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Record di guadagni per i trafficanti e di affogati nel mediterraneo
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lunedì 30 maggio 2016
Le politiche “buoniste” di accoglienza del Governo Renzi/Alfano e della Commissione Europea hanno determinato i loro effetti prevedibili : un elevatissimo numero di migranti si concentrano ormai in Libia (circa 800.000 negli ultimi giorni) e altri anche in Egitto in attesa di partire per quella “terra dei sogni” chiamata Italia.



Un paese che, nell’immaginario delle popolazioni africane, assicura un alloggio (anche in Hotel) e tre pasti al giorno per tutti ed in più garantisce anche extra come spese telefoniche ed attività ricreative varie. Come resistere all’attrattiva di una emigrazione verso tale paese dei sogni quando a casa propria manca tutto, il clima è torrido e per il possesso del cibo e dell’acqua ci si azzuffa e ci si accoltella o, peggio, si rischia di essere arruolati per forza nell’esercito (come avviene in Eritrea).
Normale quindi che le grandi masse africane si lascino attrarre dalla prospettiva di un viaggio verso l’Italia con l’aiuto delle ONG che propongono e finanziano i trasferimenti e grazie ai trafficanti che, visto il successo della pubblicità, hanno anche abbassato i prezzi. La voce ormai corre per tutta l’Africa: in Italia si sta bene, ci alloggiano in Hotel e ci danno 3 pasti gratis. Si abbandonano le campagne e le città polverose della Nigeria, dell’Eritrea e della Somalia per accorrere sulle coste libiche e prenotarsi un posto sul barcone.
Il Mediterraneo tuttavia è sempre un mare che non perdona e miete anche lui la sua quota di vittime, affogate mentre navigavano verso il sogno italiano, d’altra parte si naufraga anche sulla Costa Concordia pilotata da “abili marinai” come Schettino, come meravigliarsi che si verifichi un alto numero di naufragi con i barconi. Se ne meravigliano soltanto Alfano, Renzi e gli altri mondialisti che non prevedevano, non credevano che il mare fosse così cattivo e non erano in grado di prevenire, si sa che hanno tanti problemi di partito e di elezioni da risolvere. Un pò di affogati ogni settimana dopo tutto non è un grave problema, se la vedano loro, l’importante sono le elezioni che si avicinano, il referendum, le riforme e qunt’altro.
Non non è una invasione, dicono minimizzando, si sa che l’Italia è un bel paese ed attira i gitanti, si tratta di “percorsi turistici” per via mare e non ci sono problemi, la soluzione si troverà, d’altra parte è l’Europa ce lo chiede, quale migliore alibi alla responsabilità di aver indirettamente provocato migliaia di affogati? Diranno che era una situazione “imprevedibile”ed il Governo ha fatto di tutto, inviando le navi della Marina sotto costa libica. Più di così non si poteva fare.
Nessuno gli chiederà mai il conto dei morti affogati per causa delle loro aperture buoniste, certo, fa parte del gioco. Sarebbe costato loro molto di più politicamente fare la “faccia dura”, negare l’accoglienza, respingere o rimpatriare i migranti ed avvisarli dei pericoli, sconsigliando i viaggi e prevenendo gli affogamenti.
Non si poteva fare: l’Europa non ce lo permetteva, la Boldrini (terza carica dello Stato italiano) neppure, quindi le colpe o i meriti sono sempre dell’Europa, pensano i Renzi e gli Alfano. Che se le vedano loro tanto buona parte di questi poi arriveranno nel nord Europa (sperano loro) e non si fermeranno qui da noi.
Un ringraziamento particolare dall’associazione scafisti s.p.a. che, dato l’enorme fatturato realizzato con il traffico di clandestini, sta pensando di quotarsi in borsa. Una gratitudine speciale dalle Cooperative di assistenza che, grazie alle “risorse” provenienti dall’Africa, vedono incrementare mensilmente guadagni ed utili.
Un pò meno gratitudine dai disoccupati e precari italiani che assistono sbigottiti all’arrivo di questa massa di mano d’opera dall’Africa che si offrirà a basso costo, come mano d’opera di riserva, per lo sfruttamento e che sarà concorrente sui posti di lavoro nei vari settori, dall’edilizia all’agricoltura. Tuttavia è noto che i giovani italiani rifiutano i posti di fatica e di conseguenza sembra giusto lasciare spazio a chi ha voglia di “faticare” davvero.
l..Lagofont.controinformazione.info


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Quando il pomodoro ‘Made in Italy’ viene dai campi di lavoro cinesi
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martedì 24 maggio 2016
‘Aziende italiane collaboravano con i campi di concentramento nazisti’. Una tale affermazione genererebbe, giustamente, scandalo. Eppure, oggi sappiamo che molte aziende italiane collaborano con i campi di lavoro cinesi, dove migliaia e migliaia di prigionieri di coscienza e dissidenti politici vengono regolarmente torturati, uccisi, e privati dei loro organi.



Per legge questi campi di lavoro (o laogai) devono mantenersi economicamente indipendenti, quindi i direttori dei campi sono diventati degli imprenditori. Lo sa bene Gianni Taeshin Da Valle, direttore della Laogai Research Foundation (Lrf) Italia, che da anni si occupa dei lager cinesi: la Lrf ha infatti denunciato più volte la collaborazione tra aziende italiane e campi di lavoro e secondo Da Valle molti politici ne sono al corrente, ma «preferiscono tacere per interessi politici ed economici».
Nel 2012 la Lrf aveva documentato un caso di collaborazione tra un’importante azienda italiana produttrice di pomodoro e un campo di lavoro cinese, ma l’incontro con la commissione Contraffazioni del Parlamento era stato secretato e da lì non si è mai più mosso nulla.
Ai tempi di Mao i campi di lavoro producevano prodotti a uso interno, mentre oggi sono diventati un business tramite le esportazioni. L’Italia importa sempre più pomodoro cinese: nel 2015 Coldiretti rilevava un aumento del 520 per cento delle importazioni di concentrato di pomodoro dalla Cina, per un ammontare di circa il 10 per cento della produzione nazionale. «Dalla Cina – riporta un comunicato – si sta assistendo a un crescendo di navi che sbarcano fusti di oltre 200 chili di peso con concentrato di pomodoro da rilavorare e confezionare come italiano, poiché nei contenitori al dettaglio è obbligatorio indicare solo il luogo di confezionamento, ma non quello di coltivazione del pomodoro».
Oltre all’enorme problema etico legato ai campi di lavoro (dove lavorano e muoiono, in condizioni disumane, persone che in maggioranza non hanno commesso alcun crimine), gli standard sanitari in Cina sono molto scarsi già in condizioni normali, e sono persino più bassi nei laogai.
La popolazione principale dei campi di lavoro cinesi è costituita dai praticanti del Falun Gong, una disciplina spirituale che si ispira ai principi di ‘verità, compassione e tolleranza’, messa al bando nel 1999 per via della sua enorme diffusione e per le manie di potere e controllo dell’allora leader del Partito Comunista Cinese Jiang Zemin.
I praticanti del Falun Gong che sono riusciti a fuggire dalla Cina hanno raccontato nel dettaglio la situazione dei campi di lavoro. Oltre alle torture continue che subiscono, i detenuti (che, oltre ai praticanti, contano altri tipi di prigionieri religiosi o politici, ma anche delinquenti comuni) sono costretti a lavorare numerose ore al giorno, non hanno alcuna possibilità di lavarsi e sono costretti a vivere in condizioni igienico sanitarie drammatiche, con ovvie conseguenze sui prodotti che lavorano.
A onor del vero, molto del pomodoro importato dalla Cina non dovrebbe finire sulle tavole degli italiani, ma sarebbe destinato a ulteriori trasformazioni e successive esportazioni: per esempio può diventare ketchup, o venire esportato in Africa.
Tuttavia sarebbe ingenuo escludere del tutto che possa anche finire sulle nostre tavole. Per esempio Antonino Russo (titolare della AR Industrie Alimentari, il più importante produttore italiano di conserve di pomodoro) nel febbraio 2013 è stato condannato in primo grado a un anno di reclusione e a seimila euro di multa dal tribunale di Nocera Inferiore perché importava concentrato di pomodoro cinese e lo annacquava in Italia facendolo quindi passare per Made in Italy, approfittando del fatto che sull’etichetta si può indicare il Paese in cui il prodotto ha subito l’ultima sostanziale trasformazione, tralasciando il Paese di produzione e/o lavorazione di ognuno dei semilavorati.
Non è dunque escluso che simili maneggi avvengano anche da parte di altre aziende. Inoltre, senza nemmeno il bisogno di sforare nell’illegalità, se il pomodoro cinese viene trasformato in qualsiasi prodotto derivato, allora risulterà un regolarissimo Made in Italy. E a livello europeo non ci sono nemmeno leggi che vietano l’importazione di prodotti derivanti da campi di lavoro, spiega Da Valle.
Un caso di ‘collaborazione’ italiana con i campi è quello della Zhongji Tomato Corporation, che ha l’esclusiva sulla fornitura di pomodori coltivati per 130 chilometri quadrati di campi appartenenti alle prigioni di Fangcaohu e Xinhu, racconta il direttore della Lrf Italia: in questi campi ci sono macchinari italiani e le loro importazioni arrivano a Salerno attraverso la ditta di export Tianjin Charlton. «In Cina in nome del lucro e dell’utile è lecito inquinare l’aria, le terre i mari e i fiumi. Nei campi cinesi viene distribuito oltre il 30 per cento dei fertilizzanti azotati utilizzati nel mondo (fonte Greenpeace). Inoltre vengono utilizzati fitofarmaci e pesticidi altamente tossici», spiega Da Valle.
Non è superfluo aggiungere che la popolazione dei campi viene anche usata come banca d’organi vivente: uccisi a pagamento a scopo di prelievo dei loro organi vitali, che poi vengono trapiantati ai ricchi – non solo cinesi, ma di tutto il mondo – non intenzionati a rispettare le liste di attesa. Un crimine definito da David Matas, avvocato dei diritti umani candidato al Nobel per la Pace nel 2010, «una nuova forma di malvagità su questo pianeta».
«Una volta per tutte chiediamoci da dove nasce la tanto decantata ‘competitività cinese’ – conclude Da Valle – Nasce principalmente dal lavoro forzato del laogai e dallo sfruttamento umano nelle fabbriche lager». Ed è imperativo che l’Italia non ne sia complice.
Fonte: epochtimes.it/informarexresistere


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Basta sanzione alla Siria e ai Siriani
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mercoledì 18 maggio 2016
Lanciato ieri sulla piattaforma online ‘Change.org’, l’appello “Basta alle Sanzioni alla Siria e ai Siriani” – redatto da vescovi cattolici operanti in Siria.
di Patrizio Ricci – LPL News 24
Lo scopo della petizione ”Basta Sanzioni alla Siria” (qui il link per la sottoscrizione ) lanciata ieri sulla piattaforma ‘Change.org’ è attirare l’attenzione dell’opinione pubblica e della politica sul problema delle sanzioni. Il momento è cruciale: entro fine mese si riuniranno i ministri degli esteri della UE per decidere se rinnovare o meno le sanzioni contro la Siria. E’ sufficiente che un solo membro si opponga al rinnovo perché le sanzioni vengano sospese o meno. Purtroppo, vista la scarsa attenzione che ha contrassegnato le riunioni precedenti dei massimi esponenti dei dicasteri, il rischio è che anche l’appuntamento di fine mese, visto gli enormi interessi geopolitici in gioco, si risolva ad un appuntamento di ‘routine’ tra burocrati incaricati di assolvere una mera formalità. Non nascondiamoci dietro ad un dito: le sanzioni sono in vigore perché sono state messe in atto per colpire il governo siriano, farlo collassare, fare il governo di transizione e tutto il resto.
Però, se certe scelte sembrano ‘inevitabili’ è anche vero che nel corso della nostra storia , il nostro Paese ha saputo opporsi a certe logiche: solo il coraggio delle scelte ci ha consentito di progredire.
Memori del nostro passato, del difficile percorso verso l’Unità Europea, è quanto mai necessario che l’Italia posta al centro del Mediterraneo come crocevia di popoli, si riappropri della sua tradizionale vocazione pacificatrice. E nella politica di accoglienza che la nostra politica sembra stia portando avanti anche a Bruxelles, votare per la continuazione delle sanzioni non aiuterebbe certo la diminuzione del fenomeno dei profughi, nè sarebbe coerente con i principi costituzionali che la politica dice di voler ulteriormente migliorare… Inoltre, è altrettanto illogico che, mentre è in corso una difficilissima tregua e che gran parte del territorio siriano è occupato da Isis e da al Qaeda, nello stesso tempo, si continuano a comminare sanzioni che devastano il tessuto civile della nazione.
Le sanzioni sono inutili: Aiuto alla Chiesa che Soffre a gennaio ha fornito i dati precisi: le sofferenze e le privazioni che hanno patito i siriani hanno fatto più vittime della guerra.
E’ ormai evidente che il re è nudo; le sanzioni non servono il fine che dicono di perseguire: portano conseguenze atroci nella vita dei più deboli ed indifesi. La mancanza di merci in entrata, il gasolio, le sementi, i farmaci, i pezzi di ricambio per quel che rimane dell’industria, precludono anche la possibilità di un’economia di sussistenza ed hanno consegnato milioni di persone alla dipendenza degli aiuti umanitari. Emblematico un episodio (non raro) accaduto nel villaggio di al Fua: mentre la Comunità Internazionale si ostina a mandare insufficienti colonne di aiuti umanitari, la cittadinanza lì protesta perché non ha conservanti per impedire al frumento di marcire nei silos. Ma innumerevoli casi concreti sono stati descritti in molte interviste dai firmatari della petizione.
In definitiva, le privazioni derivanti dalle sanzioni, lungi dal realizzare il proposito dell’occidente di indebolire l’apparato militare governativo, si sommano alle privazioni della guerra in corso da 5 anni che gravano innanzitutto sulla società civile. Per contro, le armi in Siria non mancano mai…
E’ evidente che l’embargo è stato applicato indiscriminatamente e si somma agli effetti degli strumenti di guerra. E sotto gli occhi di tutti che questo provvedimento è simile ad un assedio medievale, e come tale, deve essere cessato.



Questo il testo dell’Appello:
Basta sanzioni alla Siria e ai siriani
Nel 2011 l’Unione Europea, varò le sanzioni contro la Siria, presentandole come “sanzioni a personaggi del regime”, che imponevano al Paese l’embargo del petrolio, il blocco di ogni transazione finanziaria e il divieto di commerciare moltissimi beni e prodotti. Una misura che dura ancora oggi, anche se, con decisione alquanto inspiegabile, nel 2012 veniva rimosso l’embargo del petrolio dalle aree controllate dall’opposizione armata e jihadista, allo scopo di fornire risorse economiche alle cosiddette “forze rivoluzionarie e dell’opposizione”.
In questi cinque anni le sanzioni alla Siria hanno contribuito a distruggere la società siriana condannandola alla fame, alle epidemie, alla miseria, favorendo l’attivismo delle milizie combattenti integraliste e terroriste che oggi colpiscono anche in Europa. E si aggiungono a una guerra, che ha già comportato 250.000 morti e sei milioni di profughi.
La situazione in Siria è disperata. Carenza di generi alimentari, disoccupazione generalizzata, impossibilità di cure mediche, razionamento di acqua potabile, di elettricità. Non solo, l’embargo rende anche impossibile per i siriani stabilitisi all’estero già prima della guerra di spedire denaro ai loro parenti o familiari rimasti in patria. Anche le organizzazioni non governative impegnate in programmi di assistenza sono impossibilitate a spedire denaro ai loro operatori in Siria. Aziende, centrali elettriche, acquedotti, reparti ospedalieri sono costretti a chiudere per l’impossibilità di procurarsi un qualche pezzo di ricambio o benzina.
Oggi i siriani vedono la possibilità di un futuro vivibile per le loro famiglie solo scappando dalla loro terra. Ma, come si vede, anche questa soluzione incontra non poche difficoltà e causa accese controversie all’interno dell’Unione europea. Né può essere la fuga l’unica soluzione che la comunità internazionale sa proporre a questa povera gente.
Così sosteniamo tutte le iniziative umanitarie e di pace che la comunità internazionale sta attuando, in particolare attraverso i difficili negoziati di Ginevra, ma in attesa e nella speranza che tali attese trovino concreta risposta, dopo tante amare delusioni, chiediamo che le sanzioni che toccano la vita quotidiana di ogni siriano siano immediatamente sospese. L’attesa della sospirata pace non può essere disgiunta da una concreta sollecitudine per quanti oggi soffrono a causa di un embargo il cui peso ricade su un intero popolo.
Non solo: la retorica sui profughi che scappano dalla guerra siriana appare ipocrita se nello stesso tempo si continua ad affamare, impedire le cure, negare l’acqua potabile, il lavoro, la sicurezza, la dignità a chi rimane in Siria.
Così ci rivolgiamo ai parlamentari e ai sindaci di ogni Paese affinché l’iniquità delle sanzioni alla Siria sia resa nota ai cittadini dell’Unione Europea (oggi assolutamente ignari) e diventi, finalmente, oggetto di un serio dibattito e di conseguenti deliberazioni.
Firmatari:
Padre Georges Abou Khazen – Vicario apostolico dei Latini ad Aleppo
Padre Pierbattista Pizzaballa – Emerito Custode di Terrasanta
Padre Joseph Tobji – Arcivescovo maronita di Aleppo
Padre Boutros Marayati – Vescovo armeno di Aleppo
Suore della Congregazione di San Giuseppe dell’Apparizione dell’Ospedale “Saint Louis” di Aleppo
Comunità Monache Trappiste in Siria
Dottor Nabil Antaki – Medico, ad Aleppo, dei Fratelli Maristi
Suore della Congregazione del Perpetuo Soccorso – Centro per minori e orfani sfollati di Marmarita
Padre Firas Loufti – Francescano
Monsignor Jean-Clément Jeanbart – Arcivescovo greco-cattolico di Aleppo
Appello promosso in Italia dal Comitato italiano “Basta sanzioni alla Siria e ai Siriani”
Fonte: Vietato Parlare/informarexresistere


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Che fine ha fatto Tartaglia?

L'uomo che nel 2009 colpì l'allora premier con una miniatura del Duomo è stato fotografato al centro commerciale di Peschiera Borromeo. Le immagini sul settimanale Oggi Nel 2009 ferì l’allora premier Silvio Berlusconi lanciandogli una miniatura del Duomo. Poi venne assolto perché riconosciuto incapace di intendere e di volere al momento del fatto. E a cinque anni di distanza Massimo Tartaglia è stato fotografato mentre partecipava a un casting per lavorare come Babbo Natale in un grosso centro commerciale a pochi chilometri da Milano, la Galleria Borromea di Peschiera Borromeo. Le foto sono state pubblicate dal settimanale Oggi, in edicola mercoledì 10 dicembre. Nessuno degli spettatori che ha assistito al casting lo ha riconosciuto. Alla domanda con chi avrebbe voluto pranzare nei panni di Babbo Natale, Tartaglia ha risposto a Oggi: “Se fossi Babbo Natale, credo che dovrei pranzare con la Befana, sbaglio?”. Ma non vorrebbe cenare con un’attrice o magari con un politico?: “Beh, i politici forse è meglio che li lasci perdere

MOSTRO IN ISLANDA

Il mostro del lago esiste davvero: "E' lungo 30 metri" Nessie, abitante del lago di Loch Ness, è ancora relegata a leggenda. Lagarfljótsormur, mostro del lago di Lagarfljót, è invece realtà. A confermarlo, il governo islandese
ISLANDA - Fino a poche ore fa era solo una leggenda. Niente di più e niente di meno che una sorta di "amico a distanza" di Nessie. Ma da oggi il lago "Lagarfljót" potrebbe superare la fama di quello di Loch Ness. "Lagarfljótsormur", un mostro di novanta metri, esiste davvero. A confermare l'esistenza del lungo serpente è stata una commissione governativa islandese che, con sette voti a favore e sei contrari, ha sancito l'autenticità di un filmato girato nel 2012 e che potete vedere qui sotto. Fino ad oggi il "mostro" era stato bollato come una semplice rete da pesca allungata, ma dopo la votazione della Commissione la versione ufficiale è che "Lagarfljótsormur" esiste. O forse - sottolineamo, forse - si tratta solo di una trovata pubblicitaria del governo per rilanciare il turismo. Forse.

MOSTRO MARINO IN VIETNAM

la notizia del ritrovamento di un gigante mostro marino in Vietnam, riportata dal sito giapponese Karapaia. Nel video la grossa e lunga creatura di colore grigio è circondata da una folla di persone, alcune delle quali impegnata ad ispezionare l'enorme bocca dell'imponente creatura, appoggiata su un rimorchio. Ma cosa potrebbe essere. un verme gigante, un mostro marino, un alieno o addirittura un esperimento animale finito male?

Attenti alle Sirene !!!!!




SCERZO NEL BAGNO DELLE RAGAZZE
LA FOTO DEL FANTASMA

ADAM Cantano con il vibratore


Tutti matti

Alieni in gabbia


spider cat Un gatto si è arrampicato sulla finestra di una porta esterna di una veranda, in perfetto stile Uomo Ragno, aprendo poi la porta per entrare in casa. Il filmato, inviato allo show televisivo America’s Funniest Home Videos, è diventato una hit su YouTube. un fotogramma dell'arrampicata Nella descrizione del filmato viene detto che il gatto si arrampica sul vetro: una prestazione assolutamente notevole, quella del felino, se fosse confermata. Più probabilmente, il gatto si arrampica su una zanzariera, ma questo non toglie nulla al “gesto atletico” del felino.

DONNA BARBUTA E SI PIACE COSI'

Harnaam Kaur soffre della sindrome dell'ovaio policistico, una patologia che fa crescere una folta peluria su braccia, petto e viso. La ragazza ha visto spuntare i primi peli a soli 11 anni e da lì si è trovata ad affrontare un vero dramma psicologico.
Per anni sono stati numerosi gli insulti e le offese che ha dovuto sopportare, persino minacce di morte da parte dei bulli. Oggi però sta bene e ride di tutto questo, grazie all'avvicinamento allo Sikhismo, una religione che vieta di tagliare i peli del proprio corpo.
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