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bertone for pope PDF Stampa E-mail
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lunedì 31 agosto 2009
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Ho incontrato due anni fa a Genova il cardinale Tarcisio Bertone in una udienza privata. Un signore alto, con gli occhi piccoli e scrutatori, modi spicci e determinati da manager di una multinazionale. Una persona attenta, curiosa del futuro. Parlammo di energie rinnovabili di cui lui era entusiasta. Mi fece un'ottima impressione. Era da poco stato nominato segretario di Stato. Non era ancora un candidato papa. Mi disse della sua volontà di usare in Vaticano i pannelli solari per il riscaldamento, cosa che in seguito fece. Un prete tosto, duro e affilato come un rasoio. Fui perfino tentato chiedergli consiglio per i miei investimenti finanziari.
Io non sono un praticante. Amo il suono delle campane la domenica mattina, sono entusiasta di uomini come Don Ciotti, Don Gallo e Padre Alex Zanotelli, che considero "schegge di Cristo". Ma sono eccezioni. In Italia, se Sarkozy non accoglie il Vaticano, guardie svizzere comprese, ancora una volta ad Avignone (ma Carlà Bruni si opporrebbe), la Chiesa, questa Chiesa dottrinale e dominata dalla Curia, non può essere ignorata. Vedere il cardinal Bertone, prima di una comune cena della Perdonanza (poi annullata) in fotografia seduto accanto a un frequentatore di prostitute, un corruttore, un mentitore professionale, mi ha dato molto fastidio, diciamo che mi ha fatto schifo. A quanti italiani ha provocato lo stesso rigetto? Cristo, il mio Cristo, quello che scacciò i mercanti dal tempio e disse che non si potevano servire allo stesso tempo Dio e mammona (Matteo 6,24), allo psiconano avrebbe dato un evangelico calcio nel culo. So che molti parroci, molti credenti pensano la stessa, identica cosa. A chi deve rendere conto il Vaticano? Alla Ragion di Stato o alla Ragion di Cristo? Alla comunità dei fedeli o alla P2? Al Vaticano possono essere mosse molte accuse, ma non quella dell'ignoranza. Il Papa e il cardinal Bertone sanno chi è Berlusconi, conoscono la sua storia meglio di lui. La trattativa permanente tra Governo italiano e Chiesa per ottenere leggi e vantaggi economici da una parte e una indulgenza imbarazzante, spesso un silenzio omertoso, dall'altra non può continuare e qualche vescovo se ne è accorto. Gesù non trattò con i Farisei per evitare il Calvario. Questa Chiesa tratta per non pagare l'ICI.
Tutto ciò che tocca lo psiconano diventa sterco. La Chiesa non lo segua nella sua follia nichilista, distruttrice di ogni valore. San Malachia ha previsto nelle sue profezie la fine della Chiesa durante il 112° papato (il 111° è quello attuale). Il 112° è quello di Petrus Romanus, Pietro il Romano. Bertone è nato a Romano Canavese e si chiama Tarcisio Pietro Evasio. E' lui il candidato ideale.
"Durante l'ultima persecuzione della Santa Romana Chiesa siederà Pietro il Romano, che pascerà il gregge fra molte tribolazioni; passate queste, la città dei sette colli crollerà ed il tremendo Giudice giudicherà il suo popolo". Urge un esorcista per Testa d'Asfalto, Bertone provveda.
font.beppegrillo.it

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voglio scendere PDF Stampa E-mail
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sabato 29 agosto 2009
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Silvio Berlusconi ha vissuto ieri una delle giornate più nere della sua vita politica (e non). La cosiddetta opposizione naturalmente non c’entra nulla: il Pd è troppo impegnato a farsi le pippe sulle primarie e il congresso, nonché a inseguire la Carfagna dopo la ferale notizia che la ministra delle Troppe Opportunità diserterà il Democratic Party di Genova, per pensare di opporsi. No, il venerdì nero di Al Pappone è tutto interno al suo mondo. E’ in casa sua che si annidano ormai da mesi i più temibili oppositori. La sua signora, la sua diciottenne preferita (con famiglia al seguito), la sua escort ufficiale, il suo presidente della Camera che si dissocia su tutto, il senatore Guzzanti che svela ogni particolare della Mignottocrazia arcoriana, l’amico Bossi che ne combina una al giorno e ora perfino l’amico Putin che s’è sfilato all’ultimo momento dalla festa di Gheddafi lasciando Silvio solo col beduino e le frecce tricolori. Come se non bastasse, ora si son messi a remare contro anche l’on. prof. avv. Niccolò Ghedini, in arte Mavalà, e il megadirettore galattico de Il Giornale, Littorio Feltri (che pare gli costi quanto Ronaldinho). L’Avvocato Mavalà ha avuto la splendida idea, finora inedita, di querelare dieci domande, chiedendo a Repubblica 1 milione di euro (figurarsi quanto chiederebbe per le risposte) e, per soprammercato, minaccia di trascinare in tribunale anche i giornali e i tg stranieri - alcune centinaia in tutto, dalla Turchia all’Australia, dal Canada alla Terra del Fuoco - che han parlato di Puttanopoli. Si salvano, per ovvi motivi, tutti i telegiornali e la gran parte dei giornali italiani. Così le famose dieci domande, che stavano diventando un tantino stucchevoli, e il sexy scandalo, che iniziava a denunciare l’usura del tempo, riprendono improvvisamente vigore e ricominciano a circolare su tutta la stampa mondiale, come nuovi. Un capolavoro. Perfettamente sincronizzato con Mavalà, Littorio Feltri si dedica quotidianamente a rovinare i rapporti del suo padrone con tutti i poteri forti che ancora non gli appartengono: non solo quelli tradizionalmente ostili, come l’ingegner De Benedetti e il suo gruppo, ma anche quelli benevolmente neutrali o decisamente favorevoli. Prima la famiglia Agnelli-Fiat, poi i fratelli Moratti (compreso Gianmarco, il marito di Letizia), infine il Vaticano. Geniale anche la scelta dei tempi: Il Giornale spara in prima pagina un vecchio patteggiamento di Dino Boffo, direttore di Avvenire, per aver molestato la fidanzata del suo ex fidanzato, proprio nel giorno della Perdonanza abruzzese, cioè dell’annunciata cenetta a lume di candela fra Al Pappone e il cardinal Bertone. Cenetta subito annullata, con scomunica incorporata dal cardinal Bagnasco e sdegno del mondo cattolico. Altro che Perdonanza. Ora manca soltanto un editoriale feltriano che dà del pedofilo a Putin e un’inchiesta su Ratzinger che non paga le multe della Papamobile per eccesso di velocità, magari affidato a un condannato a caso fra Betulla Farina e Geronimo Pomicino, per completare l’opera. Nel ringraziare i compagni terzinternazionalisti Mavalà e Littorio per il generoso tributo offerto all´antiberlusconismo e per l'impegno profuso nell'organizzare le opposizioni, mi si consenta un appello al Cainano: Silvio, dai retta, licenzia i servi infidi. E fìdati soltanto di noi del Fatto Quotidiano. Anche noi, sia chiaro, vogliamo mandarti a casa, anzi possibilmente al fresco. Ma almeno lo sai già: te lo diciamo da sempre, con franchezza, senza tramare alle tue spalle. E non ti costiamo un euro. Dai falsi amici ti guardi Iddio. E ricordati dei nemici veri che, in fondo in fondo, ti hanno sempre voluto bene.
(Vignetta di Natangelo)
font.voglioscendere.it

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eroi contemporanei PDF Stampa E-mail
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venerdì 28 agosto 2009

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caso zopa "il prestito solidale" PDF Stampa E-mail
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venerdì 28 agosto 2009
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La notizia è già apparsa su qualche giornale economico, ma vale la pena di tornarci. La notizia è questa: «Lo scorso 10 luglio, su indicazione della Banca d’Italia il sito italiano di lending online Zopa.it è stato cancellato dall’elenco degli intermediari finanziari ex articolo 106».
La Zopa fa - o faceva - credito sociale. Di fatto, agevolava i prestiti che i privati offrono ad altri privati su internet, senza passare per le banche. A dire dei dirigenti, non faceva altro che mettere in contatto gli aspiranti prestatori e gli aspiranti debitori. E’ un fenomeno che ha già una certa ampiezza in USA e Inghilterra. Un risparmiatore che dispone di 500 o 100 euro (le cifre in gioco sono modeste) anzichè metterli in banca o nei BOT, li rischia prestandoli a un privato che li chiede.
Il vantaggio reciproco sembra evidente. Il prestatore, anzichè lo 0 virgola x dei BOT o il 3% offerto dalle banche se vincola i suoi soldi per cinque anni e più, ottiene il 7,8 % lordo medio. Il debitore deve pagare un interesse medio del 9,6% anzichè il 14,7% che le finanziarie esigono per prestiti personali inferiori ai 5 mila euro (sono dati Bankitalia).
E come e cosa ci guadagna Zopa? Riprendo dal sito: ci guadagna esigendo dai richiedenti (i debitori) «una commissione sul valore totale del prestito in base alla classe di rischio (dallo 0,50% al 2,50%), a cui si aggiungono 15 euro per anno di durata del finanziamento. Zopa percepisce inoltre gli interessi per la quota di 10 euro con cui partecipa a ogni prestito e condivide con i prestatori il rischio di credito».
Inoltre, «al fine di ridurre i rischi, i prestatori prestano solo piccole porzioni ad un singolo richiedente; un prestatore che offre 500 € o più ha infatti il prestito frazionato su almeno 50 richiedenti. Zopa, a coloro che richiedono un prestito, impone di firmare un contratto con il quale si riconoscono debitori dei prestatori».
Come mai Bankitalia è intervenuta a bloccare Zopa? Mi limito ancora una volta a citare da un giornale: «Alla società, ha spiegato l’amministratore delegato Maurizio Sella, ‘è stato contestato di aver fatto raccolta del risparmio (e non semplice intermediazione di pagamenti) a causa della giacenza sul Conto Prestatori Zopa del denaro in attesa di uscire in prestito’».
Cioè i creditori depositavano i soldi (500 o 1.000 euro) presso la Zopa, il tempo perchèla Zopa li piazzasse. In tal modo, secondo Bankitalia, «la società acquisiva la titolarità e la disponibilità dei fondi conferiti dai prestatori, violando l’obbligo di separatezza delle disponibilità di terzi da quelle della società. In tal modo - sottolineano le fonti della Banca d’Italia - si realizza una abusiva attività di raccolta del risparmio, con rischio per i terzi i cui fondi non vengono più scambiati immediatamente tra creditore e debitore come dovrebbe essere nello schema di social lending ma rimangono nella disponibilità della Zopa».

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indifferenti verso il baratro PDF Stampa E-mail
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lunedì 24 agosto 2009
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Cari amici, vi inviamo qualche vignetta creata solo per gli iscritti alla nostra newsletter. Adesso le vignette sono vostre e potete usarle come meglio credete.

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Non possiamo restare indifferenti a quello che sta succedendo in questi mesi.

E' partita una gara a chi è più inumano e crudele. Hanno lasciato morire di sete, fame e stenti decine di disperati che cercavano speranza nel mare. Guardiamo la Tv e speriamo di sentire urla di denuncia contro questi criminali che si girano dall'altra parte, ma restiamo sempre delusi.

Il Papa che lancia strali, tuoni, e scomuniche per la RU486, si limita a sculacciate sommesse. Il capo dello Stato usa il "linguaggio istituzionale" che ascoltato da chi è abituato alle grida di Gasparri, sembra un tacito assenso. Per queste ragioni c'è sembrato giusto fare il montaggio che vi alleghiamo:

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In mezzo a disperati lasciati morire, italiani piegati dalla recessione, scuola stuprata e mutilata, stImageampa e TV asservite al governo solo la Lega Nord ha un serio programma alternativo e risolutivo: Insegnare il dialetto nelle scuole. (il figlio di Bossi ringrazia) Chiamare "radicio trevisan" il radicchio rosso di Treviso. Cambiare l'inno nazionale. UNA VERA RIVOLUZIONE! A metà agosto siamo andati a Pontida per fare qualche foto e condividerle con voi. Ho rischiato la vita per questo servizio

Non ci resta che salutarvi. Da domani saremo di nuovo online. Un caro saluto a tutti Tubal e Sibilla

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