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Intelligente come un polipo!

Che fine ha fatto Tartaglia?

L'uomo che nel 2009 colpì l'allora premier con una miniatura del Duomo è stato fotografato al centro commerciale di Peschiera Borromeo. Le immagini sul settimanale Oggi Nel 2009 ferì l’allora premier Silvio Berlusconi lanciandogli una miniatura del Duomo. Poi venne assolto perché riconosciuto incapace di intendere e di volere al momento del fatto. E a cinque anni di distanza Massimo Tartaglia è stato fotografato mentre partecipava a un casting per lavorare come Babbo Natale in un grosso centro commerciale a pochi chilometri da Milano, la Galleria Borromea di Peschiera Borromeo. Le foto sono state pubblicate dal settimanale Oggi, in edicola mercoledì 10 dicembre. Nessuno degli spettatori che ha assistito al casting lo ha riconosciuto. Alla domanda con chi avrebbe voluto pranzare nei panni di Babbo Natale, Tartaglia ha risposto a Oggi: “Se fossi Babbo Natale, credo che dovrei pranzare con la Befana, sbaglio?”. Ma non vorrebbe cenare con un’attrice o magari con un politico?: “Beh, i politici forse è meglio che li lasci perdere

MOSTRO IN ISLANDA

Il mostro del lago esiste davvero: "E' lungo 30 metri" Nessie, abitante del lago di Loch Ness, è ancora relegata a leggenda. Lagarfljótsormur, mostro del lago di Lagarfljót, è invece realtà. A confermarlo, il governo islandese
ISLANDA - Fino a poche ore fa era solo una leggenda. Niente di più e niente di meno che una sorta di "amico a distanza" di Nessie. Ma da oggi il lago "Lagarfljót" potrebbe superare la fama di quello di Loch Ness. "Lagarfljótsormur", un mostro di novanta metri, esiste davvero. A confermare l'esistenza del lungo serpente è stata una commissione governativa islandese che, con sette voti a favore e sei contrari, ha sancito l'autenticità di un filmato girato nel 2012 e che potete vedere qui sotto. Fino ad oggi il "mostro" era stato bollato come una semplice rete da pesca allungata, ma dopo la votazione della Commissione la versione ufficiale è che "Lagarfljótsormur" esiste. O forse - sottolineamo, forse - si tratta solo di una trovata pubblicitaria del governo per rilanciare il turismo. Forse.

MOSTRO MARINO IN VIETNAM

la notizia del ritrovamento di un gigante mostro marino in Vietnam, riportata dal sito giapponese Karapaia. Nel video la grossa e lunga creatura di colore grigio è circondata da una folla di persone, alcune delle quali impegnata ad ispezionare l'enorme bocca dell'imponente creatura, appoggiata su un rimorchio. Ma cosa potrebbe essere. un verme gigante, un mostro marino, un alieno o addirittura un esperimento animale finito male?

Attenti alle Sirene !!!!!




SCERZO NEL BAGNO DELLE RAGAZZE
LA FOTO DEL FANTASMA

ADAM Cantano con il vibratore


Tutti matti

Alieni in gabbia


spider cat Un gatto si è arrampicato sulla finestra di una porta esterna di una veranda, in perfetto stile Uomo Ragno, aprendo poi la porta per entrare in casa. Il filmato, inviato allo show televisivo America’s Funniest Home Videos, è diventato una hit su YouTube. un fotogramma dell'arrampicata Nella descrizione del filmato viene detto che il gatto si arrampica sul vetro: una prestazione assolutamente notevole, quella del felino, se fosse confermata. Più probabilmente, il gatto si arrampica su una zanzariera, ma questo non toglie nulla al “gesto atletico” del felino.

DONNA BARBUTA E SI PIACE COSI'

Harnaam Kaur soffre della sindrome dell'ovaio policistico, una patologia che fa crescere una folta peluria su braccia, petto e viso. La ragazza ha visto spuntare i primi peli a soli 11 anni e da lì si è trovata ad affrontare un vero dramma psicologico.
Per anni sono stati numerosi gli insulti e le offese che ha dovuto sopportare, persino minacce di morte da parte dei bulli. Oggi però sta bene e ride di tutto questo, grazie all'avvicinamento allo Sikhismo, una religione che vieta di tagliare i peli del proprio corpo.
Harnaam ha deciso di non tagliare più la barba in segno di rispetto verso sé stessa. "Dio mi ha creata così e devo essere contenta, ho imparato ad amarmi per ciò che sono, nulla può più turbarmi".

IO ERO UN ELFO

Attentato di matrice salafita/saudita contro la cattedrale cristiana coopta del Cairo
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lunedì 12 dicembre 2016
“L’Egitto deve essere punito”…… lo avevano dichiarato apertamente i massimi responsabili della monarchia saudita di Rijad (Arabia Saudita)….
Il Cairo (AsiaNews) – Una bomba è scoppiata stamane nelle vicinanze della cattedrale copta della capitale egiziana, facendo morire almeno 25 persone e ferendone altre 50.
L’ordigno è esploso nella piccola cappella di san Pietro, adiacente alla cattedrale di san Marco, sede del patriarca copto Tawadros II, che al momento si trova in Grecia per un viaggio pastorale.
Durante la messa i fedeli hanno udito l’esplosione e visto volare brandelli di corpi e sangue provenienti dal lato delle donne, che in genere trovano posto nella zona di destra della chiesa.
Hanna Kamel un testimone, afferma che almeno 10 donne sono morte sul colpo. “Stavamo per pregare quando è avvenuta l’esplosione. Io e i miei amici eravamo fuori perchè la chiesa era piena di fedeli. C’era sangue dappertutto”……..
“L’Egitto deve essere punito”, lo avevano dichiarato apertamente i massimi responsabili della monarchia saudita di Rijad, irritati con il governo egiziano del presidente Abd al-Fattah al-Sisi, un governo che aveva messo fuori ed incarcerato i responsabili del movimento dei F.lli Mussulmani, la fazione integralista appoggiata dai sauditi e dagli USA.
Lo stesso governo laico egiziano, presieduto dall’ex generale, che aveva rifiutato di partecipare alla campagna militare diretta dai sauditi contro lo Yemen, un massacro deliberato contro la popolazione civile, inoltre Al Sisi aveva poi deciso di appoggiare il Governo di Damasco, quello di Al Assad, nella sua lotta senza quartiere contro i gruppi terroristi jiadisti. L’ Egitto di Al Sisi, che ultimamente si e’ riavvicinato alla Russia, non solo ha espresso il suo appoggio al presidente siriano Bashar Al Assad, ma ha voluto anche inviare un contingente di truppe egiziane in Siria ad affiancare l’Esercito siriano nella lotta contro i gruppi terroristi jihadisti, sponsorizzati dai sauditi e dagli USA per rovesciare il Governo di Damasco.
Questa mossa di al-Sisi aveva fatto infuriare i monarchi sauditi e il Dipartimento di Stato USA. Da qui la decisione di Rijad e di Washington di “punire l’Egitto e fargli pagare un caro prezzo per le sue scelte di politica autonoma.
In breve si e’ avuta a stretto giro la decisione di Rijad : 1) di chiudere i finanziamenti che la monarchia saudita elargiva al Cairo, 2) la chiusura delle forniture petrolifere, 3) Attivazione di attivita’ di sobillazione dei gruppi integralisti all’ interno dell’Egitto.
Si tratta delle stesse attivita’ di sobillazione che l’Arabia Saudita da anni conduce in Siria, in Libano ed il Iraq, attraverso la sua rete terroristica occulta e diretta dai potenti servizi di intelligence di Rijad.
Non e’ un mistero che la Monarchia Saudita conduce da anni attivita’ di sobillazione contro i paesi considerati ostili agli interessi di Rijad ed in particolare ai governi di impostazione sciita o filo iraniana, come l’Iraq, la Siria, lo Yemen ed il Libano, oltre a quello che e’ il nemico storico di Rijad: la Repubblica uslamica dell’ Iran, massima potenza sciita della regione.
Come denunciato dallo stesso governo iracheno e da esponenti libanesi e siriani, Rijad e’ responsabile come finanziatore ed ispiratore dei principali gruppi terroristi salafiti, come l’ISIS ed Al Nusra, che in continuazione colpiscono con attentati ed autobomba i luoghi di raduno e di preghiera degli sciiti e delle minoranze cristiane, in Iraq come in Siria, in Libano ed anche altrove.
L’Arabia Saudita (assieme al Qatar) è stato il principale sostenitore (oltre alla mano occulta degli USA) e creatore dell’ISIS, in particolare quando questa organizzazione, facendo leva sulle tribù sunnite dell’Iraq, si è impadrontita del nord dell’Iraq costituendo lo Stato Islamico. Persino alcuni giornali ed osservatori britannici hanno rivelato gli indubitabili legami fra l’Arabia Saudita e lo Stato Islamico e come il piano di conquista del nord dell’Iraq fosse vecchio di dieci anni, nell’ambito della lotta per la supremaziia sunnita/salafita contro gli sciiti dell’Iraq (maggioranza nel paese) e della Siria.
Scriveva, nel Luglio del 2014, il giornale britannico The Independent: “Fino a che punto è l’Arabia Saudita complice della conquista da parte dell’ISIS di gran parte del nord Iraq, come è vero che sta da tempo alimentando un conflitto crescente tra sunniti e sciiti in tutto il mondo islamico? Qualche tempo prima del 9/11, il principe Bandar bin Sultan, il potente ambasciatore saudita a Washington e capo dell’intelligence saudita, fino a pochi mesi fa, ha avuto una volta una conversazione rivelatrice e inquietante con il capo del Servizio Segreto britannico, MI6, Sir Richard Caro . Il principe Bandar gli ha detto: “Il tempo non è lontano in Medio Oriente, Richard, quando sarà il momento, letteralmente, ‘Dio aiuti gli sciiti’ Più di un miliardo di sunniti hanno semplicemente avuto abbastanza di loro.” “Il momento fatale previsto dal principe Bandar potrebbe potrebbe essere arrivato ora, per molti sciiti, con l’Arabia Saudita impegnata giocare un ruolo importante nella sua realizzazione attraverso il sostegno alla jihad anti-sciita in Iraq e la Siria”. Scriveva l’analista dell’Independent.
Non vi è alcun dubbio circa l’accuratezza della citazione dal principe Bandar, segretario generale del Consiglio di sicurezza nazionale saudita dal 2005 e capo del generale intelligence tra il 2012 e il 2014, nei cruciali due anni in cui gli jihadisti tipo di al-Qaeda avevano assunto la direzione dell’opposizione sunnita armata in Iraq e Siria. Parlando al Royal United Services Institute alcune settimane prima, Dearlove, che ha guidato l’MI6 nel 1999-2004, aveva sottolineato il significato delle parole del principe Bandar, dicendo che costituivano “un commento agghiacciante che mi ricordo molto bene”. La citazione del principe Bandar risulta ancora molto attuale anche alla luce dello sviluppo degli avvenimenti.
Dearlove non aveva dubbi che il finanziamento sostanziale e sostenuto da donatori privati in Arabia Saudita e Qatar, su cui le autorità potrebbero aver chiuso un occhio, ha svolto un ruolo centrale nell’ avanzata dell’ISIS nelle zone sunnite dell’Iraq. Ha detto: “Queste cose semplicemente non accadono spontaneamente.” Questo suona realistico, visto che la leadership tribale e regionale nelle province maggioranza sunnita è molto grata ai sauditi e ai finanziatori del Golfo, e sarebbe improbabile collaborare con I’ISIS senza il loro consenso. A distanza di due anni e mezzo sappiamo come è andata a finire: con l’intervento risolutivo russo in appoggio alla Siria ed alle forze sciite irachene che si sta dimostrando essenziale nello spezzare il catenaccio di interessi tra Monarchia Saudita e coalizione anglo USA, strettamente alleata di Rijad.
Con l’ultimo attacco terrorista salafita contro l’Egitto, che colpisce la minoranza cristiana, i sauditi hanno aperto un nuovo fronte in reazione ai rovesci subiti sugli altri fronti, dalla Siria allo Yemen, all’Iraq.
Facile prevedere che l’Egitto diventerà a breve il prossimo obiettivo di destabilizzazione da parte della matrice saudita che non tollera le posizioni assunte dal governo di Al Sisi a favore dell’asse russo-siriano-iracheno che si è creato in Medio Oriente.
Chi potrà farne le spese saranno in prima battura le minoranze, quella sciita e quella cristiano coopta che ha già pagato un tributo di sangue sotto la presidenza di Al Morsi, leader dei F.lli Mussulmani, appoggiato dagli USA e poi deposto dalla giunta militare di Al Sisi.
Possiamo prevedere un prossimo aumento degli attacchi terroristici, come quelli avvenuti nel Sinai, assieme a nuove provocazioni contro la giunta egiziana mentre in contemporanea è già partita una campagna di diffamazione da parte dei media occidentali per rivendicare il rispetto dei “diritti umani” nel regime egiziano. Potrebbero covare i prodomi di una nuova “primavera araba” in Egitto ed è facile indovinare chi ne sarebbero i mandanti.
L’Egitto è un paese strategico, il più popoloso paese arabo dove, attraverso il canale di Suez, passa tutto il traffico marittimo da ovest in direzione dell’Oceano indiano e dell’Asia. Già una volta nel 1956, la crisi di Suez , al tempo di Nasser, provocò un terremoto a livello internazionale, non è da escludere che sia l’Egitto il prossimo teatro di confronto tra la declinante influenza degli Stati Uniti e l’asse Russia-Iran. Cina che si prospetta nel prossimo futuro.
di Luciano Lago
Fonti: Independent/controinformazione.info


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Indignazione in Germania per la morte di Maria, vittima della cultura di “benvenuto della Merkel"
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martedì 06 dicembre 2016
“Non avremmo avuto questa vittima ne’ tante altre se il nostro paese fosse stato piu’ preparato sui pericoli che sempre si accompagnano all’immigrazione di massa” , ha dichiarato il presidente del sindacato di polizia tedesca.



Lo stupro e l’assassinio in Germania di una giovane studentessa di medicina di 19 anni, ad opera di un adolescente rifugiato afgano, ha provocato una reazione frenetica contro la politica delle porte aperte all’immigrazione imposta dalla cancelliera Angela Merkel, come informa il Daily Mail.
Nella notte dello scorso 16 Ottobre, Maria Ladenburger, di 19 anni d’eta’, e’ stata violentata nella localita’ di Friburgo, nel sud della Germania, mentre stava ritornando alla sua residenza universitaria dopo aver partecipato ad una festa. Inoltre risulta che la giovane sia stata affogata subito dopo in un fiume. La vittima era figlia di un alto funzionario dell’Unione Europea e nel suo tempo libero lavorava come volontaria presso un campo per rifugiati.
La polizia ha arrestato un giovane rifugiato afgano di 17 anni che viene accusato di aver violentato ed ucciso la ragazza. Si informa che il giovane afgano ha anche confessato il delitto.
Il presidente del sindacato di polizia tedesca Rainer Wendt, nel corso di una intervista alla Bild, ha affermato che l’omicidio della ragazza, come tanti altri episodi similari, avrebbe potuto essere evitato se si fossero previsti i pericoli connessi con l’immigrazione di massa.
Una vittima fra le tante della cultura di benvenuto della Merkel
A sua volta la formazione politica nazionalista AfD (Alternative for Germany) ha realizzato a Friburgo una manifestazione di protesta nel corso della quale il portavoce di AfD, Jörg Meuthen, dopo aver manifestato che nel suo partito sono “costernati per questi crimini”, ha accusato le autorita’ di Governo di aver trascurato gli effetti della politica di apertura delle frontiere all’ondata migratoria senza controlli ed in particolare si e’ lamentato che vengano definiti populisti coloro che avevano messo in guardia sui pericoli di accogliere centinaia di migliaia di giovani maschi, single, provenienti da una cultura patriarcale islamica.
Una voce solitaria, quella della politica Julia Klöckner, del partito della CDU (lo stesso della Merkel) ha sostenuto invece che l’episodio non deve considerarsi significativo perche’ questo tipo di crimini brutali possono essere commessi sia da stranieri che da cittadini tedeschi e questo purtroppo non è un fenomeno nuovo”, riferisce il Daily Mail.
La crescente ondata di indignazione pubblica in Germania renderà sempre più difficile per la cancelliera (che si presenta per un quarto mandato alle prossime elezioni politiche), giustificare che non ci devono essere limiti nel numero di rifugiati che ancora possono arrivare.
Attualmente sono presenti in Germania circa un milione di rifugiati e migranti ed i servizi di intelligence tedeschi affermano che sono presenti alcune centinaia di potenziali terroristi jihadisti arrivati dalla Siria e da altri paesi.
L’ira della popolazione verso i rifugiati è stata alimentata dall’alto profilo dei crimini commessi da molti immigrati fra cui le violenze contro le donne ed altri crimini sessuali avvenuti nelle piscine pubbliche.
Fonte: DailyMail/controinformazione.info


Traduzione e sintesi: Luciano Lago

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Si muore di cancro o di chemio?
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mercoledì 30 novembre 2016
Ogni anno in Italia 363.300 persone ricevono una diagnosi di cancro, sono esclusi i carcinomi della pelle. Ogni anno in Italia oltre 170.000 persone soccombono alla malattia.
Questi numeri però non devono essere interpretati e tradotti come la percentuale di mortalità del cancro, perché si verrebbe fuorviati. Se 360.000 persone scoprono il tumore e 170.000 muoiono non significa che il cancro ha una mortalità all’incirca del 50% (170.000 su 360.000 = 47%), perché non è così: la mortalità è molto più alta!
Va infatti precisato che la stragrande maggioranza di quei 360.000 tumori che ogni anno vengono scoperti non sono cancri fulminanti ma sono sovradiagnosi, cioè tumori innocui, incistati (in situ) che non creano nessun problema e nessun rischio per la vita della persona. Ma una volta scoperti - grazie agli screening - vengono catalogati come tumori e spesso curati come tali, facendo lievitare le statistiche di incidenza da una parte, i danni e le morti dall’altra.



La statistica è impietosa: nel corso di una vita media, ci dicono, circa 1 uomo su 2 e 1 donna su 3 sarà toccata dal cancro.
Ovviamente queste sono stime e sappiamo bene che con i numeri l’oncologia può affermare tutto e il contrario di tutto. Non si sta dicendo che il cancro non sia un problema serio che interessa sempre più persone, e non servono certo i matematici e/o gli oncologi a dircelo perché è la Vita stessa che parla da sola, ma va tenuto in seria considerazione il fatto che la maggior parte dei tumori è sovradiagnosi.
Sovradiagnosi
Si tratta del pericolo più serio della diagnosi precoce, gli screening.
Consiste nel mettere in evidenza lesioni o tumori in situ che non sarebbero MAI evoluti nel corso della vita, ma sui quali, una volta individuati, ci si sentirà obbligati ad intervenire, questo soprattutto da parte del medico che vive e trasuda medicina difensiva.
L’Industria farmaceutica ha gentilmente sviluppato tecnologie - con il plauso del mondo intero - in grado di identificare le più piccole anomalie, ha poi modificato le soglie che definiscono la normalità e creato nuove malattie.
La grande maggioranza di queste anomalie scoperte in persone soggettivamente sanissime risulta inconsistente, cioè non darà MAI sintomi o problemi nel corso della vita, ma una volta individuate queste difformità? Cosa si fa?
La PAURA in questo frangente è deleteria, perché non lascia il tempo di pensare e riflettere...
Grazie alle nuove tecnologie diagnostiche (TAC, risonanze, ecc.) e alla risoluzione sempre più alta si creano molte potenziali sovradiagnosi e quindi molti interventi inutili, ma assai dannosi.
Fa molto riflettere la dichiarazione di un radiologo americano che dopo aver analizzato più di 10.000 pazienti arriva a dire che “in realtà, con questo livello di dettaglio, non ho ancora esaminato un paziente normale”…
Qualsiasi radiologo onesto intellettualmente e moralmente libero può solo confermare questo dato di fatto.
Qualche esempio concreto di sovradiagnosi?
Il British Medical Journal il 9 luglio 2009 ha pubblicato una ricerca dal titolo: “Stimare la sovradiagnosi di tumori al seno negli screening”. Lo studio ha revisionato i dati di paesi come Inghilterra, Canada, Australia, Svezia e Norvegia e il risultato è un preoccupante 52%.
Questo vuol dire che 1 mammografia su 2 è sovradiagnosi! Un tumore su due NON andrebbe toccato in quanto innocuo e non pericoloso.
Il New England Journal of Medicine il 18 agosto 2016 pubblica uno studio sulla tiroide e in questo caso i dati sono ancora più incredibili: dal 50 al 90% dei tumori alla tiroide sono sovradiagnosi.
La quasi totalità dei tumori alla piccola ghiandola alla base del collo NON andrebbero curati.
Il tumore alla prostata è senza dubbio il più sovradiagnosticato e il trattamento ufficiale sta portando all’invalidità (impotenza e incontinenza) decine di milioni di uomini sanissimi.
La stragrande maggioranza dei tumori alla prostata scoperti con il PSA, il test più fallimentare che la medicina conosca, infatti, non causerebbe alcun tipo di problema se non venisse individuata.
La maggior parte degli uomini trattati starebbe benissimo se non sapesse di quel cancro. Ad affermarlo è nientepopodimenoché il prof. Richard Ablin, il medico scopritore nel 1970 del PSA stesso. E se lo dice lui qualche pensiero sarebbe bene farselo…
Ogni anno in America a 240.000 uomini (35.000 in Italia) viene diagnosticato il cancro alla prostata.
Gli uomini hanno un rischio del 3% nella loro vita di morire di cancro alla prostata, il che significa che il 97% degli uomini avrà il test del PSA che probabilmente causerà maggiori danni che benefici, assieme alle immancabili terapie successive alla diagnosi.
La lettura di questi dati è inquietante: la sovradiagnosi nel cancro alla prostata mediante PSA è del 97%.
Alcuni uomini muoiono di cancro della prostata,
ma quasi tutti muoiono con il cancro alla prostata!
Dopo quello che è stato appena detto sorgono delle domande: le persone stanno morendo a causa del cancro o a causa delle cure? Le persone che hanno il cancro e seguono i protocolli guariscono o no? Cosa accade a tutte le persone sovradiagnosticate?
Per rispondere a queste delicate domande è importante conoscere l’origine storica della chemioterapia…
Origine storica della chemioterapia
Innanzitutto è necessario occuparsi di guerra chimica, la cui paternità va attribuita al chimico tedesco Fritz Haber.
Allo scoppio della Grande Guerra il dott. Haber dirige il prestigioso Kaiser Wilhelm Institute a Berlino e il suo laboratorio chimico ha un ruolo centrale nello sforzo bellico: sviluppa gas irritanti utili per stanare dalle trincee i soldati nemici.
Tra tutti i gas studiati uno solo emerge per caratteristiche utili allo scopo: il cloro.
Questo gas dal colore gialloverde è estremamente tossico ed è caratterizzato da un odore soffocante che penetra violentemente nelle vie respiratorie.
Il 22 aprile 1915 l’esercito tedesco scarica oltre 146 tonnellate di gas di cloro (detto dicloro o diossido di cloro) a Ypres in Belgio: le truppe francesi, britanniche e canadesi prese alla sprovvista cadono come mosche cercando di proteggersi le vie aeree con banali fazzoletti.
Fu una vittoria straordinaria per i tedeschi, ma Fritz Haber pagherà molto caro questo attacco perché, qualche giorno dopo aver usato il gas, sua moglie Clara Immerwahr, chimico pure lei, si suicida con un colpo di pistola direttamente al cuore usando l’arma di servizio del marito che per questi servizi era stato promosso al grado di capitano…
Gli Alleati nel frattempo si sono dotati di maschere antigas per cui il cloro non è più un problema. Fatta la legge e trovato l’inganno. Haber per ovviare il problema maschera mette a punto il fosgene, costituto da una miscela di dicloro e monossido di carbonio. Meno irritante per naso e gola del cloro stesso ma rappresenta la più letale arma chimica preparata a Berlino, poiché attacca violentemente i polmoni riempiendoli di acido cloridrico.
Verso la fine della Guerra quando le vittime dei gas si contano a decine di migliaia Haber lancia il suo ultimo ritrovato: il gas mostarda, detto anche iprite. Il nome deriva dalla località in cui è stato sperimentato: le trincee di Ypres in Belgio.
Gli effetti del gas mostarda sono terribili: provoca vastissime vesciche sulla pelle, brucia la cornea causando cecità permanente e attacca il midollo osseo distruggendolo e inducendo la leucemia.
Proprio da questa leucopenia (diminuzione dei linfociti nel sangue) nasce il concetto medico di chemioterapia. Ma andiamo per ordine.
La sera del 2 dicembre 1943 il porto di Bari era gremito da quasi una quarantina di navi cariche di preziosi rifornimenti, tra queste la nave americana John Harvey partita dal porto di Baltimora. La Harvey, a differenza delle altre navi, aveva le stive piene di bombe all’iprite. Oltre 100 tonnellate di iprite (gas tossico e vescicante) sotto forma di bombe lunghe 120 centimetri e del diametro di 20. La nave sarebbe stata scaricata il giorno seguente. Alle 19,30 uno stormo di aerei della tedesca Luftwaffe arrivarò nel porto di Bari bombardando le navi.
La John Harvey colpita prese fuoco e l’iprite mescolata alla nafta delle petroliere affondate formò un velo mortale su tutta la superficie del porto, mentre i suoi deleteri vapori si sparsero ovunque intossicando i polmoni dei sopravvissuti .
Il numero esatto di morti non si saprà mai, ufficialmente si parla di circa 1000 cittadini baresi uccisi.
Nel rapporto che seguì l’incidente vennero evidenziati dei fatti interessanti: le persone colpite da iprite svilupparono una grave aplasia del tessuto linfoide e del midollo osseo. Il colonnello statunitense Steward Alexander nella sua relazione finale notò che dalle autopsie dei morti per iprite si notava una notevole soppressione dei linfomi e dei mielomi.
Questo rinforzò l’ipotesi che solo un anno prima Goodman e collaboratori avevano fatto sull’impiego di derivati dell’iprite.
I dottori Goodman, Gilman e Dougherty somministrarono mostarda azotata (derivata dell’iprite) in sei pazienti affetti da linfoma maligno registrando un miglioramento iniziale delle condizioni cliniche e una riduzione delle lesioni neoplastiche. Poco importava se tale terapia era risultata devastante sotto altri punti di vista: questo era quanto bastava perché venisse pubblicato nel settembre del 1946 uno studio di portata epocale sull’effetto dell’iprite nei linfomi. Tale studio venne pubblicato sulla rivista Science con il titolo: “Azioni biologiche e indicazioni terapeutiche delle beta-cloroetilamine e dei sulfidi”.
Tutto ciò diede inizio - purtroppo per noi – all’utilizzo della chemioterapia che giunge fino ai nostri giorni.
Negli attuali bugiardini dei chemioterapici alla voce Categoria terapeutica viene riportato: “Analoghi della mostarda azotata”.
“Le mostarde azotate - ce lo dice il Ministero della Salute alla voce Emergenze sanitarie - furono prodotte per la prima volta negli anni Venti come potenziali armi chimiche. Si tratta di agenti vescicatori simili alle mostarde solforate. Sono in grado di penetrare le cellule in modo rapido e causare danni al sistema immunitario e al midollo osseo”.
Quindi la chemioterapia è nata grazie ad un incidente di guerra ed è una vera e propria arma chimica!
Lo scrivono nei bugiardini le stesse case farmaceutiche che li producono e lo conferma il Ministero della Salute.
L’utilizzo in guerra di tali armi chimiche è vietato da numerose convenzioni: Dichiarazione dell’Aja del 1899, Convenzione dell’Aja del 1907, Protocollo di Ginevra del 1925 e Convenzione di Parigi del 1993, ma nella guerra al cancro non solo sono legittime ma sono anche le uniche riconosciute.
Oggi ad un qualsiasi malato di cancro viene iniettato un mix di sostanze chimiche vietate in guerra per la loro pericolosità dalla Convenzione di Ginevra.
Sopravvivenza al cancro e alla chemio
Una persona col tumore a cui vengono iniettati nel sangue farmaci derivati dall’iprite e dalle mostarde azotate (vescicanti e distruttori midollari) guarisce o no? La risposta è che nonostante questi trattamenti alcune persone sopravvivono (non tanto al cancro ma alle cure ufficiali) e le testimonianze ovviamente non mancano. Ma tali persone avevano un cancro fulminante? Rientravano invece nella diffusissima sovradiagnosi? E tutto questo a che costo? Come sempre i pro e i contro vanno soppesati e valutati entrambi.
Al Sistema interessa solo screditare mediaticamente tutte le persone che decidono di non fare i protocolli, ma evitano accuratamente di parlare di tutte le centinaia di migliaia di persone che muoiono ogni anno facendo le cure ufficiali. Come mai?
Forse i morti non sono tutti uguali: ci sono quelli di seria A e quelli di serie B?
Sui pericoli e sull’inutilità della chemioterapia citotossica nella sopravvivenza vi sono alcuni studi magistrali.
Il 5 agosto del 2012 la rivista Nature ha pubblicato uno studio nel quale si evidenzia come la chemioterapia usata per il cancro alla prostata in realtà può stimolare, nelle cellule sane circostanti, la secrezione di una proteina che sostiene la crescita tumorale stessa rendendo immune il tumore a ulteriori trattamenti.
I ricercatori dello studio hanno spiegato che i risultati “indicano che il danno nelle cellule benigne può direttamente contribuire a rafforzare la crescita cinetica del cancro”, e questo ha trovato conferma, oltre al tumore alla prostata, anche in quello al seno e alle ovaie.
Del dicembre 2004 è la faraonica ricerca scientifica a firma di Grame Morgan (professore associato di radiologia al Royal North Shore Hospital di Sidney), Robyn Ward (professore oncologo all’University of New South Wales), Michael Barton (radiologo e membro del Collaboration for Cancer Outcome Research and Evaluation del Liverpool Health Service di Sidney).
Lo studio intitolato: “Il contributo della chemioterapia citotossica alla sopravvivenza a 5 anni dei tumori in adulti” viene pubblicato su una delle più prestigiose riviste di oncologia del mondo, Clinical Oncology.
La meticolosa ricerca si è basata sulle analisi di tutti gli studi clinici randomizzati condotti in Australia e Stati Uniti nel periodo compreso tra gennaio 1990 e gennaio 2004.
L’analisi ha interessato 225.000 persone malate nei 22 tipi di tumori più diffusi e curate SOLO con chemioterapia.
Quando i dati erano incerti gli autori hanno deliberatamente stimato in eccesso i benefici della chemioterapia.
Nonostante queste accortezze la conclusione non lascia spazio a tante interpretazioni:
Sopravvivenza Australia > 2,3%
Sopravvivenza Stati Uniti > 2,1%
“Molti medici continuano a pensare ottimisticamente che la chemioterapia citotossica possa aumentare significativamente la sopravvivenza dal cancro”, scrivono nell’introduzione gli autori.
“In realtà - continua il professor Grame Morgan - malgrado l’uso di nuove e costosissime combinazioni di cocktails chimici… non c’è stato alcun beneficio nell’uso di nuovi protocolli”.
Se la chemio citotossica contribuisce alla sopravvivenza a 5 anni per un miserrimo 2% cosa è accaduto al rimanente 98% dei pazienti? E dopo 10 anni, ci sono dati?
Domande prive di risposta….
Un’altra ricerca interessante è quella del dottor Ulrich Abel, epidemiologo tedesco della Heidelberg/Mannheim Tumor Clinic. Abel chiese a circa 350 centri medici sparsi nel mondo l’invio di tutti gli studi ed esperimenti clinici sulla chemioterapia.
L’analisi durò parecchi anni e alla fine quello che risultò è la non disponibilità di riscontri scientifici in grado di dimostrare che la pratica della chemioterapia prolunghi la vita in modo apprezzabile.
Quindi da oltre sessant’anni stiamo usando farmaci citotossici che non solo non funzionano, ma che inducono più problemi e danni della malattia stessa.
Cancro: il business intoccabile
Non serve andare oltre per comprendere che la chemioterapia da oltre 70 anni sta facendo molto male alle persone, ma molto bene alle casse delle industrie che li producono.
Ecco qualche esempio di chemioterapico con tanto di prezzo in euro (Farmadati, 2013):
… Ibritumomab (Schering), 1 fiala: 14.894 euro
Sunitinib (Pzifer), 30 compresse: 8.714 euro
Sorafenib (Bayer), 112 compresse: 5.305 euro
Erlotinib (Roche), 30 compresse: 3.239 euro
Pemetrexed (Eli Lilli), 1 fiala ev.: 2.265 euro
Topotecan (Glaxo), 5 fiale: 1.752 euro.
… Questi veleni oltre ad essere i farmaci più tossici sono anche quelli più costosi nella storia della medicina e non si usano quasi mai singolarmente, perché gli oncologi preferiscono mescolarli e potenziarli nei loro cocktails, per cui il costo e i danni lievitano esponenzialmente.
Questo è uno dei motivi per il quale i protocolli NON si devono toccare: sono il business per eccellenza.
Tutto il resto è secondario, anche la morte…
Conclusione Iniettare una sostanza citotossica, cioè velenosa e mortale per le cellule malate e sane, per il sistema immunitario, per il sangue, per la linfa, per il midollo osseo, per il cervello e quindi per la Vita stessa non può essere considerato un trattamento terapeutico, ma una vera e propria aggressione e guerra chimica.
Se fosse vivo oggi il chimico Fritz Haber molto probabilmente farebbe la stessa fine della moglie: si sparerebbe un colpo in testa nel vedere le armi chimiche mortali, scoperte da lui in periodo di guerra, usate nei protocolli oncologici nella Grande Guerra al Cancro….
Tratto dal nuovo libro di Marcello Pamio: “Cancro SPA”, rEvoluzione edizioni, 2016 www.macrolibrarsi.it/libri/__cancro_spa.php
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