6 Settembre 2010 -RTV Cinema, Eventi, News
di redazione sorrisi
di ALBERTO ANILE
Michele Placido e Paz Vega (foto Kikapress)
«In Parlamento c’è gente peggiore di Vallanzasca». Con queste parole, Michele Placido ha buttato altra benzina sulle polemiche al suo «Vallanzasca – Gli angeli del male»: ascesa e la caduta del famoso bandito interpretato da un Kim Rossi Stuart sempre più bello e dannato. A capo della Comasina, efferata banda di rapinatori responsabile di numerosi assassinii, Renato Vallanzasca era anche famoso per la sua avvenenza fisica (le ammiratrici gli mandavano in prigione sacchi di lettere) e per le sue rocambolesche evasioni (l’ultima, ricostruita in dettaglio anche nel film, dall’oblò di un traghetto durante un trasferimento).
Stamattina il «Corriere della Sera» ha pubblicato una lettera del presidente delle Vittime del Dovere, l’associazione dei familiari dei servitori dello stato morti per mano criminale, che si rammarica dell’arrivo del film e prende le distanze dalla pubblicazione di un libro (anche questo presentato qui al Lido). Ma la polemica era partita già da tempo non avendo né Rai né Mediaset, ha spiegato oggi Placido, voluto finanziare la pellicola, che è stata infine prodotta dalla 20th Century Fox.
Con «Vallanzasca» Placido torna alle atmosfere adrenaliniche di «Romanzo Criminale», con due differenze: «Romanzo Criminale» era un film corale e di profonda romanità, «Vallanzasca» è il ritratto di una singola personalità, e stavolta milanese.
Una buona parte della riuscita del film si deve a Kim Rossi Stuart, pure co-autore della sceneggiatura, che indossa camaleonticamente la gestualità e la parlata meneghina e aderisce col proprio carisma personale a un personaggio discutibile che finisce per diventare inevitabilmente affascinante (destino comune a tutti i grandi cattivi del cinema, dal Piccolo Cesare al Padrino). Se la polemica era iniziata ancora prima che si vedesse un solo fotogramma, figuriamoci dopo la proiezione. Fiutata l’aria, in conferenza stampa Michele Placido si è difeso lanciando furbescamente la sua battuta sul Parlamento.
Al di là delle polemiche, il film vale, e un grande applauso degli addetti ai lavori lo ha salutato dalle prime proiezioni. Per arrivare in sala bisognerà aspettare qualche mese: sulle pagine di Sorrisi avremo modo di tornarci.
Un altro film italiano, «Venti sigarette» di Aureliano Amadei, ha nel frattempo acceso altre micce, raccontando in modo antiretorico la strage di Nassiriya. Il racconto è tutto di prima mano: il regista è un autentico sopravvissuto dell’attacco iracheno del 2003, da cui è uscito zoppo e semi-sordo, e con un carico di riflessioni e angosce che la pellicola, nel suo andamento scanzonato e spesso umoristico, riesce a condividere anche con il pubblico meno disponibile al tema. Il sopravvissuto/regista ha parlato di un presunto boicottaggio del suo film (smentito dai produttori) e sottolineato le ipocrisie istituzionali arrivate dopo la strage. Il coraggio di una messa in scena che non sta né con lo Stato né con i suoi antagonisti ma che sceglie di schierarsi solo con se stesso, gli ha meritato applausi e consensi trasversali.
D’altra parte, meno male che qua e là «Venti sigarette» regala sincere risate, perché il programma festivaliero non è per nulla all’insegna del sorriso. Hanno fatto sensazione gli obitori di «Post mortem», pellicola macabro-politica sul golpe militare cileno, ed è risultata avvincente la sfida del maestro Skolimowski, vecchio compagno di strada di Polanski, nel raccontare (in «Essential Killing») la fuga disperata di un ex galeotto afghano fra le nevi della Norvegia. Cupissimo «Beyond» di Pernilla August, già stimata attrice bergmaniana, che per il suo debutto registico ha assoldato Noomi Rapace, la Lisbeth della cinetrilogia da Stieg Larsson, gettandole sulle spalle una disperata storia familiare di alcolismo.
Più leggero il settore documentari: Gabriele Salvatores ha presentato «1960», un montaggio di materiali di repertorio cucito intorno a una storia di finzione (le tre proiezioni hanno sempre registrato il tutto esaurito). Piergiorgio Gay ha preso spunto dalle canzoni di Ligabue per fare il punto sugli ultimi trent’anni di storia italiana, dalla strage di Bologna al caso Englaro (titolo: «Niente paura»; ma le ballate di Ligabue, in verità, c’entrano un po’ poco con tutto il resto, e il rocker di Correggio, presente al Lido, ha messo la mani avanti per dire di non avere avuto voce in capitolo nella confezione del tutto).
Joaquin Phoenix, infine, ha svelato il documentario in cui si è tuffato due anni fa, dopo aver annunciato il suo abbandono del set e l’inizio di una nuova carriera musicale. In «I’m Still Here», diretto dal cognato Casey Affleck, Phoenix si mette in scena con barbona e pancia oversize, producendosi in sniffate di coca, hip hop scadente e nefandezze varie che lasciano programmaticamente il dubbio: è una nuova truffa del rock’n’roll o l’interprete del «Gladiatore» e di «Two Lovers» è andato davvero fuori di testa?
Dolore e sdegno per la barbara esecuzione del sindaco di Pollica. Cordoglio dai ministri Prestigiacomo e Galan, dal mondo cattolico delel Acli, dai compagni di partito e da quanti lo hanno conosciuto ed apprezzato
Dolore e forte preoccupazione è stata espressa dal mondo politico a poche ore dal brutale assassinio ad Acciaroli del sindaco di Pollica Angelo Vassallo. Un amministratore molto attento alla valorizzazione dell'ambiente, che aveva fatto della difesa della legalità una battaglia a tutto campo.
LE PAROLE CHE STATE PER LEGGERE di Francesca Fornario
Le parole che state per leggere (sì: fatelo, vi supplico) le ha scritte un diciottenne iscritto al Pd. Pd di Budrio, Bologna, dove c'è la festa dell'Unità che si chiama ancora così e dentro allo stand della pesca dove si vince il pallone e la bicicletta c'entrano tutte le feste democratiche d'Italia. Le parole che state per leggere le ha scritte un ragazzo che va ancora a scuola, e che si mette la sveglia un'ora prima per andare davanti alle fabbriche a rischio chiusura, anche se gli amici grillini gli dicono che il suo Pd si è dimenticato gli operai. Enrico sarà ancora qui quando Berlusconi non ci sarà più, perché così è la vita. E il pensiero mi riempie di un'allegria indicibile. No, non il pensiero di Berlusconi che non ci sarà più, ma quello di Enrico che sarà uomo, padre, politico e militante quando non ci sarà più un governo colluso con la Mafia e chi lo fischia e chi censura chi fischia, e chi censura chi censura chi fischia. Perché dopo i fischi, e dopo altri fischi, e dopo altri fischi ancora, ci sarà da costruir su macerie, come dice Guccini. E bisognerebbe trovare la forza di farlo subito, adesso, e siamo in molti a provarci ma mica è facile e perciò finisce che ci buttiamo giù. Ma sapete una cosa? Mi mette un allegria addosso pensare comunque vada, domani, toccherà a quelli come Enrico, che guarda un po' si chiama pure così.
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LA DIFFICOLTA' DI ESSERE DI SINISTRA di Enrico Procopio
Contestazione. Contestazione.
Quando ero in prima elementare contestai il voto datomi per un disegno di un leone ("Sufficiente"), dicendo "non sono mica Picasso, sai?".
In terza media il Preside decise che gli alunni erano troppo rumorosi, e che quindi avrebbero dovuto trascorrere i dieci minuti di intervallo in classe. Organizzai una protesta coi fiocchi, con tutte le classi dell'istituto che uscirono nello stesso momento, e con un plotone di coraggiosi andammo pure dal Preside a chiedere la revoca della circolare. Per la cronaca, funzionò alla grande. In vita mia non ho mai zittito nessuno. Mai. Ho sempre fatto parlare tutti, anche chi diceva stronzate. Al massimo gli ho consigliato di tacere, ma non ho mai prevaricato nessuno. Ho sentito di tutto. Ho sentito inneggiare al Duce, ho sentito leghisti che tuonavano contro gli immigrati (contro la colf a casa però no), gente che difende Berlusconi a oltranza. Ma mica in tv: questi parlavano con me.
Non li ho mai zittiti, non ho mai parlato più forte. Ho sempre aspettato il mio turno, poi ho parlato e li ho demoliti. Punto per punto, ho spiegato loro cosa non funzionava nel loro ragionamento. Io faccio sempre così: li ascolto, e poi smonto le loro convinzioni. Li zittisco con la forza delle argomentazioni.
In qualche modo, da quando sono nel PD, la cosa è più difficile: in alcuni casi sei costretto a beccarti le contestazioni e a non sapere bene cosa rispondere. E allora le risposte te le procuri da solo. Al Grillino che mi ha detto "il PD si è scordato gli operai!" ho risposto svegliandomi un'ora prima, e andando fuori dalle fabbriche a volantinare, a sostenere gli operai che rischiavano il posto alla Renopress e alla Masiero, prima di andare a scuola.
Intendiamoci: io non scendo a compromessi. Su alcuni valori - difesa della Costituzione, laicità, diritti degli omosessuali, per dirne alcuni - non sono intenzionato a indietreggiare, mai. Non sono disposto a farli calpestare da nessuno.
Detto questo, io non avrei fischiato Dell'Utri e Schifani. Ma è un problema mio, perché non sono capace di farlo, sono timido, mi vergogno anche solo ad alzare la mano per fare una domanda (poi però prendo fiato e la alzo, tranquilli).
Non condanno chi ha fischiato: aveva sostanzialmente ragione. Poi ho letto questo:
Le proteste nei confronti di Dell'Utri sono un segnale positivo, nonostante si cerchi di sminuire l'accaduto con le solite analisi all'italiana. La presa di coscienza della popolazione è sempre più forte. E se personaggi come Dell'Utri vengono cacciati a suon di fischi dalle piazze, forse il risveglio sociale non è poi così lontano. C'è ancora un'Italia capace di indignarsi. Ed è proprio da qui che si deve ripartire.Iniziamo a zittire quelli come Dell'Utri in tutte le piazze d'Italia, perché non è lì che dovrebbero stare, ma in galera.
Sono parole di Antonio Di Pietro. Le ho lette venti volte. E ho pensato che qualcosa non va. Perché la contestazione è giusta. La contestazione sistematica e organizzata, un po' meno. Andare piazza per piazza a zittire chi dice cose che tu non pensi è squadrismo.
Facciamo l'analisi parola per parola, vi va?
"Le proteste sono un segnale positivo". Giusto.
"La presa di coscienza della popolazione è sempre più forte". Sì?
"E se personaggi come Dell'Utri vengono cacciati a suon di fischi dalle piazze, forse il risveglio sociale non è poi così lontano". Ah, davvero? E' lo stesso risveglio dei fischi a Prodi? Forse quelli volevano svegliare Prodi.
"Iniziamo a zittire tutti quelli come Dell'Utri in tutte le piazze d'Italia, perché non è lì che dovrebbero stare, ma in galera". Quindi io devo zittire Dell'Utri perché dovrebbe stare in galera? Andare piazza per piazza a zittirlo?
Non è questo il risveglio della popolazione, no. Nello specifico, Dell'Utri è stato invitato a parlare della stronzata dei diari di Mussolini. Se io decidessi di contestarlo lo contesterei perché sta dicendo stronzate, non perché "dovrebbe stare in galera".
Sono impopolare, ma anche chi dovrebbe stare in galera, per me, ha il diritto di parlare liberamente. E, se dice cose false, di essere contestato.
Capitolo Schifani. Ci sono diverse cose da mettere in chiaro, e provo a farlo ora.
Schifani era alla Festa del PD di Torino. Io non l'avrei invitato. Io avrei cercato altre persone con cui dialogare, non certo Renato Schifani. Ma io non decido nulla, e quindi hanno deciso di chiamare Schifani, e posso anche capire e quasi condividere questa scelta, facendo grossi sforzi. In generale, come ho scritto, i miei sforzi sono tesi a mandarlo a casa, non a negargli l'invito alla Festa. Sono arrivati contestatori - scrivono i giornali - del Popolo Viola (anche se non ho ben capito come si distinguano le persone del Popolo Viola, visto che teoricamente lo sono anche io) e dei Grillini. L'hanno fischiato, avevano pure le agende rosse, fuori la mafia dallo Stato. E' una cosa giusta, teoricamente, e il messaggio è lodevole.
Ma ieri hanno vinto loro, hanno vinto loro, cioè ha vinto Schifani. Ha vinto Schifani, perché il loro progetto è diventato pienamente operativo. Hanno innescato la guerra civile, hanno incattivito la sinistra, l'hanno compressa e l'hanno fatta esplodere.
E il Pd è colpevole, perché non ha un leader in grado di incanalare questi umori e di farli confluire nella direzione giusta. E a chi fischia e dice cose giuste non sa dare risposte, e fa la figura del complice. E io li sento ridere, Schifani e co., nelle loro oscure stanze del potere (politico, mediatico e ora culturale).
La sinistra non è questo: non sono le dichiarazioni di Beppe Grillo, non sono le dichiarazioni di Di Pietro. La sinistra è quella dichiarazione che non c'è, quella che a Schifani ribatte colpo su colpo. E gli chiede qualcosa sulla mafia.
Indagine su Internet, ragazzi vorrebbero prof piu' giovani e new media
05 settembre, 20:06
ROMA - Odiano le materie che studiano e non sopportano più compiti in classe e interrogazioni. Gli studenti vorrebbero utilizzare le nuove tecnologie per rendere lo studio meno noioso e più divertente. Murales e professori più giovani e "moderni" le altre proposte per una scuola ideale. Insomma, la scuola viene rimandata a settembre su internet. E' quanto emerge da uno studio promosso da Comunicazione Perbene, associazione no profit, condotto su 1.600 studenti (scuola media e superiore) e realizzato attraverso un monitoraggio su blog, forum, community specializzate sulla scuola e sui più importanti social network.
Gli studenti non si sentono a proprio agio tra i banchi di scuola (73%). C'é chi la considera un luogo di tortura (21%) e chi non ha un buon rapporto con il proprio insegnante e sogna professori in stile Robin Williams nel film "L'attimo fuggente" (63%). Inoltre c'é chi parla di programmi troppo "antichi" (56%) e di metodi di insegnamento noiosi e tradizionali (49%). E proprio per cambiare la situazione i ragazzi lanciano nuove idee per migliorare la scuola. Tra murales fatti per colorare le pareti (31%) e professori più giovani (35%), la proposta più "esplosiva" è di utilizzare smartphone, iPad e videogiochi in classe (67%). Se le materie devono rimanere uguali per forza (27%), studiarle con i new media le renderebbe almeno digeribili (75%), oltre a migliorare il rapporto tra compagni di classe e con l'insegnante (61%). Un esperimento che guarda caso l'Università di medicina di Stanford metterà in atto il prossimo anno, fornendo alle matricole ben 90 iPad per studiare.
Cosa criticano maggiormente gli studenti della loro scuola? Al primo posto ci sono i professori: da chi si lamenta perché hanno l'età dei loro nonni (39%) a chi li considera poco preparati (27%) e li accusa di stare in classe solo per torturarli, senza cercare mai di istaurare un rapporto alunno-insegnante (19%). Collegata agli insegnanti, ma anche all'organizzazione scolastica in generale, i ragazzi criticano i metodi di apprendimento che sono costretti ad utilizzare. Da chi brucerebbe subito quei "mattoni" che spaccano la schiena (51%) a chi non sopporta più i soliti compiti in classe e interrogazioni (55%) e si sente ridicolo ad imparare le cose a memoria (33%), per finire con chi ha già la nausea a pensare di dover ricominciare a leggere, sottolineare e ripetere per tutto l'anno (47%).
Gli alunni, inoltre, puntano il dito verso i programmi delle materie, che a loro dire sono noiosi e poco interessanti (69%). Non capiscono infatti perché devono essere costretti a studiare il pensiero di uno che è morto 500 anni fà (65%) o delle formule matematiche incomprensibili e che non servono a nulla (52%). Per altri è assurdo utilizzare programmi che sono rimasti uguali a quelli di 50 anni fa (41%). I ragazzi non risparmiano critiche nemmeno alla struttura degli edifici. Classi fatiscenti (61%), pareti sporche e con colori deprimente (43%), sedie scomode e banchi in stato pietoso (71%).
la stampa
Intervista al leader-simbolo dei contestatori di Schifani
Perché gazzarra, ma no, dai... di questo passo non sarà più possibile neanche criticare qualcuno, dirgli con la massima gentilezza “guarda, scusa, assai timidamente, io non sarei d’accordo con te”. Schifani venga da noi a Cesena e lì vedrà che parlerà sereno anche se qualcuno lo fischia».
Beppe Grillo non sapeva che sarebbe andata così?
«Io mica li fomento, i ragazzi! I meet-up mi avevano detto che c’era una manifestazione, ma mi pare una cosa del tutto normale, in una democrazia. E poi i piemontesi li conosco benissimo, sono gente tranquillissima, medici, avvocati, consiglieri regionali...».
Nel parapiglia sono state spintonate un paio di signore, una di mezza età.
«Ma appunto! C’è una signora che protesta da cento metri contro Schifani, e la trattano come una picchiatrice». Il presidente del Senato è il giusto bersaglio, nella situazione politica attuale? «Giustissimo. Oltre a tutto il resto, per quale motivo da mesi Schifani tiene chiusi nel cassetto i nostri progetti di legge sul divieto di candidare gli inquisiti? Perché Napolitano non prende le difese dei cittadini? Napolitano deve far rispettare la Costituzione. Schifani è solo il terzo, prima di lui avevano fischiato altri».
Fischiare è un conto, impedire di parlare un altro, no?
«Ma mi dicono che i ragazzi erano lontanissimi dal palco! Erano transennati, non li hanno neanche fatti avvicinare. Davvero sono sembrati così pericolosi? È una cosa che fa quasi ridere».
Fassino, che era sul palco assieme a Schifani, ha parlato di comportamento da «squadristi». Che ne pensa?
Ride di gusto. «Ah ah ah. Fassino chi, quello che è da vent’anni in Parlamento con sua moglie, a 20 mila euro di stipendio? “Squadristi”... ma dai. Questa classe politica non ha neanche più le parole per difendersi, pronuncia parole senza senso».
Ma Beppe Grillo che farebbe se succedesse a lei durante uno dei suoi show?
«Io chiamerei subito uno degli oppositori sul palco a parlare. Anzi mi chiedo: perché, ieri, nessuno di questi normalissimi cittadini è stato invitato a esporre qualche ragione della sua protesta sul palco? Se ricorda l’ho fatto anch’io, nel secondo Vday, proprio quello a Torino, in piazza San Carlo».
Grillo, è iniziata una stagione in cui dobbiamo aspettarci molti di questi episodi?
«Guardate la gente, leggete la Rete, le persone sono stufe. Quale politico oggi può presentarsi in piazza senza nessun timore di essere fischiato? Si blindino, devono aver paura di presentarsi. Anzi no, uno c’è». Immagino. «Berlusconi. Lui le piazze se le costruisce, compra i pullman, porta le persone, paga i manifestanti... è l’unico modo per evitare i fischi».
Il presidente della Camera ha difeso il Capo dello Stato, i precari della scuola e la magistratura. Ha definito da "stalinisti" la cacciata subita dal partito che aveva fondato. E agli inviti degli ultimi giorni a tornare dal capo Berlusconi ha risposto: "Non si torna in qualcosa che non esiste più". A niente sono valse le offerte arrivate ieri da Berlusconi. Che, uscito allo scoperto, si è giocato il tutto per tutto: promettendo ai finiani che rientravano nel Pdl poltrone sicure, la rinuncia al processo breve e il ministero dello Sviluppo economico. La base di Fli è con il leader. E sogna di veder nascere un nuovo partito. Fare Futuro l'ha detto chiaramente: “Nessuno seguirà il pifferaio di Arcore”. Intanto si rincorrono sempre più insistentemente le voci dell'arrivo di contestatori reclutati dai berluscones pronti a intervenire in apertura dell'intervento del capo di Futuro e Libertà. Il nervosismo nella maggioranza aumenta. Tanto che la Lega fa sapere di essere pronta a tradire il patto siglato sul lago Maggiore con il premier poche settimane fa. E torna ad invocare il voto anticipato. Maroni è chiaro: “Da quel che dirà Fini dipende il futuro del governo”. Mentre Tremonti invoca la nomina del sostituto di Scajola.
ho la fortuna di beneficiare di due nazionalità. Sono marocchino e francese, dal 1991. E sono felice di quest'appartenenza a due Paesi, due culture, due lingue, che vivo come un permanente arricchimento. Ma dopo le sue dichiarazioni di Grenoble sulla possibile revoca della nazionalità francese ai responsabili di reati gravi, sento la mia nazionalità francese in qualche modo minacciata, o quanto meno resa più fragile. Non che io abbia l'intenzione di darmi alla delinquenza o di turbare gravemente l'ordine pubblico; ma in quelle parole vedo un attacco contro le fondamenta stesse del Paese, contro la sua Costituzione. E ciò, signor presidente, non è ammissibile in una democrazia, in uno Stato di diritto come la Francia, che rimane malgrado tutto il Paese dei diritti umani; un Paese che per tutto il secolo scorso ha accolto e salvato centinaia di migliaia di esiliati politici.
Della vicenda di Civitanova Marche, dove un gruppo di bulletti da spiaggia fra i dieci e gli undici anni ha preso a calci la sdraio su cui un venditore ambulante si era seduto, gridandogli «amigo, vattene, questa è proprietà privata», mi ha sconvolto soprattutto il comportamento ridanciano dei genitori. Con questo non voglio dire che il resto vada derubricato a ordinaria amministrazione. Pur avendo un ricordo abbastanza vago delle mie vacanze infantili, non ho memoria di un coetaneo che mi proponesse di prendere a calci la sdraio di un venditore ambulante. A dieci anni ci si tirava calci al massimo tra noi.
E comunque nessuno, ma proprio nessuno, sapeva che cosa fosse una proprietà privata e tanto meno che si chiamasse così. Però di una cosa vado assolutamente certo: che se il più bullo della brigata avesse deciso di compiere un gesto tanto infame, lo avrebbe fatto di nascosto dalla sua famiglia, temendone la reazione. Qui invece pare che insegnare il disprezzo verso le persone più deboli stia diventando, per certi genitori, una missione educativa di cui menare gran vanto. Non si spiegherebbero altrimenti le risate con cui i padri e le madri di quei mocciosi hanno accompagnato la scena. Ma che bel gioco. Ma che orgoglio aver cresciuto dei figli così. Par di sentirli: cosa sarà mai, sono solo dei bambini! Oppure (variante Giornale-Libero): perché non parlate dei ragazzi dello stabilimento accanto che buttano per terra le cartacce? La novità, rispetto al passato, non è la cattiveria. È la mancanza d’imbarazzo dei cattivi.
pubblicata da INFORMAZIONE LIBERA il giorno sabato 4 settembre 2010 dal sito leggo.it
Ristrutturazioni nelle abitazioni e negli uffici di clienti potenti e operazioni bancarie sospette: dopo una recente segnalazione di Bankitalia, esce una nuova lista di circa cento nomi nell'inchiesta della procura di Perugia sui Grandi eventi. La lista, di cui oggi danno notizia numerosi quotidiani, è emersa, grazie alle indagini della Guardia di Finanza, dal computer di Stefano Gazzani, il commercialista di fiducia di Diego Anemone. Tra i nomi, quello di Pasquale de Lise, all'epoca dei fatti presidente del Tar del Lazio e oggi alla guida del Consiglio di Stato, al quale sarebbero stati versati 250 mila euro da un famoso avvocato. Il giudice replica al Messaggero: «Cado dalle nuvole, ma quell'anno comprai una casa e ne vendetti un'altra». La maggior parte dei nomi era contenuta già nella cosiddetta prima lista Anemone ma c'è anche un Berlusconi, senza altri riferimenti e specifiche, e i quotidiani sottolineano come si stia cercando di stabilire se si tratti di Paolo, il fratello del premier che attraverso una delle sue aziende si occupò dei lavori alla Maddalena in vista del vertice del G8.
GHEDINI: «SU BERLUSCONI NESSUNA NOVITÀ» «Come sempre vengono pubblicate notizie, coperte da segreto di indagine e senza alcun riscontro al solo scopo di diffamare il presidente Berlusconi. La asseritamente nuova lista dei lavori eseguiti dalla ditta Anemone per quanto riguarda il presidente Berlusconi non rappresenta alcun elemento di novità. Come già documentalmente comprovato per la precedente lista si tratta di alcuni modesti lavori di manutenzione eseguiti dalla ditta Anemone, una delle società più apprezzate nel settore edile». È quanto afferma Niccolò Ghedini, deputato pdl e avvocato del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. «È quindi evidente -rimarca Ghedini- che in questa lista non vi è altro se non la riproposizione dei lavori che nella prima erano indicati con la dicitura Palazzo Grazioli. Tali lavori erano stati ordinati da Forza Italia quale adeguamento di alcuni locali utilizzati a Palazzo Grazioli dal partito». «Il prezzo dei lavori -conclude- è stato regolarmente fatturato e regolarmente pagato. Era quindi sufficiente un modesto approfondimento per evitare di lanciare sulle prime pagine dei giornali una notizia del tutto infondata».
DE LISE: «CADO DALLE NUVOLE» «Non mi viene in mente nulla. Casco davvero dalle nuvole». In un'intervista al 'Messaggerò, Pasquale de Lise, neo presidente del Consiglio di Stato, parla così della nuove indiscrezioni che filtrano dalla procura di Perugia nell'ambito dell'inchiesta sui Grandi eventi. «Su questa circostanza -spiega il magistrato- davvero non mi viene nulla da dire». La 'circostanzà sono quei 250 mila euro che, secondo i segugi della procura, sarebbero piovuti sul conto dell'alto magistrato a luglio 2009, mentre il Tar del Lazio decideva di respongere un ricorso di Italia Nostra contro gli appalti per le piscine dei mondiali di nuoto, del quale si stava interessando anche l'avvocato Leozappa, genero di de Lise. «Un ricorso sulle piscine? Ma io già non ero più alTar -spiega de Lise- ero presidente aggiunto del Consiglio di Stato». «Assolutamente non ricordo di aver ricevuto quella somma sul mio conto nel luglio 2009 -ribadisce il 'padrè del codice processuale amministrativo- L'unica cosa che mi viene in mente è che quell'anno ho acquistato la mia casa di villeggiatura all'Argentario, pagando con assegni tutti a mio nome». «Ma -precisa- tutto è avvenuto prima del luglio 2009, cioè in primavera, nei mesi precedenti». E aggiunge: «Devo dire però che subito dopo aver acquistato quella casa, ne vendetti un'altra che avevo altrove. Anche in questo caso arrivarono sul mio conto assegni a mio nome firmati dell'acquirente e comunque per importi differenti da quelli indicati. Tutte le operazioni sono peraltro registrate in atti pubblici sottoscritti davanti a un notaio». E a chi gli chiede se gli abbiano chiesto chiarimenti in procura, de Lise replica: «Non ho ricevuto nessun tipo di convocazione nè tantomeno di richiesta di chiarimento da parte della magistratura di Perugia. L'unica cosa che ho spiegato -conclude- è la mia conoscenza con Angelo Balducci. Le altre persone di cui parlano i giornali, da Anemone a De Santis, non le ho mai conosciute».
PM VALUTERANNO NUOVI ATTI Saranno valutati la prossima settimana dai pm di Perugia i risultati dei nuovi accertamenti in corso nell'ambito dell'indagine sugli appalti per i cosiddetti Grandi eventi. Al momento nessun nuovo indagato figura finora comunque nel fascicolo. Lo si è appreso stamani in ambienti giudiziari. I magistrati titolari dell'inchiesta, Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi, sono attualmente in ferie. Torneranno al lavoro la prossima settimana quando gli inquirenti faranno il punto della situazione. Al momento non sembra comunque essere stato fissato alcun interrogatorio. Dopo avere valutato i risultati degli accertamenti ancora in corso è probabile che i pm possano anche cominciare a chiudere alcuni dei filoni d'inchiesta.Ristrutturazioni nelle abitazioni e negli uffici di clienti potenti e operazioni bancarie sospette: dopo una recente segnalazione di Bankitalia, esce una nuova lista di circa cento nomi nell'inchiesta della procura di Perugia sui Grandi eventi. La lista, di cui oggi danno notizia numerosi quotidiani, è emersa, grazie alle indagini della Guardia di Finanza, dal computer di Stefano Gazzani, il commercialista di fiducia di Diego Anemone. Tra i nomi, quello di Pasquale de Lise, all'epoca dei fatti presidente del Tar del Lazio e oggi alla guida del Consiglio di Stato, al quale sarebbero stati versati 250 mila euro da un famoso avvocato. Il giudice replica al Messaggero: «Cado dalle nuvole, ma quell'anno comprai una casa e ne vendetti un'altra». La maggior parte dei nomi era contenuta già nella cosiddetta prima lista Anemone ma c'è anche un Berlusconi, senza altri riferimenti e specifiche, e i quotidiani sottolineano come si stia cercando di stabilire se si tratti di Paolo, il fratello del premier che attraverso una delle sue aziende si occupò dei lavori alla Maddalena in vista del vertice del G8.GHEDINI: «SU BERLUSCONI NESSUNA NOVITÀ» «Come sempre vengono pubblicate notizie, coperte da segreto di indagine e senza alcun riscontro al solo scopo di diffamare il presidente Berlusconi. La asseritamente nuova lista dei lavori eseguiti dalla ditta Anemone per quanto riguarda il presidente Berlusconi non rappresenta alcun elemento di novità. Come già documentalmente comprovato per la precedente lista si tratta di alcuni modesti lavori di manutenzione eseguiti dalla ditta Anemone, una delle società più apprezzate nel settore edile». È quanto afferma Niccolò Ghedini, deputato pdl e avvocato del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. «È quindi evidente -rimarca Ghedini- che in questa lista non vi è altro se non la riproposizione dei lavori che nella prima erano indicati con la dicitura Palazzo Grazioli. Tali lavori erano stati ordinati da Forza Italia quale adeguamento di alcuni locali utilizzati a Palazzo Grazioli dal partito». «Il prezzo dei lavori -conclude- è stato regolarmente fatturato e regolarmente pagato. Era quindi sufficiente un modesto approfondimento per evitare di lanciare sulle prime pagine dei giornali una notizia del tutto infondata».DE LISE: «CADO DALLE NUVOLE» «Non mi viene in mente nulla. Casco davvero dalle nuvole». In un'intervista al 'Messaggerò, Pasquale de Lise, neo presidente del Consiglio di Stato, parla così della nuove indiscrezioni che filtrano dalla procura di Perugia nell'ambito dell'inchiesta sui Grandi eventi. «Su questa circostanza -spiega il magistrato- davvero non mi viene nulla da dire». La 'circostanzà sono quei 250 mila euro che, secondo i segugi della procura, sarebbero piovuti sul conto dell'alto magistrato a luglio 2009, mentre il Tar del Lazio decideva di respongere un ricorso di Italia Nostra contro gli appalti per le piscine dei mondiali di nuoto, del quale si stava interessando anche l'avvocato Leozappa, genero di de Lise. «Un ricorso sulle piscine? Ma io già non ero più alTar -spiega de Lise- ero presidente aggiunto del Consiglio di Stato». «Assolutamente non ricordo di aver ricevuto quella somma sul mio conto nel luglio 2009 -ribadisce il 'padrè del codice processuale amministrativo- L'unica cosa che mi viene in mente è che quell'anno ho acquistato la mia casa di villeggiatura all'Argentario, pagando con assegni tutti a mio nome». «Ma -precisa- tutto è avvenuto prima del luglio 2009, cioè in primavera, nei mesi precedenti». E aggiunge: «Devo dire però che subito dopo aver acquistato quella casa, ne vendetti un'altra che avevo altrove. Anche in questo caso arrivarono sul mio conto assegni a mio nome firmati dell'acquirente e comunque per importi differenti da quelli indicati. Tutte le operazioni sono peraltro registrate in atti pubblici sottoscritti davanti a un notaio». E a chi gli chiede se gli abbiano chiesto chiarimenti in procura, de Lise replica: «Non ho ricevuto nessun tipo di convocazione nè tantomeno di richiesta di chiarimento da parte della magistratura di Perugia. L'unica cosa che ho spiegato -conclude- è la mia conoscenza con Angelo Balducci. Le altre persone di cui parlano i giornali, da Anemone a De Santis, non le ho mai conosciute».PM VALUTERANNO NUOVI ATTI Saranno valutati la prossima settimana dai pm di Perugia i risultati dei nuovi accertamenti in corso nell'ambito dell'indagine sugli appalti per i cosiddetti Grandi eventi. Al momento nessun nuovo indagato figura finora comunque nel fascicolo. Lo si è appreso stamani in ambienti giudiziari. I magistrati titolari dell'inchiesta, Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi, sono attualmente in ferie. Torneranno al lavoro la prossima settimana quando gli inquirenti faranno il punto della situazione. Al momento non sembra comunque essere stato fissato alcun interrogatorio. Dopo avere valutato i risultati degli accertamenti ancora in corso è probabile che i pm possano anche cominciare a chiudere alcuni dei filoni d'inchiesta.
Chi passa ogni tanto di di qui lo sa, io da sempre sono convinto che le idee sbagliate si combattano con le idee giuste, non con il rumore delle vuvuzele. Almeno, nel mondo in cui vorrei vivere.
Ma aldilà della già discussa questione di base (dove finisce la libertà di espressione di un Dell’Utri e di uno Schifani, e dove inizia la libertà di contestazione di chi desidera contestarli?) a me sembra che quello che sta succedendo adesso (appunto, l’altro giorno Dell’Utri, oggi Schifani e domani chissà) meriti un po’ di memoria su quello che è successo in questo benedetto paese negli ultimi anni.
Sì, perché i festival dell’Unità – oggi del Pd – sono come si sa il cascame di un’epoca in cui, più o meno, i partiti contrapposti si riconoscevano in un’unica Carta costituzionale e in una democrazia parlamentare rappresentativa. Quelli che non facevano parte del cosiddetto ‘arco costituzionale’ erano pochissimi: i missini da una parte e la sinistra extraparlamentare dall’altra. Infatti né i missini né quelli di Lotta Continua venivano invitati ai dibattiti nelle feste dell’Unità.
Non so se mi spiego: c’era, dal Pli al Pci, passando per tutti i partiti che stavano in mezzo, l’idea che la guerra civile fosse alle spalle da venti o trent’anni e che quindi ci si potesse confrontare riconoscendosi in regole democratiche condivise.
A un certo punto tutto questo è saltato.
Perché il potere politico e la gran parte di quello mediatico sono stati ingoiati da un avido gruppo di interessi a cui della Costituzione non fregava proprio nulla. Anzi, cercava (cerca) di liberarsene, se ne fa beffe e produce leggi dello Stato sapendo benissimo che sono incostituzionali, ma intanto salvano la ghirba al capo. Un gruppo di interessi che se ha un avversario non lo invita alle sue feste: lo consegna ai dossieratori di Feltri, lo fa pedinare dalle telecamere delle sue tivù, lo fa seguire dalle sue barbe finte a pagamento. Un gruppo di interessi che se perde le elezioni non riconosce la vittoria dell’avversario. Un gruppo di interessi che perfino i suoi ex alleati definiscono «rancido, servile e popolato di scagnozzi» al soldo del capo.
In questo contesto, sono saltate le regole di civiltà e di confronto: era inevitabile, e le hanno fatte saltare loro.
Mi piace questo? No, mi fa schifo. Al contrario di Beppe Grillo, io non gioisco affatto per quello che è accaduto a Milano. Perché con Grillo stasera stanno festeggiando anche Feltri, Schifani, Previti, Dell’Utri e sicuramente lo stesso Boss che li stipendia.
E perché – di nuovo – voglio vivere in una democrazia dove ci sono due o più schieramenti civili che sanno darsela di santa ragione con le idee, non con i dossier della maggioranza a cui si contrappongono le vuvuzele dell’opposizione.
Ma pare che questo oggi in Italia non sia più possibile.
A questo ci hanno ridotto quindici anni di berlusconismo. E sarà il caso di ricordarcelo e di ricordarlo, quando stasera le tivù – tutte – e domani i giornali – quasi tutti – ci offriranno un tripudio di “condanne”, “sdegni” ed “esecrazioni” per quello che è successo a Torino, senza provare nemmeno un secondo a raccontarci come sono riusciti – loro – ad arrivare a questo.