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GRAZIE BRUNO VESPA…
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venerdì 23 settembre 2016



Ho sempre criticato i media mainstream in quanto vergognosamente servili al Sistema.
A tal proposito ho scritto anche un libro contro la televisione. Ma devo fare ammenda.
Devo ricredermi, anche perché l’umiltà di una persona è ammettere i propri errori e i propri sbagli.
Mi riferisco all’ultima trasmissione di Porta a Porta andata in onda martedì 20 settembre su Rai Uno e condotta magistralmente dal grande giornalista Bruno Vespa.
Tema della trasmissione “Cancro: le cure ufficiali aiutano a guarire o no?”.
Tra gli intervistati il sottoscritto e il dottor Paolo Rossaro.
Davo per scontato che si sarebbero sbizzarriti nei tagli e nelle censure, primo perché la trasmissione non va in diretta e secondo perché il tema è delicatissimo e smuove interessi enormi. Con mio stupore invece le cose sono andate diversamente…
Proprio per questo motivo voglio ringraziare pubblicamente Bruno Vespa perché è riuscito a portare un argomento ostico facendo passare una serie di messaggi molto importanti per la gente comune.
In studio vi era il direttore di un istituto tumorale di Milano, il presidente dei farmacisti e in collegamento la figlia di una povera donna morta che aveva rifiutato le cure ufficiali.
Il senso profondo della trasmissione non verteva soltanto sull’annosa diatriba chemio sì o chemio no, ma soprattutto sulla libertà di scelta terapeutica che oggi in Italia, nonostante le belle parole, non esiste. Tematiche molto impegnative e difficili da gestire anche per il principale canale Rai.
Il dottor Paolo Rossaro grazie alla sua quarantennale esperienza di medico di famiglia, ha lungamente e dettagliatamente spiegato quanto è importante il rispetto della persona, non del “paziente” o del “malato”, ma della creatura che si ha davanti; il rispetto poi delle scelte individuali sempre più spesso disattese. In pratica il rispetto totale per la Vita!
Rossaro è riuscito a portare all’attenzione dei milioni di telespettatori incollati davanti allo schermo l’importanza della parola, che se usata male può essere pericolosissima.
Quante diagnosi frettolose, fredde, distaccate e totalmente disumane vengono fatte ogni giorno? Per non parlare delle prognosi mortali: “lei ha 6 mesi di vita”, “le resta si e no 1 anno da vivere”, “se non fa la cura morirà”, ecc., le quali possono essere peggio della malattia stessa. La parola può uccidere realmente e non solo metaforicamente, anche perché se le parole spengono la speranza non rimane più nulla se non l’oblio e la morte… Quanti medici, abituati a vedere malati da mattina a sera, hanno perduto la loro umanità e la fondamentale capacità di saper ascoltare? Questo purtroppo accade quotidianamente nei reparti di oncologia, nei vari studi medici di importanti oncologi.
Ha riscosso molta attenzione da parte di Vespa invece tutto il discorso del dottor Rossaro sull’interazione tra la mente e il corpo. Oramai negare tale interazione significa non solo essere totalmente ignoranti, significa violentare l’essenza stessa dell’uomo, il quale è un essere complesso composto non solo da cellule e organi.
Infine il dottor Rossaro ha avuto anche il tempo di parlare di libertà di scelta terapeutica, la quale rientra nei valori sacrosanti sanciti dalla Costituzione della Repubblica italiana e dalla Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo.
Il sottoscritto è stato invece stimolato dalla giornalista a parlare del business che ruota attorno al cancro.
Non ho potuto non dire con fermezza che si tratta del business per eccellenza, visto che stiamo parlando di una delle spese più cospicue per ogni sistema sanitario nazionale.
I farmaci chemioterapici costano più di ogni altro farmaco e le industrie lo sanno molto bene…
Il cancro è un business fantamiliardario.
Con il cancro ci guadagnano le industrie farmaceutiche, quelle che costruiscono apparecchiature, le cliniche e gli istituti oncologici, tutte le associazioni di ricerca e ovviamente gli stessi oncologi.
Se domani il cancro sparisse dalla faccia della terra a piangere sarebbero in molti!
L’aria in studio era così calda che Bruno Vespa ha ritardato a mandare la reclame perché voleva sapere se la chemioterapia serve a guarire o a ingrassare le casse delle lobbies.
Precisato che la chemioterapia rappresenta il guadagno massimo per le industrie chimiche, ho sottolineato che i protocolli proprio per questo motivo non si possono toccare, è un argomento tabù.
Il grosso problema è il numero crescente di persone che stanno prendendo coscienza su tematiche legate alla salute: a partire dall’alimentazione, passando per i vaccini e giungendo alle terapie oncologiche.
Obiettando alle vaccinazioni pediatriche il danno economico lo hanno sentito subito, ma se tale ammanco accadesse nell’ambito della chemio il risultato sarebbe devastante per le industrie. Ecco perché stanno correndo ai ripari organizzandosi in una vera e propria caccia alle streghe.
“Ma servono oppure no?” mi incalzava Vespa sempre più morboso.
A questo punto, prendendo la palla al balzo, ho citato lo studio osservazionale più imponente mai realizzato al mondo e pubblicato nel dicembre del 2004 dalla rivista Clinical Oncology.
Uno studio della durata di 14 anni su oltre 227.000 pazienti sui 22 tipi di tumori più diffusi.
Il titolo: “Contributo della chemioterapia citotossica alla sopravvivenza a 5 anni dei tumori in adulti” non lascia spazio a male interpretazioni.
Il presidente dei farmacisti sembrava seduto su dei tizzoni ardenti, avrebbe voluto alzarsi e andarsene ma non poteva….
Continuo con estrema calma dicendo che gli autori dello studio quando i dati erano incerti hanno deliberatamente stimato in eccesso i benefici della chemioterapia.
Nonostante questo, la conclusione ha fatto sbiancare Vespa e sobbalzare sulla sedia gli ospiti in studio: la chemioterapia contribuisce (qui ho alzato un po’ la voce per calcare la mano) alla sopravvivenza a 5 anni per un misero 2,3 % in Australia e un 2,1% negli Stati Uniti. Smarrimento in studio: nessuno aveva mai citato in tivù questi dati ufficiali sulla chemio.
Vespa già gongolava proiettando nella sua mente i titoli dei quotidiani del giorno dopo: “Prima in studio i capi mafia, ora da Vespa la chemio uccide più della malattia”.
Nessuno sapeva cosa fare e cosa dire, per cui approfittando del generale congelamento cerebrale ho aggiunto che molti medici continuano a pensare che la chemioterapia possa aumentare significativamente la sopravvivenza dal cancro, ma non è così e le prove non mancano.
Un secondo prima che Vespa lanciasse la pubblicità sono riuscito a porre la fatidica domanda: se la chemioterapia citotossica contribuisce nella sopravvivenza a 5 anni per il 2%, cos’è accaduto al rimanente 98% delle persone?
Al rientro, a conferma di quanto detto, sparo l’ultima cartuccia a disposizione citando l’intervista fatta al responsabile dell’obitorio di un ospedale, che per motivi di privacy e di sicurezza non ho citato.
Alla mia secca domanda: “Quanti cadaveri arrivano da lei che hanno fatto la chemio?”, risponde con un lapidario: “almeno 9 su 10”…
Chiudo il mio intervento lisciando un po’ il pelo al conduttore, anche perché se lo merita.
Grazie Vespa per lo spazio che hai dedicato nella tua trasmissione a questo importantissimo argomento. Straordinario è anche il modo in cui lo hai trattato, lasciando parlare non solo gli esperti accademici, i professoroni spessissimo consulenti pagati delle multinazionali del farmaco, quelli che vivono con il mantenimento dell’attuale sistema, quelli che vivono grazie al cancro, ma hai lasciato parlare anche i Medici che sono in prima linea, quei Medici che in Scienza e Coscienza combattono ogni giorno per il bene dei propri assistiti.
Sei un faro che illumina la lunga e buia notte dell’informazione di Regime.
Mi metto a tacere dicendo che la Vita, aldilà dei numeri snocciolati dagli esperti sulle guarigioni (il 90-95% delle persone), ci sta raccontando cose che vanno in direzione contraria a quella che la scienza ufficiale e il mondo accademico vorrebbero farci credere. Si muore di cancro (o per le cure) e più di prima. Non lo dico io ma la Vita.
Non posso crederci che sia andata così: ha finalmente fatto breccia la Verità!
Poi qualcosa m’ha destato svegliandomi dal sonno… Il pensiero è andato subito a Porta a Porta, a Bruno Vespa….e una scarica diarroica mi ha riportato alla triste realtà!
Sul water pensando a Vespa che sceglieva il titolo ho capito che il suo intento era far passare un messaggio occulto.
“Finte cure che uccidono”, perché "finte" e perché "uccidono"? Da decenni l’epidemiologia dimostra che con il tumore si sopravvive più a lungo quando non si fa la chemio o quando si intraprende una qualsiasi altra strada.
Poi mentre lo sciacquone faceva il suo ingrato compito, l’illuminazione: Vespa non ce l’ha con le cure complementari, anzi. Con quel titolo voleva avvisare spettatori e medici che nell’attuale paradigma ad uccidere non devono essere le finte cure ma quelle vere. E il motivo è prettamente economico.
Tutti prima o poi ce ne andremo nei mondi spirituali, ma la morte non dovrebbe essere accompagnata da vitamina C o peggio ancora da bicarbonato di sodio o da clisteri al caffè (col rischio pure di guarire). I costi sono risibili e per il PIL nazionale è meglio una dipartita grazie alle armi chimiche derivate del gas iprite (mostarda azotata vietata dalle convenzioni internazionali in guerra, ma legittima nella guerra al cancro) spendendo centinaia di migliaia di euro…
Solo così si può uscire dalla crisi.
di Marcello Pamio font.disinformazione.it


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Cancro: la rivoluzione scientifica e il cambio di paradigma
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venerdì 16 settembre 2016



A livello globale sta succedendo qualcosa di molto particolare: le più importanti riviste scientifiche accreditate (quelle col più alto Impact Factor, fattore d’impatto), stanno pubblicando studi e ricerche che minano alla base l’attuale paradigma.
La verità come si sa è figlia del tempo e stiamo assistendo ad un grande, strutturale e dirompente cambiamento scientifico. Il vecchio verrà spazzato via dal nuovo, che ci piaccia o no.
Gli accanimenti vergognosi che si stanno scatenando su tutti quei medici che in Scienza e Coscienza seguono le volontà dei propri assistiti e tralasciano i diktat delle industrie del farmaco vengono sistematicamente tacciati di ciarlataneria e pesantemente minacciati; gli attacchi mediatici dei media mainstream sulle persone che decidono di intraprendere altre strade aldilà della mortiferia chemio indicano esattamente questo.
Le persone stanno prendendo sempre più coscienza su vari fronti: i rischi delle vaccinazioni pediatriche, i grossissimi pericoli di chemio e radio, l’importanza di uno stile di vita sano in primis l’alimentazione, e questo sta facendo tremare il terreno sotto i piedi dell’Industria della malattia, che non guadagna se le persone rimangono sane!
Ricordiamo sempre che il pericolo più grande per il Sistema è il risveglio delle coscienze.
Gli studi qui sotto elencati rappresentano solo una piccolissima parte della mole di lavoro che è stata pubblicata ufficialmente.
Contributo della chemioterapia alla sopravvivenza a 5 anni
Clinical Oncology, dicembre 2004
Nel 2004 una delle più prestigiose riviste di oncologia del mondo, Clinical Oncology pubblica a firma di Grame Morgan (professore di radiologia al Royal North Shore Hospital di Sidney), Robyn Ward (professore oncologo dell’University of New South Wales) e Michael Barton (radiologo e membro del Collaboration for Cancer Outcome Research and Evaluation del Liverpool Health Service d Sidney), un imponente studio osservazionale della durata di ben 14 anni su 227.874 pazienti (72.903 australiani e 154.971 americani) sui 22 tipi di tumori più diffusi.
Il titolo è il “Contributo della chemioterapia citotossica alla sopravvivenza a 5 anni dei tumori in adulti”.
Quando i dati erano incerti gli autori hanno deliberatamente stimato in eccesso i benefici della chemioterapia. Nonostante questo lo studio ha concluso che la chemioterapia non contribuisce più del 2% alla sopravvivenza (Australia 2,3%, Stati Uniti 2,1%).
“Molti medici continuano a pensare ottimisticamente che la chemioterapia citotossica possa aumentare significativamente la sopravvivenza dal cancro”, scrivono nell’introduzione gli autori.
“In realtà - continua il professor Grame Morgan - malgrado l’uso di nuove e costosissime combinazioni di cocktails chimici… non c’è stato alcun beneficio nell’uso di nuovi protocolli”.
La domanda che sorgere spontanea è: se la chemioterapia citotossica contribuisce nella sopravvivenza a 5 anni per un misero 2%, cos’è accaduto al rimanente 98% delle persone? Sono morti prematuramente? Sono morti per cancro o per la chemio?
Stimare la sovradiagnosi di tumore al seno negli screening
British Medical Journal, 9 luglio 2009
Il BJM pubblica una revisione sistematica a firma di Peter Gøtzsche il direttore del Cochrane Center di Copenhagen sullo screening mammografico. Lo scopo era quello di stimare l’entità delle diagnosi di tumori innocui (in situ) che non provocano non solo la morte del paziente ma che non danno alcun sintomo, nei programmi di screening di massa.
La meta-analisi che ha revisionato i dati di Regno Unito, Canada, Australia, Svezia e Norvegia, ha stimato una sovradiagnosi del 52%. Quindi la conclusione dei ricercatori è che “l'aumento di incidenza di cancro al seno è strettamente connessa con l'introduzione degli screening”. Della serie: più screening facciamo e più tumori trovano.
Ma di quali tumori stiamo parlando? Piccoli tumori in situ che non creano nessun problema alla salute, possono rimanere nel seno per tutta la vita o addirittura venir riassorbiti, oppure si tratta di un cancro pericoloso? La diagnosi precoce non fa alcuna distinzione. Per fortuna “1 su 3 dei tumori al seno rilevati è sovradiagnosi”, cioè non rappresenta un problema per la salute…

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Sion è la prima auto solare di serie al mondo. A un prezzo popolare
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Scritto da Administrator   
venerdì 09 settembre 2016



Arriverà nel 2018 e sarà omologata per sei passeggeri. Progettata in Germania e finanziata in crowdfunding, è la prima auto elettrica solare al mondo destinata alla produzione in serie. Prezzi da 12.000 euro e autonomia massima di 250 km.
L’auto elettrica ricaricabile mediante energia solare è realtà. Non un prototipo, non una concept, non una show car destinata a fare bella mostra di sé durante un salone o una parata, bensì una vettura concreta, funzionante e ordinabile sin dal prossimo anno. Un passo avanti verso la mobilità alternativa. Un passo, soprattutto, sostenibile da chiunque, dato che il prezzo d’attacco non supera i 12.000 euro.
CINQUE PORTE E SEI POSTI
La prima auto di serie al mondo parzialmente alimentata mediante irraggiamentonasce in Germania grazie all’estro di tre neolaureati che hanno dato vita alla start-up Sono Motors e per quattro anni, in un garage di Monaco di Baviera, si sono dedicati a progettare e realizzare il primo prototipo d’auto elettrica a pannelli solari. Una genesi che nelle dinamiche ricorda, per molti aspetti, la nascita del primo computer Apple ad opera di Steve Jobs e Steve Wozniak. Sion, questo il nome della “creatura” Sono Motors, è una berlina a cinque porte e sei posti – una configurazione tutt’altro che tradizionale – lunga 4,11 metri e realizzata facendo ampio ricorso a materiali leggeri e al tempo stesso resistenti quali il policarbonato e il poliuretano termoplastico. Soluzioni già ampiamente utilizzate in ambito sportivo e automotive; si pensi, in proposito, a BMW che si affida al CFRP (poliuretano termoplastico misto a fibra di carbonio) per l’abitacolo dell’elettrica i3.
30 KM AGGIUNTIVI GRAZIE ALL’ENERGIA SOLARE
Forte di una batteria al litio da 30 kWh e di un’autonomia massima di 250 chilometri, Sion può contare su di una superficie di 7,5 metri quadri di pannelli solari che, durante la giornata, consente di recuperare una carica sufficiente a una percorrenza aggiuntiva di 30 km. Si tratta, pertanto, di una vettura elettrica “comune” nel funzionamento, ma forte della possibilità di attingere energia direttamente dal sole. Un netto passo avanti rispetto a quanto visto sinora, dato che le uniche applicazioni fotovoltaiche in ambito automotive erano limitate al tetto della berlina ibrida plug-in Toyota Prius Prime, commercializzata in Giappone, e ai prototipi Volkswagen Tiguan GTE e Ford C-MAX Solar Energi. Nessuno, finora, aveva introdotto sul mercato un veicolo pressoché integralmente ricoperto da pannelli solari. Sion, in aggiunta, raggiunge una velocità massima di 140 km/h efunge anche da accumulatore, dato che una volta collegata a una spina fornisce oltre 2.000 watt.
DUE VERSIONI E PURIFICAZIONE DELL’ARIA BIO
Sion è disponibile in due versioni: Urban, dotata di una batteria da 14,4 kWh cui consegue un’autonomia di 120 km, proposta a 12.000 euro, ed Extender, caratterizzata da celle da 30 kWh, 250 km di percorrenza a ogni ricarica e un listino di 16.000 euro. I primi esemplari verranno realizzati in crowdfunding, quindi sarà possibile partecipare alle spese con contributi a partire da cinque euro. La commercializzazione avrà inizio nel 2018. A patto che… abbiate il pollice verde! Sì, perché il sistema di purificazione dell’aria verrà affidato a una piccola piantagione di lichene inserita nel cruscotto. Il massimo della sostenibilità.
Fonte: www.lifegate.it/informarexresiatere


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Che fine ha fatto Tartaglia?

L'uomo che nel 2009 colpì l'allora premier con una miniatura del Duomo è stato fotografato al centro commerciale di Peschiera Borromeo. Le immagini sul settimanale Oggi Nel 2009 ferì l’allora premier Silvio Berlusconi lanciandogli una miniatura del Duomo. Poi venne assolto perché riconosciuto incapace di intendere e di volere al momento del fatto. E a cinque anni di distanza Massimo Tartaglia è stato fotografato mentre partecipava a un casting per lavorare come Babbo Natale in un grosso centro commerciale a pochi chilometri da Milano, la Galleria Borromea di Peschiera Borromeo. Le foto sono state pubblicate dal settimanale Oggi, in edicola mercoledì 10 dicembre. Nessuno degli spettatori che ha assistito al casting lo ha riconosciuto. Alla domanda con chi avrebbe voluto pranzare nei panni di Babbo Natale, Tartaglia ha risposto a Oggi: “Se fossi Babbo Natale, credo che dovrei pranzare con la Befana, sbaglio?”. Ma non vorrebbe cenare con un’attrice o magari con un politico?: “Beh, i politici forse è meglio che li lasci perdere

MOSTRO IN ISLANDA

Il mostro del lago esiste davvero: "E' lungo 30 metri" Nessie, abitante del lago di Loch Ness, è ancora relegata a leggenda. Lagarfljótsormur, mostro del lago di Lagarfljót, è invece realtà. A confermarlo, il governo islandese
ISLANDA - Fino a poche ore fa era solo una leggenda. Niente di più e niente di meno che una sorta di "amico a distanza" di Nessie. Ma da oggi il lago "Lagarfljót" potrebbe superare la fama di quello di Loch Ness. "Lagarfljótsormur", un mostro di novanta metri, esiste davvero. A confermare l'esistenza del lungo serpente è stata una commissione governativa islandese che, con sette voti a favore e sei contrari, ha sancito l'autenticità di un filmato girato nel 2012 e che potete vedere qui sotto. Fino ad oggi il "mostro" era stato bollato come una semplice rete da pesca allungata, ma dopo la votazione della Commissione la versione ufficiale è che "Lagarfljótsormur" esiste. O forse - sottolineamo, forse - si tratta solo di una trovata pubblicitaria del governo per rilanciare il turismo. Forse.

MOSTRO MARINO IN VIETNAM

la notizia del ritrovamento di un gigante mostro marino in Vietnam, riportata dal sito giapponese Karapaia. Nel video la grossa e lunga creatura di colore grigio è circondata da una folla di persone, alcune delle quali impegnata ad ispezionare l'enorme bocca dell'imponente creatura, appoggiata su un rimorchio. Ma cosa potrebbe essere. un verme gigante, un mostro marino, un alieno o addirittura un esperimento animale finito male?

Attenti alle Sirene !!!!!




SCERZO NEL BAGNO DELLE RAGAZZE
LA FOTO DEL FANTASMA

ADAM Cantano con il vibratore


Tutti matti

Alieni in gabbia


spider cat Un gatto si è arrampicato sulla finestra di una porta esterna di una veranda, in perfetto stile Uomo Ragno, aprendo poi la porta per entrare in casa. Il filmato, inviato allo show televisivo America’s Funniest Home Videos, è diventato una hit su YouTube. un fotogramma dell'arrampicata Nella descrizione del filmato viene detto che il gatto si arrampica sul vetro: una prestazione assolutamente notevole, quella del felino, se fosse confermata. Più probabilmente, il gatto si arrampica su una zanzariera, ma questo non toglie nulla al “gesto atletico” del felino.

DONNA BARBUTA E SI PIACE COSI'

Harnaam Kaur soffre della sindrome dell'ovaio policistico, una patologia che fa crescere una folta peluria su braccia, petto e viso. La ragazza ha visto spuntare i primi peli a soli 11 anni e da lì si è trovata ad affrontare un vero dramma psicologico.
Per anni sono stati numerosi gli insulti e le offese che ha dovuto sopportare, persino minacce di morte da parte dei bulli. Oggi però sta bene e ride di tutto questo, grazie all'avvicinamento allo Sikhismo, una religione che vieta di tagliare i peli del proprio corpo.
Harnaam ha deciso di non tagliare più la barba in segno di rispetto verso sé stessa. "Dio mi ha creata così e devo essere contenta, ho imparato ad amarmi per ciò che sono, nulla può più turbarmi".

IO ERO UN ELFO