del retail


In questi tempi il mondo fa i conti con una tragedia socioeconomica dalle proporzioni immani. Il problema sanitario lentamente rientrerà, ma inevitabilmente ci si interroga per capire come affrontare al meglio il dramma economico. Da questo punto di vista non è solamente necessario studiare provvedimenti per tamponare le perdite, ma anche progettare la ripresa. Una ripresa che però avverrà in un contesto profondamente diverso, di cui è necessario comprendere fin da ora le dinamiche per ideare strategie efficaci.

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