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CIVILTANO' - LA 7 NEWS
dal mondo
Intelligente come un polipo!

Che fine ha fatto Tartaglia?

L'uomo che nel 2009 colpì l'allora premier con una miniatura del Duomo è stato fotografato al centro commerciale di Peschiera Borromeo. Le immagini sul settimanale Oggi Nel 2009 ferì l’allora premier Silvio Berlusconi lanciandogli una miniatura del Duomo. Poi venne assolto perché riconosciuto incapace di intendere e di volere al momento del fatto. E a cinque anni di distanza Massimo Tartaglia è stato fotografato mentre partecipava a un casting per lavorare come Babbo Natale in un grosso centro commerciale a pochi chilometri da Milano, la Galleria Borromea di Peschiera Borromeo. Le foto sono state pubblicate dal settimanale Oggi, in edicola mercoledì 10 dicembre. Nessuno degli spettatori che ha assistito al casting lo ha riconosciuto. Alla domanda con chi avrebbe voluto pranzare nei panni di Babbo Natale, Tartaglia ha risposto a Oggi: “Se fossi Babbo Natale, credo che dovrei pranzare con la Befana, sbaglio?”. Ma non vorrebbe cenare con un’attrice o magari con un politico?: “Beh, i politici forse è meglio che li lasci perdere

MOSTRO IN ISLANDA

Il mostro del lago esiste davvero: "E' lungo 30 metri" Nessie, abitante del lago di Loch Ness, è ancora relegata a leggenda. Lagarfljótsormur, mostro del lago di Lagarfljót, è invece realtà. A confermarlo, il governo islandese
ISLANDA - Fino a poche ore fa era solo una leggenda. Niente di più e niente di meno che una sorta di "amico a distanza" di Nessie. Ma da oggi il lago "Lagarfljót" potrebbe superare la fama di quello di Loch Ness. "Lagarfljótsormur", un mostro di novanta metri, esiste davvero. A confermare l'esistenza del lungo serpente è stata una commissione governativa islandese che, con sette voti a favore e sei contrari, ha sancito l'autenticità di un filmato girato nel 2012 e che potete vedere qui sotto. Fino ad oggi il "mostro" era stato bollato come una semplice rete da pesca allungata, ma dopo la votazione della Commissione la versione ufficiale è che "Lagarfljótsormur" esiste. O forse - sottolineamo, forse - si tratta solo di una trovata pubblicitaria del governo per rilanciare il turismo. Forse.

MOSTRO MARINO IN VIETNAM

la notizia del ritrovamento di un gigante mostro marino in Vietnam, riportata dal sito giapponese Karapaia. Nel video la grossa e lunga creatura di colore grigio è circondata da una folla di persone, alcune delle quali impegnata ad ispezionare l'enorme bocca dell'imponente creatura, appoggiata su un rimorchio. Ma cosa potrebbe essere. un verme gigante, un mostro marino, un alieno o addirittura un esperimento animale finito male?

Attenti alle Sirene !!!!!




SCERZO NEL BAGNO DELLE RAGAZZE
LA FOTO DEL FANTASMA

ADAM Cantano con il vibratore


Tutti matti

Alieni in gabbia


spider cat Un gatto si è arrampicato sulla finestra di una porta esterna di una veranda, in perfetto stile Uomo Ragno, aprendo poi la porta per entrare in casa. Il filmato, inviato allo show televisivo America’s Funniest Home Videos, è diventato una hit su YouTube. un fotogramma dell'arrampicata Nella descrizione del filmato viene detto che il gatto si arrampica sul vetro: una prestazione assolutamente notevole, quella del felino, se fosse confermata. Più probabilmente, il gatto si arrampica su una zanzariera, ma questo non toglie nulla al “gesto atletico” del felino.

DONNA BARBUTA E SI PIACE COSI'

Harnaam Kaur soffre della sindrome dell'ovaio policistico, una patologia che fa crescere una folta peluria su braccia, petto e viso. La ragazza ha visto spuntare i primi peli a soli 11 anni e da lì si è trovata ad affrontare un vero dramma psicologico.
Per anni sono stati numerosi gli insulti e le offese che ha dovuto sopportare, persino minacce di morte da parte dei bulli. Oggi però sta bene e ride di tutto questo, grazie all'avvicinamento allo Sikhismo, una religione che vieta di tagliare i peli del proprio corpo.
Harnaam ha deciso di non tagliare più la barba in segno di rispetto verso sé stessa. "Dio mi ha creata così e devo essere contenta, ho imparato ad amarmi per ciò che sono, nulla può più turbarmi".

IO ERO UN ELFO

E’ tempo di corsari. Quando Gentiloni e Realacci facevano i blitz con Goletta Verde Tutela ambiental
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giovedì 15 dicembre 2016




Paolo Gentiloni ha una storia legambientina. Agli inizi degli anni ’90 dirigeva Nuova Ecologia, da lì il salto in politica prima a livello romano poi nazionale. La giunta Rutelli, la gestione del Giubileo, il governo Prodi poi le primarie romane ed infine il governo Renzi. Un uomo onesto e competente, una cultura da ambientalista e questo ci fa ben sperare. Ha molte sfide davanti e guiderà di fatto un Governo a tempo: gli si chiede insieme stabilità e precarietà. Noi di Legambiente vogliamo solo sperare che una volta entrato nella stanza dei bottoni sappia portare con sé lo spirito legambientino, quel modo curioso e spiazzante di vedere le cose che forse potrà aiutarlo in un contesto così difficile in cui la logica della contrattazione al ribasso rischia di prevalere. In questa foto Paolo è sulla destra in basso, Ermete [Realacci] lancia l’arrembaggio: si tratta di uno dei primi blitz di Goletta Verde (1986). Una doppietta con Gentiloni presidente ed Ermete ministro sarebbe stato un bel segnale di speranza e la certezza che si può arrivare a governare facendo politica vera.
Non sarà certo possibile fare la rivoluzione ambientale di cui avremmo dannatamente bisogno in questo paese, ma noi speriamo che sappiano essere ancora un po’ corsari e con qualche incursione riescano ad esempio a portare a casa una fine emergenza terremoto ed un inizio di ricostruzione degna di un Paese civile e moderno (qualità del costruito, recupero beni culturali, innovazione, sicurezza, trasparenza); che possano finalmente dare stabilità all’ecobonus (di cui Ermete è inventore e difensore avendo così aiutato concretamente il settore edile) che ci aiuterebbe a rendere le nostre case efficienti e sicure; che facciano approvare i decreti attuativi del collegato ambientale e della legge sulle agenzie regionali in modo da rendere realmente operative due ottime leggi; che spingano per una direttiva europea su economia circolare davvero moderna e ambiziosa; che sostengano il biometano e le energie rinnovabili; che aiutino i parchi e l’agricoltura biologica ad uscire dell’isolamento ed invece ad essere assi portanti di sviluppo territoriale; che sostengano le imprese verdi e le nuove forme di economia civile che danno vita a migliaia di cooperative in cui i giovani inventano nuovo lavoro.
E poi sì, dateci questa benedetta riforma elettorale e fatevi guidare dai principi che avete profondamente incarnato in tutti questi anni: la partecipazione e il sano protagonismo dei territori.
Buon vento corsari!
Rossella Muoni. Presidente nazionale di Legambiente, da Greenreport.it
font.unimondo.org


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Attentato di matrice salafita/saudita contro la cattedrale cristiana coopta del Cairo
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lunedì 12 dicembre 2016




“L’Egitto deve essere punito”…… lo avevano dichiarato apertamente i massimi responsabili della monarchia saudita di Rijad (Arabia Saudita)….
Il Cairo (AsiaNews) – Una bomba è scoppiata stamane nelle vicinanze della cattedrale copta della capitale egiziana, facendo morire almeno 25 persone e ferendone altre 50.
L’ordigno è esploso nella piccola cappella di san Pietro, adiacente alla cattedrale di san Marco, sede del patriarca copto Tawadros II, che al momento si trova in Grecia per un viaggio pastorale.
Durante la messa i fedeli hanno udito l’esplosione e visto volare brandelli di corpi e sangue provenienti dal lato delle donne, che in genere trovano posto nella zona di destra della chiesa.
Hanna Kamel un testimone, afferma che almeno 10 donne sono morte sul colpo. “Stavamo per pregare quando è avvenuta l’esplosione. Io e i miei amici eravamo fuori perchè la chiesa era piena di fedeli. C’era sangue dappertutto”……..
“L’Egitto deve essere punito”, lo avevano dichiarato apertamente i massimi responsabili della monarchia saudita di Rijad, irritati con il governo egiziano del presidente Abd al-Fattah al-Sisi, un governo che aveva messo fuori ed incarcerato i responsabili del movimento dei F.lli Mussulmani, la fazione integralista appoggiata dai sauditi e dagli USA.
Lo stesso governo laico egiziano, presieduto dall’ex generale, che aveva rifiutato di partecipare alla campagna militare diretta dai sauditi contro lo Yemen, un massacro deliberato contro la popolazione civile, inoltre Al Sisi aveva poi deciso di appoggiare il Governo di Damasco, quello di Al Assad, nella sua lotta senza quartiere contro i gruppi terroristi jiadisti. L’ Egitto di Al Sisi, che ultimamente si e’ riavvicinato alla Russia, non solo ha espresso il suo appoggio al presidente siriano Bashar Al Assad, ma ha voluto anche inviare un contingente di truppe egiziane in Siria ad affiancare l’Esercito siriano nella lotta contro i gruppi terroristi jihadisti, sponsorizzati dai sauditi e dagli USA per rovesciare il Governo di Damasco.
Questa mossa di al-Sisi aveva fatto infuriare i monarchi sauditi e il Dipartimento di Stato USA. Da qui la decisione di Rijad e di Washington di “punire l’Egitto e fargli pagare un caro prezzo per le sue scelte di politica autonoma.
In breve si e’ avuta a stretto giro la decisione di Rijad : 1) di chiudere i finanziamenti che la monarchia saudita elargiva al Cairo, 2) la chiusura delle forniture petrolifere, 3) Attivazione di attivita’ di sobillazione dei gruppi integralisti all’ interno dell’Egitto.
Si tratta delle stesse attivita’ di sobillazione che l’Arabia Saudita da anni conduce in Siria, in Libano ed il Iraq, attraverso la sua rete terroristica occulta e diretta dai potenti servizi di intelligence di Rijad.
Non e’ un mistero che la Monarchia Saudita conduce da anni attivita’ di sobillazione contro i paesi considerati ostili agli interessi di Rijad ed in particolare ai governi di impostazione sciita o filo iraniana, come l’Iraq, la Siria, lo Yemen ed il Libano, oltre a quello che e’ il nemico storico di Rijad: la Repubblica uslamica dell’ Iran, massima potenza sciita della regione.
Come denunciato dallo stesso governo iracheno e da esponenti libanesi e siriani, Rijad e’ responsabile come finanziatore ed ispiratore dei principali gruppi terroristi salafiti, come l’ISIS ed Al Nusra, che in continuazione colpiscono con attentati ed autobomba i luoghi di raduno e di preghiera degli sciiti e delle minoranze cristiane, in Iraq come in Siria, in Libano ed anche altrove.
L’Arabia Saudita (assieme al Qatar) è stato il principale sostenitore (oltre alla mano occulta degli USA) e creatore dell’ISIS, in particolare quando questa organizzazione, facendo leva sulle tribù sunnite dell’Iraq, si è impadrontita del nord dell’Iraq costituendo lo Stato Islamico. Persino alcuni giornali ed osservatori britannici hanno rivelato gli indubitabili legami fra l’Arabia Saudita e lo Stato Islamico e come il piano di conquista del nord dell’Iraq fosse vecchio di dieci anni, nell’ambito della lotta per la supremaziia sunnita/salafita contro gli sciiti dell’Iraq (maggioranza nel paese) e della Siria.
Scriveva, nel Luglio del 2014, il giornale britannico The Independent: “Fino a che punto è l’Arabia Saudita complice della conquista da parte dell’ISIS di gran parte del nord Iraq, come è vero che sta da tempo alimentando un conflitto crescente tra sunniti e sciiti in tutto il mondo islamico? Qualche tempo prima del 9/11, il principe Bandar bin Sultan, il potente ambasciatore saudita a Washington e capo dell’intelligence saudita, fino a pochi mesi fa, ha avuto una volta una conversazione rivelatrice e inquietante con il capo del Servizio Segreto britannico, MI6, Sir Richard Caro . Il principe Bandar gli ha detto: “Il tempo non è lontano in Medio Oriente, Richard, quando sarà il momento, letteralmente, ‘Dio aiuti gli sciiti’ Più di un miliardo di sunniti hanno semplicemente avuto abbastanza di loro.” “Il momento fatale previsto dal principe Bandar potrebbe potrebbe essere arrivato ora, per molti sciiti, con l’Arabia Saudita impegnata giocare un ruolo importante nella sua realizzazione attraverso il sostegno alla jihad anti-sciita in Iraq e la Siria”. Scriveva l’analista dell’Independent.
Non vi è alcun dubbio circa l’accuratezza della citazione dal principe Bandar, segretario generale del Consiglio di sicurezza nazionale saudita dal 2005 e capo del generale intelligence tra il 2012 e il 2014, nei cruciali due anni in cui gli jihadisti tipo di al-Qaeda avevano assunto la direzione dell’opposizione sunnita armata in Iraq e Siria. Parlando al Royal United Services Institute alcune settimane prima, Dearlove, che ha guidato l’MI6 nel 1999-2004, aveva sottolineato il significato delle parole del principe Bandar, dicendo che costituivano “un commento agghiacciante che mi ricordo molto bene”. La citazione del principe Bandar risulta ancora molto attuale anche alla luce dello sviluppo degli avvenimenti.
Dearlove non aveva dubbi che il finanziamento sostanziale e sostenuto da donatori privati in Arabia Saudita e Qatar, su cui le autorità potrebbero aver chiuso un occhio, ha svolto un ruolo centrale nell’ avanzata dell’ISIS nelle zone sunnite dell’Iraq. Ha detto: “Queste cose semplicemente non accadono spontaneamente.” Questo suona realistico, visto che la leadership tribale e regionale nelle province maggioranza sunnita è molto grata ai sauditi e ai finanziatori del Golfo, e sarebbe improbabile collaborare con I’ISIS senza il loro consenso. A distanza di due anni e mezzo sappiamo come è andata a finire: con l’intervento risolutivo russo in appoggio alla Siria ed alle forze sciite irachene che si sta dimostrando essenziale nello spezzare il catenaccio di interessi tra Monarchia Saudita e coalizione anglo USA, strettamente alleata di Rijad.
Con l’ultimo attacco terrorista salafita contro l’Egitto, che colpisce la minoranza cristiana, i sauditi hanno aperto un nuovo fronte in reazione ai rovesci subiti sugli altri fronti, dalla Siria allo Yemen, all’Iraq.
Facile prevedere che l’Egitto diventerà a breve il prossimo obiettivo di destabilizzazione da parte della matrice saudita che non tollera le posizioni assunte dal governo di Al Sisi a favore dell’asse russo-siriano-iracheno che si è creato in Medio Oriente.
Chi potrà farne le spese saranno in prima battura le minoranze, quella sciita e quella cristiano coopta che ha già pagato un tributo di sangue sotto la presidenza di Al Morsi, leader dei F.lli Mussulmani, appoggiato dagli USA e poi deposto dalla giunta militare di Al Sisi.
Possiamo prevedere un prossimo aumento degli attacchi terroristici, come quelli avvenuti nel Sinai, assieme a nuove provocazioni contro la giunta egiziana mentre in contemporanea è già partita una campagna di diffamazione da parte dei media occidentali per rivendicare il rispetto dei “diritti umani” nel regime egiziano. Potrebbero covare i prodomi di una nuova “primavera araba” in Egitto ed è facile indovinare chi ne sarebbero i mandanti.
L’Egitto è un paese strategico, il più popoloso paese arabo dove, attraverso il canale di Suez, passa tutto il traffico marittimo da ovest in direzione dell’Oceano indiano e dell’Asia. Già una volta nel 1956, la crisi di Suez , al tempo di Nasser, provocò un terremoto a livello internazionale, non è da escludere che sia l’Egitto il prossimo teatro di confronto tra la declinante influenza degli Stati Uniti e l’asse Russia-Iran. Cina che si prospetta nel prossimo futuro.
di Luciano Lago
Fonti: Independent/controinformazione.info


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“L’Egitto deve essere punito”…… lo avevano dichiarato apertamente i massimi responsabili della monarchia saudita di Rijad (Arabia Saudita)….
Il Cairo (AsiaNews) – Una bomba è scoppiata stamane nelle vicinanze della cattedrale copta della capitale egiziana, facendo morire almeno 25 persone e ferendone altre 50.
L’ordigno è esploso nella piccola cappella di san Pietro, adiacente alla cattedrale di san Marco, sede del patriarca copto Tawadros II, che al momento si trova in Grecia per un viaggio pastorale.
Durante la messa i fedeli hanno udito l’esplosione e visto volare brandelli di corpi e sangue provenienti dal lato delle donne, che in genere trovano posto nella zona di destra della chiesa.
Hanna Kamel un testimone, afferma che almeno 10 donne sono morte sul colpo. “Stavamo per pregare quando è avvenuta l’esplosione. Io e i miei amici eravamo fuori perchè la chiesa era piena di fedeli. C’era sangue dappertutto”……..
“L’Egitto deve essere punito”, lo avevano dichiarato apertamente i massimi responsabili della monarchia saudita di Rijad, irritati con il governo egiziano del presidente Abd al-Fattah al-Sisi, un governo che aveva messo fuori ed incarcerato i responsabili del movimento dei F.lli Mussulmani, la fazione integralista appoggiata dai sauditi e dagli USA.
Lo stesso governo laico egiziano, presieduto dall’ex generale, che aveva rifiutato di partecipare alla campagna militare diretta dai sauditi contro lo Yemen, un massacro deliberato contro la popolazione civile, inoltre Al Sisi aveva poi deciso di appoggiare il Governo di Damasco, quello di Al Assad, nella sua lotta senza quartiere contro i gruppi terroristi jiadisti. L’ Egitto di Al Sisi, che ultimamente si e’ riavvicinato alla Russia, non solo ha espresso il suo appoggio al presidente siriano Bashar Al Assad, ma ha voluto anche inviare un contingente di truppe egiziane in Siria ad affiancare l’Esercito siriano nella lotta contro i gruppi terroristi jihadisti, sponsorizzati dai sauditi e dagli USA per rovesciare il Governo di Damasco.
Questa mossa di al-Sisi aveva fatto infuriare i monarchi sauditi e il Dipartimento di Stato USA. Da qui la decisione di Rijad e di Washington di “punire l’Egitto e fargli pagare un caro prezzo per le sue scelte di politica autonoma.
In breve si e’ avuta a stretto giro la decisione di Rijad : 1) di chiudere i finanziamenti che la monarchia saudita elargiva al Cairo, 2) la chiusura delle forniture petrolifere, 3) Attivazione di attivita’ di sobillazione dei gruppi integralisti all’ interno dell’Egitto.
Si tratta delle stesse attivita’ di sobillazione che l’Arabia Saudita da anni conduce in Siria, in Libano ed il Iraq, attraverso la sua rete terroristica occulta e diretta dai potenti servizi di intelligence di Rijad.
Non e’ un mistero che la Monarchia Saudita conduce da anni attivita’ di sobillazione contro i paesi considerati ostili agli interessi di Rijad ed in particolare ai governi di impostazione sciita o filo iraniana, come l’Iraq, la Siria, lo Yemen ed il Libano, oltre a quello che e’ il nemico storico di Rijad: la Repubblica uslamica dell’ Iran, massima potenza sciita della regione.
Come denunciato dallo stesso governo iracheno e da esponenti libanesi e siriani, Rijad e’ responsabile come finanziatore ed ispiratore dei principali gruppi terroristi salafiti, come l’ISIS ed Al Nusra, che in continuazione colpiscono con attentati ed autobomba i luoghi di raduno e di preghiera degli sciiti e delle minoranze cristiane, in Iraq come in Siria, in Libano ed anche altrove.
L’Arabia Saudita (assieme al Qatar) è stato il principale sostenitore (oltre alla mano occulta degli USA) e creatore dell’ISIS, in particolare quando questa organizzazione, facendo leva sulle tribù sunnite dell’Iraq, si è impadrontita del nord dell’Iraq costituendo lo Stato Islamico. Persino alcuni giornali ed osservatori britannici hanno rivelato gli indubitabili legami fra l’Arabia Saudita e lo Stato Islamico e come il piano di conquista del nord dell’Iraq fosse vecchio di dieci anni, nell’ambito della lotta per la supremaziia sunnita/salafita contro gli sciiti dell’Iraq (maggioranza nel paese) e della Siria.
Scriveva, nel Luglio del 2014, il giornale britannico The Independent: “Fino a che punto è l’Arabia Saudita complice della conquista da parte dell’ISIS di gran parte del nord Iraq, come è vero che sta da tempo alimentando un conflitto crescente tra sunniti e sciiti in tutto il mondo islamico? Qualche tempo prima del 9/11, il principe Bandar bin Sultan, il potente ambasciatore saudita a Washington e capo dell’intelligence saudita, fino a pochi mesi fa, ha avuto una volta una conversazione rivelatrice e inquietante con il capo del Servizio Segreto britannico, MI6, Sir Richard Caro . Il principe Bandar gli ha detto: “Il tempo non è lontano in Medio Oriente, Richard, quando sarà il momento, letteralmente, ‘Dio aiuti gli sciiti’ Più di un miliardo di sunniti hanno semplicemente avuto abbastanza di loro.” “Il momento fatale previsto dal principe Bandar potrebbe potrebbe essere arrivato ora, per molti sciiti, con l’Arabia Saudita impegnata giocare un ruolo importante nella sua realizzazione attraverso il sostegno alla jihad anti-sciita in Iraq e la Siria”. Scriveva l’analista dell’Independent.
Non vi è alcun dubbio circa l’accuratezza della citazione dal principe Bandar, segretario generale del Consiglio di sicurezza nazionale saudita dal 2005 e capo del generale intelligence tra il 2012 e il 2014, nei cruciali due anni in cui gli jihadisti tipo di al-Qaeda avevano assunto la direzione dell’opposizione sunnita armata in Iraq e Siria. Parlando al Royal United Services Institute alcune settimane prima, Dearlove, che ha guidato l’MI6 nel 1999-2004, aveva sottolineato il significato delle parole del principe Bandar, dicendo che costituivano “un commento agghiacciante che mi ricordo molto bene”. La citazione del principe Bandar risulta ancora molto attuale anche alla luce dello sviluppo degli avvenimenti.
Dearlove non aveva dubbi che il finanziamento sostanziale e sostenuto da donatori privati in Arabia Saudita e Qatar, su cui le autorità potrebbero aver chiuso un occhio, ha svolto un ruolo centrale nell’ avanzata dell’ISIS nelle zone sunnite dell’Iraq. Ha detto: “Queste cose semplicemente non accadono spontaneamente.” Questo suona realistico, visto che la leadership tribale e regionale nelle province maggioranza sunnita è molto grata ai sauditi e ai finanziatori del Golfo, e sarebbe improbabile collaborare con I’ISIS senza il loro consenso. A distanza di due anni e mezzo sappiamo come è andata a finire: con l’intervento risolutivo russo in appoggio alla Siria ed alle forze sciite irachene che si sta dimostrando essenziale nello spezzare il catenaccio di interessi tra Monarchia Saudita e coalizione anglo USA, strettamente alleata di Rijad.
Con l’ultimo attacco terrorista salafita contro l’Egitto, che colpisce la minoranza cristiana, i sauditi hanno aperto un nuovo fronte in reazione ai rovesci subiti sugli altri fronti, dalla Siria allo Yemen, all’Iraq.
Facile prevedere che l’Egitto diventerà a breve il prossimo obiettivo di destabilizzazione da parte della matrice saudita che non tollera le posizioni assunte dal governo di Al Sisi a favore dell’asse russo-siriano-iracheno che si è creato in Medio Oriente.
Chi potrà farne le spese saranno in prima battura le minoranze, quella sciita e quella cristiano coopta che ha già pagato un tributo di sangue sotto la presidenza di Al Morsi, leader dei F.lli Mussulmani, appoggiato dagli USA e poi deposto dalla giunta militare di Al Sisi.
Possiamo prevedere un prossimo aumento degli attacchi terroristici, come quelli avvenuti nel Sinai, assieme a nuove provocazioni contro la giunta egiziana mentre in contemporanea è già partita una campagna di diffamazione da parte dei media occidentali per rivendicare il rispetto dei “diritti umani” nel regime egiziano. Potrebbero covare i prodomi di una nuova “primavera araba” in Egitto ed è facile indovinare chi ne sarebbero i mandanti.
L’Egitto è un paese strategico, il più popoloso paese arabo dove, attraverso il canale di Suez, passa tutto il traffico marittimo da ovest in direzione dell’Oceano indiano e dell’Asia. Già una volta nel 1956, la crisi di Suez , al tempo di Nasser, provocò un terremoto a livello internazionale, non è da escludere che sia l’Egitto il prossimo teatro di confronto tra la declinante influenza degli Stati Uniti e l’asse Russia-Iran. Cina che si prospetta nel prossimo futuro.
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Fonti: Independent/controinformazione.info


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