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Morbillo: la nuova epidemia è servita!
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Scritto da Administrator   
lunedì 20 marzo 2017
Prima che la folle, illiberale, anticostituzionale e antidemocratica legge sulle Fake News venga varata dal governo illegittimo di turno è bene scrivere qualcosa sull'ennesima farsa mediatica.
La bufala della meningite ha esaurito il bacino, o più correttamente le case farmaceutiche hanno esaurito le scorte vaccinali per cui hanno cambiato strada. Perfino Epicentro, il portale dell’epidemiologia per la sanità pubblica, lo denuncia con l’inequivocabile articolo “Meningite: l’epidemia è solo mediatica”. Nonostante gli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità abbiano smontato subito la bufala meningite, i media hanno perpetrato una propaganda vergognosa riuscendo ad instillare il virus della paura tra le giovani coppie di genitori.
La meningite è stata spremuta per bene come una vacca lattifera, per cui ora il podio spetta a qualche altro agente. Il dado lanciato dalle lobbies si è fermato sul morbillo.
Esattamente come è successo per l’aviaria, la Sars, la suina e la meningite la parola chiave è sempre la stessa: disinformare. Quindi si parte a fornire dati fasulli, accendere i riflettori su singoli casi e creare panico tra la popolazione. Il resto lo farà il gregge impaurito… Mortalità per morbillo
Esiste per fortuna un interessante rapporto dell’Unicef che riporta i dati Istat dal 1895 al 2008 della mortalità per morbillo tra bambini maschi e femmine sotto i 5 anni.
Image


Dal grafico si evince immediatamente che la mortalità per morbillo stava calando esponenzialmente dai primi anni del 1900 (a parte qualche picco normale e logico nei periodi bellici, per es. la Grande Guerra) molti decenni prima della vaccinazione di massa avvenuta nel 1963 evidenziata dalla freccia rossa. Come si spiega un simile andamento? Cos’hanno da dire gli esperti televisivi, i virologi intervistati (e ben oliati) in tutte le radio e in tutti i canali televisivi? Non si sta parlando di incidenza ma di mortalità per morbillo in bambini piccolissimi!
Se i vaccini sono stati inseriti nel 1963 quando la mortalità era quasi scemata a zero quali sono stati i fattori che hanno fatto calare le morti? Morbillo dal punto di vista evolutivo
Domande a parte, le cui risposte ovviamente rimarranno nell’oblio, cerchiamo di capire se c’è dell’altro da sapere sul morbillo, per esempio se è così pericoloso e tremendo come viene dipinto dai media.
Le malattie esantematiche come morbillo, rosolia, varicella o altre avvengono per caso? Il bambino manifesta l’esantema quando viene a contatto con il patogeno?
La spiegazione ufficiale virologica non sta in piedi e crolla miseramente sotto se stessa perché la Vita non risponde alle leggi umane e laboratoristiche: moltissimi bambini infatti nonostante vengano a contatto con virus o batteri non producono la malattia …
Per fortuna ci vengono in aiuto la pedagogia Waldorf e la medicina antroposofica, entrambe conoscenze divulgate dal filosofo e scienziato Rudolf Steiner che allargano e completano la visione estremamente limitata e totalmente disumanizzante della scienza e della medicina allopatica. Da questa visione, le malattie esantematiche assumono una importante funzione di crescita!
Le nostre nonne queste cose le sapevano e infatti quando nel paesello un bambino di ammalava venivano portati anche gli altri bambini sani nella speranza di farsi la malattia o di immunizzarsi naturalmente ad essa.
Per esempio confrontando le malattie esantematiche con la natura dei quattro elementi, il morbillo ha un rapporto diretto con l’elemento liquido grazie al quale può esplicarsi l’azione delle forze vitali, le così dette forze eteriche.
Il morbillo quindi dal punto di vista spirituale serve a rafforzare e rinvigorire le forze vitali del bambino!
Su questa base, bloccare la malattia o peggio ancora produrla artificialmente inoculando con i vaccini il virus a RNA è estremamente pericoloso per la struttura vitale (eterica) del bambino.
Altre malattie esantematiche hanno a che fare con gli altri tre elementi: la scarlattina con l’elemento calore (il fuoco), la pertosse con l’aria, la varicella con l’elemento terra.
Proprio per questo motivo la vaccinazione contro il morbillo è un intervento arbitrario e negativo, non solo per le sostanze chimiche e gli adiuvanti contenuti (vedere sotto), ma per il sano sviluppo dell’essere umano dal punto di vista sottile, composto non a caso per circa l’80% di elemento liquido (acqua = corpo eterico)…
CONTENUTO DEL VACCINO TRIVALENTE MPR, Morbillo-Parotite-Rosolia (MMR in inglese)
Medium 199 (vitamine, aminoacidi, siero fetale bovino, saccarosio, glutammato), Minimum Essential Medium (uno dei metodi più usati per la coltura cellulare sintetica), fosfato, albumina umana ricombinante, neomicina (antibiotico ad ampio spettro), sorbitolo, gelatina idrolizzata, coltura cellulare di embrione di pollo, WI-38 fibroblasti diploidi di polmone umano proveniente da un feto femmina abortito (Istituto Wistar 38)
Documento ufficiale del CDC www.cdc.gov/…/pinkbook/downloads/appendices/appdx-full-b.pdf
di Marcello Pamio
font.disinformazione.it

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Lotta al narcotraffico: UNODC plaude all’Iran
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giovedì 16 marzo 2017
All’ONU la parola droga fa rima con crimine. Per questa ragione nel 1997 è stata creata UNODC, una nuova Agenzia Specializzata nata dalla fusione tra il Programma internazionale delle Nazioni Unite per il controllo della droga e il Centro per la prevenzione del crimine. A 20 anni di distanza dalla sua creazione le azioni svolte dall’organizzazione, finanziata per il 90% in maniera volontaria dagli Stati membri, si sono arricchite di accordi e nuove normative internazionali oltre che essersi sviluppate in una fitta rete di sedi attraverso le quali monitorare i traffici illeciti. Un altro tema, soprattutto all’indomani degli accadimenti dell’11 settembre (2001), si è aggiunto di fatto tra i capisaldi di intervento dell’UNODC: il terrorismo.
Il nesso tra i proventi della vendita della droga e il finanziamento di gruppi terroristici è stato ben evidenziato dal monitoraggio dell’Afghanistan, al centro delle reti di Al Qaeda che, con lo scarso controllo del territorio da parte della governance locale e il divampare del caldo conflitto interno, nell’ultimo decennio ha potenziato i suoi traffici internazionali. Solo qualche numero per dare un’idea. Dopo la decisione governativa di abbandonare la politica di eradicazione dell’oppio, in vigore anche quando i talebani erano al potere negli anni Novanta, in Afghanistan lo scorso anno i coltivatori hanno prodotto 18 Kg di oppio all’ettaro; un raccolto che, secondo l’UNODC, ha fruttato circa 200 dollari al chilo e che è apparsa comprensibilmente ben più proficua della coltura del fagiolo, ugualmente prodotto nel Paese ma pagato appena 1 dollaro al chilo. Una ragione più che comprensibile della volontà degli agricoltori locali di produrre oppio come altrettanto facile è capire la logica che ha indotto il governo a interrompere la lotta contro lo stupefacente così da ottenere il supporto popolare e maggior coesione nazionale. Di fatto negli anni della missione NATO in Afghanistan, dal 2002 al 2014, la produzione di oppio è cresciuta e da quando le forze multilaterali hanno lasciato il territorio essa ha raggiunto numeri “eccezionali” con circa 209mila di ettari coltivati: oggi l’Afghanistan sta rispondendo al 90% del fabbisogno mondiale degli oppiacei illeciti. Un giro di affari che è sfruttato generosamente anche per finanziare il terrorismo internazionale ma che, come detto, non è disdegnato neanche dallo Stato dato che l’oppio risulta il principale prodotto esportato da Kabul all’estero.
Un traffico definito “sconcertante” dallo stesso Direttore Esecutivo dell’UNODC, il russo Yury Fedotov, dinanzi ai ministri, ambasciatori ed esperti dell’Asia centrale intervenuti alla Conferenza internazionale tenutasi lo scorso 27 febbraio a Teheran sulla cooperazione contro il traffico illecito di droghe e la criminalità organizzata ad essa connessa. I numeri presentati in tale occasione da Fedotov raccontano che l’oppio che prende la rotta dei Balcani porta ai trafficanti afghani proventi per 28 miliardi di dollari, una cifra che non solo ha superato il prodotto interno lordo dell’Afghanistan ma che costituisce solamente una delle tre principali rotte per l’esportazione degli oppiacei fuori dal Paese. Le altrettanto impressionanti cifre dell’ampliamento della produzione e dell’aumento del suo rendimento hanno indotto UNODC a rafforzare il coordinamento con i partner regionali e internazionali per costruire una maggiore cooperazione contro la criminalità transnazionale e il terrorismo. Conosciuto come “il sistema unico coordinato dall’UNODC per l’Europa e l’Asia centrale e occidentale”, le sue attività includono azioni tanto in Afghanistan quanto nei Paesi limitrofi, in Iran e Pakistan in particolare, per condividere informazioni e buone pratiche in materia di applicazione della legge, e condurre operazioni congiunte contro i trafficanti. Nota dolente resta non tanto la condivisione dell’azione politica, affidata al documento finale della Sessione speciale dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite dello scorso aprile sul problema mondiale della droga (UNGASS 2016), quanto il supporto finanziario ai processi decisi, su cui Fedotov non ha mancato di esprimere viva preoccupazione.
In ogni modo è stata espressa una generale soddisfazione per gli esiti della conferenza, indetta dal Ministro dell’interno dell’Iran Ardolreza Rahmani Fazli, e quest’ultimo non ha mancato di mettere a disposizione il proprio Paese per organizzare analoghi incontri internazionali sul tema della lotta al narcotraffico. Un riconoscimento agli sforzi compiuti dall’Iran è venuto dallo stesso direttore dell’UNODC, che ha ricordato che “circa il 75 per cento dei sequestri di narcotici al mondo sono compiuti dall’Iran” e che tale consapevolezza non può che indurre a un necessario rafforzamento della cooperazione nel settore, nell’ottica di potenziare la sua efficacia. Già nel dicembre 2015 Iran e UNODC hanno firmato un accordo di cooperazione in materia di lotta contro il traffico di droga e, in base alle ultime indiscrezioni, sembra che le parti nei prossimi mesi finalizzeranno un ulteriore piano quinquennale di coordinamento che garantirebbe a Teheran attrezzature necessarie a un miglioramento della sua campagna anti-narcotici. Attrezzature che però cadrebbero sotto la scure delle sanzioni occidentali verso l’Iran e che dunque l’UNODC dovrà autorizzare con ampi giustificativi che vadano al di là della necessaria lotta al crimine organizzato e al traffico di droga.
di Miriam Rossi
font.unimondo.org


Miriam Rossi (Viterbo, 1981). Dottoressa di ricerca in Storia delle Relazioni e delle Organizzazioni Internazionali, è esperta di diritti umani, ONU e politica internazionale e autrice di diversi saggi scientifici e di una monografia in materia. Attualmente impegnata nel campo della cooperazione internazionale, è referente per l’associazione COOPI Trentino e collabora con altre realtà del Terzo Settore a livello di formazione, progettazione e comunicazione.


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La ragazza etiope che alleva capre felici in Trentino
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Scritto da Administrator   
domenica 12 marzo 2017



La sua giornata comincia molto presto, alle 4.30 di mattina. “La mungitura è intorno alle 5, poi c’è da portare le capre al pascolo, per poi tornare a fare il formaggio nel caseificio”, spiega Agitu Idea Gudeta, 37 anni, occhi di un marrone brillante, sorriso smagliante e contagioso. “Le capre hanno il nome delle mie amiche e delle mie clienti, ognuna ha il suo carattere: Marta, Melissa, Rachele, Francesca, Ribes, Trilli”. Agitu Idea Gudeta è nata ad Addis Abeba, in Etiopia. Quando aveva 18 anni è venuta in Italia per studiare sociologia all’università di Trento. Poi è tornata nel suo paese, da dove nel 2010 è stata costretta a scappare perché aveva ricevuto minacce da parte del governo guidato dal Fronte di liberazione del Tigrè (Tplf), al potere dal 1991. In Trentino, nella valle dei Mocheni, gestisce da cinque anni un allevamento di capre e un caseificio: undici ettari di pascoli e ottanta capre da latte. “L’idea era recuperare le razze caprine autoctone e valorizzare i terreni del demanio, abbandonati dagli allevatori locali nel corso degli ultimi decenni”, racconta.
Agitu ci tiene a raccontare la sua storia, che è simile a quella di tanti ragazzi costretti ancora oggi a lasciare l’Etiopia a causa della repressione del governo contro contadini e dissidenti. “Ero impegnata con un gruppo di studenti contro il land grabbing, denunciavamo l’illegalità degli espropri forzati dei terreni agricoli, voluti dal governo a spese dei contadini locali per favorire le multinazionali che li usano per coltivare cereali e monocolture destinate all’esportazione”, racconta. “L’Etiopia è un paese ancora agricolo e queste politiche del governo riducono alla fame i contadini che sono costretti a lavorare per le multinazionali per 85 centesimi di dollari al giorno”.
Agitu aveva partecipato ad alcune manifestazioni pacifiche con un gruppo di studenti universitari di Addis Abeba: denunciavano le condizioni di sfruttamento nell’Oromia, una regione centromeridionale dell’Etiopia dove vive un terzo della popolazione di etnia oromo. Le prime manifestazioni sono cominciate nel 2005, e la reazione del governo non ha tardato ad arrivare.
“Alcuni miei compagni sono stati arrestati, altri sono spariti e di loro non se ne sa ancora niente. A un certo punto ho capito che per me era venuto il momento di andarmene”, racconta Agitu in un perfetto italiano. La sua famiglia aveva già lasciato il paese nel 2000 per andare negli Stati Uniti. “Mio padre era un professore all’università e aveva capito che anche per lui era pericoloso rimanere nel paese”, racconta.
Nel giugno del 2016, l’ong Human rights watch ha denunciato la repressione “senza precedenti” nei confronti degli oromo e il silenzio degli alleati stranieri di Addis Abeba, a cominciare dall’Unione europea, che finora si è limitata a semplici dichiarazioni. Nell’ottobre del 2016 in Etiopia è stato dichiarato lo stato di emergenza, i militari sono scesi in strada e hanno represso duramente le manifestazioni contro il governo. Secondo il rapporto di Human rights watch (Hrw), più di 500 persone sono state uccise nelle proteste dell’ultimo anno, ma il governo non ha confermato queste cifre. In due giorni, il 6 e 7 agosto 2016, nelle manifestazioni scoppiate nella regione di Oromia e di Amhara sono state uccise un centinaio di persone. Internet è stato bloccato per due giorni. “Molti sono in prigione, tanti attivisti sono stati uccisi, altri continuano a scappare”, racconta Agitu. Ma la comunità internazionale guarda in silenzio quello che succede in Etiopia. “L’importanza dell’Etiopia è strategica, con tutti i campi profughi che ci sono nessuno vuole rischiare di perdere il controllo del paese”, spiega Agitu, che nel frattempo ha scelto il Trentino per cominciare la sua seconda vita. di Annalisa Camilli da Internazionale.it
font.unimondo.org


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Che fine ha fatto Tartaglia?

L'uomo che nel 2009 colpì l'allora premier con una miniatura del Duomo è stato fotografato al centro commerciale di Peschiera Borromeo. Le immagini sul settimanale Oggi Nel 2009 ferì l’allora premier Silvio Berlusconi lanciandogli una miniatura del Duomo. Poi venne assolto perché riconosciuto incapace di intendere e di volere al momento del fatto. E a cinque anni di distanza Massimo Tartaglia è stato fotografato mentre partecipava a un casting per lavorare come Babbo Natale in un grosso centro commerciale a pochi chilometri da Milano, la Galleria Borromea di Peschiera Borromeo. Le foto sono state pubblicate dal settimanale Oggi, in edicola mercoledì 10 dicembre. Nessuno degli spettatori che ha assistito al casting lo ha riconosciuto. Alla domanda con chi avrebbe voluto pranzare nei panni di Babbo Natale, Tartaglia ha risposto a Oggi: “Se fossi Babbo Natale, credo che dovrei pranzare con la Befana, sbaglio?”. Ma non vorrebbe cenare con un’attrice o magari con un politico?: “Beh, i politici forse è meglio che li lasci perdere

MOSTRO IN ISLANDA

Il mostro del lago esiste davvero: "E' lungo 30 metri" Nessie, abitante del lago di Loch Ness, è ancora relegata a leggenda. Lagarfljótsormur, mostro del lago di Lagarfljót, è invece realtà. A confermarlo, il governo islandese
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