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CIVILTANO' - LA 7 NEWS
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Intelligente come un polipo!

Che fine ha fatto Tartaglia?

L'uomo che nel 2009 colpì l'allora premier con una miniatura del Duomo è stato fotografato al centro commerciale di Peschiera Borromeo. Le immagini sul settimanale Oggi Nel 2009 ferì l’allora premier Silvio Berlusconi lanciandogli una miniatura del Duomo. Poi venne assolto perché riconosciuto incapace di intendere e di volere al momento del fatto. E a cinque anni di distanza Massimo Tartaglia è stato fotografato mentre partecipava a un casting per lavorare come Babbo Natale in un grosso centro commerciale a pochi chilometri da Milano, la Galleria Borromea di Peschiera Borromeo. Le foto sono state pubblicate dal settimanale Oggi, in edicola mercoledì 10 dicembre. Nessuno degli spettatori che ha assistito al casting lo ha riconosciuto. Alla domanda con chi avrebbe voluto pranzare nei panni di Babbo Natale, Tartaglia ha risposto a Oggi: “Se fossi Babbo Natale, credo che dovrei pranzare con la Befana, sbaglio?”. Ma non vorrebbe cenare con un’attrice o magari con un politico?: “Beh, i politici forse è meglio che li lasci perdere

MOSTRO IN ISLANDA

Il mostro del lago esiste davvero: "E' lungo 30 metri" Nessie, abitante del lago di Loch Ness, è ancora relegata a leggenda. Lagarfljótsormur, mostro del lago di Lagarfljót, è invece realtà. A confermarlo, il governo islandese
ISLANDA - Fino a poche ore fa era solo una leggenda. Niente di più e niente di meno che una sorta di "amico a distanza" di Nessie. Ma da oggi il lago "Lagarfljót" potrebbe superare la fama di quello di Loch Ness. "Lagarfljótsormur", un mostro di novanta metri, esiste davvero. A confermare l'esistenza del lungo serpente è stata una commissione governativa islandese che, con sette voti a favore e sei contrari, ha sancito l'autenticità di un filmato girato nel 2012 e che potete vedere qui sotto. Fino ad oggi il "mostro" era stato bollato come una semplice rete da pesca allungata, ma dopo la votazione della Commissione la versione ufficiale è che "Lagarfljótsormur" esiste. O forse - sottolineamo, forse - si tratta solo di una trovata pubblicitaria del governo per rilanciare il turismo. Forse.

MOSTRO MARINO IN VIETNAM

la notizia del ritrovamento di un gigante mostro marino in Vietnam, riportata dal sito giapponese Karapaia. Nel video la grossa e lunga creatura di colore grigio è circondata da una folla di persone, alcune delle quali impegnata ad ispezionare l'enorme bocca dell'imponente creatura, appoggiata su un rimorchio. Ma cosa potrebbe essere. un verme gigante, un mostro marino, un alieno o addirittura un esperimento animale finito male?

Attenti alle Sirene !!!!!




SCERZO NEL BAGNO DELLE RAGAZZE
LA FOTO DEL FANTASMA

ADAM Cantano con il vibratore


Tutti matti

Alieni in gabbia


spider cat Un gatto si è arrampicato sulla finestra di una porta esterna di una veranda, in perfetto stile Uomo Ragno, aprendo poi la porta per entrare in casa. Il filmato, inviato allo show televisivo America’s Funniest Home Videos, è diventato una hit su YouTube. un fotogramma dell'arrampicata Nella descrizione del filmato viene detto che il gatto si arrampica sul vetro: una prestazione assolutamente notevole, quella del felino, se fosse confermata. Più probabilmente, il gatto si arrampica su una zanzariera, ma questo non toglie nulla al “gesto atletico” del felino.

DONNA BARBUTA E SI PIACE COSI'

Harnaam Kaur soffre della sindrome dell'ovaio policistico, una patologia che fa crescere una folta peluria su braccia, petto e viso. La ragazza ha visto spuntare i primi peli a soli 11 anni e da lì si è trovata ad affrontare un vero dramma psicologico.
Per anni sono stati numerosi gli insulti e le offese che ha dovuto sopportare, persino minacce di morte da parte dei bulli. Oggi però sta bene e ride di tutto questo, grazie all'avvicinamento allo Sikhismo, una religione che vieta di tagliare i peli del proprio corpo.
Harnaam ha deciso di non tagliare più la barba in segno di rispetto verso sé stessa. "Dio mi ha creata così e devo essere contenta, ho imparato ad amarmi per ciò che sono, nulla può più turbarmi".

IO ERO UN ELFO

Le straordinarie proprietà dell’olio di cocco
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lunedì 11 settembre 2017




In India la palma da cocco viene chiamata kalpa vriksha vale a dire «l'albero che fornisce tutto ciò che serve per vivere». Nelle Filippine nell'isola del Pacifico invece chiamata semplicemente «l’albero della vita».
A differenza della maggior parte delle piante da frutto, la palma da cocco fruttifica per tutto l'anno perciò le noci sono sempre di stagione: crescono a grappoli che di solito comprendono 5-12 noci, a volte anche di più.
Normalmente una pianta da cocco matura produce 1 grappolo al mese o 12 grappoli all’anno, una palma produttiva può dare 100/140 noce ogni anno.
Dalla polpa di cocco essiccata si estrae l’olio, mentre la polpa matura fresca viene grattugiata e trasformata in latte di cocco o olio vergine di cocco.
Quindi l’olio di cocco viene estratto sia dalla polpa fresca sia da quella essiccata.
Il liquido all’interno di una noce fresca che spesso viene chiamato erroneamente "latte di cocco" in realtà si tratta dell’acqua di cocco: il latte infatti è completamente diverso per sapore, aspetto e contenuto nutrizionale e viene prodotto estraendo il succo dalla polpa. L’acqua di cocco è limpida o leggermente lattiginosa ed è molto simile l’acqua di sorgente (talmente pura che nelle Filippine si usava iniettarla in vena al posto della classica fisiologica).
Il fiore che alla fine si trasformerà in noce è la fonte dello zucchero e del vino di cocco. Viene tagliata la punta di un bocciolo ancora quando e chiuso per raccoglierne la linfa che ne fuoriesce in contenuti di bambù o in gusci di noce di cocco. Ogni giorno dal taglio sgocciola fino a un litro di linfa zuccherina.
Per produrre lo zucchero vero e proprio, la linfa raccolta ogni mattina viene bollita in grossi pentoloni finché si trasforma in un sciroppo denso e viscoso molto zuccherino.
Olio di cocco e patologie
Nella medicina tradizionale delle Filippine l’olio di cocco è utilizzato per accelerare la guarigione di ustioni, tagli e contusioni, lo si usa per massaggiare le articolazioni gonfie, per i dolori muscolari e per accelerare la guarigione delle fratture ossee. Ma non solo come vedremo.
Anche in India il cocco è impiegato per curare un gran numero di problemi di salute e per nutrire l'organismo. L’olio è molto apprezzato per la sua azione antimicrobica.
Come detto il cocco viene usato per curare un’ampia gamma di problemi di salute che vanno da: amenorrea, asma, bronchite, contusioni, ustioni, raffreddore, colite, costipazione, tosse, debolezza, dissenteria, dismenorrea, otite, febbre, influenza, gengivite, gonorrea, interesse, calcoli renali, infestazione da pidocchi, malnutrizione, nausea, parassiti, tubercolosi, eruzioni cutanee, scabbia, mal di gola, mal di stomaco, gonfiore, mal di denti, tumori, febbre tifoidea, ulcere e ferite.
Grassi saturi
A causa della pubblicità negativa che in passato è stata riservata sui grassi saturi, molti ancora oggi sono confusi sulle proprietà salutari dell’olio di cocco. Per oltre 30 anni i grassi saturi in generale sono stati oggetto di attenta indagine per la loro tendenza a far alzare il colesterolo. Essendo altamente saturo l’olio di cocco ha subito gli attacchi più duri. La realtà come sempre è molto diversa: l’olio di cocco non ha un effetto nocivo sul colesterolo, anzi.
Così facendo però sono riusciti a far sparire l’olio di cocco non solo dalla dieta americana e da quella di molti paesi del mondo ma persino dalla farmacopea mondiale, visto che veniva usato per problematiche di salute.
Il segreto dell’olio
L’olio di cocco è unico. E’ diverso dalla maggior parte degli altri oli. Ed è proprio questa differenza che gli conferisce gran parte delle sue proprietà nutrizionali medicinale. Vediamo perché.
E' unico perché è composto prevalentemente da Acidi Grassi a Catena Media (MCFA).
Gli acidi grassi a catena media sono più piccoli degli acidi grassi a catena lunga (LCFA) per cui sono molto più facilmente digeribili e la loro idrosolubilità è maggiore.
Quando si ingeriscono cibi che contengono trigliceridi a catena lunga (LCFA), questi passano attraverso lo stomaco e raggiungono il tratto intestinale dove ha luogo quasi tutta la loro digestione. Per la digestione dei grassi sono necessari degli enzimi digestivi specifici secreti dal pancreas e la bile prodotta dalla cistifellea.
Quando si digeriscono i trigliceridi a catena lunga i legami che tengono insieme i singoli acidi grassi si spezzano e gli acidi grassi così separati vengono poi assorbiti nelle pareti intestinali dove vengono raccolti in piccoli grumi di grasso e proteine (lipoproteine). Queste lipoproteine vengono poi convogliate nel flusso sanguigno dove circolano in tutto l’organismo. Durante il loro trasporto le lipoproteine rilasciano nel sangue piccole particelle di grasso: è questa la fonte dei grassi che si raccolgono nelle cellule lipidiche nei vasi sanguigni finendo per istruirli (tristemente note placche).
Quando invece si consumano acidi grassi a catena media (MCFA) il processo è completamente diverso.
Anche questi grassi viaggiano dallo stomaco al tratto intestinale, ma poiché vengono digeriti con gran facilità (essendo più piccoli), nel momento in cui lasciano lo stomaco sono completamente scomposti in singoli acidi grassi e di conseguenza la loro digestione non richiede enzimi pancreatici e succo biliare. Quando passano nel tratto intestinale vengono immediatamente assorbiti nella vena porta e inviati al fegato dove vengono utilizzati come combustibile per produrre energia.
I trigliceridi a catena media quindi bypassano lo stadio di lipoproteine nelle pareti intestinali nel fegato. Non circolano nel flusso sanguigno in misura pari agli altri grassi e di conseguenza non vengono immagazzinati nelle cellule lipidiche e non ostruiscono le pareti delle arterie (placche).
Poiché questi acidi grassi vengono digeriti con facilità tendono a migliorare l’assimilazione delle altre sostanze nutritive. Ecco perché quando si aggiunge alla dieta l’olio di cocco, l’assorbimento di minerali come magnesio, calcio e alcune vitamine del gruppo A, B, D, E, K ne risulta potenziato.
Dato che gli acidi grassi a catena media vengono prevalentemente utilizzati dal fegato come fonte di combustibile per produrre energia, il consumo di olio di cocco da un forte impulso al livello energetico dell’organismo. Tutte le nostre cellule che sia esterne che interne sono in grado di assorbire gli acidi grassi a catena media per produrre energia di cui hanno bisogno. Questo è uno dei motivi per cui l’olio di cocco è uno dei più straordinari unguenti medicamentosi in natura. Quando lo si applica per uso topico (esterno) le cellule assorbono gli acidi grassi e li convertono in energia. L’attività metabolica aumenta stimolando la guarigione e la riparazione.
I problemi e le imperfezioni (rughe, cicatrici, ecc.) della pelle scompaiono.
Azione antimicrobica
Una delle caratteristiche più straordinarie degli acidi grassi a catena media contenuti nel cocco è la loro capacità di uccidere i germi e i parassiti. Negli ultimi 40 anni la ricerca clinica ha dimostrato che questi grassi uccidono i batteri che causano malattie come ulcera gastrica, infezione del tratto urinario, polmonite e altre ancora.
Sono letali anche per i lieviti, funghi e candida. Distruggono i virus che provocano l’influenza, l’herpes, il morbillo, la mononucleosi e l’epatite C.
Le proprietà antimicrobiche vengono attivate solo dopo che i trigliceridi sono convertiti nel tratto digerente in monogliceridi e acidi grassi liberi.
I tre importanti acidi grassi catena media contenuti nell’olio di cocco sono l’acido laurico, l’acido caprico e l’acido caprilico.
I monogliceridi di questi acidi grassi sono la monolaurina, la monocaprilina e la monocaprina.
La monolaurina ha il maggiore effetto antibatterico, antivirale e antifungino in assoluto.
Ruolo protettivo degli antiossidanti
Il processo ossidativo che ha luogo nei grassi si chiama perossidazione e rappresenta un grosso problema perché provoca la degenerazione di un gran numero di radicali liberi aggressivi. I grassi insaturi, soprattutto quelli polinsaturi vegetali, sono fortemente soggetti all’ossidazione (irrancidimento) e alla generazione di radicali liberi.
L’olio di cocco consiste per il 92% di acidi grassi saturi (la percentuale più alta presente in qualunque altro grasso alimentare) e questo lo rende estremamente stabile, resistente alla perossidazione e all’irrancidimento.
Il problema degli oli vegetali è che creano tanti radicali liberi in grado di danneggiare cellule e tessuti.
Pochi sanno che gli acidi grassi contenuti nelle placche arteriose sono prevalentemente costituiti da grassi insaturi e non da quelli saturi. Non a caso il 74% degli acidi grassi contenuti nelle placche arteriose è insaturo. Nelle placche non è stato trovato un solo acido grasso a catena media…
Sole e olio di cocco
Un’ alternativa molto migliori dei classici filtri (creme) solari e l’olio di cocco. Applicato sulla pelle protegge dalle scottature e dal melanoma, ma a differenza delle creme solari (quasi tutte tossiche) non blocca i raggi ultravioletti UV necessari alla sintesi dell’importantissima vitamina D.
Non solo, l’olio di cocco al tempo stesso protegge l’epidermide e i tessuti sottostanti dal danno che un’eccessiva esposizione al sole può arrecare.
Non a caso il tipo di grassi che assumiamo determina il modo in cui il corpo reagisce alla luce solare.
I grassi alimentari infatti vengono incorporati nei tessuti della pelle. I grassi polinsaturi, come detto prima, si ossidano con estrema facilità per effetto della luce solare (e del calore) e generano aggressivi radicali liberi in grado di innescare un danno alla pelle e un processo canceroso.
Tratto dal libro “Le eccezionali proprietà curative della noce di cocco”, Macro edizioni.
Avvertenza importante: per beneficiare al massimo delle proprietà straordinarie dell’olio di cocco, questo deve essere rigorosamente biologico, vergine e spremuto a freddo.
https://www.cibocrudo.com/oli-vegetali/olio-di-cocco-puro
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Mosca: più diplomazia, meno espulsioni
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lunedì 11 settembre 2017




Ci aveva provato prima Napoleone e poi Hitler. Ora la Nato – che considera la Russia come una media potenza – si è insediata, non rispettando i patti, in quasi tutti i paesi un tempo al di là della cortina di ferro. Ma nulla. Mosca è invincibile.
Attraversandola a piedi o raggiungendo i diversi quartieri con l'efficientissima metrò (Uber gli fa un baffo) Mosca è un cantiere a cielo aperto. I martelli penumatici scandiscono il ritmo a squadre di operai che lavorano H24, 7su7. Stakhanov è resuscitato. Forse non è mai morto. Progressi misurabili a vista d'occhio non solo nelle numerose arene che ospiteranno i prossimi Mondiali di calcio 2018 ma in ogni dove: marciapiedi, ciclabili, strade ad otto corsie, argini, piazze, ferrovie, aeroporti. Peccato che nelle retrovie si nascondano ancora baracche e povertà di un sottoproletariato urbano vittima di disuguaglianze non certo superate. Ci si chiede se John Maynard Keynes (colui che teorizzò l'ingente investimento pubblico per oltrepassare la crisi del '29) non abiti in realtà a Mosca.
E per farlo lo zar Vladimir rischiò tutto. Compresa la bancarotta. Fu infatti Standard & Poors nel 2013 a scommettere sul crack finanziario di Mosca che rispose, oggi, con il pieno pagamento del debito estero dell'URSS al club di Parigi (un gruppo informale di organizzazioni finanziarie dei 22 paesi più ricchi del mondo per la rinegoziazione del debito). V'è una dimostrazione di potere maggiore di questa? Hanno ancora senso di esistere le agenzie di rating? Ma la Russia risponde alle provocazioni esogene con imprese ben più ampie dei mondiali come il Ponte Russia Crimea: lungo 20 km (5 volte quello da sempre ipotizzato e mai realizzato di Messina) e 4 mld di euro. Oppure, giusto per non essere d'accordo con l'antistorica richiesta della Polonia di abbattere tutte le statue costruite ai tempi dei soviet, con l'erezione del monumento a Mikhail Kalashnikov, l'inventore del noto fucile mitragliatore AK-47, che, nei paesi poveri ha fatto vere e proprie stragi. La grandeur – inevitabilmente condita di militarismo – si è trasferita al Cremlino.
Anche tutti i tentativi di marginalizzare la Russia nel contesto economico internazionale male orchestrati dagli Stati Uniti, dal TTIP al TTP, sono stati colpiti e affondati. Insomma, la capitale economica e politica del vecchio impero sovietico non ha occhi che per il suo avvenire.
Alle prese con il suo rinnovamento dal 1991, essa sembra, oggi, andare più veloce del tempo! Il centro storico cede il posto alle gru, le cupole d’oro dei monasteri brillano, segno evidente e accecante di una ritrovata “sinfonia” tra potere e patriarcato ortodosso: la terza Roma è ritornata. E non vuole rivali (vedi la persecuzione contro i Testimoni di Geova, applaudita da Kirill). Ecco mille colori sotto le torri vertiginose di vetro e acciaio, le 4x4 dei nuovi ricchi ignorano le vecchie jigouli, le dacie diventano delle vere e proprie cittadelle attorniate da immensi parchi e vetrine sempre nuove sorgono ogni giorno fuori le stazioni dei metrò (ce ne sono 200 ma tra un paio d'anni saranno 270).
L’energia sprigionata dalle fontane che sgorgano ovunque è incredibile. Invincibile. La capitale del “vecchio impero del male” si pone tra tradizione e mutamento, tra le statue di Lenin ed un pullulare di gallerie di arte moderna. Il popolo russo, per dirla con Piero Ostellino, “è stato derubato due volte: dalle nazionalizzazioni sovietiche, prima; dalle privatizzazioni post-sovietiche, dopo. Non ha prodotto democrazia, come si erano illusi i professorini di Harvard, ma anarchia sociale ed economica e un autocrate politico, ex Kgb”, capace di tener ordine nel caos con un consenso personale senza precedenti. Nonostante i numerosi dossier scritti da ong di mezzo mondo su violenze e corruzione.
V'è un solo modo solo per rinvigorire l'orso moscovita: è minacciarlo, boicottarlo, accerchiarlo: lui reagisce. Il popolo russo bruciò le proprie fattorie sia nel 1812 (Napoleone) che nel 1941 (operazione Barbarossa) pur di non far avanzare chi vorrebbe conquistarlo. Figuratevi cosa se ne fa dei trascorsi moniti di Obama o dei boycott della Mogherini. Forse dovrebbero, quest'ultimi ma molti altri, fare un pò i conti con la storia. Che è sempre sia collettiva che personale. Avrebbero fatto meno errori in Ucraina (ove nacque l'identità russa, ma anche dove la politica staliniana, dopo aver massacrato i contadini, li sterminò con la fame sopravvenuta) e in Siria (da secoli alleati fedeli di Mosca). Ma anche avrebbero conosciuto meglio il rivale. Putin nacque a Leningrado, l’odierna San Pietroburgo, quand' era ancora un cumulo di macerie. È la città che ha subìto il più orrendo assedio della Seconda Guerra mondiale, novecento giorni di morte in cui hanno perso la vita un milione di cittadini. I genitori di Putin erano due sopravvissuti all’assedio: mescolavano segatura a farina per aver qualcosa da mettere sotto i denti. Il padre fu gravemente ferito in battaglia e la madre rischiò di morire per denutrizione. Entrambi riportano danni fisici permanenti ma la ferita più grave è la morte di Viktor, il loro figlio di nove anni, fratello che Vladimir non ha mai conosciuto.
Nella sua infanzia c’è il racconto un po’ agiografico delle gesta del padre, Vladimir Spiridonovicˇ Putin, che da fuciliere volontario dell’86esimo battaglione d’assalto dell’Armata rossa, un’unità di élite appartenente all’Nkvd, aveva operato una serie di rischiosi sabotaggi dietro le linee tedesche. Durante una ritirata, Putin padre si era dovuto nascondere per ore in uno stagno, tutto immerso nell’acqua, respirando con una cannula, per evitare di essere catturato da una pattuglia della Wehrmacht. Sopravvisse a tutto ciò. Insomma, il popolo russo, Mosca, Putin sono abituati agli assedi, agli accerchiamenti e se vogliamo tessere buone relazioni per la pace dobbiamo fare l'esatto opposto di ciò che l’occidente ha fatto finora.
di Fabio Pipinato
font.unimondo.org


Fabio Pipinato
Sono un fisioterapista laureato in scienze politiche. Ho cooperato in Rwanda e Kenya. Rientrato ho curato la segreteria organizzativa dell'Unip di Rovereto. Come primo direttore di Unimondo ho seguito la comunicazione della campagna Sdebitarsi e coniato il marchio “World Social Forum”. Già presidente di Mandacarù sono oggi presidente di Ipsia del trentino (Istituto Pace Sviluppo Innovazione Acli) e CTA Trentino (Centro Turistico Acli) e nel direttivo di ATAS. Curo relazioni e piante.

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Criminalizzazione della lotta mapuche: Santiago Maldonado desaparecido
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mercoledì 30 agosto 2017
Santiago Maldonado - Foto: Desinformemonos.org Continua la repressione del governo argentino nei confronti del popolo mapuche. Siamo ancora nella provincia di Chubut, Patagonia argentina, dove a Cushamen si trova la comunità Lof de Resistencia. Il primo di agosto era stato organizzata una manifestazione di protesta per chiedere la liberazione del lonko (leader) mapuche Facundo Jones Huala, incarcerato in quanto figura di spicco delle occupazioni delle terre appartenenti alla famiglia Benetton, di cui scrivemmo lo scorso gennaio. Huala ha dichiarato: “sono prigioniero perché sono un militante e un simbolo della resistenza del mio popolo, perché ho espresso quello che pensano migliaia di mapuche e di altre comunitá. Siamo stanchi dell’oppressione, del fatto che ci portino via la terra e che ci uccidano e mettano in prigione quando vogliono. Il mio grido di resistenza ha generato una certa speranza nelle persone che si sono mobilitate per recuperare le loro terre”.



La manifestazione per la scarcerazione di Huala ha scatenato la repressione da parte della gendarmeria, con una vera e propria caccia all’uomo nelle terre appartenenti alla comunitá. In particolare sette uomini sono stati rincorsi tra colpi di arma da fuoco: tra loro Santiago Maldonado, un giovane di 27 anni giunto dalla non distante località di El Bolsón per dare supporto alla resistenza mapuche. Maldonado é stato catturato da uomini della gendarmeria mentre si accingeva assieme ai compagni ad attraversare un piccolo torrente. Testimoni oculari affermano di averlo visto caricare su di una camionetta bianca e registrazioni effettuate sul luogo riportano le grida esaltate dei gendarmi: “Ne abbiamo preso uno! Ne abbiamo presto uno!”.
E’ da quel primo agosto che di Santiago Maldonado si sono perse le tracce. Sono stati ritrovati alcuni suoi oggetti personali sparsi tra la vegetazione, ma del giovane neanche l’ombra. È passato ormai un mese e si é levato alto il grido della società civile dapprima in Argentina, poi nel resto del mondo. Sono stati i familiari e amici di Santiago i primi ad alzare la voce ed é stata creata una pagina web con tutte le informazioni relative al caso, per contrastare la circolazione di notizie false, fare luce sulla vicenda e raccogliere eventuali testimonianze che potrebbero rivelarsi cruciali. Numerose le testimonianze di solidarietà che provengono da più parti, con appelli alla giustizia che circolano tanto sulle reti sociali come nelle piazze. Il padre di Santiago, Enrique, ha affermato: “io non posso vedere il volto di mio figlio su una bandiera, su un mural. Voglio che ricompaia. Dove si trova? Cosa gli hanno fatto? Lo stiamo aspettando”. Il grido “Vivo se lo llevaron, vivo los queremos!” (l’hanno preso vivo, lo rivogliamo vivo) risuona alto nelle manifestazioni di piazza, a cui partecipano semplici cittadini e cittadine e rappresentanti di associazioni per i diritti umani. Tra loro le abuelas e le madres di plaza de mayo, H.I.J.O.S. e altre associazioni di familiari dei desaparecidos della dittatura che da quarant’anni stanno portando avanti lo stesso discorso, la stessa rivendicazione, come se non bastassero quattro decenni a fare luce fino in fondo su quanto accaduto nell’epoca buia della dittatura e a dissolvere questo stesso incubo che sembra non finire mai: é finita la dittatura, ma proprio come allora un uomo é sparito nelle mani dello stato argentino.
Alcune rappresentanti delle madres ed altri organismi in difesa dei diritti umani si sono riuniti il 22 agosto con la ministra della sicurezza Bullrich, il ministro della giustizia e dei diritti umani Garavano e il segretario per i diritti umani Avruj per discutere della responsabilità dello Stato nella sparizione di Maldonado. I partecipanti della società civile hanno espresso il loro disappunto di fronte alla posizione negazionista assunta dai rappresentanti del governo ed espresso l’impossibilità di collaborare, viste le posizioni governative. “Come facciamo a lavorare insieme se loro non riconoscono la sparizione forzata di Santiago? Negano tutto, quando ci sono testimoni, registrazioni…é molto triste che dopo 40 anni dobbiamo continuare a gridare ‘Apparizione con vita!”, ha affermato una delle madres dopo aver partecipato all’incontro.
Come ha riportato Raúl Zibechi sul quotidiano messicano La Jornada, la ministra argentina della sicurezza Bullrich ha affermato di non voler permettere una repubblica autonoma mapuche nel mezzo dell’Argentina:“Quella é la logica che stanno progettando, il non riconoscimento dello stato argentino, la logica anarchica”. In realtá quello che sembra più infastidire ed intimorire il governo é il fatto che negli ultimi 15 anni il popolo mapuche , nonostante la criminalizzazione e repressione che ha subito costantemente, é riuscito a recuperare 250mila ettari di terre che erano state loro sottratte da grandi proprietari terrieri. Il popolo mapuche é criminalizzato e accusato di terrorismo tanto in Cile quanto in Argentina, quando in realtá la maggior parte delle azioni rivendicative é di carattere pacifico e la violenza scatta in termini difensivi solo di fronte agli attacchi da parte delle forze armate e di polizia. Al contrario di quanto affermato dalla ministra non vi é alcun progetto secessionista mapuche, ma varie proposte di autonomia e autogoverno la cui legittimità é garantita anche dalle Nazioni Unite e dalla convenzione n.169 dell’ILO sui diritti dei popoli indigeni e tribali. Il problema sono i forti interessi economici nelle aree abitate dai mapuche e lil forte sentimento colonialista che non é mai cessato in 500 anni di storia. Come ha scritto il lonko Huala dal carcere in una lettera aperta a Santiago Maldonado: “A loro (…) danno fastidio le nostre armi politiche. Sono loro che possiedono tutto l’arsenale economico, comunicativo, simbolico. E noi diventiamo i loro nemici quando decidiamo di metterlo in discussione. Nonostante questo, Santiago, senza essere mapuche sei arrivato alla comunità abbracciando la causa come se fosse tua. I gendarmi questa volta non si sono portati via un indio (in spagnolo il termine é dispregiativo, ndt), hanno portato via te, che oggi riesci a portare il nostro grido laddove noi non riusciamo a portarlo, perché il nostro destino é tanto silenzioso quanto lo é la nostra storia. Lo dicono i tuoi compagni: se il desaparecido fosse mapuche, quante grida si leverebbero? Noi indios possiamo scomparire senza che nessuno esca a protestare. Tu sei venuto per gridarlo e neanche portandoti via sono riusciti a zittirti.”
di Michela Giovannini
font.unimondo.org


Michela Giovannini
Dottoressa di ricerca in sviluppo locale, è appassionata di America Latina, popoli indigeni, autogestione, lotte e resistenze politiche e sociali. Ha trascorso periodi di studio e ricerca sul campo in vari paesi. Messico e Cile sono i principali contesti in cui si sono svolte le sue ricerche, dedicate principalmente a varie tipologie di organizzazioni dell'economia sociale e solidale.


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