banner475x1502.jpg
VIGNETTE !!!!!
brunetta venezia1.jpg
il METEO.
Home
Contattaci
Notizie
Collegamenti web
divieto di ingresso
fb-divieto-di-accesso-politici-big.jpg
baratto online

">
 
Rassegna.it
CIVILTANO' - LA 7 NEWS
dal mondo
Intelligente come un polipo!

Che fine ha fatto Tartaglia?

L'uomo che nel 2009 colpì l'allora premier con una miniatura del Duomo è stato fotografato al centro commerciale di Peschiera Borromeo. Le immagini sul settimanale Oggi Nel 2009 ferì l’allora premier Silvio Berlusconi lanciandogli una miniatura del Duomo. Poi venne assolto perché riconosciuto incapace di intendere e di volere al momento del fatto. E a cinque anni di distanza Massimo Tartaglia è stato fotografato mentre partecipava a un casting per lavorare come Babbo Natale in un grosso centro commerciale a pochi chilometri da Milano, la Galleria Borromea di Peschiera Borromeo. Le foto sono state pubblicate dal settimanale Oggi, in edicola mercoledì 10 dicembre. Nessuno degli spettatori che ha assistito al casting lo ha riconosciuto. Alla domanda con chi avrebbe voluto pranzare nei panni di Babbo Natale, Tartaglia ha risposto a Oggi: “Se fossi Babbo Natale, credo che dovrei pranzare con la Befana, sbaglio?”. Ma non vorrebbe cenare con un’attrice o magari con un politico?: “Beh, i politici forse è meglio che li lasci perdere

MOSTRO IN ISLANDA

Il mostro del lago esiste davvero: "E' lungo 30 metri" Nessie, abitante del lago di Loch Ness, è ancora relegata a leggenda. Lagarfljótsormur, mostro del lago di Lagarfljót, è invece realtà. A confermarlo, il governo islandese
ISLANDA - Fino a poche ore fa era solo una leggenda. Niente di più e niente di meno che una sorta di "amico a distanza" di Nessie. Ma da oggi il lago "Lagarfljót" potrebbe superare la fama di quello di Loch Ness. "Lagarfljótsormur", un mostro di novanta metri, esiste davvero. A confermare l'esistenza del lungo serpente è stata una commissione governativa islandese che, con sette voti a favore e sei contrari, ha sancito l'autenticità di un filmato girato nel 2012 e che potete vedere qui sotto. Fino ad oggi il "mostro" era stato bollato come una semplice rete da pesca allungata, ma dopo la votazione della Commissione la versione ufficiale è che "Lagarfljótsormur" esiste. O forse - sottolineamo, forse - si tratta solo di una trovata pubblicitaria del governo per rilanciare il turismo. Forse.

MOSTRO MARINO IN VIETNAM

la notizia del ritrovamento di un gigante mostro marino in Vietnam, riportata dal sito giapponese Karapaia. Nel video la grossa e lunga creatura di colore grigio è circondata da una folla di persone, alcune delle quali impegnata ad ispezionare l'enorme bocca dell'imponente creatura, appoggiata su un rimorchio. Ma cosa potrebbe essere. un verme gigante, un mostro marino, un alieno o addirittura un esperimento animale finito male?

Attenti alle Sirene !!!!!




SCERZO NEL BAGNO DELLE RAGAZZE
LA FOTO DEL FANTASMA

ADAM Cantano con il vibratore


Tutti matti

Alieni in gabbia


spider cat Un gatto si è arrampicato sulla finestra di una porta esterna di una veranda, in perfetto stile Uomo Ragno, aprendo poi la porta per entrare in casa. Il filmato, inviato allo show televisivo America’s Funniest Home Videos, è diventato una hit su YouTube. un fotogramma dell'arrampicata Nella descrizione del filmato viene detto che il gatto si arrampica sul vetro: una prestazione assolutamente notevole, quella del felino, se fosse confermata. Più probabilmente, il gatto si arrampica su una zanzariera, ma questo non toglie nulla al “gesto atletico” del felino.

DONNA BARBUTA E SI PIACE COSI'

Harnaam Kaur soffre della sindrome dell'ovaio policistico, una patologia che fa crescere una folta peluria su braccia, petto e viso. La ragazza ha visto spuntare i primi peli a soli 11 anni e da lì si è trovata ad affrontare un vero dramma psicologico.
Per anni sono stati numerosi gli insulti e le offese che ha dovuto sopportare, persino minacce di morte da parte dei bulli. Oggi però sta bene e ride di tutto questo, grazie all'avvicinamento allo Sikhismo, una religione che vieta di tagliare i peli del proprio corpo.
Harnaam ha deciso di non tagliare più la barba in segno di rispetto verso sé stessa. "Dio mi ha creata così e devo essere contenta, ho imparato ad amarmi per ciò che sono, nulla può più turbarmi".

IO ERO UN ELFO

Mosca: più diplomazia, meno espulsioni
Valutazione utente: / 0
Scritto da Administrator   
lunedì 11 settembre 2017




Ci aveva provato prima Napoleone e poi Hitler. Ora la Nato – che considera la Russia come una media potenza – si è insediata, non rispettando i patti, in quasi tutti i paesi un tempo al di là della cortina di ferro. Ma nulla. Mosca è invincibile.
Attraversandola a piedi o raggiungendo i diversi quartieri con l'efficientissima metrò (Uber gli fa un baffo) Mosca è un cantiere a cielo aperto. I martelli penumatici scandiscono il ritmo a squadre di operai che lavorano H24, 7su7. Stakhanov è resuscitato. Forse non è mai morto. Progressi misurabili a vista d'occhio non solo nelle numerose arene che ospiteranno i prossimi Mondiali di calcio 2018 ma in ogni dove: marciapiedi, ciclabili, strade ad otto corsie, argini, piazze, ferrovie, aeroporti. Peccato che nelle retrovie si nascondano ancora baracche e povertà di un sottoproletariato urbano vittima di disuguaglianze non certo superate. Ci si chiede se John Maynard Keynes (colui che teorizzò l'ingente investimento pubblico per oltrepassare la crisi del '29) non abiti in realtà a Mosca.
E per farlo lo zar Vladimir rischiò tutto. Compresa la bancarotta. Fu infatti Standard & Poors nel 2013 a scommettere sul crack finanziario di Mosca che rispose, oggi, con il pieno pagamento del debito estero dell'URSS al club di Parigi (un gruppo informale di organizzazioni finanziarie dei 22 paesi più ricchi del mondo per la rinegoziazione del debito). V'è una dimostrazione di potere maggiore di questa? Hanno ancora senso di esistere le agenzie di rating? Ma la Russia risponde alle provocazioni esogene con imprese ben più ampie dei mondiali come il Ponte Russia Crimea: lungo 20 km (5 volte quello da sempre ipotizzato e mai realizzato di Messina) e 4 mld di euro. Oppure, giusto per non essere d'accordo con l'antistorica richiesta della Polonia di abbattere tutte le statue costruite ai tempi dei soviet, con l'erezione del monumento a Mikhail Kalashnikov, l'inventore del noto fucile mitragliatore AK-47, che, nei paesi poveri ha fatto vere e proprie stragi. La grandeur – inevitabilmente condita di militarismo – si è trasferita al Cremlino.
Anche tutti i tentativi di marginalizzare la Russia nel contesto economico internazionale male orchestrati dagli Stati Uniti, dal TTIP al TTP, sono stati colpiti e affondati. Insomma, la capitale economica e politica del vecchio impero sovietico non ha occhi che per il suo avvenire.
Alle prese con il suo rinnovamento dal 1991, essa sembra, oggi, andare più veloce del tempo! Il centro storico cede il posto alle gru, le cupole d’oro dei monasteri brillano, segno evidente e accecante di una ritrovata “sinfonia” tra potere e patriarcato ortodosso: la terza Roma è ritornata. E non vuole rivali (vedi la persecuzione contro i Testimoni di Geova, applaudita da Kirill). Ecco mille colori sotto le torri vertiginose di vetro e acciaio, le 4x4 dei nuovi ricchi ignorano le vecchie jigouli, le dacie diventano delle vere e proprie cittadelle attorniate da immensi parchi e vetrine sempre nuove sorgono ogni giorno fuori le stazioni dei metrò (ce ne sono 200 ma tra un paio d'anni saranno 270).
L’energia sprigionata dalle fontane che sgorgano ovunque è incredibile. Invincibile. La capitale del “vecchio impero del male” si pone tra tradizione e mutamento, tra le statue di Lenin ed un pullulare di gallerie di arte moderna. Il popolo russo, per dirla con Piero Ostellino, “è stato derubato due volte: dalle nazionalizzazioni sovietiche, prima; dalle privatizzazioni post-sovietiche, dopo. Non ha prodotto democrazia, come si erano illusi i professorini di Harvard, ma anarchia sociale ed economica e un autocrate politico, ex Kgb”, capace di tener ordine nel caos con un consenso personale senza precedenti. Nonostante i numerosi dossier scritti da ong di mezzo mondo su violenze e corruzione.
V'è un solo modo solo per rinvigorire l'orso moscovita: è minacciarlo, boicottarlo, accerchiarlo: lui reagisce. Il popolo russo bruciò le proprie fattorie sia nel 1812 (Napoleone) che nel 1941 (operazione Barbarossa) pur di non far avanzare chi vorrebbe conquistarlo. Figuratevi cosa se ne fa dei trascorsi moniti di Obama o dei boycott della Mogherini. Forse dovrebbero, quest'ultimi ma molti altri, fare un pò i conti con la storia. Che è sempre sia collettiva che personale. Avrebbero fatto meno errori in Ucraina (ove nacque l'identità russa, ma anche dove la politica staliniana, dopo aver massacrato i contadini, li sterminò con la fame sopravvenuta) e in Siria (da secoli alleati fedeli di Mosca). Ma anche avrebbero conosciuto meglio il rivale. Putin nacque a Leningrado, l’odierna San Pietroburgo, quand' era ancora un cumulo di macerie. È la città che ha subìto il più orrendo assedio della Seconda Guerra mondiale, novecento giorni di morte in cui hanno perso la vita un milione di cittadini. I genitori di Putin erano due sopravvissuti all’assedio: mescolavano segatura a farina per aver qualcosa da mettere sotto i denti. Il padre fu gravemente ferito in battaglia e la madre rischiò di morire per denutrizione. Entrambi riportano danni fisici permanenti ma la ferita più grave è la morte di Viktor, il loro figlio di nove anni, fratello che Vladimir non ha mai conosciuto.
Nella sua infanzia c’è il racconto un po’ agiografico delle gesta del padre, Vladimir Spiridonovicˇ Putin, che da fuciliere volontario dell’86esimo battaglione d’assalto dell’Armata rossa, un’unità di élite appartenente all’Nkvd, aveva operato una serie di rischiosi sabotaggi dietro le linee tedesche. Durante una ritirata, Putin padre si era dovuto nascondere per ore in uno stagno, tutto immerso nell’acqua, respirando con una cannula, per evitare di essere catturato da una pattuglia della Wehrmacht. Sopravvisse a tutto ciò. Insomma, il popolo russo, Mosca, Putin sono abituati agli assedi, agli accerchiamenti e se vogliamo tessere buone relazioni per la pace dobbiamo fare l'esatto opposto di ciò che l’occidente ha fatto finora.
di Fabio Pipinato
font.unimondo.org


Fabio Pipinato
Sono un fisioterapista laureato in scienze politiche. Ho cooperato in Rwanda e Kenya. Rientrato ho curato la segreteria organizzativa dell'Unip di Rovereto. Come primo direttore di Unimondo ho seguito la comunicazione della campagna Sdebitarsi e coniato il marchio “World Social Forum”. Già presidente di Mandacarù sono oggi presidente di Ipsia del trentino (Istituto Pace Sviluppo Innovazione Acli) e CTA Trentino (Centro Turistico Acli) e nel direttivo di ATAS. Curo relazioni e piante.

Lascia il primo commento! | Aggiungi ai preferiti (21) | Riporta quest'articolo sul tuo sito! | Visualizzazioni: 99

 
Criminalizzazione della lotta mapuche: Santiago Maldonado desaparecido
Valutazione utente: / 0
Scritto da Administrator   
mercoledì 30 agosto 2017
Santiago Maldonado - Foto: Desinformemonos.org Continua la repressione del governo argentino nei confronti del popolo mapuche. Siamo ancora nella provincia di Chubut, Patagonia argentina, dove a Cushamen si trova la comunità Lof de Resistencia. Il primo di agosto era stato organizzata una manifestazione di protesta per chiedere la liberazione del lonko (leader) mapuche Facundo Jones Huala, incarcerato in quanto figura di spicco delle occupazioni delle terre appartenenti alla famiglia Benetton, di cui scrivemmo lo scorso gennaio. Huala ha dichiarato: “sono prigioniero perché sono un militante e un simbolo della resistenza del mio popolo, perché ho espresso quello che pensano migliaia di mapuche e di altre comunitá. Siamo stanchi dell’oppressione, del fatto che ci portino via la terra e che ci uccidano e mettano in prigione quando vogliono. Il mio grido di resistenza ha generato una certa speranza nelle persone che si sono mobilitate per recuperare le loro terre”.



La manifestazione per la scarcerazione di Huala ha scatenato la repressione da parte della gendarmeria, con una vera e propria caccia all’uomo nelle terre appartenenti alla comunitá. In particolare sette uomini sono stati rincorsi tra colpi di arma da fuoco: tra loro Santiago Maldonado, un giovane di 27 anni giunto dalla non distante località di El Bolsón per dare supporto alla resistenza mapuche. Maldonado é stato catturato da uomini della gendarmeria mentre si accingeva assieme ai compagni ad attraversare un piccolo torrente. Testimoni oculari affermano di averlo visto caricare su di una camionetta bianca e registrazioni effettuate sul luogo riportano le grida esaltate dei gendarmi: “Ne abbiamo preso uno! Ne abbiamo presto uno!”.
E’ da quel primo agosto che di Santiago Maldonado si sono perse le tracce. Sono stati ritrovati alcuni suoi oggetti personali sparsi tra la vegetazione, ma del giovane neanche l’ombra. È passato ormai un mese e si é levato alto il grido della società civile dapprima in Argentina, poi nel resto del mondo. Sono stati i familiari e amici di Santiago i primi ad alzare la voce ed é stata creata una pagina web con tutte le informazioni relative al caso, per contrastare la circolazione di notizie false, fare luce sulla vicenda e raccogliere eventuali testimonianze che potrebbero rivelarsi cruciali. Numerose le testimonianze di solidarietà che provengono da più parti, con appelli alla giustizia che circolano tanto sulle reti sociali come nelle piazze. Il padre di Santiago, Enrique, ha affermato: “io non posso vedere il volto di mio figlio su una bandiera, su un mural. Voglio che ricompaia. Dove si trova? Cosa gli hanno fatto? Lo stiamo aspettando”. Il grido “Vivo se lo llevaron, vivo los queremos!” (l’hanno preso vivo, lo rivogliamo vivo) risuona alto nelle manifestazioni di piazza, a cui partecipano semplici cittadini e cittadine e rappresentanti di associazioni per i diritti umani. Tra loro le abuelas e le madres di plaza de mayo, H.I.J.O.S. e altre associazioni di familiari dei desaparecidos della dittatura che da quarant’anni stanno portando avanti lo stesso discorso, la stessa rivendicazione, come se non bastassero quattro decenni a fare luce fino in fondo su quanto accaduto nell’epoca buia della dittatura e a dissolvere questo stesso incubo che sembra non finire mai: é finita la dittatura, ma proprio come allora un uomo é sparito nelle mani dello stato argentino.
Alcune rappresentanti delle madres ed altri organismi in difesa dei diritti umani si sono riuniti il 22 agosto con la ministra della sicurezza Bullrich, il ministro della giustizia e dei diritti umani Garavano e il segretario per i diritti umani Avruj per discutere della responsabilità dello Stato nella sparizione di Maldonado. I partecipanti della società civile hanno espresso il loro disappunto di fronte alla posizione negazionista assunta dai rappresentanti del governo ed espresso l’impossibilità di collaborare, viste le posizioni governative. “Come facciamo a lavorare insieme se loro non riconoscono la sparizione forzata di Santiago? Negano tutto, quando ci sono testimoni, registrazioni…é molto triste che dopo 40 anni dobbiamo continuare a gridare ‘Apparizione con vita!”, ha affermato una delle madres dopo aver partecipato all’incontro.
Come ha riportato Raúl Zibechi sul quotidiano messicano La Jornada, la ministra argentina della sicurezza Bullrich ha affermato di non voler permettere una repubblica autonoma mapuche nel mezzo dell’Argentina:“Quella é la logica che stanno progettando, il non riconoscimento dello stato argentino, la logica anarchica”. In realtá quello che sembra più infastidire ed intimorire il governo é il fatto che negli ultimi 15 anni il popolo mapuche , nonostante la criminalizzazione e repressione che ha subito costantemente, é riuscito a recuperare 250mila ettari di terre che erano state loro sottratte da grandi proprietari terrieri. Il popolo mapuche é criminalizzato e accusato di terrorismo tanto in Cile quanto in Argentina, quando in realtá la maggior parte delle azioni rivendicative é di carattere pacifico e la violenza scatta in termini difensivi solo di fronte agli attacchi da parte delle forze armate e di polizia. Al contrario di quanto affermato dalla ministra non vi é alcun progetto secessionista mapuche, ma varie proposte di autonomia e autogoverno la cui legittimità é garantita anche dalle Nazioni Unite e dalla convenzione n.169 dell’ILO sui diritti dei popoli indigeni e tribali. Il problema sono i forti interessi economici nelle aree abitate dai mapuche e lil forte sentimento colonialista che non é mai cessato in 500 anni di storia. Come ha scritto il lonko Huala dal carcere in una lettera aperta a Santiago Maldonado: “A loro (…) danno fastidio le nostre armi politiche. Sono loro che possiedono tutto l’arsenale economico, comunicativo, simbolico. E noi diventiamo i loro nemici quando decidiamo di metterlo in discussione. Nonostante questo, Santiago, senza essere mapuche sei arrivato alla comunità abbracciando la causa come se fosse tua. I gendarmi questa volta non si sono portati via un indio (in spagnolo il termine é dispregiativo, ndt), hanno portato via te, che oggi riesci a portare il nostro grido laddove noi non riusciamo a portarlo, perché il nostro destino é tanto silenzioso quanto lo é la nostra storia. Lo dicono i tuoi compagni: se il desaparecido fosse mapuche, quante grida si leverebbero? Noi indios possiamo scomparire senza che nessuno esca a protestare. Tu sei venuto per gridarlo e neanche portandoti via sono riusciti a zittirti.”
di Michela Giovannini
font.unimondo.org


Michela Giovannini
Dottoressa di ricerca in sviluppo locale, è appassionata di America Latina, popoli indigeni, autogestione, lotte e resistenze politiche e sociali. Ha trascorso periodi di studio e ricerca sul campo in vari paesi. Messico e Cile sono i principali contesti in cui si sono svolte le sue ricerche, dedicate principalmente a varie tipologie di organizzazioni dell'economia sociale e solidale.


Lascia il primo commento! | Aggiungi ai preferiti (25) | Riporta quest'articolo sul tuo sito! | Visualizzazioni: 112

 
Perseguitati per la loro fede: aumentano i richiedenti asilo dalla Cina
Valutazione utente: / 0
Scritto da Administrator   
giovedì 24 agosto 2017





Era “un lunedì afoso di luglio del 2015” quando, allo sportello legale dell’associazione A Buon Diritto Onlus, si presentano per la prima volta due giovani donne cinesi a chiedere aiuto. Data la presenza insolita, non c’erano operatori disponibili che parlassero la loro lingua per cui le ragazze decidono di arrangiarsi con l’app “google traduttore”, che fa nascere più di un equivoco (a partire dalla parola “asylum”, che veniva tradotta con “manicomio”). Alla fine, però, si riesce a venire a capo della faccenda: le giovani, infatti, erano fuggite dal loro paese e volevano chiedere “asilo” per motivi religiosi. “Quello fu l’inizio della nostra attività con i richiedenti asilo cinesi” spiega l’associazione in un nuovo report sul tema, uscito a fine luglio. Un fenomeno alquanto nuovo, dato che in genere i cinesi emigrano principalmente per cercare lavoro e non per richiedere protezione. Eppure, il Global Trends dell’UNHCR parla di una cifra che in soli cinque anni si sarebbe addirittura quintuplicata: 57.705 richiedenti asilo cinesi nel 2015, contro i 10.617 del 2010. E, nello stesso periodo, è aumentato anche il numero di cinesi a cui è stato riconosciuto lo status di rifugiato: dai 190.369 del 2011 ai 212.911 dell’anno scorso a livello mondiale.
Anche l’Italia partecipa a questo trend di crescita: i dati del Governo italiano del 2016 riportano infatti un aumento delle domande del 143% rispetto al 2015 (356 nel 2015 contro le 871 del 2016) e del 326% tra il 2014 e il 2015. “I cinesi sono una delle nazionalità che ha registrato l’incremento percentuale più significativo tra i richiedenti asilo – si legge – nonostante in numeri assoluti siano ben distanti ad esempio da nigeriani e pachistani, due tra le nazionalità col più alto numero di domande presentate”. Ma a cosa si deve quest’incremento? Secondo le testimonianze raccolte dall’associazione A Buon Diritto, che ha cominciato a studiare il fenomeno a partire dalle città di Roma e Milano, coloro che si sono presentati a chiedere aiuto hanno dichiarato tutti di essere stati perseguitati in Cina per motivi di culto.
Negli ultimi anni, infatti, la Cina è andata incontro a una vera e propria esplosione di fede, nonostante i decenni di campagne anti-religiose che hanno seguito la presa del potere da parte del Partito Comunista nel 1949. Si tratta principalmente di fede cristiano-evangelica che ha portato alla rinascita nascita di un grande numero di chiese non autorizzate né registrate, le quali hanno contribuito a far salire il numero dei fedeli da circa 1 milione agli almeno 60 milioni di oggi. La loro vita, però, non è sempre facile. Sebbene la Costituzione Cinese, all’art. 36, preveda il libero esercizio del culto, questo dettame non sembra infatti trovare sempre una reale applicazione, anche a causa della clausola generale dell’articolo stesso, nella quale si vieta di praticare quei culti che possono minare l’ordine pubblico, danneggiare la salute dei cittadini, interferire con il sistema educativo statale. “Le cinque religioni più praticate in Cina sono il buddismo, il taoismo, l’islam, il cattolicesimo e il protestantesimo – spiega A Buon Diritto – tutti gli altri culti sono scarsamente tollerati, ed è stata stilata da parte delle autorità una lista di quattordici movimenti definiti malvagi e illegali”.
In questo caso, nel mirino del governo cinese ci sono le cosiddette “chiese domestiche”, in genere stanze di case private adibite a sale di culto, in cui piccoli gruppi si riuniscono per le celebrazioni. Non si tratta di chiese propriamente “clandestine”, ma spesso i fedeli e gli officianti prendono le loro precauzioni, evitando di assembrarsi in grandi numeri e preferendo la discrezione. La repressione infatti è sempre dietro l’angolo (basti pensare alla distruzione di migliaia di croci e chiese nel 2014 nella provincia di Zhejiang), anche se non in tutte le zone del paese con la stessa intensità. L’apparato statale preferirebbe infatti che i fedeli cristiani aderissero piuttosto al Three-Self Patriotic Movement, la Chiesa protestante di Stato riconosciuta da Pechino: qui gli incontri sono fortemente monitorati, con tanto di poliziotti a presidiare le celebrazioni e inni di lode per il Partito cantati prima di quelli per lodare Dio. Non sorprende che molti preferiscano aderire ad altre comunità cristiane, con tutti i rischi che ne conseguono. “L’agente persecutorio è rappresentato dalla polizia – si legge ancora nel report di A Buon diritto – che agirebbe per limitare l’azione di propaganda considerata come la causa di episodi di protesta o addirittura di insurrezione nei confronti del governo cinese”.
Nelle testimonianze raccolte dall’associazione si parla di catture durante la preghiera, minacce, aggressioni e multe da parte della polizia cinese. A volte, i richiedenti asilo riferiscono di vere e proprie torture. Alla fine, molti decidono di fuggire, e la fuga comporta la recisione di tutti i rapporti familiari, anche per evitare coinvolgimenti e ritorsioni. L’organizzazione del viaggio, infatti, avviene in totale autonomia e il visto e il passaporto sono rilasciati attraverso il pagamento oneroso di cifre che possono raggiungere anche i diecimila euro. Un dato che viene sottolineato è la provenienza di queste persone in fuga: non più solo dalle tre regioni della Costa meridionale del paese (Zhejiang, Fujan e Guandong) da cui provengono storicamente gli immigrati cinesi, ma anche da città come Pechino, Canton e Shanghai. Spesso al loro arrivo in Italia non conoscono l’esistenza della protezione internazionale che, come abbiamo visto dai dati iniziali, in ogni caso viene loro concessa molto raramente. Ai colloqui con le Commissioni Territoriali, infatti, le dichiarazioni dei richiedenti asilo cinesi vengono spesso percepite come vaghe e contradditorie, oltre al fatto che spesso, sempre a parere della Commissione territoriale, vi sarebbe la scarsa probabilità di incorrere in atti di violenza e danno grave se queste persone dovessero far ritorno in Cina.
Da qui, la necessità, secondo l’associazione A Buon Diritto, di un maggiore monitoraggio del fenomeno: dalle traduzioni dei colloqui, spesso troppo stringate e approssimative, alla mancata presa in considerazione della protezione sussidiaria, “nonostante in Cina sia prevista e applicata in via del tutto arbitraria la pena di morte, e dopo che le torture e i trattamenti inumani e degradanti, previsti in caso di detenzione e/o assegnazione a campi di rieducazione, siano talvolta stati inflitti anche agli arrestati per motivi religiosi”. Il lavoro, dunque, è solo all’inizio.
di Anna Toro
font.unimondo.org


Anna Toro
Laureata in filosofia e giornalista professionista dal 2008, divide attualmente le sue attività giornalistiche tra Unimondo (con cui collabora dal 2012) e la redazione di Osservatorio Iraq, dove si occupa di Afghanistan, Golfo, musica e Med Generation. In passato ha lavorato per diverse testate locali nella sua Sardegna, occupandosi di cronaca, con una pausa di un anno a Londra dove ha conseguito un diploma postlaurea, sempre in giornalismo. Nel 2010 si trasferisce definitivamente a Roma, città che adora, pur col suo caos e le sue contraddizioni. Proprio dalla Capitale trae la maggior parte degli spunti per i suoi articoli su Unimondo, principalmente su tematiche sociali, ambientali e di genere.

Lascia il primo commento! | Aggiungi ai preferiti (27) | Riporta quest'articolo sul tuo sito! | Visualizzazioni: 120

 
<< Inizio < Prec. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Pross. > Fine >>

Risultati 29 - 32 di 620





NIGERIA TV..........................................................
NIGERIA TV




MATTEO SALVINI FIGURA DI MERDA PARLAMENTO EUROPEO


MOTIVAZIOI ASSOLUZIONE BERLUSCONI PROCESSO RUBY




Sirene, ilmistero svelato su DISCOVERY


squalo mangia squalo


STRAORDINARIO


iLIKE.TV ........................................





UKRAINA..TV...........................................
Login Form





Password dimenticata?
Nessun account? Registrati
WEBCAM WORLDWEBCAM....................................
Atene


Parigi
Vai alla webcam Paris, Eiffel Tower - EiffelCam 285 a Europa / Francia / Quartier des Invalides

Londra
Alternate Text

vivere di sola frutta

FIGURE DI MERDA


PALAS Civitanova Marche





curl 'https://hddn01.skylinewebcams.com/031504094AUK-1504113703928.ts' \ -XGET \ -H 'Referer: https://www.skylinewebcams.com/it/webcam/espana/comunidad-de-madrid/madrid/puerta-del-sol.html' \ -H 'Origin: https://www.skylinewebcams.com' \ -H 'Accept: */*' \ -H 'User-Agent: Mozilla/5.0 (Macintosh; Intel Mac OS X 10_12_6) AppleWebKit/603.3.8 (KHTML, like Gecko) Version/10.1.2 Safari/603.3.8'
<
  | Top |