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Nasce l'inno dei medici contro il virus

Un video musicale per raccomandare ai cittadini di restare a casa. È quello realizzato dalla Federazione Italiana delle Società Medico Scientifiche (Fism) suonato e cantato da medici specialisti e rilanciato sui social della Fism e del Ministero della Salute. Pur impegnati in un momento così difficile, un gruppo di medici da tutta Italia ha voluto trovare il tempo, tra un turno e l'altro, per prendere gli strumenti in mano e rilanciare l'invito ai cittadini a restare a casa. Il testo è stato scritto appositamente per loro dal maestro Giulio Rapetti Mogol che ha rivisto le parole originarie de “Il mio canto libero”, il classico della canzone italiana scritto con Lucio Battisti. È così nata l'idea di interpretare la canzone, ovviamente a distanza, mettendo a valore le capacità musicali di tanti professionisti delle corsie di tutta Italia per sottolineare come il difficile lavoro negli ospedali debba essere sostenuto dall'impegno di tutti. Ne è nato un vero e proprio inno che, pur nella fatica, non abbandona la speranza. Come recita il testo “adesso resta a casa, esci solo a far la spesa… domani un nuovo giorno sarà”.



Un gruppo di 30 sanitari albanesi è arrivato in Italia. Le parole del premier albanese: "Noi non siamo ricchi ma neanche privi di memoria, non abbandoniamo mai gli amici in difficoltà. Questa è una guerra che non si vince da soli.
i



ISPI Paolo Magri ci spiega






Maurizio Crozza e il monologo sul corona virus




Domenico Bini

il momento

sta andando tutto male

O SIGNORE




MOSTRO IN ISLANDA

Il mostro del lago esiste davvero: "E' lungo 30 metri" Nessie, abitante del lago di Loch Ness, è ancora relegata a leggenda. Lagarfljótsormur, mostro del lago di Lagarfljót, è invece realtà. A confermarlo, il governo islandese
ISLANDA - Fino a poche ore fa era solo una leggenda. Niente di più e niente di meno che una sorta di "amico a distanza" di Nessie. Ma da oggi il lago "Lagarfljót" potrebbe superare la fama di quello di Loch Ness. "Lagarfljótsormur", un mostro di novanta metri, esiste davvero. A confermare l'esistenza del lungo serpente è stata una commissione governativa islandese che, con sette voti a favore e sei contrari, ha sancito l'autenticità di un filmato girato nel 2012 e che potete vedere qui sotto. Fino ad oggi il "mostro" era stato bollato come una semplice rete da pesca allungata, ma dopo la votazione della Commissione la versione ufficiale è che "Lagarfljótsormur" esiste. O forse - sottolineamo, forse - si tratta solo di una trovata pubblicitaria del governo per rilanciare il turismo. Forse.
MOSTRO MARINO IN VIETNAM

la notizia del ritrovamento di un gigante mostro marino in Vietnam, riportata dal sito giapponese Karapaia. Nel video la grossa e lunga creatura di colore grigio è circondata da una folla di persone, alcune delle quali impegnata ad ispezionare l'enorme bocca dell'imponente creatura, appoggiata su un rimorchio. Ma cosa potrebbe essere. un verme gigante, un mostro marino, un alieno o addirittura un esperimento animale finito male?

Sirene, ilmistero svelato su DISCOVERY






La strana creatura è stata filmata in un villaggio di Miao nel Kunming, nella Cina Meridionale. Si tratta di una mutazione genetica oppure di tanta suggestione?
A Milano è iniziata la fase 2, anche della fame: associazioni sommerse di richieste
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venerdì 08 maggio 2020

Foto: Redattoresociale.it

Ufficialmente sono 4.500 le famiglie che ricevono aiuti alimentari dal Comune di Milano attraverso i 10 hub creati nei Municipi, con la collaborazione di Ricetta Qu-Bì della Fondazione Cariplo, di associazioni ed enti del terzo settore. Ad altre 13.754 stanno per essere consegnati i buoni spesa (ma le domande erano state oltre 30mila). Gli effetti sociali del Covid-19 a Milano sono però più pesanti. Ci sono poi le mense per i poveri e le unità di strada per i senza dimora. Ma ogni associazione o realtà che sta cercando di aiutare le persone in difficoltà è sommerso dalle richieste. Ai numeri di telefono delle “Brigate di Solidarietà”, attive in ogni municipio e nate per iniziative dei centri sociali, arrivano ogni giorno circa 400 telefonate. “Ci chiamano un po' tutti, ma soprattutto stranieri, genitori single, chi lavorava in nero -racconta una volontaria della Brigata Lena Modotti (ogni Brigata ha adottato il nome di una partigiana o di un partigiano)-. La nostra impressione è che la situazione stia peggiorando, che ci siano sempre più persone che hanno bisogno di un aiuto alimentare. Abbiamo anche iniziato a fare una mappatura delle persone in difficoltà, così da raggiungere anche chi non chiama”.
Al ristorante Ruben, dove gli adulti possono cenare con 1 euro e i figli gratis, il flusso di persone non è mai cessato, nonostante il lockdown. Ovviamente non ci si può più sedere ai tavoli, la mensa fornisce solo piatti da asporto. Ruben è un ristorante solidale, nato nel 2014 da Ernesto Pellegrini, ex presidente dell'Inter e fondatore del Gruppo Pellegrini leader della ristorazione aziendale, per aiutare quella fascia di popolazione in difficoltà che però non andava alle classiche mense per i poveri. Al ristorante Ruben si arriva su segnalazione degli enti convenzionati (oltre 100), che già seguono queste famiglie, come i centri di ascolto della Caritas oppure i servizi sociali del Comune. “In queste settimane sono arrivate nuove persone, che mai avevano immaginato di finire in povertà -spiega Cristian Uccellatore, responsabile del progetto-. Piccoli artigiani, negozianti, lavoratori che avevano contratti di collaborazione. Il Covid-19 è stato un colpo durissimo anche per chi seguivamo da anni, perché magari avevano ricominciato a lavorare o stavano per vedere uno spiraglio di luce. Ora sono ripiombati nel buio”.
Per ora e per fortuna la solidarietà non sta mancando. “Facciamo raccolte di alimenti fuori dai supermercati -racconta la volontaria della Brigata Lena-Modotti-. E c'è sempre tanta gente che dona. Sono nate poi collette alimentari in 70 condomini. Ci chiediamo, però, fino a quando potrà durare. Notiamo, per esempio, che verso la fine del mese gli aiuti diminuiscono e riprendono ad inizio mese quando le persone ricevono lo stipendio”. Il 3 aprile scorso, una ventina di donne del quartiere Dergano-Bovisa di Milano ha dato vita all'iniziativa delle #CesteSospese per offrire un aiuto materiale a chi è rimasto senza lavoro a causa dell'emergenza sanitaria. Le Ceste Sospese (appese ai balconi oppure ai portoni) sono esposte con il cartello “chi può metta, chi non può prenda” in otto lingue (italiano, inglese, francese, tedesco, arabo, cinese, filippino, romeno). Nei primi giorni le ceste erano 15, adesso sono 60, non più solo a Dergano, ma anche in altri quartieri della città. “È un modo bello per esserci, per dare ciascuno il proprio contributo a chi è in difficoltà e per questo le ceste si sono moltiplicate -racconta Francesca Rendano, una delle ideatrici dell'iniziativa-. Oggi sono un aiuto quotidiano per anziani, famiglie numerose, qualche senza dimora. In alcuni casi abbiamo conosciuto chi aveva bisogno di prendere dalla cesta ed è stato indirizzato ai servizi del Comune”.
A Dergano un'altra iniziativa molto interessante è quella di Rob de Matt, caffé bistrot che alla buona cucina ha sempre unito l'attenzione al sociale, così da coinvolgere nello staff giovani con disagio psichico. Con l'emergenza Covid-19 ha ovviamente chiuso i battenti. Messe in cassa integrazione le 25 persone che ci lavoravano, ha però riaperto la cucina per sfornare ogni giorni circa 200 pasti che vengono poi distribuiti dalla Croce Rossa per i senza dimora. Intorno a Rob de Matt si è creato un gruppo di una sessantina di volontari. C'è chi dona alimenti per la cucina, chi trasporta i pacchi nelle case delle famiglie più bisognose (circa 300), chi prepara o confeziona i pasti. Fuori dai cancelli del cortile di Rob de Matt è stata posizionata anche una cesta sospesa, dove finora sono stati messi oltre mille chili di cibo. “Nulla sarà più come prima anche per la nostra attività -racconta Franz Purpura, educatore che insieme allo chef Edoardo Todeschini ha ideato Rob de matt-. E non escludo che nei prossimi mesi, attraverso bandi o altre forme di sostegno, il lavoro di Rob de matt possa in parte cambiare ed essere dedicato all'aiuto di chi non ha da mangiare. Per ora è tutto basato sul volontariato, ma non è detto che si possa andare avanti così per lungo tempo. Noi possiamo mettere a disposizione le nostre competenze professionali, sia in cucina che sul piano educativo”.
di Dario Paladini da Redattoresociale.it
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I social ai tempi del coronavirus: intervista all’esperto di Facebook Italia
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mercoledì 06 maggio 2020




intervista a Angelo Mazzetti, public policy manager di Facebook Italia.
• Angelo Mazzetti quali strumenti o iniziative Facebook ha attivato durante l’emergenza Coronavirus?
Durante l’emergenza COVID-19, l’impegno di Facebook nei confronti dei cittadini si è concentrato su iniziative volte ad assicurarsi che tutti abbiano informazioni accurate e a fermare la disinformazione e i contenuti dannosi.
Il 18 marzo abbiamo reso disponibile in Italia il Centro Informazioni sul Coronavirus, che compare nel News Feed degli utenti e fornisce alle persone un punto di riferimento unico in cui trovare le ultime informazioni. Inoltre, gli utenti che cercano informazioni relative al Coronavirus su Facebook e Instagram, posso vedere un pop-up che li indirizza all’Organizzazione Mondiale della Sanità o, in Italia, al Ministero della Salute.
Attraverso questi strumenti abbiamo indirizzato oltre 2 miliardi di persone alle fonti autorevoli delle autorità sanitarie e più di 350 milioni di persone hanno cliccato per saperne di più.
• Facebook è tra i principali veicoli di informazione, e disinformazione, sul Coronavirus. In che modo la vostra azienda si sta adoperando a favore di una corretta informazione?
In riferimento alla lotta alla disinformazione, ad oggi siamo stati in grado di eliminare centinaia di migliaia di notizie false che potrebbero provocare imminenti danni fisici alle persone, come ad esempio la teoria secondo cui bere candeggina potesse curare il Coronavirus.
Dai prossimi giorni, inoltre, mostreremo nuovi messaggi sul News Feed di Facebook (Sezione Notizie) delle persone che hanno interagito con contenuti di disinformazione dannosi relativi al COVID-19, che sono stati poi rimossi. Questi messaggi li indirizzeranno a consultare la pagine dedicata ai miti su COVID-19 sfatati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Per quanto riguarda invece le affermazioni che non provocano direttamente danni fisici, come ad esempio le teorie cospirazioniste sull’origine del virus, continuiamo a lavorare con più di 60 organizzazioni di fact-checking che verificano i contenuti in più di 50 lingue in tutto il mondo. Durante il mese di marzo, nel mondo, abbiamo mostrato avvisi di notizia falsa su circa 40 milioni di post su Facebook, basati su circa 4.000 articoli di analisi ad opera dei nostri partner indipendenti per il fact-checking. In circa il 95% dei casi, quando le persone hanno visualizzato quegli avvisi, non sono andate a vedere il contenuto originale.
Stiamo inoltre impedendo alle persone di pubblicare inserzioni che cercano di sfruttare la situazione, per esempio, sostenendo che i loro prodotti possano curare il virus. Abbiamo vietato anche le inserzioni pubblicitarie di mascherine, prodotti disinfettanti e kit di test COVID-19 per prevenire abusi e sovrapprezzi.
Infine, in Italia abbiamo lanciato un progetto pilota per il fact-checking su WhatsApp con Facta (il nuovo progetto di Pagella Politica), nell’ambito dell’iniziativa di co-regolamentazione definita da Agcom. L’obiettivo del progetto è di contribuire attivamente a contrastare la disinformazione nel nostro Paese e aiutare le persone in Italia a restare informate e sicure. Questo servizio permette agli utenti di WhatsApp di inviare a Facta – attraverso il numero +39 345 6022504 – messaggi ricevuti sulla piattaforma riguardanti il COVID-19, in modo che il fact-checker possa verificarne l’accuratezza. Facta manda una notifica all’utente che ha inviato la richiesta e, se si tratta di una nuova notizia falsa, la esamina pubblicando l’analisi sul suo sito web: www.facta.news.
L’iniziativa è stata proposta da Facebook nell’ambito della “Task Force sulle Piattaforme Online e i Big Data” lanciata da Agcom in risposta alla crisi COVID, a seguito di quanto previsto dal decreto “Cura Italia” (decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18), di cui Facebook fa parte.
• Nell’ambito del progetto ‘Data for Good’ state fornendo al Governo italiano dati aggregati e anonimizzati allo scopo di rintracciare tutti i contatti di una persona contagiata. Può darci dettagli su questo progetto?
Mentre gli operatori sanitari sono in prima linea a salvare vite umane, le autorità sanitarie hanno bisogno di dati relativi alla popolazione per comprendere come si sta diffondendo l’epidemia e come possono indirizzare al meglio i loro sforzi.
Il programma Data for Good condivide alcuni strumenti pubblici e ne mette altri a disposizione unicamente di ricercatori sanitari e organizzazioni no-profit che hanno firmato un accordo di licenza per i dati per aiutarli a studiare meglio l’emergenza del coronavirus. Il set di dati pubblici comprende mappe ad alta risoluzione della densità della popolazione, realizzate con dati di censimento e immagini satellitari. Si tratta di dati aggregati e anonimizzati a tutela della privacy delle persone. In Italia, stiamo collaborando con l’Università di Pavia, l’Università di Venezia e il Politecnico di Milano.
Abbiamo recentemente introdotto 3 nuove tipologie di mappe a sostegno delle attività di previsione delle malattie e delle misure di protezione, mettendole a disposizione dei ricercatori che includono quelle di co-localizzazione, che rivelano la probabilità con cui le persone in una zona vengano a contatto con le persone in un’altra, aiutando a capire dove potranno comparire casi di COVID-19 in futuro. Ad esse si affiancano i trend di mobilità che mostrano a livello regionale se le persone stanno vicino a casa o visitano molte parti della città; in questo modo si possono ottenere indicazioni per capire se le misure preventive procedono nella giusta direzione. L’indice delle connessioni sociali mostra, invece, le amicizie tra persone collocate in diverse aree geografiche. Possono aiutare gli epidemiologi a prevedere la probabilità di diffusione della malattia, ma anche capire dove le aree più duramente colpite dal COVID-19 potrebbero cercare sostegno.
• Quale ruolo stanno giocando i social network durante questa emergenza? Può fornirci qualche dato?
Da quando l’emergenza COVID-19 ha colpito il nostro Paese modificando le abitudini delle persone, i social sono diventati il luogo dove si stanno concentrando le conversazioni degli italiani, abilitandoli a tenere vive le connessioni a distanza. Facebook ha rilevato che il tempo speso nelle proprie app in Italia è aumentato fino al 70%. Nello specifico le chiamate vocali e i video su Messenger e WhatsApp sono più che raddoppiati, mentre la messaggistica è aumentata di oltre il 50% e il tempo nelle chiamate di gruppo (chiamate con tre o più partecipanti) di oltre il 1.000% nell’ultimo mese. Anche le visualizzazioni dei Live su Instagram e Facebook sono aumentate, raddoppiando in una settimana.
Ma i cambiamenti non riguardano solo il tempo di utilizzo: come spesso accade in tempi di crisi, abbiamo notato che le persone utilizzano Facebook in modi davvero sorprendenti, in particolare per supportarsi e aiutarsi a vicenda. L’Italia è un grande esempio in questo senso: stiamo vedendo ad esempio che la gente usa Facebook per offrirsi di andare a prendere la spesa o a portare a spasso i cani per i vicini più anziani, inviare newsletter giornaliere con attività per intrattenere i bambini mentre le scuole sono chiuse e persino assistere a spettacoli teatrali in streaming. Più di 3 milioni di italiani fanno, infatti, parte di gruppi di supporto istituiti per fronteggiare l’emergenza COVID-19.
Anche i contenuti pubblicati a supporto degli italiani durante l’isolamento sono stati numerosi: oltre 4 milioni di persone hanno scritto post e commenti che includevano gli hashtag #andratuttobene o #iorestoacasa.
• La potenza di un social network come Facebook è servita in modo molto concreto per raccogliere fondi in occasione di diverse emergenze. Come funziona questo strumento?
Ogni giorno persone in tutto il mondo utilizzano gli “strumenti di beneficenza” per raccogliere attraverso Facebook fondi a sostegno di ONG, comunità e persone che si trovano in difficoltà per molteplici cause. Dal 2015, anno in cui sono stati introdotti gli strumenti per la raccolta fondi, ad oggi sono stati raccolti sulla piattaforma 2 miliardi di dollari per cause personali e a sostegno di organizzazioni non-profit in tutto il mondo. Grazie a due funzionalità in particolare, “Raccolte fondi” e “Fai una Donazione”, oltre 45 milioni di persone hanno fatto una donazione o lanciato una raccolta fondi. Non solo le organizzazioni non-profit, quindi, ma tutti i cittadini possono avviare una raccolta fondi a favore di una causa a cui tengono attraverso pochi semplici passaggi su Facebook.
• E’ stata attivata una raccolta fondi ufficiale su Facebook in Italia per permettere ai cittadini di dare un contributo per l’emergenza Coronavirus. In caso contrario chi potrebbe farlo e a cosa servirebbe? Facebook Italia ha supportato, tra la fine di marzo e l’inizio di aprile, la campagna di fundraising lanciata da Croce Rossa Italiana “Il Tempo della Gentilezza” per potenziare il trasporto speciale con ambulanze di alto-biocontenimento, l’acquisto di dispositivi di protezione individuale e ampliare i servizi assistenziali alle persone con maggiori fragilità sociali e sanitarie come la consegna di farmaci e spesa.
A livello globale, inoltre, abbiamo lanciato due importanti raccolte fondi: una per il COVID-19 Solidarity Response Fund dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e una per la lotta al Coronavirus della Fondazione CDC, per ciascuna delle quali doneremo fino a 10 milioni di dollari.
• In questi giorni difficili la tecnologia e la rete stanno giocando un ruolo chiave per permettere alle persone di comunicare, eppure in tanti non hanno ancora accesso a un computer, alla rete o non sanno come usufruirne. Dal punto di vista dell’educazione digitale Facebook ha prodotto strumenti utili ad avvicinare all’utilizzo del PC o della rete anziani o persone a bassa alfabetizzazione digitale?
Da tempo Facebook è impegnata nello sviluppo delle competenze digitali. Questo impegno si è concretizzato ulteriormente in Italia nel 2018, quando abbiamo aperto a Roma – presso l’Hub di LVenture Group e LUISS EnLabs alla Stazione Termini di Roma – Binario F, uno spazio fisico aperto alla comunità e dedicato alla formazione e allo sviluppo delle competenze digitali di persone, imprese, associazioni ed istituzioni. Grazie a Binario F siamo stati in grado di formare, negli ultimi due anni, oltre 100.000 persone in Italia.
Tutte le attività di formazione di Binario F – realizzate attraverso programmi di Facebook, ma anche di vari partner esterni o organizzati dalla Community stessa – sono totalmente gratuite e aperte a tutti coloro che hanno l’esigenza di sviluppare le proprie competenze digitali. I vari programmi che si svolgono a Binario F includono iniziative che promuovono l’uso inclusivo delle nuove tecnologie anche per le categorie a bassa alfabetizzazione digitale, tra cui i migranti e gli over 65.
• Esistono degli strumenti che possano aiutare i genitori a monitorare o a permettere un accesso più sicuro alla rete per i loro figli?
E’ molto importante che gli adolescenti possano usare Facebook con una piena consapevolezza delle nozioni e degli strumenti che servono loro per proteggere le informazioni che li riguardano. Per questo, da tempo abbiamo reso disponibile il Portale per gli Adolescenti, uno spazio dove i ragazzi potranno trovare suggerimenti sulla sicurezza, su come segnalare contenuti e su come decidere chi può vedere ciò che condividono, ma anche delle brevi guide su come ottenere il massimo dai prodotti Facebook come Pagine, Gruppi, Eventi e Profilo, informazioni su che tipo di dati Facebook raccoglie e sul modo in cui vengono utilizzati, e delle dritte su cosa fare se si ha bisogno di una pausa dai social network. Sappiamo però che spesso anche i genitori hanno domande o dubbi su Facebook. Che si tratti del proprio account o di quello dei propri figli, abbiamo messo loro a disposizione il Portale per i genitori, con informazioni e suggerimenti utili per gestire al meglio la loro esperienza su Facebook e aiutare i figli a destreggiarsi con la loro.
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Pepe Mujica: Il coronavirus ci ricorda che non siamo proprietari del mondo
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lunedì 04 maggio 2020

foto Cinematographe.it

"Il coronavirus ci ricorda che non siamo proprietari del mondo". Così ha dichiarato Pepe Mujica, ex Presidente dell’Uruguay parlando col giornalista Jordi Évole, all’interno di una video-intervista rilasciata dalla sua casa a proposito dell’emergenza sanitaria mondiale.
‘Il coronavirus metterà fine alla globalizzazione capitalista?’. Ha domandato Jordi Évole, a l’ex presidente dell’Uruguay Josè ‘Pepe’ Mujica, che ha colto l’occasione per affrontare un discorso più generale sulla condizione della nostra società ai tempi del Covid-19.
“No, non sarà il virus a decretare la fine del capitalismo. – rispondendo alla domanda – Questo dovrà venire dalla volontà organizzata degli uomini, che sono stati quelli che lo hanno creato”, precisando meglio “è l’uomo che deve distruggerlo. Il dio mercato è la religione fanatica del nostro tempo, governa tutto”, ha affermato Mujica – ma non credo che sarà il coranavirus a fermarlo.
“Non so se sia una situazione reversibile, ma dobbiamo lottare affinché lo diventi. Questo virus ci spaventa e prendiamo un certo grado di misure quasi eroiche. Sul piano del mercato e della globalizzazione bisognerebbe rispettare e non oltrepassare determinati limiti e certi parametri”. ha aggiunto l’ex Presidente. “I governi mondiali hanno sottovalutato la questione, hanno creduto che fosse un problema solo cinese, e ora invece lo è diventato per tutti”.
‘Pensa che da questa pandemia possa uscire qualcosa di buono?’ chiede ancora il conduttore Évole nell’intervista. “Grazie a questo spavento mondiale potrebbe emergere un po’ più di generosità e meno egoismo. Ma mi domando perché dei vecchietti continuino ad accumulare denaro senza senso. Parlo dei miliardari, di gente che concentra la ricchezza”, prosegue Mujica.
E’ molto critico Mujica nei confronti del capitalismo, soprattutto nei confronti di coloro che Jordi Évole nella videointervista definisce i multimiliardari. “ Non capisco che cosa diavolo vogliano ancora, una manciata di vecchietti che bramano sempre più soldi. Perché non smettono di fare casini in giro? Se tanto poi alla fine, ad esempio ora, con il coronavirus, vanno a morire come una qualsiasi altra persona”, dice Mujica riferendosi ai grandi uomini d’affari e ai grandi investitori. “Non siamo in guerra, questa è una sfida che la biologia e la Terra ci pongono per ricordarci che non siamo i proprietari assoluti del mondo, anche se così ci sembra. Questa crisi talmente grave può servire per ricordarci che i problemi globali sono anche i nostri problemi”.
Mujica all’interno dell’intervista nel programma “Lo de Évole”, coglie anche l’occasione per lanciare un appello: “Dobbiamo combattere l’egoismo che ci portiamo dentro al fine di superare il coronavirus, dobbiamo diventare socialmente uniti gli uni agli altri”. L’ex presidente dell’Uruguay scuote il capo, è amareggiato e deluso nei confronti dei leader mondiali, che “poco o niente hanno fatto per mettere fine alla distruzione ambientale e degli ecosistemi.” L’ex presidente poi manda un messaggio e si rivolge con un incitamento a tutte le persone che stanno vivendo la quarantena e l’isolamento dovuti al coronavirus: “La peggiore solitudine è quella che abbiamo dentro; è tempo di meditare. Parla con te stesso e cerca di immaginare una finestra sul cielo. A ognuno di voi che vi sentite tristi e sconfortati da questi momenti, dico: Finché avrete una ragione per vivere e combattere, non avrete tempo per la tristezza”.
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Fondazione Fontana


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CORONAVIRUS......................................................
Coronavirus, Conte furioso con Salvini e Meloni: ''Mes non approvato la scorsa notte ma nel 2012''

Durissimo attacco del presidente del Consiglio Giuseppe Conte a Matteo Salvini e Giorgia Meloni, per le critiche in merito all'accordo raggiunto dall'Eurogruppo nella serata di giovedì. "Il Mes non è stato istituito ieri, non è stato attivato la scorsa notte come falsamente e irresponsabilmente dichiarato da, devo fare nomi e cognomi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni - ha detto Conte -. Non è così. Questo governo non lavora con il favore delle tenebre, parla in faccia agli italiani".



Chi se lo ricorda?




LUOGO COMUNE NEWS DELLA SETTIMANA (13-20 marzo 2020) Partecipano Giulietto Chiesa, Roberto Quaglia e Massimo Mazzucco


CORONAVIRUS: è stato il "pipistrello" Trasmesso su contro.tv



CoronaVirus

Coronavirus, una bellissima storia di eroismo
Vi racconto una storia bellissima, di cui tutti i giornali e le televisioni dovrebbero parlare. di Valeria Ciarambino ( Facilitatore del Team del Futuro - Area Sanità

Ieri mattina piuttosto presto mi arriva una chiamata mentre ero già impegnata in un’altra chiamata e dunque non faccio in tempo a rispondere. Poco dopo mi arriva un messaggio da un medico del pronto soccorso del Loreto mare, un ospedale glorioso ora svuotato per far posto ai contagiati da Covid e il Pronto Soccorso chiuso. Non riesco a credere a ciò che leggo: i medici del pronto soccorso chiuso, in un momento di così grave emergenza in cui i Pronto Soccorso sono al collasso e sulle ambulanze ci sono quasi ovunque solo infermieri, sono stati assegnati alla centrale operativa del 118, ovvero messi dietro una scrivania a rispondere al telefono. Una situazione stracomoda in un’emergenza drammatica come quella che viviamo, e senza alcun rischio. Eppure il medico che mi scrive mi implora di aiutare lui e i suoi colleghi perché possano tornare a lavorare anche GRATUITAMENTE in un qualunque Pronto Soccorso della Campania ad aiutare i loro colleghi. Ancora mi commuovo quando ne scrivo, non so chiamarli altrimenti se non eroi! Mi metto al telefono e chiamo immediatamente il direttore generale dell’Asl NA1 rappresentando l’assurdo di tenere dietro una scrivania e non in trincea degli emergentisti e manifestando la loro volontà di tornare subito sul campo. Il direttore comprende il valore della richiesta e in mezz’ora mi invia il provvedimento immediatamente esecutivo con cui i 3 medici vengono assegnati al Pronto Soccorso dell’ospedale San Paolo di Napoli, che da oggi ha 3 eroi in più a difendere le nostre vite. I giornali che scrivono di disertori, avessero il coraggio di mettere in prima pagina queste storie di eroismo. È questa la sanità campana, è soprattutto questa!
font.bolgdellestelle

Francesco Sole La Paura ai tempi del Coronavirus #lettera



Coronavirus detonatore di una crisi planetaria?

LEGGE MARZIALE col pretesto del CORONAVIRUS prima del CROLLO FINANZIARIO

Una lezione del corso di International Economics del professor Fabio Sdogati


Coronavirus 5G: LA DITTATURA SANITARIA E IL GRANDE FRATELLO di Luigi Baratiri




LA NUOVA FRONTIERA IL BARATTO..........................................



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