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Sirene, ilmistero svelato su DISCOVERY


STRAORDINARIO


squalo mangia squalo



Che fine ha fatto Tartaglia?

L'uomo che nel 2009 colpì l'allora premier con una miniatura del Duomo è stato fotografato al centro commerciale di Peschiera Borromeo. Le immagini sul settimanale Oggi Nel 2009 ferì l’allora premier Silvio Berlusconi lanciandogli una miniatura del Duomo. Poi venne assolto perché riconosciuto incapace di intendere e di volere al momento del fatto. E a cinque anni di distanza Massimo Tartaglia è stato fotografato mentre partecipava a un casting per lavorare come Babbo Natale in un grosso centro commerciale a pochi chilometri da Milano, la Galleria Borromea di Peschiera Borromeo. Le foto sono state pubblicate dal settimanale Oggi, in edicola mercoledì 10 dicembre. Nessuno degli spettatori che ha assistito al casting lo ha riconosciuto. Alla domanda con chi avrebbe voluto pranzare nei panni di Babbo Natale, Tartaglia ha risposto a Oggi: “Se fossi Babbo Natale, credo che dovrei pranzare con la Befana, sbaglio?”. Ma non vorrebbe cenare con un’attrice o magari con un politico?: “Beh, i politici forse è meglio che li lasci perdere

MOSTRO IN ISLANDA

Il mostro del lago esiste davvero: "E' lungo 30 metri" Nessie, abitante del lago di Loch Ness, è ancora relegata a leggenda. Lagarfljótsormur, mostro del lago di Lagarfljót, è invece realtà. A confermarlo, il governo islandese
ISLANDA - Fino a poche ore fa era solo una leggenda. Niente di più e niente di meno che una sorta di "amico a distanza" di Nessie. Ma da oggi il lago "Lagarfljót" potrebbe superare la fama di quello di Loch Ness. "Lagarfljótsormur", un mostro di novanta metri, esiste davvero. A confermare l'esistenza del lungo serpente è stata una commissione governativa islandese che, con sette voti a favore e sei contrari, ha sancito l'autenticità di un filmato girato nel 2012 e che potete vedere qui sotto. Fino ad oggi il "mostro" era stato bollato come una semplice rete da pesca allungata, ma dopo la votazione della Commissione la versione ufficiale è che "Lagarfljótsormur" esiste. O forse - sottolineamo, forse - si tratta solo di una trovata pubblicitaria del governo per rilanciare il turismo. Forse.

MOSTRO MARINO IN VIETNAM

la notizia del ritrovamento di un gigante mostro marino in Vietnam, riportata dal sito giapponese Karapaia. Nel video la grossa e lunga creatura di colore grigio è circondata da una folla di persone, alcune delle quali impegnata ad ispezionare l'enorme bocca dell'imponente creatura, appoggiata su un rimorchio. Ma cosa potrebbe essere. un verme gigante, un mostro marino, un alieno o addirittura un esperimento animale finito male?
SCERZO NEL BAGNO DELLE RAGAZZE
LA FOTO DEL FANTASMA

ADAM Cantano con il vibratore


Alieni in gabbia


DONNA BARBUTA E SI PIACE COSI'

Harnaam Kaur soffre della sindrome dell'ovaio policistico, una patologia che fa crescere una folta peluria su braccia, petto e viso. La ragazza ha visto spuntare i primi peli a soli 11 anni e da lì si è trovata ad affrontare un vero dramma psicologico.
Per anni sono stati numerosi gli insulti e le offese che ha dovuto sopportare, persino minacce di morte da parte dei bulli. Oggi però sta bene e ride di tutto questo, grazie all'avvicinamento allo Sikhismo, una religione che vieta di tagliare i peli del proprio corpo.
Harnaam ha deciso di non tagliare più la barba in segno di rispetto verso sé stessa. "Dio mi ha creata così e devo essere contenta, ho imparato ad amarmi per ciò che sono, nulla può più turbarmi".

Tra scienza e diplomazia: breve storia della lotta al surriscaldamento globale
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lunedì 04 novembre 2019



Dopo la rinuncia del Cile a causa delle proteste ancora in corso nel Paese, la conferenza sul clima in programma a Santiago dal 2 al 13 dicembre si terrà negli stessi giorni a Madrid. La COP 25, così si chiama in sigla la 25esima Conferenza delle parti contraenti dell’UNFCCC (la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici), era già stata per così dire “sfrattata” una prima volta, quando a rifiutarsi di ospitarla in Brasile è stato il presidente Bolsonaro, noto per le posizioni negazioniste e per la ripresa della deforestazione in Amazzonia, in coincidenza con l’avvio del suo mandato.
Eppure quella del prossimo dicembre è una conferenza importante sia per la rilevanza delle decisioni che ci si attende sia perché cade nel quarantesimo anno dalla prima conferenza mondiale di scienziati dedicata ai cambiamenti climatici. Il 12 e 23 febbraio 1979, a Ginevra, l’Organizzazione meteorologica mondiale (OMM) chiamò infatti a raccolta scienziati di diverse discipline per uno dei primi incontri internazionali dedicati al tema, con focus specifici finalizzati a esaminare i dati e le ricerche fino ad allora prodotte. È da lì che poi, nel 1988, è nato ad opera di OMM e UNEP, il Programma intergovernativo dedicato allo studio dei cambiamenti climatici (IPCC), che terminò il suo primo Rapporto in occasione della seconda conferenza sul clima, che si è svolta sempre a Ginevra il 7 novembre del 1990.
Da quella conferenza emerse in tutta la sua evidenza la differenza di approccio tra scienziati ed esperti da una parte, che lanciarono un allarme preoccupato rispetto ai rischi legati al modello di sviluppo occidentale e al surriscaldamento globale, e rappresentanti dei governi dall’altra, che dopo una dura trattativa produssero una dichiarazione d’intenti blanda e tutt’altro che impegnativa.
Da quella conferenza nacque comunque la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), da cui sono scaturiti e il Global Climate Observing System (GCOS), un sistema globale di osservazione relativa al clima istituito a seguito della Conferenza sul clima di Rio de Janeiro del giugno 1992 nota come “Summit della Terra” in quanto è stata la prima sull’ambiente con la presenza dei Capi di Stato, e il Protocollo di Kyoto, redatto l’11 dicembre 1997 in occasione della COP3. In mezzo c’era stata la COP1 del 1995, durante la quale le parti dell’UNFCCC hanno deciso di accelerare gli sforzi per il clima avviando negoziati per un primo sub-accordo.
Intanto che i governi procedevano nelle loro trattative diplomatiche, anche gli scienziati hanno continuato a confrontarsi. Tra fine agosto e inizio settembre del 2009 Ginevra ha ospitato la World Climate Conference-3 (Wcc-3), dedicata alle previsioni climatiche e a creare un quadro globale che collegasse i progressi scientifici di queste previsioni con il processo decisionale che avrebbe dovuto scaturirne e tutti i livelli: politica, imprese, gestori idrici ed energetici e così via.
Dalla Wcc-3 è scaturito un importante contributo al raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo del Millennio delle Nazioni Unite e degli obiettivi più ampi delle Nazioni Unite nella lotta al climate change e nella riduzione del rischio di catastrofi. I risultati hanno fatto parte del contributo dell’OMM alla COP15 del 2009 a Copenaghen.
Al summit della capitale danese, preso atto che il Protocollo di Kyoto vacillava, si è tentato di rilanciare l’azione sia dei Paesi cosiddetti sviluppati sia di quelli in via di sviluppo, ma i negoziatori non sono stati in grado di superare le loro divergenze. L’accordo di Copenaghen, sebbene fosse solo un accordo politico, fissava obiettivi ambizioni, a partire dalla limitazione dell’aumento della temperatura globale a 2 gradi. I Paesi avrebbero dovuto presentare piani verificabili di mitigazione degli impatti della crisi climatica; erano previsti anche fondi pubblici e provati finalizzati alla riduzione delle emissioni dei Paesi in via di sviluppo e si proponeva l’istituzione di un nuovo fondo per il clima.
Alla COP16 dell’anno successivo a Cancun, le parti hanno formalizzato gli elementi essenziali dell’Accordo di Copenaghen ipotizzando ulteriori negoziati per un nuovo accordo giuridicamente vincolante che sostituisse il protocollo di Kyoto. Dopo altri summit interlocutori, alla COP21 di Parigi, il 12 dicembre 2015, i leader mondiali hanno adottato l’accordo di Parigi, che stabilisce impegni procedurali vincolanti comuni per tutti i Paesi, ma lascia a ciascuno l’autonomia di decidere il proprio contributo non vincolante. L’obiettivo prioritario è quello di tenere la sotto i 2 gradi centigradi la temperatura media globale, con un’esortazione a stare il più possibile entro gli 1,5.
L’accordo è entrato in vigore alla fine del 2016, molto prima del previsto, e le parti stanno dettagliando le norme di attuazione. Nel giugno 2017, il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, ha annunciato l’intenzione di ritirare il suo Paese dall’accordo di Parigi, rimodulando poi successivamente la sua posizione ed evocando la necessità di rinegoziare le condizioni.
Di fronte al diffondersi della consapevolezza dei rischi legati al cambiamento climatico, le attese per la COP25 di Madrid sono molto alte e la società civile globale che manifesta ogni venerdì nelle piazze per chiedere interventi immediati e giustizia climatica si aspetta che tutti i Paesi si pongano obiettivi ambiziosi resistendo alle pressioni delle lobby delle fonti fossili e trovando il modo di sostenere, anche finanziariamente, la riduzione delle emissioni anche da parte di Paesi cosiddetti in via di sviluppo, in modo da convincerli a rinunciare a una crescita economica basata sull’utilizzo massiccio di petrolio e carbone.
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“Non abbiamo un piano B perché non esiste un pianeta B”
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lunedì 04 novembre 2019



“Non abbiamo un piano B perché non esiste un pianeta B”.
Questa affermazione dell’allora segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon, ha accompagnato lo sviluppo dell’Agenda 2030, approvata nel 2015: si tratta di 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile dei popoli e del pianeta, che tutti gli Stati si sono impegnati a raggiungere entro il 2030. In Italia, l’Alleanza per lo Sviluppo Sostenibile ASviS, monitora in che misura le politiche adottate nel nostro Paese stiano andando verso la realizzazione di tali obiettivi e ad ottobre è stata presentata la quarta edizione del RapportoASviS.
Entrando nel vivo del rapporto, vediamo come il livello di raggiungimento di tali obiettivi incida sulla vita degli italiani.
Dal 2010 al 2017, l’Italia mostra un miglioramento per diversi obiettivi, a partire dalla salute (Obiettivo 3) con un progressiva riduzione della mortalità sotto i 5 anni. L’aspetto negativo è però l’aumento degli incidenti stradali mortali. Si registra invece una flessione in merito alla qualità della nutrizione e dell’agricoltura sostenibile (Obiettivo 2): dopo un andamento positivo fino al 2016 - dovuto a fattori come l’aumento della superficie agricola utilizzata per coltivazioni biologiche - la flessione è causata dal maggior uso di fertilizzanti.
Segno “più”, per l’istruzione (Obiettivo 4) e l’uguaglianza uomo-donna (Obiettivo 5): aumenta la percentuale di donne nei consigli di amministrazione e negli organi decisionali, così come nel tasso di occupazione e dei laureati. In generale, dal 2010 si osserva un deciso aumento delle persone che conseguono un titolo universitario o completano la scuola superiore; la percentuale di studenti di 15 anni che non raggiungono il livello base di competenze matematiche, è diminuita. Tuttavia, nell’ultimo anno il tasso di abbandono scolastico peggiora, attestandosi al 14%.
Progressi importanti si registrano nei processi di economia circolare (Obiettivo 12), volti a ridurre gli scarti ri-immettendo nel circuito produttivo la materia già utilizzata. Scopriamo inoltre che, a dispetto dell’“emergenza rifiuti” in alcune importanti città italiane, la cattiva gestione dei rifiuti non è la regola: il rapporto rileva infatti che in Italia migliora notevolmente la percentuale di riciclo dei rifiuti, che con un valore di 49,4% si avvicina al Target europeo per il 2020 pari al 50%.
Le misure di contrasto al cambiamento climatico sono migliorate (Obiettivo 13) ma l’emissione di gas serra sale dal 2015, con la ripresa economica. Infatti, ben tre quarti delle emissioni provengono dal settore produttivo e solo il restante dalle abitazioni. Va in controtendenza l’industria manifatturiera, dove in corrispondenza di una crescita positiva si registra una forte diminuzione dell’intensità di emissione di CO2. Questo è il principale risultato positivo che si registra nell’Obiettivo 9 (innovazione e industrializzazione equa e sostenibile), insieme alla diffusione della banda larga e di internet nelle famiglie, il tasso di ricercatori per 10.000 abitanti e la quota di merci trasportate su ferrovia.
Un segno “meno” registrano invece i progressi verso l’Obiettivo 11 (città inclusive e sostenibili) poiché l’abusivismo edilizio cresce di otto punti percentuali rispetto al 2010. Aspetti positivi sono invece il miglioramento del riciclo dei rifiuti e la diminuzione delle persone che vivono in abitazioni con problemi strutturali o di umidità. Da segnalare anche che l’esposizione all’inquinamento atmosferico si riduce fortemente dal 2010.
Peggiora invece in modo assoluto nel biennio 2016-2017, l’indice di povertà (in contrasto con l’Obiettivo 1). I giovani di 18-34 anni in povertà assoluta sono 1 milione e 112mila: il valore più elevato dal 2005. Di pari passo, è peggiorata la crescita economica inclusiva, così come la disoccupazione (in contrasto con l’Obiettivo 8). La percentuale dei giovani NEET (giovani scoraggiati, che non cercano più lavoro né sono impegnati in percorsi di formazione e riqualificazione) è la più alta dell’Unione Europea.
Per quanto riguarda l’Obiettivo 14 (utilizzare in modo durevole le risorse marine), l’indicatore peggiora sensibilmente negli ultimi due anni a causa del sovra-sfruttamento degli stock ittici, che si attesta all’83% rispetto ad una media europea del 42%. Parallelamente, una tendenza estremamente negativa si registra nell’Obiettivo 15 (uso sostenibile dell’ecosistema terrestre). Per quanto riguarda l’accesso all’acqua di qualità (Obiettivo 6) c’è un andamento positivo fino al 2014, con piùfamiglie che si fidano a bere l’acqua del rubinetto. Negli ultimi tre anni, però, vi è un netto peggioramento, dovuto all’aumento delle irregolarità nell’erogazione dell’acqua. L’Obiettivo 16 è inerente la “sicurezza” delle nostre città: registra una tendenza fortemente negativa fino al 2014, per poi migliorare notevolmente grazie al complessivo miglioramento degli indicatori di criminalità: il tasso di omicidi è tra i più bassi d’Europa e diminuiscono rapine, furti e borseggi.
Peggiorano infine le disuguaglianze tra poveri e ricchi, disattendendo l’Obiettivo 10. Nel 2017 infatti la disuguaglianza del reddito è peggiore rispetto alla media europea.
“È importante segnalare un crescente impegno della società civile, delle imprese e del mondo della finanza, anche in Italia”, afferma Giovannini, attuale presidente di ASviS ed economista di rilievo internazionale. “Lo sviluppo sostenibile si sta affermando come paradigma per guidare le imprese e la società italiana e aumenta la domanda di interventi urgenti per una una ‘giusta’ transizione ecologica, realizzata proteggendo i più deboli e riducendo le disuguaglianze”. Sul piano nazionale, tra le varie misure l’ASviS raccomanda che il Presidente del Consiglio invii ai Ministri un atto di indirizzo che indichi la loro responsabilità per conseguire gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile.
di Lia Curcio
font.unimondo.org
Lia Curcio
Sono da sempre interessata alle questioni globali, amo viaggiare e conoscere culture diverse, mi appassionano le persone e le loro storie di vita in Italia e nel mondo. Anche per questo, lavoro nella cooperazione internazionale con il ruolo di comunicazione ed ufficio stampa per una Ong italiana. Parallelamente, mi occupo di progettazione in ambito educativo, interculturale e di sviluppo umano. Credo che i media abbiano una grande responsabilità culturale nel fare informazione e per questo ho scelto Unimondo: mi piacerebbe instillare curiosità, intuizioni e domande oltre il racconto, spesso stereotipato, del mondo di oggi. Newsletter Servizio informativo settimanale gratuito a cura di Unimondo.org Iscriviti alla newsletter Ultime notizie A Bologna il primo cinema in carcere aperto al pubblico 03 Novembre 2019 Si chiamerà AtmospHera e alle proiezioni potranno assistere detenuti e pubblico esterno. Cosa significa volare responsabilmente? 02 Novembre 2019 Il traffico aereo appare inarrestabile ed è una fonte di gas serra in rapida crescita. È quindi possibile parlare di “Fly responsibly”? (Alessandro Graziadei) Ci sono un’etiope, un curdo, e noi… 31 Ottobre 2019 … e non è l’inizio di una barzelletta, ma una storia di solidarietà che continua. (Anna Molinari) Sugar tax, Slow Food: «E’ una misura positiva» 30 Ottobre 2019 Slow Food ricorda che «Periodicamente la proposta di una sugar tax entra tra le ipotesi della manovra di bilancio e ne esce poco dopo, generalmente in seguito alla forte azione di lobby delle poten... L'Amazzonia come “casa comune” 30 Ottobre 2019 Il Sinodo dei Vescovi che Papa Francesco ha voluto dedicare all’Amazzonia come “casa comune”, si è svolto a Roma dal 6 al 27 ottobre. (Lia Curcio)

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Il vino della pace nella cantina dove lavorano cristiani e musulmani
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lunedì 21 ottobre 2019



Le grandi mani nodose di Bashir Sarras frugano tra le foglie di un alberello d’uva bianca e portano sotto il sole di Betlemme grappoli enormi. È un contadino palestinese che lavora la terra con un mulo, come ai tempi di Cristo e di Ponzio Pilato. L’uva ha forse lo stesso Dna di quella che, come è indicato nella Bibbia, trovarono i 12 inviati di Mosè nella valle dell’Escol: «Vedi quanto è grosso quel grappolo d’uva? Ci vogliono due uomini per trasportarlo su un’asta».
La vita di Bashir è cambiata quando è diventato un «beneficiario». Si chiamano così i contadini che hanno ricevuto la terra dai salesiani in Terra Santa, con in testa il veneziano don Pietro Bianchi, che guida la cantina Cremisan. L’avamposto cattolico in Israele si trova tra Betlemme e Gerusalemme. La zona è classificata come C: paesi palestinesi con giurisdizione israeliana. La Corte Suprema di Tel Aviv, dal 2015, ha dato il via libera per l’estensione del muro di più di 700 chilometri anche nella valle di Cremisan. Nonostante le proteste dei cittadini (a maggioranza cristiana) di Beit Jala, e dei religiosi, contrari al progetto di una barriera di 1,2 chilometri con l’effetto di dividere il convento femminile da quello maschile.
I salesiani non si sono arresi. E hanno trovato il modo di unire i popoli divisi da politica e religione. Hanno costruito una grande cantina, sotto lo sguardo bonario di Don Bosco, che campeggia nella facciata esterna. Hanno chiamato un enologo internazionale come Riccardo Cotarella (lo stesso di D’Alema, Vespa e di altre 120 cantine nel mondo, tra cui quella della comunità di San Patrignano). E hanno assunto operai musulmani e cristiani. Fianco a fianco. Il convento che ha generato la cantina è stato costruito nel 1885. All’esterno ci sono guardie armate. All’interno è un’oasi verde di pace. Arrivano gli sposi di ogni rito, per le foto. Una coppia araba si fa largo con una limousine bianca, enorme e con lo stereo a tutto volume. «Questo - racconta don Pietro, massiccio e sorridente - è il luogo della convivenza pacifica . Abbiamo misure di sicurezza, ma sono soft. Abbiamo cambiato tre agenzie di vigilanza. Ci siamo liberati degli sceriffi con giubbotto anti proiettile che urlavano tutto il giorno. La gente della valle è orgogliosa di poter lavorare e visitare una cantina così bella in Palestina. Il nostro forno distribuisce gratis il pane a 160 famiglie palestinesi e lo vende ad altre 100 ad un prezzo irrisorio. Quando siamo arrivati il vino era così mediocre che nelle famiglie si beveva solo succo d’uva. Adesso vendiamo il vino anche a Gerusalemme, nella casa-ristorante-hotel dei francescani e anche in molti ristoranti». I vigneti si affacciano su una collina che fino a qualche anno era quasi disabitata. Ora è ricoperta da case di famiglie israeliane. «Le abitazioni dei palestinesi sono state fatte saltare - indicano i salesiani - noi abbiamo buoni rapporti con il governo di Tel Aviv. Le nostre porte sono aperte, aiutiamo i poveri, stiamo con i più deboli. Produciamo 170 mila bottiglie di vino». Fuori dal convento, con il buio, i ragazzi palestinesi portano griglie e birre: ridono e cantano fino a notte, guardando le luci di Betlemme e Gerusalemme. Dopo una discesa nel bosco, tra i resti di un’antica villa, il filo spinato e i cavalli di Frisia, appare la cantina. Ci lavorano 15 operai e impiegati. All’orizzonte la città biblica di Gilo. «Tra noi - spiega Fadi Batarseh, 28 anni, occhi azzurri e sguardo dolce, l’enologo laureato a Viterbo - non c’è razzismo. Viviamo assieme, musulmani e cristiani e vendiamo il vino anche a ristoranti con cucina ebraica. Quando ci sono le feste religiose o nazionali ognuno ha il diritto di comportarsi come crede o di assentarsi. Durante il Ramadan i musulmani non bevono neppure l’acqua, ed è dura sotto il sole. I vigneti si trovano ad una altitudine da 700 a quasi mille metri, in terrazzamenti dove si coltivano anche gli olivi, a volte antichi». La produzione di vino è iniziata nel 1863 grazie a don Antonio Belloni, missionario ligure che voleva aiutare i ragazzi orfani della valle. La prima cantina è stata costruita nelle grotte naturali, poi è stato edificato il convento e in seguito l’edificio che ospita botti e barriques. Nel 2013 la cantina è stata rinnovata, sono arrivati un trattore Fiat, un frantoio regalato dall’ex sindaco di Orvieto Stefano Cimicchi, un distillatore piemontese con il quale si ricava un brandy invecchiato 35 anni. «Quando a Beirut una ragazza che lavorava con i salesiani mi disse che c’era una cantina da aiutare a Betlemme, ho chiesto una mano agli amici imprenditori. È scattata - racconta Cotarella - la molla dell’altruismo per questa terra di nessuno. Mi sono immerso tecnicamente e umanamente in questa nuova avventura. Qui sono tutti fratelli, nonostante culture e religioni diverse». Anche grazie alle donazioni della Chiesa austriaca, la cantina storica (ma fatiscente) che produceva 20 mila bottiglie si è trasformata. Ora dispone di buoni macchinari enologici. «Puntiamo a 300 mila bottiglie. Presto - annuncia Cotarella - arriverà anche la birra Cremisan». A due passi dai checkpoint, dalle strade blindate, dalle città in perenne stadio d’assedio, Cremisan si è lasciata alle spalle il periodo della beneficenza. E con la forza delle energie condivise dalla squadra multireligiosa in maglietta blu, è diventata una azienda vinicola pronta a conquistare i mercati mondiali. Il professor Attilio Scienza, l’Indiana Jones dei vitigni, ha analizzato terre e piante di Cremisan. La gamma dei vini si chiama Star Bethlehm, la stella cometa, «ma senza enfasi religosa, vogliamo vendere i vini perché sono buoni non per il richiamo religioso». Mentre in Israele le cantine hanno scelto i vitigni internazionali (dal Cabernet franc al Sauvignon), Cremisan ha puntato soprattutto su due autoctoni, il bianco Dabouki che profuma di ginestra e somiglia al siciliano Cataratto; e il rosso Baladi, una sferzata agrumata e speziata, simile all’Aglianico, con eleganza beneventana e profondità irpina. «Qui la natura è rigogliosa come ai tempi della Bibbia e dei grappoli così grandi da dover essere trasportati con un’asta», dice don Pietro. La nostra sfida è far capire che si può convivere in armonia nella natura, rispettando ogni diversità». Luciano Ferrero da Corriere.it

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NEWS INDECENTI.........................................................
NEWS INDECENTI

La strana creatura è stata filmata in un villaggio di Miao nel Kunming, nella Cina Meridionale. Si tratta di una mutazione genetica oppure di tanta suggestione?

I fondatori del movimento delle Sardine si sono ritrovati in un ristorante di Lido di Savio, porte chiuse ai giornalisti, dopo il bagno negato al Papeete. "Sarebbe stato un gesto simbolico visto che lì Salvini chiese pieni poteri", racconta Lorenzo Donnoli. "Nessuna polemica - sostiene Mattia



Il portavoce delle 'Sardine' Mattia Sartori risponde ad un post di Matteo Salvini: "Noi non vogliamo in Emilia Romagna la sua narrativa, vi sembra normale che aizzi in questo modo? Mi rivolgo a tutte le 'sardine' all'ascolto!"

MOTIVAZIOI ASSOLUZIONE BERLUSCONI PROCESSO RUBY



LA NUOVA FRONTIERA IL BARATTO..........................................



Davide Erba ed Eleonora Dellera, " l’idea è nata guardando l’armadio dei nostri figli riempirsi di vestiti inutilizzabili. Siamo partiti dall’idea di riutilizzare i vestiti da bambini, poi ci siamo resi conto che anche le donne hanno spesso armadi strapieni e voglia costante di cambiare guardaroba”La prima boutique Armadio Verde nasce a Milano nel 2011 come luogo fisico dove i genitori potevano scambiare i vestiti in disuso dei loro bambini. Al crescere della richiesta Albero Verde si è prima trasformato in un franchising con una rete di “swap boutique” fisiche sul territorio italiano e nel 2015 ha assunto la configurazione attuale: un negozio online con servizio di ritiro a domicilio e consegna in tutta Italia in 24-48 ore. Da marzo 2018 è stata infine introdotta la linea donna con conseguente raddoppio degli scambi: il 60% dei vestiti che oggi Armadio Verde rimette in circolo è costituito da capi femminili. Impressionanti i dati 2018: 25 dipendenti, più di 8.000 clienti attivi per conto dei quali Armadio Verde muove quotidianamente circa 3.000 capi.



L'associazione senza scopo di lucro IlBharat si pone l’obiettivo di promuovere il libero scambio di attività, aiuto e lavoro. E’ il mezzo con il quale la nuova umanità riprende il controllo sull'economia spostando il valore dalla moneta al lavoro inteso come scambio di servizi tra persone, la creazione di un territorio franco dove tutti possono dare e avere gestendo al meglio le proprie capacità ed energie. La nuova Onlus “ILBHARAT”, costituitasi a Lugano lo scorso 11/9/2019, e la band “STATOBRADO” organizzano la prima conferenza di presentazione della neonata Onlus a Porretta Terme (BO) presso l’HOTEL SANTOLI sabato 9 e domenica 10 novembre. Saranno gli stessi fondatori a presentare il progetto e le attività a partire dal Presidente Luigi Baratiri, noto già per essere stato un ex collaboratore del SISMI (Servizi Informazioni e Sicurezza Militare), per il suo canale su Youtube "La nemesi della hybris" e per aver raccontato la sua storia personale nel libro “L’intelligence degli Dèi” (Nexus Edizioni), presentato in anteprima assoluta proprio nella cittadina termale emiliana lo scorso maggio. Lo stesso Baratiri collabora con la band “STATOBRADO” nel singolo/videoclip “Sei Magie”(2019) e insieme organizzano questa due giorni di approfondimento scientifico e culturale dove la prima giornata è dedicata alla conferenza di presentazione della Onlus, del portale di riferimento, di alcuni prototipi unici dedicati alla free energy, per la prima volta in Italia. L’evento sarà gratuito con posti limitati quindi è importante la prenotazione esclusivamente al numero di telefono dell’Hotel Santoli 0534 23206 oppure via email Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo Sarà possibile anche prenotare la cena del sabato presso il ristorante dell’hotel “Il Bassotto” fino ad esaurimento posti, tenendo di riferimento gli stessi contatti dell’Hotel Santo



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Nico Allegretti, presidente di OneBarter, racconta come il baratto, nella sua nuova forma tecnologicamente assistita, possa contribuire ad abbattere la necessità delle imprese di finanziarsi con linee di credito bancarie, e possa rilanciare gli scambi e l'economia. Un settore, quello del Barter (cioè "comprare pagando vendendo", come lo definisce Allegretti), che negli Stati Uniti si porta già dietro il 5% del Pil.






CYB BARTER e' un progetto per realizzare la piattaforma dove si scambiano, si vendono e si comprano, i prodotti. Tutto quello che le famiglie non possono comperare ( prodotti alimentari esclusi ). Lo possono comprare ugualmente , senza euro. Il progetto pubblicato come libro, e' il frutto di studio in 22 anni, 13 stati vissuti. Capire come scambiano in Indonesia non e' peccato. E' un progetto che ha rifiutato il finanziamento europeo e rifiuta anche di essere finanziato come studio. Il progetto e' della gente, non delle banche. Pubblicato il 02 di Novembre 2017 in lingua italiana, e' un chiaro rifiuto all'euro e alla speculazione. L'abbiamo capito tutti: si vive molto meglio senza corruzione e senza speculazione. Nella notte di Natale a Madrid ho scritto la poesia che lo rappresenta. Essa viene dalla mia emozione di volerlo mettere in pratica. In questi video trovate la stessa poesia con musiche diverse. Ora cerco le voci; o meglio: gli urli. Voglio che la gente urli una frase della poesia. Voglio che il progetto pubblicato sia presentato in questo modo.



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