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dal mondo

Sirene, ilmistero svelato su DISCOVERY


STRAORDINARIO


squalo mangia squalo



Che fine ha fatto Tartaglia?

L'uomo che nel 2009 colpì l'allora premier con una miniatura del Duomo è stato fotografato al centro commerciale di Peschiera Borromeo. Le immagini sul settimanale Oggi Nel 2009 ferì l’allora premier Silvio Berlusconi lanciandogli una miniatura del Duomo. Poi venne assolto perché riconosciuto incapace di intendere e di volere al momento del fatto. E a cinque anni di distanza Massimo Tartaglia è stato fotografato mentre partecipava a un casting per lavorare come Babbo Natale in un grosso centro commerciale a pochi chilometri da Milano, la Galleria Borromea di Peschiera Borromeo. Le foto sono state pubblicate dal settimanale Oggi, in edicola mercoledì 10 dicembre. Nessuno degli spettatori che ha assistito al casting lo ha riconosciuto. Alla domanda con chi avrebbe voluto pranzare nei panni di Babbo Natale, Tartaglia ha risposto a Oggi: “Se fossi Babbo Natale, credo che dovrei pranzare con la Befana, sbaglio?”. Ma non vorrebbe cenare con un’attrice o magari con un politico?: “Beh, i politici forse è meglio che li lasci perdere

MOSTRO IN ISLANDA

Il mostro del lago esiste davvero: "E' lungo 30 metri" Nessie, abitante del lago di Loch Ness, è ancora relegata a leggenda. Lagarfljótsormur, mostro del lago di Lagarfljót, è invece realtà. A confermarlo, il governo islandese
ISLANDA - Fino a poche ore fa era solo una leggenda. Niente di più e niente di meno che una sorta di "amico a distanza" di Nessie. Ma da oggi il lago "Lagarfljót" potrebbe superare la fama di quello di Loch Ness. "Lagarfljótsormur", un mostro di novanta metri, esiste davvero. A confermare l'esistenza del lungo serpente è stata una commissione governativa islandese che, con sette voti a favore e sei contrari, ha sancito l'autenticità di un filmato girato nel 2012 e che potete vedere qui sotto. Fino ad oggi il "mostro" era stato bollato come una semplice rete da pesca allungata, ma dopo la votazione della Commissione la versione ufficiale è che "Lagarfljótsormur" esiste. O forse - sottolineamo, forse - si tratta solo di una trovata pubblicitaria del governo per rilanciare il turismo. Forse.

MOSTRO MARINO IN VIETNAM

la notizia del ritrovamento di un gigante mostro marino in Vietnam, riportata dal sito giapponese Karapaia. Nel video la grossa e lunga creatura di colore grigio è circondata da una folla di persone, alcune delle quali impegnata ad ispezionare l'enorme bocca dell'imponente creatura, appoggiata su un rimorchio. Ma cosa potrebbe essere. un verme gigante, un mostro marino, un alieno o addirittura un esperimento animale finito male?
SCERZO NEL BAGNO DELLE RAGAZZE
LA FOTO DEL FANTASMA

ADAM Cantano con il vibratore


Alieni in gabbia


DONNA BARBUTA E SI PIACE COSI'

Harnaam Kaur soffre della sindrome dell'ovaio policistico, una patologia che fa crescere una folta peluria su braccia, petto e viso. La ragazza ha visto spuntare i primi peli a soli 11 anni e da lì si è trovata ad affrontare un vero dramma psicologico.
Per anni sono stati numerosi gli insulti e le offese che ha dovuto sopportare, persino minacce di morte da parte dei bulli. Oggi però sta bene e ride di tutto questo, grazie all'avvicinamento allo Sikhismo, una religione che vieta di tagliare i peli del proprio corpo.
Harnaam ha deciso di non tagliare più la barba in segno di rispetto verso sé stessa. "Dio mi ha creata così e devo essere contenta, ho imparato ad amarmi per ciò che sono, nulla può più turbarmi".

Non si tratta solo di migranti"
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mercoledì 02 ottobre 2019



“Non si tratta solo di migranti”: è il tema del Rapporto Immigrazione Caritas-Migrantes 2018-2019 che si collega alla 105ª Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, promossa il 29 settembre dalla Chiesa. A questo proposito, il Papa ha affermato che «non si tratta solo di migranti», ma la questione riguarda l’ «affrontare le nostre paure» che ci frenano e ci condizionano. Si tratta di «non escludere nessuno», di essere vicini a tutte le persone che attraversano un momento di emarginazione e di fare i conti con la «nostra umanità» in un contesto dove «i Paesi in via di sviluppo continuano ad essere depauperati delle loro migliori risorse naturali e umane a beneficio di pochi mercati privilegiati».
Quali sono i dati presentati dal Rapporto? Nel 2017 (ultimi dati ONU disponibili) sono più di 250milioni le persone che vivono in un paese diverso da quello di nascita e i migranti rappresentano il 3,4% dell’intera popolazione mondiale. È l’Asia ad ospitare il maggior numero di migranti (il 30,9%), seguita da Europa (30,2%), America del Nord (22,4%), Africa (9,6%), America Latina (3,7%) e Oceania (3,3%). Il più grande movimento migratorio tra paesi, nel 2017, è quello dal Messico agli Stati Uniti, seguito da quelli da India a Emirati Arabi, dalla Russia all’Ucraina (e viceversa) e dalla Siria alla Turchia. Altri esempi di corridoi bilaterali significativi comprendono quello dall’Algeria alla Francia, dal Burkina Faso alla Costa d’Avorio, da Cuba e da El Salvador agli Stati Uniti e dalla Nuova Zelanda all’Australia.
Il maggior numero di migranti internazionali risiede negli Stati Uniti: 50 milioni, pari al 19,3% del totale mondiale. L’Arabia Saudita, la Germania e la Federazione Russa ospitano il secondo, il terzo e il quarto maggior numero di migranti in tutto il mondo (circa 12 milioni ciascuna), seguite dal Regno Unito (quasi 9 milioni) e dagli Emirati Arabi Uniti (8 milioni). Venendo all’Europa, nel 2018 nel continente risiede il 30,2% del totale dei migranti. Il Paese UE che ospita il maggior numero di migranti è la Germania (oltre 9 milioni), seguita da Regno Unito, Italia, Francia e Spagna.
L’Italia, con più di 5 milioni di cittadini stranieri regolarmente residenti (8,7% della popolazione) si colloca al terzo posto nell’Unione Europea. Il Rapporto rileva che diminuiscono gli ingressi per motivi di lavoro mentre aumentano quelli per motivi di asilo e protezione umanitaria. Le regioni nelle quali risiede il maggior numero di cittadini stranieri sono la Lombardia (quasi 1,2 milioni, pari all’11,7% della popolazione residente), il Lazio (11,6%), l’Emilia-Romagna (12,3%), il Veneto (10,2%) e il Piemonte (9,8%). Le province più “multietniche” sono Roma, Milano, Torino, Brescia e Napoli.
«Si tratta di oltre 5 milioni di persone che vivono e lavorano accanto a noi, non si tratta solo di migranti ma della società italiana», ha detto a Vita.it Simone Varisco di Migrantes, che ha curato il Rapporto. «Esiste il rischio di focalizzare l’attenzione sul problema dei profughi, che sono solo una parte del fenomeno. Un fenomeno che non è certo quel fiume in piena che si è cercato di descrivere: ad esempio l’incidenza degli alunni con cittadinanza straniera (841 mila nell’anno scolastico 2017-18 dei quali il 63,8% nati in Italia) è fermo fra il 9 e il 10% da circa un decennio». Varisco ha anche spiegato che i 65.444 bambini nati in Italia nel 2018 da genitori stranierirappresentano il 14,9% delle nascite e sono stati il 3,7% in meno rispetto al 2017. In regresso anche le acquisizioni di cittadinanza, dati che rischiano di incidere negativamente sulla decrescita generale del Paese.
Il Rapporto, in concomitanza con la Giornata Mondiale dei Migranti e dei Rifugiati ci fa riflettere sul fatto che è necessario rammendare il tessuto sociale dell’Italia: «Non si tratta solo di immigrati, ma del perpetuarsi della divisione tra “noi” e “loro”, tra italiani e stranieri, tra i “nostri” problemi e i “loro” problemi, tra i “nostri” sogni e i “loro” sogni» ha commentato il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana. Tornando ai dati, il rapporto riscontra una netta differenza nella retribuzione dei lavoratori stranieri rispetto a quelli italiani (-322 EURO in media) ed una maggiore incidenza degli infortuni sul lavoro, aspetti che li rendono più vulnerabili. Tuttavia si sottolinea anche il contributo dei lavoratori di origine straniera: più di 370mila imprese aperte da cittadini extracomunitari contribuiscono al PIL italiano e il 26% degli immigranti si occupa dei servizi collettivi e alla persona. Per alcuni settori ne rappresentano la colonna portante, si pensi alle badanti: tre su quattro sono immigrate in base all’ultimo rapporto ISTAT.
L’integrazione si alimenta con la conoscenza reciproca e nel corso del 2017 sono stati celebrati 27.744 matrimoni con almeno uno dei coniugi straniero (+14,5% del totale dei matrimoni). Inoltre, Confcommercio dichiara che nel 2018 una persona su due in Italia ha frequentato ristoranti etnici (relazione FIPE 2019). Il rapporto CARITAS-MIGRANTES si sofferma anche sulla disinformazione e l’odio dilagante sui social media. Secondo una rilevazione di Amnesty International, durante la campagna elettorale delle elezioni politiche 2018 si sono registrati 787 commenti e di incitamenti all’odio, il 91% delle quali ha avuto come oggetto i migranti. Su twitter, un hater su tre si scatena contro “lo straniero”.
Abbiamo quindi bisogno prima di tutto di una nuova cultura. «La risposta alla sfida posta dalle migrazioni contemporanee si può riassumere in quattro verbi: accogliere, proteggere, promuovere e integrare. Ma questi verbi non valgono solo per i migranti e i rifugiati. Essi esprimono la missione della Chiesa verso tutti gli abitanti delle periferie esistenziali», consapevoli, conclude il Papa, che «i migranti, e specialmente quelli più vulnerabili, ci aiutano a leggere i “segni dei tempi”».
di Lia Curcio
ùfont.unimondo.org

Lia Curcio
Sono da sempre interessata alle questioni globali, amo viaggiare e conoscere culture diverse, mi appassionano le persone e le loro storie di vita in Italia e nel mondo. Anche per questo, lavoro nella cooperazione internazionale con il ruolo di comunicazione ed ufficio stampa per una Ong italiana. Parallelamente, mi occupo di progettazione in ambito educativo, interculturale e di sviluppo umano. Credo che i media abbiano una grande responsabilità culturale nel fare informazione e per questo ho scelto Unimondo: mi piacerebbe instillare curiosità, intuizioni e domande oltre il racconto, spesso stereotipato, del mondo di oggi.


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Ritorno a scuola “plastic free”: la battaglia parte dai bambini
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domenica 15 settembre 2019



Gli eventi “plastic free” non si fermano e ora arrivano anche nelle scuole. Perché nelle buone pratiche in difesa del nostro ambiente, i bambini devono avere sempre di più un ruolo da protagonisti. E proprio l’ambiente, una delle nostre 5 Stelle, sarà il tema centrale di Italia 5 Stelle nel week-end del 12 e 13 ottobre a Napoli.
Come MoVimento 5 Stelle, da mesi stiamo investendo energie e passione nella campagna “plastic free”, che rappresenta per noi una battaglia di civiltà storica alla quale nessuno ormai può sottrarsi. Dopo la challenge lanciata dal Ministro dell’Ambiente Sergio Costa, che ha coinvolto centinaia di istituzioni del Paese e tantissimi cittadini, per tutta l’estate il MoVimento 5 Stelle ha promosso iniziative #IoSonoPlasticFree con incontri di volontariato attivo per la sensibilizzazione all’eliminazione della plastica in diverse città.
Eventi, questi, collegati alla ricognizione dei principali porti italiani, un lungo progetto che ho voluto portare avanti personalmente insieme ad altri portavoce del MoVimento 5 Stelle, proseguirà ancora per tutto il mese.
Ora che settembre è arrivato e che le campanelle delle scuole stanno per suonare di nuovo, per domenica 15 abbiamo dato vita all’iniziativa “Ritorno a scuola #PlasticFree”, per sensibilizzare anche i più piccoli verso l’addio alla plastica. Una campagna che partirà dalla Campania, ma che in futuro ci auguriamo possa essere replicata altrove.
I ragazzi delle scuole elementari e medie che porteranno una bottiglia di plastica ai nostri gazebo, allestiti in 8 piazze della provincia di Caserta, riceveranno gratuitamente una borraccia riutilizzabile con la scritta #IoSonoPlasticFree. Vi aspettiamo dalle ore 10 a:
CASERTA: Piazza Vanvitelli – Porticato del Comune
SANTA MARIA CAPUA VETERE: Piazza Bovio
CASAPULLA: Piazza Giovanni XXIII
PORTICO DI CASERTA: P.zza F. Iodice
MACERATA CAMPANIA: Piazza Crocifisso
RECALE: Piazza Matteotti
SAN PRISCO: Via Agostino Stellato (piazza grande)
CASAGIOVE: Piazza degli Eroi

di Agostino Santillo ( Portavoce al senato del MoVimento 5 Stelle ) MoVimento 5 Stelle
font.blogdellestelle

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Analisi di un “disastro ambientale”
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sabato 14 settembre 2019



Quando si parla di “disastro ambientale” ci si riferisce spesso ad una calamità naturale particolarmente violenta. Tuttavia questo termine, se usato impropriamente, può generare confusione poiché, più che di disastri ambientali, sarebbe più corretto parlare di rischi legati alla manifestazione di certo evento naturale .
La differenza tra “rischio” e “disastro” è fondamentale. Secondo l’UNISDR (l’Ufficio delle Nazioni Unite che si occupa della riduzione dei rischi di catastrofi), col termine disastro si intende un serio impatto sull’integrità di risorse, economia e sicurezza di un determinato territorio, che supera la possibilità delle persone colpite di far fronte a tale situazione con le proprie forze. Un disastro non è di per sé, quindi, un mero evento climatico particolarmente impattante, ma è il risultato dalla combinazione di quattro fattori: la natura di un rischio (come inondazioni, terremoti, frane, tempeste ecc.), l’esposizione delle persone e delle loro proprietà ad esso, determinate condizioni di vulnerabilità e l’insufficiente capacità di ridurre o affrontare il potenziale danno. Molte delle persone che quotidianamente sono esposte a pericoli di origine naturale possono tranquillamente conviverci, poiché per niente, o poco, vulnerabili. Infatti, la vulnerabilità ad un determinato evento (ovvero la probabilità che chi è esposto ad un rischio possa restarne seriamente danneggiato) non è la stessa all’interno di un medesimo gruppo di persone, ma si differenzia a seconda di numerosi aspetti, fra questi il ceto sociale, il genere, l’età, le condizioni fisiche e mentali. Ne consegue che la vulnerabilità di una popolazione contribuisce al fatto che un evento naturale violento possa trasformarsi o meno in un disastro.
Nel mondo, l’esposizione di molte popolazioni ai disastri naturali è aumentata più velocemente di quanto non sia diminuita la loro vulnerabilità, generando nuovi rischi e impatti negativi in termini sociali, ambientali, economici, sanitari e culturali. Questo sia nel breve che nel lungo termine, con conseguenze particolarmente visibili a livello locale. I disastri possono variare d’intensità nello spazio e nel tempo: alcuni eventi possono essere molto brevi e concentrati geograficamente, come altri posso essere più prolungati e coinvolgere ampie porzioni di territorio. A tal proposito va ricordato che alcuni avvenimenti calamitosi possono derivare dall’accumulo di varie situazioni “stressanti” e iniziare molto gradualmente, causando però un inevitabile lento ma costante accumulo di conseguenze negative nell’arco di un tempo prolungato. E’ questo il caso della siccità, del cambiamento climatico, della degradazione ambientale o della desertificazione. Chi risulta più colpito di fronte a disastri naturali di “piccola” scala e a “lento” avvio sono sicuramente le comunità, soprattutto quelle a baso reddito, le famiglie e le piccole-medie imprese.
I disastri ambientali stanno quindi aumentando, sia in termini di frequenza che di potenza, compromettendo ogni anno migliaia di vite e la disponibilità di mezzi di sussistenza. Negli ultimi 40 anni la frequenza dei disastri naturali a livello mondiale è aumentata di circa tre volte, da ca. 1.300 eventi nel periodo 1975-1984 a più di 3.900 nel periodo 2005 – 2014. Nel dettaglio, il numero di fenomeni di origine geofisica come terremoti, eruzioni vulcaniche e tsunami è rimasto pressoché costante negli anni, mentre ciò che sorprende è il numero delle sciagure direttamente legate a clima ed eventi meteorologici, vistosamente in aumento nel periodo 1998-2017. Tra questi, i più frequenti sono sicuramente inondazioni e uragani che, nello stesso periodo di riferimento, hanno colpito più di 2 miliardi di persone (2). Inoltre, sempre i dati dell’UNISDR, riportano che le calamità legate al clima sono arrivate a quota 329 (media annua mondiale) negli ultimi vent’anni, il doppio del periodo 1978 – 1997.
L’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), già nel 2007, avvertiva che il cambiamento climatico generato dalle attività umane sta gradualmente alterando la temperatura media globale, il livello dei mari, la durata e l’intensità delle precipitazioni, contribuendo alla comparsa di rischi metereologici molto più frequenti e imprevedibili, come uragani, siccità, inondazioni e ondate di caldo. Questo trend è particolarmente evidente nei territori rurali, dove le principali attività economiche sono ancora dipendenti dall’agricoltura. Inoltre, va sottolineato che il cambiamento climatico, causando appunto alterazioni nella frequenza, nell’intensità, nella geografia e nella durata degli eventi calamitosi, sta cogliendo impreparate fette di popolazione non abituate a fronteggiare tali circostanze .
Da un punto di vista prettamente economico emerge che il danno globale causato dalle calamità naturali nel recente periodo 2005-2014 è costantemente aumentato, raggiungendo circa 160 miliardi di dollari annui, un ripido aumento rispetto ai 36 miliardi di dollari/anno del periodo 1985 – 1994 (4). Fra le varie cause, i disastri naturali legati al clima risultano essere i più frequenti ma anche i più “costosi” da gestire, causando le maggiori perdite economiche.
Cosa fare di fronte a questa situazione? Essendo impossibile evitare il verificarsi di tali eventi, l’uomo può agire sulle altre tre variabili rimanenti che, come detto sopra, definiscono i disastri ambientali: esposizione, vulnerabilità e capacità di far fronte alle conseguenze negative. In poche parole, prevenzione. Risulta prioritario partire dalla riduzione del rischio e dalla vulnerabilità della popolazione potenzialmente coinvolta: lavorare sulla prevenzione al fine che un evento pericoloso non diventi un disastro, mitigare il suo impatto aiutando le persone e i loro territori a diventare resilienti (5). Gli sforzi richiesti per andare in questa direzione sono chiaramente enormi, ma è urgente e decisivo adottare una strategia che aiuti ad anticipare, pianificare, preparare, in vista del verificarsi di un evento naturale potenzialmente dannoso.
A tal proposito la letteratura scientifica spiega che gli interventi di prevenzione sono generalmente molto più convenienti se comparati alle misure di ripristino post-disastro: di fronte a 7 dollari spesi per le operazioni di soccorso e ripristino, ne viene speso solamente 1 per le operazioni di prevenzione ex-ante (6). La prevenzione è quindi più efficace, conveniente e tende a generare impatti positivi in termini economici, ma anche in termini di vite salvate e di salute pubblica in generale. Un bilancio numericamente conveniente, anche se gli impedimenti che ostacolano un sistema di prevenzione robusto e capillare sono numerosi. Fra questi sicuramente una mancanza di risorse, cosa molto, troppo, accentuata nei cosiddetti PVS (Paesi in Via di Sviluppo), poca lungimiranza e perspicacia da parte della classe politica, una scarsa comprensione, consapevole o meno, dei possibili rischi e impatti, e l’alta visibilità mediatica di fronte agli interventi post-disastro (7-8). Ne risulta che non investire nella gestione preventiva del rischio naturale è un’occasione persa per fare un importante passo verso una gestione sostenibile dell’ambiente, delle risorse economiche, e una società meno vulnerabile.
di Lucia Michelini, classe 1984, è una professionista bellunese che si occupa di ambiente ed educazione.
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NEWS INDECENTI.........................................................
NEWS INDECENTI

La strana creatura è stata filmata in un villaggio di Miao nel Kunming, nella Cina Meridionale. Si tratta di una mutazione genetica oppure di tanta suggestione?

I fondatori del movimento delle Sardine si sono ritrovati in un ristorante di Lido di Savio, porte chiuse ai giornalisti, dopo il bagno negato al Papeete. "Sarebbe stato un gesto simbolico visto che lì Salvini chiese pieni poteri", racconta Lorenzo Donnoli. "Nessuna polemica - sostiene Mattia



Il portavoce delle 'Sardine' Mattia Sartori risponde ad un post di Matteo Salvini: "Noi non vogliamo in Emilia Romagna la sua narrativa, vi sembra normale che aizzi in questo modo? Mi rivolgo a tutte le 'sardine' all'ascolto!"

MOTIVAZIOI ASSOLUZIONE BERLUSCONI PROCESSO RUBY



LA NUOVA FRONTIERA IL BARATTO..........................................



Davide Erba ed Eleonora Dellera, " l’idea è nata guardando l’armadio dei nostri figli riempirsi di vestiti inutilizzabili. Siamo partiti dall’idea di riutilizzare i vestiti da bambini, poi ci siamo resi conto che anche le donne hanno spesso armadi strapieni e voglia costante di cambiare guardaroba”La prima boutique Armadio Verde nasce a Milano nel 2011 come luogo fisico dove i genitori potevano scambiare i vestiti in disuso dei loro bambini. Al crescere della richiesta Albero Verde si è prima trasformato in un franchising con una rete di “swap boutique” fisiche sul territorio italiano e nel 2015 ha assunto la configurazione attuale: un negozio online con servizio di ritiro a domicilio e consegna in tutta Italia in 24-48 ore. Da marzo 2018 è stata infine introdotta la linea donna con conseguente raddoppio degli scambi: il 60% dei vestiti che oggi Armadio Verde rimette in circolo è costituito da capi femminili. Impressionanti i dati 2018: 25 dipendenti, più di 8.000 clienti attivi per conto dei quali Armadio Verde muove quotidianamente circa 3.000 capi.



L'associazione senza scopo di lucro IlBharat si pone l’obiettivo di promuovere il libero scambio di attività, aiuto e lavoro. E’ il mezzo con il quale la nuova umanità riprende il controllo sull'economia spostando il valore dalla moneta al lavoro inteso come scambio di servizi tra persone, la creazione di un territorio franco dove tutti possono dare e avere gestendo al meglio le proprie capacità ed energie. La nuova Onlus “ILBHARAT”, costituitasi a Lugano lo scorso 11/9/2019, e la band “STATOBRADO” organizzano la prima conferenza di presentazione della neonata Onlus a Porretta Terme (BO) presso l’HOTEL SANTOLI sabato 9 e domenica 10 novembre. Saranno gli stessi fondatori a presentare il progetto e le attività a partire dal Presidente Luigi Baratiri, noto già per essere stato un ex collaboratore del SISMI (Servizi Informazioni e Sicurezza Militare), per il suo canale su Youtube "La nemesi della hybris" e per aver raccontato la sua storia personale nel libro “L’intelligence degli Dèi” (Nexus Edizioni), presentato in anteprima assoluta proprio nella cittadina termale emiliana lo scorso maggio. Lo stesso Baratiri collabora con la band “STATOBRADO” nel singolo/videoclip “Sei Magie”(2019) e insieme organizzano questa due giorni di approfondimento scientifico e culturale dove la prima giornata è dedicata alla conferenza di presentazione della Onlus, del portale di riferimento, di alcuni prototipi unici dedicati alla free energy, per la prima volta in Italia. L’evento sarà gratuito con posti limitati quindi è importante la prenotazione esclusivamente al numero di telefono dell’Hotel Santoli 0534 23206 oppure via email Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo Sarà possibile anche prenotare la cena del sabato presso il ristorante dell’hotel “Il Bassotto” fino ad esaurimento posti, tenendo di riferimento gli stessi contatti dell’Hotel Santo



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Nico Allegretti, presidente di OneBarter, racconta come il baratto, nella sua nuova forma tecnologicamente assistita, possa contribuire ad abbattere la necessità delle imprese di finanziarsi con linee di credito bancarie, e possa rilanciare gli scambi e l'economia. Un settore, quello del Barter (cioè "comprare pagando vendendo", come lo definisce Allegretti), che negli Stati Uniti si porta già dietro il 5% del Pil.






CYB BARTER e' un progetto per realizzare la piattaforma dove si scambiano, si vendono e si comprano, i prodotti. Tutto quello che le famiglie non possono comperare ( prodotti alimentari esclusi ). Lo possono comprare ugualmente , senza euro. Il progetto pubblicato come libro, e' il frutto di studio in 22 anni, 13 stati vissuti. Capire come scambiano in Indonesia non e' peccato. E' un progetto che ha rifiutato il finanziamento europeo e rifiuta anche di essere finanziato come studio. Il progetto e' della gente, non delle banche. Pubblicato il 02 di Novembre 2017 in lingua italiana, e' un chiaro rifiuto all'euro e alla speculazione. L'abbiamo capito tutti: si vive molto meglio senza corruzione e senza speculazione. Nella notte di Natale a Madrid ho scritto la poesia che lo rappresenta. Essa viene dalla mia emozione di volerlo mettere in pratica. In questi video trovate la stessa poesia con musiche diverse. Ora cerco le voci; o meglio: gli urli. Voglio che la gente urli una frase della poesia. Voglio che il progetto pubblicato sia presentato in questo modo.



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