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Intelligente come un polipo!

Che fine ha fatto Tartaglia?

L'uomo che nel 2009 colpì l'allora premier con una miniatura del Duomo è stato fotografato al centro commerciale di Peschiera Borromeo. Le immagini sul settimanale Oggi Nel 2009 ferì l’allora premier Silvio Berlusconi lanciandogli una miniatura del Duomo. Poi venne assolto perché riconosciuto incapace di intendere e di volere al momento del fatto. E a cinque anni di distanza Massimo Tartaglia è stato fotografato mentre partecipava a un casting per lavorare come Babbo Natale in un grosso centro commerciale a pochi chilometri da Milano, la Galleria Borromea di Peschiera Borromeo. Le foto sono state pubblicate dal settimanale Oggi, in edicola mercoledì 10 dicembre. Nessuno degli spettatori che ha assistito al casting lo ha riconosciuto. Alla domanda con chi avrebbe voluto pranzare nei panni di Babbo Natale, Tartaglia ha risposto a Oggi: “Se fossi Babbo Natale, credo che dovrei pranzare con la Befana, sbaglio?”. Ma non vorrebbe cenare con un’attrice o magari con un politico?: “Beh, i politici forse è meglio che li lasci perdere

MOSTRO IN ISLANDA

Il mostro del lago esiste davvero: "E' lungo 30 metri" Nessie, abitante del lago di Loch Ness, è ancora relegata a leggenda. Lagarfljótsormur, mostro del lago di Lagarfljót, è invece realtà. A confermarlo, il governo islandese
ISLANDA - Fino a poche ore fa era solo una leggenda. Niente di più e niente di meno che una sorta di "amico a distanza" di Nessie. Ma da oggi il lago "Lagarfljót" potrebbe superare la fama di quello di Loch Ness. "Lagarfljótsormur", un mostro di novanta metri, esiste davvero. A confermare l'esistenza del lungo serpente è stata una commissione governativa islandese che, con sette voti a favore e sei contrari, ha sancito l'autenticità di un filmato girato nel 2012 e che potete vedere qui sotto. Fino ad oggi il "mostro" era stato bollato come una semplice rete da pesca allungata, ma dopo la votazione della Commissione la versione ufficiale è che "Lagarfljótsormur" esiste. O forse - sottolineamo, forse - si tratta solo di una trovata pubblicitaria del governo per rilanciare il turismo. Forse.

MOSTRO MARINO IN VIETNAM

la notizia del ritrovamento di un gigante mostro marino in Vietnam, riportata dal sito giapponese Karapaia. Nel video la grossa e lunga creatura di colore grigio è circondata da una folla di persone, alcune delle quali impegnata ad ispezionare l'enorme bocca dell'imponente creatura, appoggiata su un rimorchio. Ma cosa potrebbe essere. un verme gigante, un mostro marino, un alieno o addirittura un esperimento animale finito male?

Attenti alle Sirene !!!!!




SCERZO NEL BAGNO DELLE RAGAZZE
LA FOTO DEL FANTASMA

ADAM Cantano con il vibratore


Tutti matti

Alieni in gabbia


spider cat Un gatto si è arrampicato sulla finestra di una porta esterna di una veranda, in perfetto stile Uomo Ragno, aprendo poi la porta per entrare in casa. Il filmato, inviato allo show televisivo America’s Funniest Home Videos, è diventato una hit su YouTube. un fotogramma dell'arrampicata Nella descrizione del filmato viene detto che il gatto si arrampica sul vetro: una prestazione assolutamente notevole, quella del felino, se fosse confermata. Più probabilmente, il gatto si arrampica su una zanzariera, ma questo non toglie nulla al “gesto atletico” del felino.

DONNA BARBUTA E SI PIACE COSI'

Harnaam Kaur soffre della sindrome dell'ovaio policistico, una patologia che fa crescere una folta peluria su braccia, petto e viso. La ragazza ha visto spuntare i primi peli a soli 11 anni e da lì si è trovata ad affrontare un vero dramma psicologico.
Per anni sono stati numerosi gli insulti e le offese che ha dovuto sopportare, persino minacce di morte da parte dei bulli. Oggi però sta bene e ride di tutto questo, grazie all'avvicinamento allo Sikhismo, una religione che vieta di tagliare i peli del proprio corpo.
Harnaam ha deciso di non tagliare più la barba in segno di rispetto verso sé stessa. "Dio mi ha creata così e devo essere contenta, ho imparato ad amarmi per ciò che sono, nulla può più turbarmi".

IO ERO UN ELFO

Grecia: il debito, la povertà, il Pil e la destra
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lunedì 13 novembre 2017



C’è stato un tempo nel quale i referendum consultivi popolari sembravano interessarci gran poco, sia politicamente, che mediaticamente. Era l’estate del 2015 e il 61% degli elettori greci diceva, invano, no all’austerità e al programma lacrime e sangue proposto dai creditori europei per sbloccare l’ennesimo prestito utile ad evitare il default del Paese. Il “No”, come sappiamo, dopo essere stato definito dal presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem “deplorevole per il futuro della Grecia” e “insignificante dal punto di vista politico”, costò il posto all’ex ministro delle Finanze Yanis Varoufakis e non modificò le condizioni economiche richieste alla Grecia a garanzia del prestito. Anche per questo mi sorprendono le grandi aspettative che oggi accompagnano l’attuale stagione referendaria nazionale e internazionale, indipendentemente dal fatto che alcune di queste consultazioni vengano considerate anticostituzionali, solo consultive, per lo più inutili, quando non addirittura dannose. Personalmente, come allora, penso che quando si mobilitano per votare milioni di persone, occorre almeno porsi delle domande attorno al responso delle urne e se è vero che esistono precise regole democratiche che non possono essere scavalcate è altrettanto vero che serve del buon senso e come ha ricordato Lucio Caracciolo per il caso catalano “Il referendum pro indipendenza, battezzato farsa, ma trattato da insurrezione, non può essere né ignorato né demonizzato, se si vuole davvero salvare pace e democrazia”.
In Grecia, per il momento, sono state salvata pace e democrazia anche grazie al pacchetto di aiuti da 86 miliardi che ha scongiurato il default, ma che ha costretto il Governo di Alexīs Tsipras ad approvare diverse misure contrarie al programma politico annunciato da Syriza. L’aumento delle imposte dirette ed indirette, le nuove leggi sul lavoro, la riduzione della spesa pubblica, la revisione del sistema pensionistico, una riduzione dei salari pubblici tra il 10 e il 40% e la privatizzazione di alcuni settori sono state tutte scelte dettate dagli obblighi imposti dai creditori. Anche grazie a queste misure a luglio la Grecia è tornata dopo tre anni sul mercato finanziario, iniziando a vendere 3 miliardi di euro dei suoi nuovi bond a scadenza quinquennale e a settembre i ministri delle Finanze dell’Unione Europea hanno dichiarato l’uscita della Grecia dalla procedura per deficit eccessivo, a cui il paese era stato sottoposto nel 2009, quando il rapporto deficit-PIL era arrivato oltre il 15%. Il fatto che, sia nel 2017 che nel 2018 si preveda un rapporto deficit-PIL sotto la soglia del 3%, come previsto dal Patto di stabilità e crescita degli stati dell’Unione monetaria, ha fatto dichiarare al commissario per gli Affari economici dell’Unione Pierre Moscovici, che la Grecia sta per “voltare la pagina dell’austerità e aprire quella della ripresa”.
Un risultato importante visto che con un livello di crescita stimato del 2% e capace di generare un avanzo primario (cioè la differenza tra entrate e uscite dello Stato esclusi gli interessi da pagare sul debito) pari al 2,2% del Pil, si supererebbe per la prima volta l’obiettivo imposto da Banca centrale europea, Unione europea e Fondo Monetario Internazionale fissato all’1,75%. Forse anche per questo Tsipras ha da poco annunciato di voler ridistribuire il surplus di bilancio tra i greci che maggiormente hanno sofferto durante la crisi economica del 2009 attraverso un “dividendo sociale” prodotto da questa crescita del PIL, che potrebbe arrivare nelle tasche delle persone più in difficoltà già a Natale. La stima della cifra che sarà investita in questa nuova misura sociale e di un miliardo di euro ed è stata comunicata a fine ottobre dal portavoce del governo Dimitris Tzanakopoulos senza chiarire chi potrà beneficiare di questo bonus, una decisione che l’esecutivo di Tsipras prenderà al momento di chiudere il bilancio dell’anno, ma che non manca certo di candidati.
Di fatto, nonostante la timida ripresa e l’annuncio di questo “dividendo sociale” la Grecia si trova ancora alle prese con una situazione economica e sociale molto fragile. Come ha evidenziato un approfondimento dedicato alla Grecia del Il Post “Dal 2010 ad oggi la Grecia ha perso un terzo del suo PIL e mezzo milione di persone sono emigrate all’estero. Nello stesso periodo, il 20% più povero della popolazione ha perso il 42% del suo potere d’acquisto. Lo stato ha un debito di 320 miliardi di euro, pari al 180% del PIL, il secondo rapporto più alto del mondo e il tasso di disoccupazione, sebbene sia diminuito e sia attualmente al 21% [percentuale che sale al 42,8% per quella giovanile], è tra i più alti d’Europa. Gli stipendi medi sono diminuiti e la riduzione dei redditi dei lavoratori e delle lavoratrici ha portato all’impoverimento delle famiglie”. Sono infine “aumentati i problemi abitativi e i bisogni legati allo stato di salute, che riguardano quasi una persona su quattro”. Drammatica in questo fragile contesto economico e di welfare è anche la condizione dei migranti. Gli hotspot di Samos, Lesbos e Chios sono a più del doppio della capienza regolare e in vista dei mesi freddi si temono ulteriori tragedie dopo i tre morti dello scorso inverno. A Mytilini decine di profughi sono in piazza da settimane in sciopero della fame, mentre le ong hanno lanciato l'appello Open the islands per fare arrivare le persone almeno sulla terraferma.
Intanto, anche se alcuni settori dell’economia greca che sono rimasti stabili, non è impossibile pensare che al Governo greco venga chiesto nel 2018 di intraprendere nuove e impopolari misure per completare la terza revisione del programma di salvataggio economico distruggendo definitivamente la credibilità di Syriza che oggi sembra ai minimi storici. Secondo un recente sondaggio tra gli elettori di Syriza alle scorse elezioni, nel gennaio del 2015, ben l’89,5% ha detto di essere "deluso dal Governo e dalle sue politiche di austerità". Attualmente il partito di Tsipras è al 15,5%, mentre chi adesso raccoglie i frutti di una facile opposizione alle politiche dettate dall’Europa e il partito di centrodestra Nea Demokratia che risulta primo con addirittura il 33% dei consensi e Alba Dorata, partito di estrema destra di orientamento nazionalista, che è diventato in pochi anni la terza forza della Grecia con il 7,5 % dei consensi. Un successo scontato quello della destra greca a meno che la richiesta di Tsipras di una ristrutturazione del debito, oggi ritenuta ragionevole anche dal Fondo Monetario Internazionale, non venga presa in seria considerazione dall’Europa.
di Alessandro Graziadei
font.unimondo.org


Alessandro Graziadei
Sono Alessandro, dal 1975 "sto" e "vado" come molti, ma attualmente "sto". Pubblicista, iscritto all'Ordine dei giornalisti dal 2009 e caporedattore per il portale Unimondo.org dal 2010, per anni andavo da Trento a Bologna, pendolare universitario, fino ad una laurea in storia contemporanea e da Trento a Rovereto, sempre a/r, dove imparavo la teoria della cooperazione allo sviluppo e della comunicazione con i corsi dell'Università della Pace e dei Popoli. Recidivo replicavo con un diploma in comunicazione e sviluppo del VIS tra Trento e Roma. In mezzo qualche esperienza di cooperazione internazionale e numerosi voli in America Latina. Ora a malincuore stanziale faccio viaggiare la mente aspettando le ferie per far muovere il resto di me. Sempre in lotta con la mia impronta ecologica, se posso vado a piedi (preferibilmente di corsa), vesto Patagonia, ”non mangio niente che abbia dei genitori", leggo e scrivo come molti soprattutto di ambiente, animali, diritti, doveri e “presunte sostenibilità”. Una mattina di maggio del 2015 mi hanno consegnato il premio giornalistico nazionale della Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue “Isabella Sturvi” finalizzato alla promozione del giornalismo sociale.

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Wind Day: non solo minerali. Taranto coperta da polveri di rifiuti speciali Ilva
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martedì 31 ottobre 2017
Arpa puglia ha diramato allerta wind day per i giorni 23, 24 e 25 ottobre 2017 24 ottobre 2017 - Redazione Peacelink Polveri Ilva coprono la città e lo stesso stabilimento



Quanto accaduto ii 23 ottobre 2017, è la prova che Ilva continua a rappresentare un rischio sanitario inaccettabile ed insostenibile per gli operai ed i cittadini di Taranto. Lo stesso stabilimento e il quartiere Tamburi per molto tempo, nella mattinata di ieri, sono scomparsi sotto una tempesta di polveri sollevate dal vento che soffiava molto forte dal quadrante nord-nordovest. Era una giornata di wind day prevista da Arpa Puglia che pone la stessa allerta anche per i giorni di oggi 24 e domani 25 ottobre. Cosa hanno respirato le persone? Cosa hanno respirato i bambini del quartiere Tamburi nelle ore di entrata ed uscita dalle scuole? E' oramai noto che sulla città non si abbattono solo polveri di minerale di ferro e carbon fossile stoccati nei parchi al fine dell’approvvigionamento dello stabilimento Ilva di Taranto ma anche polveri di rifiuti speciali di vario genere, anche derivanti dal ciclo produttivo degli impianti. Questi cumuli sono stoccati in diversi punti dello stabilimento, non soltanto nei parchi minerali: polverino e fanghi di altoforno ed acciaieria, scaglie di laminazione, scorie di acciaieria da deferrizzare, fanghi derivanti dal dragaggio dei canali di scarico, cumuli di polveri derivanti le pulizie industriali.
Diversi mesi fa Peacelink ha chiesto a mezzo pec alle istituzioni preposte di conoscere l'ubicazione di questi cumuli e le modalità di gestione degli stessi: se stoccati all'aperto o in ambienti chiusi, e se stoccati in aree con pavimentazione di contenimento. Non abbiamo ricevuto nessuna risposta! Di conseguenza abbiamo proseguito le nostre ricerche con la documentazione disponibile in rete e informazioni e fotografie autonomamente reperite da Peacelink. In base anche alla stessa documentazione della domanda di AIA di AM InvestCo, presente sul sito del Ministero dell'Ambiente, riteniamo che questi cumuli siano stoccati nei parchi, in zona Mater Gratiae e in diverse aree dello stabilimento senza nessuna copertura né contenimento, pertanto l'azione degli agenti atmosferici porta sulla città di Taranto queste polveri che si posano su ogni cosa: entrano nelle case, si posano sui balconi, sugli indumenti stesi, su frutta ed ortaggi coltivati nelle aree agricole circostanti. Tutto ciò rappresenta un serio rischio sanitario inammissibile. Lo ribadiamo da circa un anno da quando Peacelink nel settembre del 2016 ha lanciato la campagna "Non toccate quelle polveri": chiunque esegua le pulizie casalinghe dovrebbe munirsi di mascherina adatta al quel tipo di particolato e guanti in nitrile. Le spese di acquisto per questi dispositivi di protezione individuale e le stesse spese di pulizia dovrebbero essere sostenute da chi inquina! Chi inquina paga! Ma cosa più importante non dovrebbe inquinare!
La situazione è ancor più grave se consideriamo che per i prossimi wind day accadrà quello che è accaduto ieri e tutto questo accade da molti anni perché alcuni di questi cumuli giacciono nelle aree Ilva da diversi anni perché poste sotto sequestro dalle autorità giudiziarie. Inoltre questi rifiuti sono interessati, al fine dello smaltimento, dalle prescrizioni del piano rifiuti prot. n. 4/U/11-12-2014 del DPCM del 14 marzo 2014 approvato successivamente con decreto legge. Cosa ancor più preoccupante è che nella domanda dell'acquirente AM InvestCo si pone l'obbiettivo di smaltire questi rifiuti nel 2023. Nella giornata di ieri, inoltre, si è verificato un vistoso incendio, sempre nello stabilimento Ilva, presso il treno nastri 2, in area acciaieria2. Anche questi fumi prodotti dalla combustione avvenuta presso il treno nastri, avvertiti e documentati dai cittadini, a causa dei venti si sono diretti verso la città.
Questa drammatica situazione rappresenta per i cittadini di Taranto un diritto negato. Ai cittadini di Taranto semplicemente si nega la possibilità di vivere come tutti gli altri cittadini italiani.
In merito a questi cumuli di rifiuti industriali e a ciò che accade nei giorni di wind day Peacelink sta definendo un documento che farà parte di un dossier principale che a sua volta raccoglierà tutte le criticità ambientali rappresentate dall'Ilva di Taranto nel corso dell'anno 2017. Peacelink conta di depositare questo dossier a mezzo esposto presso la Procura della Repubblica di Taranto a fine novembre. Tutti i cittadini di Taranto potranno sottoscrivere l'esposto firmando i moduli preposti che saranno disponibili in alcuni punti predefiniti della città. Inoltre daremo la possibilità di firmare questo esposto, anche se queste firme avranno solo una valenza morale, tramite internet per dare così la possibilità a tutti di partecipare; contiamo infatti di coinvolgere i tarantini fuori sede ma anche cittadini e associazioni del territorio nazionale che condividono le nostre denunce. Nei prossimi giorni diffonderemo le modalità di partecipazione a #espostoilva2017.
Fulvia Gravame, Antonia Battaglia, Alessandro Marescotti, Luciano Manna
font. Redazione Peacelink

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SEMPRE NUOVE CONQUISTE DELLA LIBERAZIONE
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lunedì 30 ottobre 2017




“50 bambini a settimana alla clinica del cambiamento di sesso. Alcuni hanno 4 anni”.
Non faccio che riferire un articolo del britannico Mirror: “Some are confused, others are trapped in the wrong body’: Astonishing 50 kids a week referred to sex change clinics”.
“Alcuni sono confusi, altri sono prigionieri nel corpo sbagliato”.
Prigionieri nel corpo sbagliato: sì certo, è l’autogiustificazione dei trans.
“L’accettazione crescente del tema “gender” può aver aumentato il numero dei bambini mandati agli specialisti”. Può, certo. Ma intanto, un numero crescente di piccini soffre di stare in un corpo sbagliato. Per loro fortuna, a Londra c’è chi sa liberarli dalle loro sofferenze: è stato aperto giusto giusto un reparto, pagato dal servizio sanitario nazionale, chiamato “Gender Identity Development Service (GIDS)”, che soccorre “bambini, giovani e loro famiglie che sperimentano difficoltà nello sviluppo del loro genere”. Tale “service” è nella sede di una clinica “impegnata a migliorare la salute e il benessere mentale” che si chiama Tavistock and Portman NHS ­ Foundation Trust. E’ insomma una filiale del Tavistock Institute di Londra, di cui abbiamo talora già parlato, in quanto specializzato nel realizzare “cambiamenti di paradigma” nella mentalità di massa.
“Interessante istituto, metà clinica psichiatrica e metà corpo delle forze armate britanniche, fu fondato e diretto a lungo dal dr. John Rawling Rees, psichiatra e insieme generale di brigata. Lì si sono sempre studiati gli aspetti della guerra psicologica. Nel 1945, il generale Rees, nel suo libro “The shaping of psichiatry by war”, propose che metodi analoghi a quelli sperimentati in guerra, potevano attuare anche il controllo sociale in intere società o gruppi, in tempo di pace”.
Abbiamo già raccontato come a questo Istituto si sia appoggiata la Scuola di Francoforte, occupata negli anni ’40 ad impedire la rinascita in Occidente della “personalità autoritaria” da cui, secondo quei filosofi, nasceva “Il fascismo”. Nelle parole di Theodor Adorno nato Wiesengrund: “La modifica della struttura mentale potenzialmente fascista non può essere ottenuta con mezzi soltanto psicologici; è un compito paragonabile alla eliminazione della neurosi, o della delinquenza, o del nazionalismo: questi sono prodotti dell’organizzazione totale della società, e vengono cambiati soltanto se viene cambiata la società”. Erotizzare la società, liberarla dai “tabù” sessuali, fu identificato come il metodo per sradicare dalle menti il “fascismo” e purificarle dalla delinquenza chiamata “nazionalismo”.
Il lettore che voglia rileggere i miei articoli precedenti, li trova qui:
http://www.maurizioblondet.it/quel-grande-esperimento-contagio-psichico/
http://www.nexusedizioni.it/it/CT/hamas-psichiatrico-di-maurizio-blondet-533b2bc81cd9a
Vediamo adesso che il Tavistock ha fatto grandi, ulteriori progressi nel “cambio di paradigma”, nella “accettazione sociale del gender” e della sua “terapia”. Il numero dei piccoli che bussano alla sua porta “è salito del 24% negli ultimi sei mesi, fino a 1302”. Due di questi pazienti hanno 4 anni, altri 17 hanno 6 anni. Vogliono cambiare sesso. Ma solo dall’età di 11 anni in poi il Tavistock, riconoscendo in loro una “lieve disforia di genere”, li cura “con potenti ormoni per ritardare l’inizio della pubertà: Non è dannoso la loro salute [no no], e dà ai bambini un tempo più lungo per prendere la decisione cruciale”, dice il professor Ashley Grossman, neuroendocrinologo esperto in gender: “Li usiamo nei bambini che, per qualunque ragione, hanno una pubertà precoce, anche a 7 anni, il che può essere stressante”. Nessuna indagine sull’ipotesi che magari la precocità sia dovuta all’ipersessualizzazione cui sono esporti i bambini. O magari, ad esperienze meno confessabili.
"Giunti a età più matura, 16-17 anni, possono decidere se vogliono proseguire con riallineamento del gender. Allora alle fanciulle viene somministrato testosterone e ai ragazzi, estrogeni per innescare il cambiamento”. Facile la via alla felicità.
Il bello della mentalità british è che applica il pluralismo delle opinioni.
Si dà la parola ad un professor Miroslav Djordjevic, “gender professor” il quale esprime qualche dubbio: in parte può essere una “moda” o capriccio (fad) dei genitori. “E’ impossibile dire che una bambina di cinque anni è transgender. E c’è il pericolo che, diventati adulti, i bambini possano pentirsi di quel che hanno scelto”.
Miriam Stoppard, una dottoressa che interviene molto in tv: “Sono certa che l’accettazione universale dei LGBTQ ha contribuito a legittimare e pubblicizzare la gender dysphoria e il suo trattamento”.
Ma la cantante Paloma Faith, consultata, comunica che alleverà il suo primo figlio, nato a dicembre, come “gender neutral”. Anzi: “Voglio avere tre bambini e saranno di genere neutro”.
Il giornale ci informa anche che Ria Cooper, nata maschietto, diventato a 15 anni “il più giovane paziente del cambiamento di sesso”, s’è stufata di essere donna e nei giorni scorsi – all’età di 18 anni – ha chiesto la terza operazione per ridiventare, diciamo, uomo: adesso ha capito che si sente a suo agio come un normalissimo omosessuale.
Si riferisce come a Los Angeles viva e lavori un truccatore professionale di 23 anni, Vinny Ohh, che s’è fatto fare tre operazioni di chirurgia plastica e 110 trattamenti al laser viso-e-corpo, spendendo 60 mila dollari, per coronare il suo sogno: somigliare a un “genderless alien”, ossia un extraterrestre né maschio né femmina. Adesso cerca dei chirurghi che gli asportino il pene onde coronare in modo definitivo la sua aspirazione, e non ne trova.
Il nuovo paradigma avanza.
http://www.mirror.co.uk/news/uk-news/record-50-children-week-referred-11390561
Probabilmente vi sarà giunta la notizia che la “Biblioteca Michelle Obama” in California ha organizzato una lettura pubblica LGBT per i più piccini. Un mese di storie su questo interessante argomento educativo. Con al centro una “ora di storia drag queen” in cui la maestra è il travestito Kochi Mochi, che si presenta come un demonio cornuto.
A Parigi, davanti al Centro Pompidou è comparsa una installazione che è stata definita una “scultura”, dal titolo “Domestikator”, che rappresenta non è chiaro se un rapporto con una bestia o un rapporto anale omosessuale. La stilizzazione non consente di decidere subito.
Per fortuna abbiamo una pista. L’opera – se vogliamo chiamarla così – è stata già esposta nell’agosto 2016 alla “Ruhrtriennale” di Bochum. Insieme ad un altro prodotto creativo dello stesso artista, tale Joep van Lieshout, il cui significato può sfuggire a chi non sia dell’ambiente, se non fossimo soccorsi dallo stesso scultore: ha voluto rappresentare un enorme tubo digerente terminante in un enorme ano. Così istruiti, possiamo riconoscere che in questo caso l’artista ha rinunciato alla stilizzazione del suo Domestikator, per adottare il realismo o naturalismo più estremo.
Il Van Lieshout s’era già illustrato anni fa con la realizzazione “CasAnus 2007” – evidentemente l’olandese non riesce a pensare ad altro – una casa di una sola stanza che “consente agli abitanti di realizzare il sogno della vita”. Sogni che coltiva un certo gender, ovviamente, non tutti.
Ha abusato di un infante di 4 mesi. Libero dopo 3 anni.
Un esempio di apertura alla nuova temperie è probabilmente quello del giudice di sorveglianza di Mons, Belgio: ha fatto uscire di galera dopo soli tre anni il signor Alex M. (la privacy, mi raccomando) che nel 2013 era stato condannato a 7, dalla corte d’appello di Liegi, per aver abusato sessualmente, insieme alla sua compagna, di un infante di 4 mesi. Alex è già in libertà, però con l’obbligo di abitare a più di 25 chilometri dalla sua vittima.
Nello stesso ordine di idee, è degno di nota un caso poliziesco avvenuto nel New Jersey e riportato da USA Today il 19 ottobre. Un tale di nome Stephen Salamek ha postato sul sito di piccoli annunci Craiglist.com uno che suonava così: cerco “Woman/Moms that are into Cheese Pizza”, che letteralmente significa: “Donne/mamme appassionate di pizza al formaggio”. Arrestato uno che voleva “Cheese Pizza”. Non era Podesta.
Salamek ha ricevuto la risposta di una madre di famiglia interessata, che – a sua richiesta – gli ha inviato per mal foto pedo-pornografiche. La mamma gli ha poi proposto un incontro con una bambina di otto anni, che l’uomo ha accettato. Anzi ha chiesto alla mamma cosa poteva fare per mettere a suo agio la bambina, prepararla: “Porno alla tv? O su Internet?”. A quel punto Salamek è stato arrestato dalla “mamma” che si è rivelato un agente dell’FB: l’investigatore era stato messo sull’avviso dal termine “Cheese Pizza”, ben consapevole del suo vero significato nell’ambiente pedofilo.
E’ notevole constatare che quando a chiedere “chese pizza” è un tizio qualunque, per l’FBI sta chiedendo occasioni di sesso con bambini; quando invece a chiedere Pizza è l’entourage di Hillary Clinton, John Podesta e i clienti della pizzeria Comet Ping Pong di Washington, è proprio letteralmente pizza che costoro richiedono. Al formaggio. Anche se la illustrano così:


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Che dire. Nessun commento. Il cambio di paradigma è in atto. di Maurizio Blondet
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